ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(1)

19 Mag

(2004/2005 UNA STAGIONE TERRIBILE) 

AnanasBlog

Nel 2004 il clima per chi si occupa di comicità era di forte eccitazione. Su Canale 5 stava per cominciare Zelig Off, che sarebbe stata la prova d’ammissione a Zelig Circus, la trasmissione che traduceva i sogni in realtà; il più grande successo comico italiano; l’evento che trasformava col suo semplice tocco l’anonimato in successo travolgente.

Per le foto ufficiali di Zelig Off vennero convocati più di 30 comici e c’era da scommettere che tra loro si sarebbero trovati i nuovi Cevoli, Migone, Sgrilli, Fontana, Manera, Cirilli, eccetera, per rimpinguare un gruppo di star che (si diceva) fosse quasi alla frutta. L’articolo con la foto gigante di quelle Nuove Promesse uscì anche sulla più diffusa delle riviste italiane: Sorrisi & Canzoni TV.

Di quel gruppo appena la metà partecipò a Zelig Off, gli altri non fecero neanche una puntata. Molti di questi erano già stati scartati dopo mesi e mesi di provini e di laboratori, quindi avevano dovuto affrontare una prima mazzata: l’enorme delusione di essere fuori dai giochi. Poi, al culmine della disillusione, la chiamata per le foto aveva acceso di colpo le loro speranze. Ci si aggrappa a tutto quando si inseguono i propri sogni e quello era un appiglio importante, una corda gettata dalla dirigenza di Zelig, cioè da coloro che avevano il potere taumaturgico di dare o meno il successo.

Poi era stata fatta calare sulle speranze dei comici una seconda mazzata ancora più violenta: non fare Zelig Off, neanche una misera puntata, dopo che la loro foto aveva campeggiato tra quelle delle nuove leve, vista da milioni di lettori (e mostrata con orgoglio ai parenti, agli amici, ai colleghi). Erano stati esclusi dall’elite, dal gruppo scelto, da quelli che ce l’avrebbero fatta, proprio quando si erano sentiti molto vicini alla meta.

Ora mi arrivano voci di comici caduti in stato depressivo che hanno accumulato anni di alti e bassi, di umiliazioni e di mazzate come quella che ho descritto sopra ma che, contro ogni logica, continuano a inseguire il proprio sogno, anno dopo anno, sempre più stancamente. Intanto nuove generazioni di aspiranti comici si affacciano a sogni (che forse non esistono più) e vanno a ingrossare le fila dei delusi.

Questo modo di giocare con le speranze altrui, di alimentarle al massimo e poi spegnerle di colpo è assurdo e crudele ma rappresenta un esempio, tra i peggiori, di come la direzione di Zelig faccia crescere in modo artificiale e consapevolmente l’ansia allo scopo di debilitare psicologicamente i comici, per creare una corte di centinaia di persone che impegnano tutte le loro energie sperando di fare un giorno il boom, di arrivare al grande successo.

L’ansia è una forma di sottomissione: più uno sta male, più tenterà di alleviare il dolore gettandosi sul prossimo provino, sul prossimo laboratorio, sperando di trovare sollievo al male, alla frustrazione, alla disperazione. Questo crea una grande riserva di manodopera gratuita da cui attingere quando serve, un monopolio di “alberi da frutto” su cui allungare la mano solo quando c’è qualche frutto succoso che è maturato, ma che poi lascia marcire tutti gli altri sui rami.

Questa è una tra le tante delizie riservate a chi frequenta l’ambiente più comico d’Italia. Riteniamo che valga la pena raccontare, approfondire la cosa, tentare una spiegazione e ricordare anche di come Zelig abbia avuto un ruolo importante (anche se non è stato il solo fattore) nella crisi della comicità in Italia. Occorre comunque partire da Zelig per capire come si sia arrivati al declino.

Di questo vogliamo parlare in questo blog… La discussione è aperta!

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12 Risposte to “ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(1)”

  1. Claudio maggio 26, 2010 a 11:19 am #

    Ringrazio per i complimenti….e li dedico a il fu Vito Pallavicini per quello che mi ha narrato e che io ne ho fatto tesoro.

  2. ananasblog maggio 19, 2010 a 5:49 pm #

    Cominciamo bene!

    • claudio maggio 22, 2010 a 10:34 pm #

      Che dire….Ammirevole il lamento e veritiero, senza alcun dubbio. Ma dare tutta colpa a Zelig credo non sia esatto.
      La televisione ha delle esigenze particolari che seguono quello che è il mercato o il volere dei pubblicitari, credo che neanche il miglior produttore televisivo possa assicurare con certezza quello che accadrà domani e su quello che si dovrà parlare per avere successo o per far ridere di più. Quindi credo che alcune volte sconosciuti che si mettono in gioco nel CABARET abbiano un’idea tanto bizzarra quanto geniale per sorpassare anche il più macinato dei cabarettisti, e magari dopo 6 mesi dall’inizio della carriera trovarsi osannato dalle folle.Quindi la teoria dell’albero da frutto tende a scemare.
      Chi vuole entrare a far parte di un programma televisivo sappia, CHE OGNI PROMESA NON è DEBITO, perchè tutto può cambiare all’ultimo istante. Promettere a tutti non costa nulla.
      Vuoi fare televisione …bene prendila come viene, perchè spesso la puoi prendere in quel posto…se non si è disposti a stare a queste regole, evitate di andarci.
      Sono d’accordo che certi atteggiamenti creano aspettative e di conseguenza ansie, ma partite dal presupposto CHE O SONO VENUTI A CERCARVI A CASA, vi hanno solo detto che si sono aperti i provini….siete voi che ci siete andati.
      Sono finiti i tempi dei MANAGER che giravano l’italia a cercare i nuovi talenti. tutto è sotto una dimensione diversa.
      Claudio Masiero

      • ananasblog maggio 23, 2010 a 7:32 am #

        Caro Claudio, è in parte vero quello che dici.
        Però non ce la sentiamo di scaricare tutte le responsabilità sui singoli. Perché quello di Zelig è un sistema molto collaudato: ora, o tutti i comici hanno deciso di comportarsi così, in modo autodistruttivo, oppure c’è qualcuno che usa le loro speranze, perché è vero che nel tritacarne Zelig finiscono sia il primo arrivato che il comico di lungo corso.
        E poi: può darsi che gli operai di Termini Imerese (tanto per fare un paragone con l’attualità) abbiano delle colpe, ma a noi interessano più le colpe della Fiat.

        Redazione

        • claudio maggio 24, 2010 a 6:59 am #

          Forse, dato che ho vissuto la realtà Zelig quando era ancora un Locale e la televisione,con i suoi meccanismi non se lo era ancora preso (stava per esserne fagocitato) appena mi sono accorto di questi che non mi appartengono come persona ho preferito allontanarmi di mia sponte e farmi vedere di tanto in tanto. Più a mia soddisfazione personale, che che se ne dica lavorare sul palco di Zelig hai una percezione del tuo lavoro differente. Non lo dico perchè il pubblico potrebbe essere predisposto alla risata, assolutamente il popolo non regala nulla, ma per la qualità degli operatori….Da Pasquale,Fabio a tutti gli altri a seguirli….Da cabarettista osservatore o vissuto la linea di confine, tra il fasto e lo sfacelo di alcune strutture, alcune a migliorarsi altre a scomparire.
          Certo è …che si dovrebbe essere più educati o perlomeno rispettare di più il tempo altrui, su questo ne dò atto.

          Claudio Masiero

          P.S. scusate gli errori ortografici ma avendo la 3° media e non avendo fatto corsi di scrittura, potrei essere errante.

          • ananasblog maggio 24, 2010 a 7:59 am #

            Caro Claudio, verrà scritto un post sulla qualità dei commenti: approfonditi, con critiche circostanziate, scritti in un italiano decente (nell’epoca delle nuove teconologie e della lingua scritta che muore è già qualcosa).
            Sicuramente ci sono state epoche più felici e meno di successo, sicuramente il palco di Zelig è magico, sicuramente non bisogna fare il minestrone: le cose positive a bilanciare quelle negative, altrimenti le cose negative si pepetuano. Comunque hai fatto delle scelte equilibrate, sei stato bravo 😉
            La Redazione

            • Giulia Ricciardi novembre 26, 2010 a 8:16 am #

              Con le donne fecero lo stesso! Tv sorrisi e canzoni foto tutte insieme, non ricordo se 2004 o 2003 ma la foto ce l’ho e pure l’articolo!!! Si cercava la nuova “sconsolata”! Mi fecero partire da Roma perché “DOVEVO PROPRIO ESSERCI” e io presi un vagone letto, per addormentare mia figlia piccolissima prima di andarmene. Meglio non pensarci …. sono felice di esserne fuori!!!!

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