ZELIG, LA CREAZIONE ARTIFICIALE DELL’ANSIA(6) Che cos’è lo Sguardo di Zelig?

31 Mag

Di Gat

CHE COS’E’ LO SGUARDO DI ZELIG? Proviamo a spiegarlo: Un po’ di tempo fa, una ragazza che aveva alle spalle già diversi anni di laboratorio Zelig mi disse: «Zelig ti porta in alto, poi subito dopo ti fa cadere giù.» Nel suo tono di voce e nel suo modo di fare c’era tutta la tristezza di chi ha vissuto una brutta esperienza; il suo sguardo vagava qua e là, perso chissà dove e, a volte, si bloccava fisso a terra.
DOPO QUALCHE ANNO la vidi fare un paio di puntate di Zelig Off, poi sparì di nuovo. Nonostante avesse compreso il MECCANISMO con cui le persone vengono illuse e poi disilluse, ci era cascata di nuovo.
L’EPISODIO mi era rimasto impresso. Da allora, con regolarità, ho incontrato un sacco di comici passati dal tritacarne di Zelig che, quando entravano nell’argomento, avevano la stessa postura, lo stesso atteggiamento, lo stesso sguardo di quella ragazza. Ho iniziato a chiamarlo (assieme ad altri) “Lo Sguardo di Zelig”. Assomiglia un po’ a quello fantomatico attribuito ai reduci dal Vietnam. Chissà se qualcuno di loro si sveglia urlando di notte pensando di essere in viale Monza 140…
IN FONDO si tratta di un marchio di fabbrica.
NON SONO UN ESPERTO di comunicazione non verbale, ma anche solo con un po’ di spirito di osservazione si può dedurre come dietro allo sguardo di Zelig ci siano delle esperienze non proprio felici, se non dei veri e propri traumi, che vengono in parte TRATTENUTI.
LO SGUARDO DI ZELIG è riconoscibile, ha caratteristiche proprie ed è MOLTO DIFFUSO. Forse nasconde la vergogna per essere stati usati, per aver impiegato così tante energie senza aver raggiunto gli obiettivi sognati, desiderati con tanta intensità.
GLI ARTISTI passati da esperienze cinematografiche e teatrali anche non proprio felici, anche se provengono da ambienti per nulla facili, non hanno quel tipo di sguardo, non trattengono nulla, non abbassano gli occhi per sfuggire al confronto con le esperienze passate. In loro rimane l’incanto del palco, del set, della macchina da presa.
LO SGUARDO DI ZELIG, invece, è tipico di chi è passato nel tritacarne e sa che gli aspettano altri anni nelle stesse condizioni. È un rivelatore: ci ricorda che dietro ai comprimari dell’allegra banda di Zelig si nascondono drammi umani mai raccontati, ma così forti da rendere le persone che li hanno vissuti simili a dei reduci, anche se non hanno combattuto alcuna guerra, anche se non sono mai state nella giungla.

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