I Buratori (burocrati autori)

30 gen
servono battute sul tirannosauro rex!

In che modo la professione dell’autore comico è diventata una sorta di caporalato.

Ananas Blog pubblica una lunga, dettagliata analisi sulla strana figura dell’autore Zelig, scritta in collaborazione con Omar Bashuner. Si tratta di un imperdibile racconto, diviso in 3 parti, che a molti potrebbe risultare amaro per le verità che mette in evidenza. Nessuno si era mai spinto fino a questo nel “piccolo mondo” cabarettistico televisivo. Ananas Blog lo fa…

PRIMA PARTE (Non trasparenza – non conoscere le intenzioni dei capi – fiutare il vento – percorsi professionali – contraddizioni – non scrivere).

Qualsiasi categoria lavorativa, in Italia, è affetta dalla malattia del caporalato. L’attività dell’autore televisivo ne sperimenta tutti i sintomi.

Nell’universo Zelig spicca in modo ancora più accentuato questa anomala figura. Si tratta di un personaggio che fa da cuscinetto tra chi prende le decisioni (i capi) e chi spera ardentemente di raggiungere il successo (i comici). Il prodotto di questa classe intermedia è quello di dilatare all’infinito i tempi e di moltiplicare il più possibile il lavoro gratuito.

Se il comportamento nelle selezioni fosse trasparente, ovvero se “i capi” dicessero immediatamente: “Mi interessi, ti scelgo” oppure “non mi interessi, puoi andare da un’altra parte”, l’intera classe autorale zelighiana vedrebbe limitato il suo “lavoro” alla mera produzione televisiva. Ne verrebbe sicuramente ridimensionato il numero (attualmente consta della cifra record di più di una quarantina di persone tra chi firma la trasmissione e chi, aggregandosi ai laboratori, spera di fare “il grande salto”).

In realtà l’anomalia zelighiana – unica nel già bizzarro mondo dello spettacolo – tende a coinvolgere in modo cieco più “collaboratori” possibili, per più tempo possibile (parliamo di anni), per un numero di ore di impiego gratuito il più elevato possibile, forte anche del meccanismo di provinciale dipendenza televisiva della massa.

Per ottenere ciò, occorre nascondere la verità agli “sfruttati finali”: i comici. In realtà i conti sarebbero molto più semplici di ciò che appare: non c’è lavoro per tutti e, comunque, il lavoro dovrebbe essere una prestazione retribuita!

In questo scenario la figura dell’autore diventa cruciale nella manipolazione della verità, cosa che avviene in due modi:

1) NON CONOSCERE LE INTENZIONI DEI CAPI. Se non sai quali siano, non puoi dire la verità perché non la conosci. Quindi l’andare “per tentativi” dilata notevolmente i tempi. Ciò aiuta gli obiettivi zelighiani. Per esempio puoi dire: “proviamo con questo personaggio” e così hai ottenuto un anno di lavoro gratuito da parte del comico. Magari alla fine (anche dopo anni!) il personaggio viene scartato dal “tritacarne” televisivo. A questo punto come autore puoi provare ad ammaliare il comico con un ulteriore “tentativo” (tipo: proviamo gli interventi a schiaffo) e fai in modo che ritorni per un altro anno, almeno.

2) FIUTARE DOVE TIRA IL VENTO. Se capisci subito come funziona la “trappola” ti adegui e agisci di conseguenza. Devi “manipolare” un certo numero di “gonzi” e in questo sei aiutato dal fatto che l’intera struttura è costruita anche per “manipolare gonzi”. Allora, in piccolo, puoi mettere in pratica le stesse lusinghe, gli stessi metodi, le stesse furbizie usate da chi sta sopra di te.

COME DIVENTARE AUTORI

È interessante capire i percorsi professionali. Come si diventa autori zelighiani? Paradossalmente talvolta occorre non far ridere quando si è sul palco oppure aver fallito come comico. Una parte consistente degli autori sembra arrivare da lì. NON FACCIO RIDERE = INSEGNO AGLI ALTRI A FAR RIDERE: è una contraddizione, ma funziona spesso così. Può avere un senso, a volte, se uno è più  portato per la scrittura, quindi abbandona il palco. Ma può nascondere situazioni tipo: “ho subito molte umiliazioni, adesso tocca a quelli sotto di me subire le stesse umiliazioni” oppure: “insegno agli altri come stare sul palco, ma darei un braccio per stare io su quel palco e, alla prima occasione, cerco di fare serate o di andare io in tv”.

Si tratta di sentimenti e motivazioni che non hanno a che vedere con l’insegnamento, ma oramai la “selezione al peggio” ci insegna che alla frontiera dello “scorretto” non c’è mai limite in Italia (e in modo ancora più accentuato nel subcontinente zelighiano).

Senza fare nomi, c’è da chiedersi come faccia qualcuno (che sul palco è molto impacciato) a insegnare ai comici come dovrebbero stare sul palco. La risposta è semplice: lo scopo dell’autore è quello di fare il selezionatore, il gestore di risorse umane, di mettere in piedi una forma di “caporalato”. Multilevel caporalating, applicato alla comicità, significa usare metodi affatto artistici in un mondo che si suppone debba esserlo, tramutando di fatto ispirazione e creatività a parametri e logiche aziendali.

Il comico può anche peggiorare, anzi questo “peggioramento” sembra apportare maggiori benefici (al sistema). Se la “gabola” è costruita bene, il cabarettista tornerà comunque a farsi un altro annetto di lavoro gratuito o “pagato” con un paio di inutili puntate di Zelig Off.

Uno degli aspetti più singolari dell’autore zelighiano è quello di non avere l’obbligo di scrivere, di dover offrire un prodotto, un contributo “autoriale”. Se ha capito bene come funziona (quindi si è “adeguato”) può scaricare l’onere creativo sui comici. Può dare indicazioni su quello che dev’essere fatto senza dover produrlo di persona (fantastico!).

Qui arriva la seconda eccezionale contraddizione: FARE L’AUTORE SENZA “SCRIVERE”. Paradossalmente anche un impiegato di banca, un idraulico, un commercialista o un tornitore potrebbero fare gli autori comici. Basta capire come funzioni il meccanismo e far lavorare gli altri. Esempio: chiunque capirebbe che un monologo che non fa ridere ha bisogno di più battute. “Mettici più battute” è la semplice osservazione con cui si scarica tutto sul comico che, se va bene, si sforzerà di battutizzare il pezzo e tornerà la volta successiva col compitino svolto e il prodotto creato senza la fatica dell’autore.

I più bravi scrivono qualche battuta (alcune tra l’altro funzionano) ma è un contributo minimo comunque. Non a caso da Zelig si sono allontanati fior di autori che avevano –ahimè!- doti di scrittura (vedi Lucio Wilson, Di Munno e Tamborrino).

Questo “vuoto” Questa contraddizione autorale è riempito dalla quantità: se hai 10 monologhisti su cui scegliere non sei obbligato a migliorare la loro qualità lavorandoci sopra, tanto tra quei 10 uno bravo verrà fuori da solo e, ovviamente, solo grazie alle sue qualità (magari gli darai la pacca sulla spalla per essere stato bravo e tenace e lo esibirai come una tua scoperta).

In questa non produttività è importante che l’autore non abbia un’idea precisa di quello che andrà in tv. Può intuirlo a spanne, a grandi linee ma questa, come la giri la giri, prende il nome di approssimazione e impedisce di creare qualcosa di professionale. Un “idraulico” che ignori il tipo di riparazione che occorra fare, il più delle volte spaccherà le piastrelle del bagno senza risolvere nulla, peggiorando le cose, facendo perdere un sacco di tempo al “padrone di casa”, poiché il “capo idraulico” arriverà solo dopo un anno a dire cosa serviva veramente (e forse non lo dirà neppure).

GERARCHIE CREATIVE

Esiste una frattura tra capi e autori. Non è solo basata sulla mancanza di informazioni. C’è anche un “bug creativo”. I capi sono bravi a fare affari, ma sono modesti dal lato creativo. È logico che nessuno può diventare più brillante di chi sta sopra (questo succede spesso nel mondo del lavoro, soprattutto italico) e, visto che i capi sono mediocri, chi sta sotto è “costretto” a fare un lavoro meno che mediocre.

Non si vuole gettare la croce sugli autori Zelig. La qualità dipende dalla richiesta e la richiesta è di basso livello. Tutto il sistema conduce verso dilettantismo e approssimazione. Anche un genio non potrebbe esprimersi, anzi la genialità non avrebbe modo di sbocciare in alcun modo. Anzi, darebbe fastidio alquanto.

Lavorando con chi ha talento, il proprio talento dovrebbe essere incentivato, vedi per esempio il percorso di successo compiuto dai Monty Pyton. Chi sta nella media invece è insicuro (non importa se è miliardario, se comanda e conduce il gruppo a successi folgoranti) egli, comunque, vedrà come una minaccia chiunque emerga al di sopra della media.

VAI ALLA SECONDA PARTE…

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

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2 Risposte to “I Buratori (burocrati autori)”

Trackbacks/Pingbacks

  1. I Buratori (burocrati autori) seconda parte « - febbraio 22, 2012

    [...] Ananas Blog pubblica una lunga, dettagliata analisi sulla strana figura dell’autore di cabaret Zelig, scritta in collaborazione con Omar Bashuner. Si tratta di un documento notevole in cui, per la prima volta, vengono evidenziate le motivazioni e le routine di questa bizzarra forma di autorato artistico/burocratico (leggi la prima parte). [...]

  2. la liberatoria per diventare “cabarettisti rinati”? « - febbraio 8, 2012

    [...] Che l’autore sia l’unica fonte creativa è falso. Sappiamo bene che la causa principale di lamentele verso questa attività professionale è che “l’autore non scrive” e che “non ha la più pallida idea delle decisioni prese” e che il 90% del lavoro creativo (come minimo) è scaricato sul comico stesso (vedi gli articoli della serie I Burocrati Autori). [...]

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