Milano, un racconto del 1998

28 Mag
Un breve racconto di com’era Zelig prima dell’onda anomala televisiva, scritto da Claudio Masiero, che ha vissuto quei periodi e li ricorda senza polemiche e inutili nostalgie. E’ interessante notare come in quegli anni ci fossero elementi positivi oggi in disuso. Le “aperture” chi le fa più? Eppure sono state per anni la vera palestra per apprendere il mestiere, imparando da quelli bravi.

 Correva l’anno 1998, e a zelig c’erano i provini… di Claudio Masiero

      L’usanza era di fare provini a porte chiuse, con solo gli operatori del settore, con la direzione artistica: Giancarlo Bozzo, Gino & Michele ed altri del loro enturage (al mio era presente solo Bozzo)
per accedere a queste selezioni era semplice: si fissava un appuntamento e il martedì mattina designato ci si presentava.
Era una vera e propria audizione, molto formale senza telecamere in vista, che all’epoca mettevano più imbarazzo che altro. Era un ambiente familiare se mi consentite il termine ( e rimane a mio avviso ancora quello il modo più educato ).
Ovviamente le risate mancavano come nella maggior parte dei provini a porte chiuse, ma chi ti visionava era anche discreto e spietato allo stesso tempo: chi si meritava una prova gli concedevano un’apertura non retribuita con un artista. All’epoca, a Zelig, la settimana di serate era dal martedì al sabato, ed il sabato era serata doppia una alle 21.00 e poi replica alle 22.30/23.00.

Personalmente ebbi il battesimo del fuoco con Raoul Cremona e poi mi chiamarono per un’apparizione con Marco della Noce e, nell’inverno del 1998, per una settimana intera con Giorgio Faletti.
Non posso dire di aver un brutto ricordo… anzi ! bellissime serate e, se devo dire la verità, credo di essere uno degli ultimi artisti ad essere entrato nel libro paga di Zelig quando vigeva ancora questo stato di cose.
Sicuramente il sapore e l’aria che si respirava era differente, anche se non frequento più zelig da anni (perlomeno ci vado a trovare acuni amici quando si esibiscono o a salutare le maestranze se sono in zona).
Con il direttore artistico ho cercato di mantenere un rapporto umano schietto e sincero, trasparente senza secondi fini ( leccaculismi per essere sintetici ).
Purtroppo eravamo sulla soglia del LOCALE o PICCOLO TEATRO DEL CABARET a S.P.A quindi una società che deve far quadrare il bilancio ed entrare in collisone con meccanismi commerciali particolari.
In quegli anni cominciarono anche a Zelig il laboratori, che si tenevano al martedì, poi anche al mercoledì e via via così, togliendo serate ai comici di rilievo.
Questa è la mia storia con Zelig.

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