Dalla parte del comico

27 Mag

Inizia la sua collaborazione ad Ananas Blog un addetto ai lavori (S T). Egli ha notato in modo molto chiaro come si sia persa la centralità della persona nell’approccio al comico.  Pubblichiamo senza cambiare una virgola, “quotando” al 100%.

La Redazione

Tutto è merce e si perde di vista l’uomo. Il comico è una macchina che deve produrre cinque minuti di risate proprio come l’operaio che deve produrre mille bulloni. Talvolta il comico e l’operaio sono la stessa persona, anzi, la stessa macchina che al mattino lavora in fabbrica e la sera in teatro: due  ambienti lontani ma spesso uguali, l’unica differenza è che in un luogo si agisce per i soldi e nell’altro per i sogni.
Se si sogna allora non si è macchine … Ma dov’è l’uomo? Dove sono i suoi problemi, le sue emozioni, le sue paure, le sue speranze? A chi interessa la persona e non esclusivamente il personaggio?
Nei Laboratori e nei principali concorsi si è persa la centralità dell’attore. E’ vero, al giorno d’oggi è così un po’ ovunque, ma il teatro è arte, passione, creatività, è l’esaltazione di una dimensione quasi mistica dell’uomo, non lo si può banalizzare trasformandolo in un’asettica produzione di gag. Spesso negli spettacoli dei vari Laboratori manca proprio “il cuore”:  il pubblico se ne accorge, talvolta non applaude, ma di solito non si pone domande, per lo spettatore medio è “solo” una serata di cabaret, spera che siano meglio quelle successive oppure evita di tornarci. Ma come si può recitare con il cuore se si vive nell’alienazione? 
Non vorrei scomodare Marx ma il comico viene veramente considerato come un operaio che deve produrre ciò che vuole “il padrone” e non un artista che deve esprimere il proprio ingegno per condurre l’immaginazione degli spettatori oltre i confini dei problemi quotidiani scatenandone una risata.
Non si può pensare di rilanciare il cabaret se non si crea empatia tra artisti, organizzatori ed autori.
E’ indispensabile recuperare la centralità dell’attore perché se lui non si diverte non riesce a divertire il pubblico, anche  un personaggio tecnicamente perfetto appare un burattino senz’anima e se il teatro non trasmette emozioni… non è teatro!

S T

6 Risposte a “Dalla parte del comico”

  1. claudio Maggio 27, 2010 a 9:55 PM #

    SanTo…dovrebbero farti SanTo…anzi visto le iniziali ti chiamerò SanTo.
    Santo sono pienamente d’accordo con te, mamma mia leggerti mi ha confortato , pensavo che questo modo di pensare fosse andato perduto da anni.

    • Claudio Maggio 28, 2010 a 6:54 am #

      Allora SanTo, l’unica cosa che mi trovo da dire è sul punto di ” l’unica differenza è che in un luogo si agisce per i soldi e nell’altro per i sogni”.
      Provo a sintetizzare:
      Operaio = lavoro x soldi subito
      Artista = lavora x il sogno…aggiungerei che FORSE gli porterà dei soldi.
      Spero di aver espresso bene il tuo concetto, solo che alla fine anche l’artista sempre là va a finire.

      Tralascio l’aspetto dell’ego…farei notte altrimenti.

      Bisognerebbe far si che CHIUNQUE SALGA SUL PALCO, dopo il provino iniziale abbia un suo riconoscimento remunerativo.
      Questo a riequilibrare le posizioni, perchè non credo che una qualsiasi struttura imprenditoriale come Zelig, Colorado etc. sia disposta a portarsi a casa delle Fotocopie di fotocopie senza CUORE se fosse costretto a pagarle.

      Quando dici ” manca IL CUORE ” cosa intendi ?
      io Il CUORE credo sia
      Quel qualcosa che ti fa identificare un ARTISTA in modo unico.

      perchè a volte quelli come me che un tempo li chiamavano DOPOLAVORISTI, appunto in quanto tali dopo una giornata di lavoro pesante , magari andare in un laboratorio non riescono ad esprimere il meglio.
      Anche se mossi da tutta la passione di questo mondo.

      Claudio Masiero

    • ananasblog Maggio 28, 2010 a 7:42 am #

      No, no, c’è ancora! (questo modo di pensare)

      • Marino Maggio 30, 2010 a 7:02 PM #

        scrivo da spettatore e non da addetto ai lavori…Non so se manchi cuore o cos’altro certo è che lo stesso artista visto al Lab fa ridere 5, visto in un locale o in un teatro di paese fa ridere 10! Da ciò si deduce che al Lab sia stressato e che senso ha stressare i comici condizionandone pesantemente il rendimento e minandone le sicurezze????

        • ananasblog Maggio 31, 2010 a 7:35 am #

          Caro Marino, chi pensa male potrebbe pensare che sia per avere un grande serbatoio di manodopera senza diritti.
          Esiste anche il fenomeno inverso: quasi sempre chi ha i 5 minuti non regge la “distanza lunga”.
          La Redazione

Trackbacks/Pingbacks

  1. I primi laboratori « ananas - giugno 15, 2010

    […] i primi laboratori avevano quello che ST (vedi link) rimprovera non esserci in quelli attuali, la centralità dell’attore, dell’artista. […]

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