Archivio | maggio, 2010

LE APERTURE (abitudine in disuso)

31 Mag
LE APERTURE (cioè il comico emergente che si esibisce prima di quello esperto, nella programmazione di un locale), sono una tradizione che si sta perdendo, Sicuramente per via del “DISBOSCAMENTO” (quasi uno sterminio) dei locali di cabaret, dovuto un po’ alla crisi, molto ALL’ESPLOSIONE DEI LABORATORI e quasi tutto all’avvento di una GENERAZIONE DI COMICI che hanno i 5 minuti ma non uno spettacolo. Oggi fare la gavetta iniziando con 20/30 minuti pare una bestemmia!
CLAUDIO MASIERO ci ha spedito un racconto “vintage” su come funzionava questa sanissima e produttiva abitudine.

Anni fa, per entrare a far parte di un gruppo di artisti, o per entrare a far parte di un circuito di locali, bisognava avere dei requisiti particolari.
Dovevi avere un minimo di repertorio, intorno alla mezzora, per poter sostenere un’apertura ad un artista di rilievo (esibizione prima di quella del “big”).
Cosa succedeva? ti presentavi al locale facevi la tua apertura e poi creavi i presupposti  per un’eventuale serata (se avevi repertorio a sufficienza) oppure per poter fare altre aperture .
Quindi al locale c’era:
1) uno che presentava la serata (spesso il proprietario del locale, 2) Il novellino che faceva l’apertura, 3) l’artista in serata.
La serata era strutturata come un concerto, con il gruppo di supporto a scaldare il pubblico e poi l’artista a “incendiarlo”.
Sia chi faceva apertura che l’artista venivano pagati, ovviamente in modo diverso.
Vigeva anche la regola che, se entravi in un gruppo di artisti capitanati da un MANAGER anche se facevi serata piena ( 50/70 minuti ), se eri un NOVIZIO del gruppo, alle prime serate e sino a che non ti facevi il NOME, venivi retribuito meno.
Mi spiego: il locale ogni sera pagava l’agenzia o il manager un TOT, esempio 1 milione (di lire).
L’agenzia si tratteneva per segreteria e altro 100mila lire, altre 100mila lire venivano date al NOVIZIO e le altre accantonate perché durante il mese sarebbero state usate per pagare artisti di GROSSO CALIBRO.

C. M.

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ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(6) Che cos’è lo Sguardo di Zelig?

31 Mag

Di Gat

CHE COS’E’ LO SGUARDO DI ZELIG? Proviamo a spiegarlo: Un po’ di tempo fa, una ragazza che aveva alle spalle già diversi anni di laboratorio Zelig mi disse: «Zelig ti porta in alto, poi subito dopo ti fa cadere giù.» Nel suo tono di voce e nel suo modo di fare c’era tutta la tristezza di chi ha vissuto una brutta esperienza; il suo sguardo vagava qua e là, perso chissà dove e, a volte, si bloccava fisso a terra.
DOPO QUALCHE ANNO la vidi fare un paio di puntate di Zelig Off, poi sparì di nuovo. Nonostante avesse compreso il MECCANISMO con cui le persone vengono illuse e poi disilluse, ci era cascata di nuovo.
L’EPISODIO mi era rimasto impresso. Da allora, con regolarità, ho incontrato un sacco di comici passati dal tritacarne di Zelig che, quando entravano nell’argomento, avevano la stessa postura, lo stesso atteggiamento, lo stesso sguardo di quella ragazza. Ho iniziato a chiamarlo (assieme ad altri) “Lo Sguardo di Zelig”. Assomiglia un po’ a quello fantomatico attribuito ai reduci dal Vietnam. Chissà se qualcuno di loro si sveglia urlando di notte pensando di essere in viale Monza 140…
IN FONDO si tratta di un marchio di fabbrica.
NON SONO UN ESPERTO di comunicazione non verbale, ma anche solo con un po’ di spirito di osservazione si può dedurre come dietro allo sguardo di Zelig ci siano delle esperienze non proprio felici, se non dei veri e propri traumi, che vengono in parte TRATTENUTI.
LO SGUARDO DI ZELIG è riconoscibile, ha caratteristiche proprie ed è MOLTO DIFFUSO. Forse nasconde la vergogna per essere stati usati, per aver impiegato così tante energie senza aver raggiunto gli obiettivi sognati, desiderati con tanta intensità.
GLI ARTISTI passati da esperienze cinematografiche e teatrali anche non proprio felici, anche se provengono da ambienti per nulla facili, non hanno quel tipo di sguardo, non trattengono nulla, non abbassano gli occhi per sfuggire al confronto con le esperienze passate. In loro rimane l’incanto del palco, del set, della macchina da presa.
LO SGUARDO DI ZELIG, invece, è tipico di chi è passato nel tritacarne e sa che gli aspettano altri anni nelle stesse condizioni. È un rivelatore: ci ricorda che dietro ai comprimari dell’allegra banda di Zelig si nascondono drammi umani mai raccontati, ma così forti da rendere le persone che li hanno vissuti simili a dei reduci, anche se non hanno combattuto alcuna guerra, anche se non sono mai state nella giungla.

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(5) Una Pratica Insolita e Crudele

30 Mag

Di Gat

Zelig è un gruppo per certi versi simile ad altri, che poi ha caratteristiche positive peculiari e anche caratteristiche negative tutte sue. Vogliamo parlare della peggiore di queste.

Nel primo articolo di questo blog (post ansia 1) si racconta di quando, nel 2004, per le foto ufficiali di Zelig Off furono chiamati più di 30 comici, mentre chi decide sapeva benissimo che appena la metà di loro avrebbe fatto la trasmissione. Questo è l’esempio più forte di una pratica così diffusa da far sospettare che sia sistematica.

La pratica è la seguente:

1) in un momento clou (tipo il laboratorio per Zelig off) si fa capire a un comico che quest’anno vogliono puntare su di lui, che verrà preso. Di solito gli viene detto da qualcuno di importante o da qualcuno che l’ha sentito dire da qualcuno di importante.

2) Quando l’aspettativa è al massimo, sul comico cala il gelo, viene escluso il più delle volte senza spiegazioni.

3) l’agonia viene prolungata al massimo, in un vuoto di informazioni che può durare a volte anche dei mesi (vedi post ansia 4), con devastazioni psicologiche che sono facili da immaginare.

La cosa viene applicata con diverse varianti, ma segue sempre il tragitto “prima ti porto in alto, ti faccio capire che ce l’hai quasi fatta, poi ti faccio schiantare al suolo”. È un’azione che tramortisce e provoca un crollo improvviso, diciamo che equivale a una martellata.  

Se io vado a una festa e c’è uno che mi dà un cazzotto e mi lascia sanguinante a terra, che cosa faccio, torno in quel posto oppure inizio a evitarlo? Protesto, denuncio, mi lamento, oppure me ne sto zitto?

Praticamente tutti i comici sottoposti a questo trattamento non protestano e scelgono di tornare. 

È un’usanza crudele, per certi aspetti bizzarra, comunque scorretta, punitiva. Assomiglia alle degradazioni cui sono sottoposti gli adepti di certe sette che, invece di accedere all’illuminazione promessa, subiscono sempre qualche mortificazione fisica o mentale.

Qui ci sono in gioco il sogno e la fine del sogno, il passaggio tra speranze spinte al massimo e delusioni cocenti, si tratta di un up & down tremendo e gratuito, poiché non c’era alcuna necessità di provocarlo. 

Forse con questo sistema si vuole impedire che la gente passi alla concorrenza: finché c’è l’illusione uno rimane e, se viene “escluso all’ultimo istante”, può sempre raccontare a se stesso di avercela fatta per un pelo e che la prossima volta andrà meglio.

Forse è solo una prova di forza. Chi detiene la leadership deve essere temuto, può colpirti in qualsiasi momento, meglio se senza motivo. Questo rafforza la leadership.

Se uno sopporta in silenzio, si rimette in qualche modo in piedi, torna a frequentare l’ambiente come se nulla fosse, allora gli si potrà fare qualsiasi cosa, nei suoi confronti non ci sarà alcun obbligo di correttezza o di verità. È stato calpestato una volta, quindi sarà calpestabile in futuro: è diventato meno audeterminato.

La sofferenza emotiva, la paura di ricevere altre mazzate, l’aver provato la gioia di far parte di un progetto e poi il dolore di esserne esclusi sono tutte cose destabilizzanti. Il comico diventa più instabile, più insicuro di quando aveva cominciato. Il santone, il guru (cioè la dirigenza Zelig) sono gli unici che possono alleviare la stato in cui si trova l’adepto… Allora via col prossimo laboratorio, il prossimo provino, il prossimo tentativo di entrare a far parte dell’allegra brigata di Zelig!

PS naturalmente queste sono le Grandi Mazzate, date con discernimento, ma le mazzate minori sono più frequenti. Vale comunque lo stesso principio del: “Ti porto in alto, poi ti faccio cadere giù”, ma questo sarà il tema del prossimo post… (continuate a leggere, mi raccomando)

ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(4). Alta pressione: come crearla

29 Mag

Di Gat

QUESTA SERIE DI POST ha nel titolo l’allusione che a Zelig venga creato apposta un clima ad alta pressione, in cui tutte le emozioni legate al mondo dello spettacolo (ansia, paura, competitività, precarietà) vengono esasperate al massimo. L’esasperazione si fonda su alcune semplici regole che, grattando sotto la superficie degli atteggiamenti ufficiali, vengono applicate con grande efficacia:
1) Non dare mai l’idea DEFINITIVA che qualcuno è stato preso.
2) Non dare mai l’idea DEFINITIVA che qualcuno è stato scartato.
3) Alterna SPERANZE a DELUSIONI cocenti.
4) Fai in modo che le gente RITORNI, sempre.
5) Comportati come se tutto si svolgesse in totale trasparenza, ma crea un “VUOTO DI INFORMAZIONI”.
QUESTO viola la routine solita del mondo dello spettacolo: l’artista fa un provino, se piace viene richiamato, se non piace non viene richiamato ed è libero di dedicarsi ad altro.
INVECE, sembra che a Zelig interessi che egli rimanga e che si impegni allo sfinimento nella speranza di essere scelto. Ma anche quando verrà scelto si troverà in condizioni precarie, comunque.
PER MANTENERE questo clima di mistero occorre “occultare” le informazioni. Non si tratta proprio di mentire, ma di nascondere la verità sulle scelte. Come è spiegato in un post precedente (vedi link) la mancanza di certezze induce i comici a diventare frenetici, a cercare di avere le risposte che allevieranno il loro perenne stato di ansia. Ovviamente le risposte definitive non arrivano mai.

 Ci vuole un grande pelo sullo stomaco per gestire una situazione del genere. Il numero di comici da tenere sotto schiaffo è elevato, aumenta di anno in anno, e tutti o quasi tutti devono essere tenuti sotto una pressione ai limiti del tollerabile. È un lavoro duro, e i “massimi vertici Zelig” lo fanno.

Milano, un racconto del 1998

28 Mag
Un breve racconto di com’era Zelig prima dell’onda anomala televisiva, scritto da Claudio Masiero, che ha vissuto quei periodi e li ricorda senza polemiche e inutili nostalgie. E’ interessante notare come in quegli anni ci fossero elementi positivi oggi in disuso. Le “aperture” chi le fa più? Eppure sono state per anni la vera palestra per apprendere il mestiere, imparando da quelli bravi.

 Correva l’anno 1998, e a zelig c’erano i provini… di Claudio Masiero

      L’usanza era di fare provini a porte chiuse, con solo gli operatori del settore, con la direzione artistica: Giancarlo Bozzo, Gino & Michele ed altri del loro enturage (al mio era presente solo Bozzo)
per accedere a queste selezioni era semplice: si fissava un appuntamento e il martedì mattina designato ci si presentava.
Era una vera e propria audizione, molto formale senza telecamere in vista, che all’epoca mettevano più imbarazzo che altro. Era un ambiente familiare se mi consentite il termine ( e rimane a mio avviso ancora quello il modo più educato ).
Ovviamente le risate mancavano come nella maggior parte dei provini a porte chiuse, ma chi ti visionava era anche discreto e spietato allo stesso tempo: chi si meritava una prova gli concedevano un’apertura non retribuita con un artista. All’epoca, a Zelig, la settimana di serate era dal martedì al sabato, ed il sabato era serata doppia una alle 21.00 e poi replica alle 22.30/23.00.

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Le strane convocazioni di Central Station

28 Mag

Di Gat

Central Station

Central Station, su Comedy Central, è una trasmissione giovane, divertente, frizzante condotta dall’ottimo Omar Fantini. C’è un gruppo di comici che forse magari, come è successo a Daniele Ceva, approderà a Colorado (la produzione è la stessa) oppure ad altre realtà importanti (Antonio Ornano è finito a Zelig).
L’edizione del 2008 è stata replicata su MTV, quella del 2009 no, gettando nello sconforto alcuni dei partecipanti. Si sa, MTV è una tv generalista, rappresenta una vetrina più importante di quella del satellite (canale 117 di sky). 

   

 Per Central Station vale il detto usato per tutte le altre trasmissioni simili: non cambiano la vita, solo Colorado e Zelig (ma non sempre) lo fanno.    Partendo da una posta in palio comunque bassa, nell’ultima edizione si sono innescati dei meccanismi ansiogeni che hanno gettato qualcuno in uno stato di grande tensione. La redazione di questo blog ritieni che certi meccanismi andrebbero evitati perché inutili e pericolosi.     

Central Station veniva registrata al venerdì, mentre di solito le registrazioni di programmi simili si fanno al lunedì e al martedì. Venerdì è una serata clou per il live, in cui si concentrano le serate pagate. Il contratto standard prevedeva un certo numero di puntate, ma non veniva specificato quante. Le convocazioni avvenivano spesso al martedì, addirittura al mercoledì, per registrare venerdì.   

 

  L’insieme di questa routine ha generato i seguenti inconvenienti:      a) i comici dovevano tenersi liberi, quindi qualcuno ha rinunciato a fare delle serate, magari pagate anche bene, senza avere la garanzia che avrebbe registrato. In un periodo in cui c’è poco lavoro, si tratta di una perdita considerevole.     

b) i comici attendevano con ansia la convocazione, non avendo alcuna certezza, e questo ha fatto stare veramente male alcuni di loro, li ha gettati in uno stato d’ansia spaventoso.     

Il morbo di Zelig ha invaso anche realtà più piccole? Si sta creando una generazione di artisti per nulla “sindacalizzati”, a cui si può riservare a piacimento questo tipo di trattamento, e che possono rimanere a disposizione senza alcuna garanzia?    Non è poi una cosa difficile stabilire quante puntate farà un comico, non è difficile fare un piano di produzione, non ci vuole molto per elaborare contratti che prevedano la possibilità, oltre a un numero base di puntate, l’eventuale opzione per farne delle altre; che prevedano anche la possibilità di disdire per tempo alcune delle puntate previste. Non è difficile, a meno che non si consideri che la gente accetti qualsiasi cosa, poiché tutti sono disposti a “fare tutto pur di fare televisione”.    

 COMMENTO:  perché chi produce non crea un gruppo che rimane perché attratto dalla qualità del progetto e basta? La formula “farai delle puntate, ma non ti diciamo quante, potrebbero essere solo una oppure anche 12,  quindi resta a disposizione” è il classico metodo coercitivo. Forse sarebbe accettabile da parte della corazzata Zelig (anche se crediamo non lo sia neanche lì).    

  

Dalla parte del comico

27 Mag

Inizia la sua collaborazione ad Ananas Blog un addetto ai lavori (S T). Egli ha notato in modo molto chiaro come si sia persa la centralità della persona nell’approccio al comico.  Pubblichiamo senza cambiare una virgola, “quotando” al 100%.

La Redazione

Tutto è merce e si perde di vista l’uomo. Il comico è una macchina che deve produrre cinque minuti di risate proprio come l’operaio che deve produrre mille bulloni. Talvolta il comico e l’operaio sono la stessa persona, anzi, la stessa macchina che al mattino lavora in fabbrica e la sera in teatro: due  ambienti lontani ma spesso uguali, l’unica differenza è che in un luogo si agisce per i soldi e nell’altro per i sogni.
Se si sogna allora non si è macchine … Ma dov’è l’uomo? Dove sono i suoi problemi, le sue emozioni, le sue paure, le sue speranze? A chi interessa la persona e non esclusivamente il personaggio?
Nei Laboratori e nei principali concorsi si è persa la centralità dell’attore. E’ vero, al giorno d’oggi è così un po’ ovunque, ma il teatro è arte, passione, creatività, è l’esaltazione di una dimensione quasi mistica dell’uomo, non lo si può banalizzare trasformandolo in un’asettica produzione di gag. Spesso negli spettacoli dei vari Laboratori manca proprio “il cuore”:  il pubblico se ne accorge, talvolta non applaude, ma di solito non si pone domande, per lo spettatore medio è “solo” una serata di cabaret, spera che siano meglio quelle successive oppure evita di tornarci. Ma come si può recitare con il cuore se si vive nell’alienazione? 
Non vorrei scomodare Marx ma il comico viene veramente considerato come un operaio che deve produrre ciò che vuole “il padrone” e non un artista che deve esprimere il proprio ingegno per condurre l’immaginazione degli spettatori oltre i confini dei problemi quotidiani scatenandone una risata.
Non si può pensare di rilanciare il cabaret se non si crea empatia tra artisti, organizzatori ed autori.
E’ indispensabile recuperare la centralità dell’attore perché se lui non si diverte non riesce a divertire il pubblico, anche  un personaggio tecnicamente perfetto appare un burattino senz’anima e se il teatro non trasmette emozioni… non è teatro!

S T

Misteri del varietà: Voglia Di Aria Fresca.

27 Mag

Di Gat

Voglia di aria fresca
Che la Rai abbia rinunciato per anni ad avere un varietà comico di prima serata è uno dei misteri della nostra tv, visto anche il grande successo di Zelig e Colorado e il grande numero di comici da cui si potrebbe attingere.
Sembra quasi che in questi anni non si sia voluto “disturbare il manovratore”, magari senza sapere chi fosse il manovratore e senza sapere a chi giovasse questa mancanza d’iniziativa.
Ora Rai Uno ha cambiato passo realizzando Voglia Di Aria Fresca, condotta da Carlo Conti, che nella prima puntata ha avuto degli ascolti a livello di quelli della corazzata Zelig (5.600.000 spettatori, il 22,71% di share; poi è scesa al 17,72 e al 16,47; per risalire nella 4° e ultima puntata: 4.702.000 telespettatori e il 19,43% di share).
La trasmissione riprende la mitica Aria Fresca che a metà degli anni 90 assieme allo stesso Carlo Conti lanciò un bel gruppo di comici. La messa in onda era su Telemontecarlo: altri tempi, in cui anche realtà minori smuovevano le cose.
Certo, l’attuale trasmissione è criticabilissima, oggettivamente brutta e Carlo Conti ha dormito in troppi alberghi a 5 stelle rispetto alla grinta degli esordi.
Eppure Voglia di Aria Fresca non è dissimile come concept da Zelig, che ormai è fatta all’80% alzando la cornetta e chiamando delle “vecchie glorie” o degli esterni, con pochissimo lavoro creativo originale (minutaggio tutto a favore dei 15 minuti di Brignano, dei quasi 10 minuti di Bertolino, Forest, Giacobazzi, Gioele Dix, Gene Gnocchi, Zuzzurro & Gaspare, eccetera).
L’operazione di Rai Uno non è sbagliata perché in fondo si tratta di un varietà basato sul ritmo, sui numeri di arte varia e su un capocomico (a volte, ma non in questo caso, affiancato da una soubrette). Il varietà è nella nostra tradizione, è la sola formula che consenta di fare i grandi numeri.
L’ipotesi che esista il mostro Raiset (Rai + Mediaset) e che i due colossi si sostengano a vicenda, forse spiegherebbe il perché fino a questo punto dalle parti di viale Mazzini siano stati così remissivi… Continua a leggere

Statistiche di Ananas Blog: un boom annunciato?

26 Mag
Visualizzazioni

Ananas, con meno di una settimana di vita (aperto il 19 maggio, ma operativo dal 20 maggio) , ha registrato un numero elevatissimo di visualizzazioni, se si considera la settorialità dell’argomento. Soprattutto, sta creando scalpore. Il motivo è semplice, il blog è andato a riempire un vuoto. I problemi enormi del “settore comico”, la sua crisi, la sua involuzione, queste cose fino a oggi erano rimaste inespresse, relegate alle lamentazioni individuali. Molti hanno commentato che “ci voleva proprio”, hanno scoperto che ciò che pensavano stava trovando una conferma scritta e  documentata. Questa è stato il segnale di aver “centrato il problema”.

VISUALIZZAZIONI : al quinto giorno erano già balzate a 439, il giorno successivo si sono mantenute sulle 411 e questa sera stanno posizionando oltre le 400. Ovviamente è difficile (e non interessa) mantenere un simile trend d’incremento, quello che interessa è essere letti, suscitare discussioni, diventare autorevoli.

COMMENTI: i commenti ricevuti si sono distinti per la qualità degli argomenti  soprattutto nelle critiche che sono state scritte in modo convincente (anche se con qualche caduta di stile).

COLLABORAZIONI: in pochi giorni si sono aggiunti 3 nuovi collaboratori!!!

FACEBOOK: il gruppo su Facebook ha raggiunto i 102 membri, frutto della prima spedizione di inviti (e delle successive condivisioni). In realtà si sarebbe potuto arrivare a 500 e più in breve tempo,meglio così e la funzione “invia solo a chi è realmente interessato” non è stata ancora inventata. Però non si esclude di fare altri inviti in futuro.

AUTORI ZELIG: Due autori Zelig, di cui uno quasi leggendario, hanno scritto sul blog criticandolo senza risparmio (e ci mancherebbe altro). Un terzo si è fatto vivo via telefono e ha promesso che scriverà anche lui. I loro post cosituiscono l’altra campana.

LINK: Ananas è stato linkato dal newsgroup Firs, che si occupa di nuovi movimenti religiosi: hanno ravvisato qualche analogia tra quello che succede nel mondo delle sette e quello che sta succedendo ai comici (grande goduria).

RICONOSCIBILITA’: è successo che qualche addetto ai lavori abbia detto: “Ma lo sai che c’è questa cosa, Ananas, che è molto interessante?” senza sapere che stava parlando all’amministratore! L’impressione è che l’abitudine a frequentare Ananas, a leggerne i contenuti, diventerà un’abitudine (sana) per molti addetti ai lavori.

Non poteva andare meglio, ma cercheremo di spegnere l’attenzione sulle statistiche, per non farci influenzare dallo “share”. Vogliamo fare informazione e controinformazione, quella è la cosa principale, vogliano migliorare le cose: ce n’è un bisogno disperato.

 

I numeri dei laboratori Zelig: quanto conta la forza lavoro gratuita?

26 Mag

Se 25.000 ore vi sembran poche (a cura di Gat) *

Facciamo un po’ di statistiche sui laboratori Zelig. Ci sono quelli in giro per l’Italia: Como, Bologna, Firenze, Genova, Marghera, Napoli, Piacenza, Rimini, Roma, Rozzano, Torino; poi quelli con sede a Milano: Artistico, Sex & Zelig, Oggi Le Comiche, Zelig in English. L’elenco è un po’ in difetto, perché a Milano nascono spesso altri laboratori tematici, poi ci sono anche quelli estivi. comunque il numero è di almeno 15.

 Mettiamo che ogni lab faccia 12 serate a stagione: 15 x 12 = 180.

Vuol dire che nei 365 giorni di cui è composto un anno, una volta su due c’è una serata di laboratorio in cui si lavora gratuitamente. 

Se calcoliamo che una ventina di cabarettisti ruoti attorno a ogni laboratorio abbiamo che: 15 x 20 = 300 comici coinvolti in vario modo, cioè una cifra spropositata con cui si potrebbero mettere in piedi una ventina di trasmissioni, come minimo.

Ipotizziamo anche che per ogni serata si interpretino 15 pezzi scritti apposta per il laboratorio o che siano parte del repertorio dei comici: 180 x 15 = 2700:  migliaia e migliaia di sketch realizzati e messi in scena gratuitamente, durante 180 serate, da parte di quasi 300 comici. 

Quante ore impegna globalmente questo sistema? Mettiamo che il comico sia in ballo dalle 5 del pomeriggio fino a mezzanotte (compresi gli spostamenti), cioè una media di 9 ore.

Se in un anno le serate sono 180, e in ogni serata la media dei partecipanti è di 15, verrà fuori: 180 x 15 x 9 = 24.300, vale a dire quasi 25.000 ore all’anno di sacrificio non retribuito, da strappare letteralmente agli altri impegni.   

Insomma, abbiamo una forza lavoro che produce, produce, produce, senza alcuna contropartita e gratuitamente, da cui pescare quello che serve, concedendosi il lusso di poter mandare a male quasi tutto il resto. Lo spreco di energia, creatività, ore è enorme, quasi sempre senza alcun riscontro concreto. 

COMMENTO: se potessi disporre di 25.000 ore di manodopera gratuita, mi farei costuire una villa di lusso, poi direi a tutti: il laboratorio edile è finito, ma vedrete che vi chiamo quando dovrò costruirmi un castello.
Così non va: c’è una sproporzione abnorme, peggio del peggior call center nel paese dove ci sono meno diritti per i lavoratori. Questo va oltre la precarità: è sfruttamento allo stato puro.
Se 25.000 ore vi sembran poche…
* le stesse liberatorie dei laboratori Zelig parlano di “prestazione d’opera gratuita”, quindi è lavoro gratuito (anche e non solo) per ammissione stessa di Bananas srl
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