Archivio | giugno, 2010

Considerazioni sui concorsi

30 Giu
Claudio Masiero ci manda qualcosa sui concorsi, tema che andrebbe approfondito. Sarebbe bello ripercorrere per esempio  l’epopea di Bravo Grazie, oppure raccontare quella zona di confine non così decisiva come lo è la tv, ma che lascia  perplessi i comici, a volte a ragione, altre volte no, ma che contribuisce comunque ad “assorbire” l’idea di precarietà e di decisioni che “piovono dall’alto”. 

Vincere un concorso di cabaret è un biglietto da visita.
I concorsi sono un buon trampolino di lancio per poter avere serate in quel comune o regione dove si svolgono, e poi se vinci un concorso di cabaret, il tuo nome gira, acquisti una certa popolarità nell’ambiente tra gli artisti e gli operatori del settore.
Ce ne sono di varie forme e regole anche a scontro diretto, certo è che se vi si partecipa bisogna stare alle regole del concorso, che sono insindacabili.
Non me la sento di stilare una classifica di quale sia il migliore o il peggiore, quale sia la forma migliore per giudicare o per designare il vincitore.
Dico questo in quanto ogni forma per poter designare il vincitore di un concorso, ha in sé una controindicazione.
Bisognerebbe avere un po’ d’esperienza a garantire un minimo di professionalità, prima di chiedere di partecipare ad un concorso (ma anche ai laboratori aggiungerei)
Una scuola di teatro con una sua compagnia, potrebbe essere un buon inizio.
Tre anni a studiare e poi ci si prova.
Ricordatevi che il palco ha una sua sacralità e va rispettata, non tutti ne sono degni… anche se di questi tempi non lo sembra proprio.
Sarebbe auspicabile, a mio avviso, mettere i comici in condizione di apprendere o di comprendere cosa devono fare per migliorare o fargli capire quali siano anche i loro errori sul palco per migliorare il loro essere artista.
Mi state dando del sognatore, vero?
Sì, sogno…
Sogno un concorso a “buca dichiarata”.
Sogno che il comico dichiari quello che andrà a fare sul palco
Sogno che il comico sia giudicato se ha mantenuto la promessa.
Sogno giudici operatori del settore e comici illustri senza vincoli di agenzia.
Sogno un concorso ove i finalisti vincano in quanto finalisti e non solo il primo arrivato.
Sogno un concorso ove si spartiscano la vittoria in parti uguali, anche il premio in danaro.
Sogno un concorso ove, su carta pergamena ti arrivi il responso critico e tu decida cosa farne.
Attenzione prima di partecipare ad un concorso leggere bene le indicazioni e le modalità d’uso, onde evitare esperienze spiacevoli.
Se aderite alla partecipazione, vivetelo e divertitevi.
A mio avviso i backstage e i viaggi in compagnia sono la parte più bella.
Il bello di raggiungere una meta … è il viaggio.

Claudio Masiero

Un Mondo Perfetto 2: la fabbrica di giocattoli

29 Giu

DI GAT

Benvenuti nel Mondo Perfetto. State per percorrere la strada che tanti altri hanno portato a termine con successo.

Non esistono problemi nel Mondo Perfetto, tutto è stato risolto.

Nessuno può affermare apertamente il contrario.

Se lo fa è perché in lui c’è qualcosa di sbagliato.

Dalla fabbrica può uscire un giocattolo difettoso, uno su mille, tutto qua.

Se qualche giocattolo non funziona, ci pensiamo noi a ripararlo.

Il giocattolo rotto spaventa i bambini, indispettisce gli adulti, mette tristezza, crea impressioni negative.

Il giocattolo rotto non sa di essere rotto, ovviamente.

È nostro compito analizzare cosa ci sia di sbagliato in lui, per impedirgli di influenzare i giocattoli sani.

È vero che esistono giocattoli rotti, ma ricordatevi che la natura del giocattolo è comunque imperfetta, perché le sue azioni dipendono totalmente da chi lo manovra.

Mettetevi nelle nostre mani.

Senza un manovratore sareste degli inutili pezzi di plastica, ferro e legno.

Questo è il vostro destino se vi allontanerete dal Mondo Perfetto: l’inutilità, l’isolamento e l’abbandono.

Siamo comprensivi nei vostri confronti. Vi concediamo il diritto alla passività.

Sappiamo che osate blaterare contro di noi, ma questo fa parte del gioco: vi rende agitati, ma innocui, l’importante è che lo facciate sottovoce.

Il giocattolo che sussurra delle frasi con una vocina infantile mette allegria.

Il giocattolo può dire quello che vuole purché rimanga saldamente nelle mani del bambino che ci gioca.

Confidiamo nella vostra fedeltà.

È solo per un eccesso di prudenza che la sera spranghiamo le porte del Mondo Perfetto, per impedire a voi giocattoli di scappare.

Un mondo perfetto, dominato dalla paura

28 Giu
EDITORIALE
OGNI VOLTA che abbiamo parlato del progetto di aprire Ananas Blog a qualche addetto ai lavori, la reazione (immediata, istintiva) è stata sempre la stessa: “Subirete delle ritorsioni, non lavorerete più, vi metteranno in qualche lista nera”.
L’ELENCO delle ritorsioni, per assurdo, comprendeva anche il pericolo di incolumità fisica, la rovina personale e professionale, insomma l’annientamento (come si evince dalla principale, la subordinata elenca una serie di “disgrazie” predette dagli addetti ai lavori, cui ovviamente chi ha aperto il blog non ha mai creduto fino in fondo, ma che testimoniano il clima di paura/timore che investe l’ambiente).
IL MONDO PERFETTO della comicità in Italia, soprattutto nella sua forza dominante che è Zelig, è percepito come vendicativo, spietato, intollerante verso qualsiasi pensiero non conforme.
LA PAURA è molto diffusa: domina, svetta su tutti gli altri sentimenti.
ESCLUSO l’amministratore, chiunque collabori col Blog ha chiesto l’anonimato (tranne Claudio Masiero che, da esterno, invia degli articoli che, se piacciono, vengono pubblicati).
CHIUNQUE finora abbia espresso apprezzamenti al blog, spesso con toni molto lusinghieri, ci ha anche pregato di non rendere pubblica la cosa.
ALCUNI hanno detto che vorrebbero commentare in forma anonima, ma hanno paura di essere comunque identificati da ciò che scrivono: lo stile, ciò che direbbero, le esperienze che Continua a leggere

Buon week-end… a lunedì!

25 Giu

il commento di un lettore lasciato sulla bacheca muraria di Ananas Blog

Il nomadismo tra i laboratori

25 Giu

Di Gat

Comici verso il lab Zelig di Kuwait City

La prima volta che circa un anno fa (quando c’era già un’abbondanza di laboratori in tutta Italia) ho osservato il fenomeno ho pensato: “Ma qua sono tutti matti!”. Non avevo considerato che nell’universo Zelig le cose funzionano un po’ come in certi incubi alla Lovecraft, cioè seguendo regole sconosciute, con le geometrie che sono diverse da quelle conosciute.

La prima volta che ho sentito  un comico dire che affrontava un viaggio di 350 chilometri per andare a fare un laboratorio perché in quello vicino a casa non c’era il giusto feeling con l’autore di riferimento, mi sono reso conto di quanto la situazione fosse peggiorata.

Ragioniamo: un comico viene scelto per un laboratorio Zelig, quello che fa durante le serate viene registrato e la cassetta inviata alla direzione artistica.

Ha senso che uno faccia un provino per un film e poi torni a fare lo stesso provino, sempre per lo stesso film, in un altro posto dove le segretarie sono più gentili?

I laboratori Zelig non sono gestiti da autori professionisti che danno i giusti consigli per andare in tv? Allora perché affrontare il pellegrinaggio da un laboratorio all’altro? Un autore sa cosa serve per andare in tv e l’altro no?

Il fatto che qualcuno si sottoponga al pellegrinaggio, che è aggiuntivo rispetto all’impegno già gravoso di laboratori, provini e convocazioni made in Zelig (vedi post ansia 2), è indicativo del fatto che la gente sia disperata.

Zelig, è scritto più volte in questo blog, è una realtà verticistica in cui la dirigenza è lontana quasi come se fosse una divinità capricciosa e crudele. Il tentativo di arrivare all’attenzione della “divinità” può far fare cose bizzarre, ai limiti dell’assurdo: “In quel laboratorio ho le porte sbarrate, allora vado in un altro laboratorio”, ignorando che le porte sono chiuse o aperte a seconda di cosa ha deciso il vertice, indipendentemente da ciò che farà il “nomade”, anche se dovesse fare il giro di tutte le “oasi”.

Il nomadismo è un modo implicito di far vedere di essere disposti a tutto pur di arrivare a Zelig e, per una legge sia di mercato che di seduzione, ti rende meno interessante. Ma il fatto di essere costretto al nomadismo è già un segnale che sei (già di partenza) poco interessante.

Eppure la dirigenza apprezza gli sforzi inutili perché, come tutte le “divinità pagane”, ama i sacrifici, soprattutto quelli umani.

Ma il nomadismo tra i laboratori è un fenomeno strano, assurdo, privo di logica che tutti fingono sia la normalità perché nel mondo perfetto di Zelig tutti sono abituati a digerire le cose strane, assurde e prive di logica.

Comici in prima linea: Alberto Alivernini

24 Giu

Di Gat

Alberto Alivernini

Alberto Alivernini è un “mago comico” (immagino la caduta dei labbri inferiori, a disegnare una smorfia di disgusto, da parte di alcuni puristi al solo sentire questo appellativo).

Alivernini fa parte di quel nucleo di artisti che lavorano molto al centro sud, visti sempre col solito disprezzo misto a senso di superiorità, a parte quando vengono sdoganati dalla prima serata (come è successo a La Ricotta, Carmine Farmaco, Pablo e Pedro, eccetera).

Di lui ho un ricordo particolare: una serata al mare in Abruzzo con altri due comici diventati poi “senatori” di Colorado. Alivernini fungeva da capocomico: un occhiata al pubblico, e subito a stendere un piano di battaglia per non perdere l’attenzione di neanche uno spettatore; preoccupazione per i tavoli più distanti, più a rischio distrazione; scaletta messa giù per non lasciare neanche un istante di vuoto.

Alberto Magico Alivernini ha delle mini barzellette (e qui la smorfia dei puristi si farà conato) da pochi secondi per riempire i vuoti che si formerebbero quando lui deve preparare un gioco comico o perdere un po’ di tempo per raccogliere un oggetto di scena.

Ma non ditelo alla massa di comici usciti dai laboratori, non dite loro che la comicità ha dei tempi ristretti, che pochi secondi di vuoto sono un’eternità in una dimensione in cui anche un pezzo da 4 minuti può passare in un lampo oppure può diventare una maratona interminabile.

Non insegnate alle giovani leve a riempire i vuoti di scena, mi raccomando: potrebbero essere in grado di affrontare il pubblico, e sarebbe un disastro, sfuggirebbero al controllo!

Il tritacarne (Spoon Zelig)

23 Giu

Di Edgar Lee Ananas

Dove sono Le Tutine, Bruce ketta, Midena & Pacton,
quelli degli stacchetti musicali, il postino stanco, il duo comico intelligente?
Loro erano divertenti,
Lui faceva proprio ridere,
Loro facevano una comicità di qualità e provocatoria.
 
Tutti, tutti, tutti sono passati dal tritacarne.
 
Dove sono i Mammuth,  Gli Slapsus, e Niba,
quelli de “è la mia volta?”, quelli che nuotavano dietro un paravento, quello che mimava in playback?
Loro erano efficaci e avevano il tormentone giusto,
Loro erano bravissimi,
Lui era geniale, anche se non si capiva dove volesse andare a parare.
 
Tutti, tutti, tutti sono passati dal tritacarne.
 
Dove sono Giancarlo Barbara, le Ciciri e Tria, i Le Barnos,
quello delle parodie dei film, quelle delle canzoncine in chiesa, quelli del cabaret estremo?
Lui era bravo ed efficace
Loro erano divertenti e anche carine
Loro erano devastanti quando si schiaffeggiavano le chiappe.
 
Tutti, tutti, tutti sono passati dal tritacarne.
 
Dove sono I Doppio senso, Alfredo Minutoli, Jochen Wenz,Rubes, Clerico Vagante, Flavio Fuina, Pablo, Steve Eleki?
Dove sono i tanti che hanno assaporato i loro momenti di gloria e, poi, si sono chiesti come mai fossero diversi da come li avevano sognati?
 
Tutti, tutti, tutti sono passati dal tritacarne di Zelig.

Comici che osano lavorare: Giusy Zenere

22 Giu

Di Gat

Giusy Zenere

È difficile, in questi giorni di giugno, coinvolgere Giusy Zenere in qualche progetto perché ha il calendario abbastanza pieno.

Verrebbe da dire: come si permette? È poco rispettoso nei confronti della massa di comici televisivi usciti dai laboratori che vanno in tv e poi lavorano poco o non lavorano e che (come da programma standard Zelig) tra un po’ spariranno anche dalla tv.

Che maleducazione!

Giusy Zenere ha vinto l’edizione del 1996 de La Sai L’ultima? E qui lo snob che fa le trasmissioni fighette, alzerà appena il labbro per manifestare il suo disgusto verso l’odiata serie b della comicità.

Giusy ha un naso importante (importantissimo) ma ha anche vinto nel 1993 il concorso per il “Lato B” più bello d’Italia (wow); riesce a imbruttirsi oppure a essere attraente a seconda delle circostanze, a seconda di cosa voglia comunicare; così sul palco come nella vita: è simpatica e la simpatia è autoironica, ma anche sexy.

Giusy è padrona del palco, fa ridere. Pare che lavori molto perché è puntuale, professionale e porta sempre (o quasi sempre) a casa il “risultato”, altra cosa che farebbe inorridire i puristi del cabaret (far ridere il pubblico live da soli? È una cosa old school, superata).

Giusy si rifà alla tradizione di Gino Bramieri, un gigante del nostro varietà. Bramieri era anche un formidabile barzellettiere, e uno degli incubi peggiori è immaginarlo alle prese con uno dei fighetti di adesso che fanno trasmissioni comiche snob: labbro e naso arricciati come se ci fosse vicino un bidone dell’umido vecchio di una settimana: “Hai detto delle barzellette! Non è televisivo!”.

Giusy Zenere, in un ambiente in cui le donne soffrono e si lamentano, non sembra soffrire troppo la lontananza da una certa tv, forse perché comunque lavora abbastanza e il lavoro rende indipendenti: dai laboratori, dai provini, dallo stillicidio delle convocazioni, eccetera.

Come una carriera che rotola via

21 Giu

Di alex

Una volta i tuoi spettacoli erano così pieni di energia
Davi consigli ai principianti nei tuoi anni migliori, ti ricordi?
Il tuo manager ti disse “Stai attento,
Stai rischiando il declino”
ma pensavi che fosse uno scherzo
Ridevi di questo
Di quelli che lavorano poco e galleggiano a fatica
Ora non ridi più
Ora non sei più sicuro
Nella ricerca faticosa
Della tua prossima serata
 
Come ci si sente?
Come ci si sente
Senza un’identità artistica
Sconosciuto alla platea televisiva
Come in una carriera che rotola via?
 
 Sei stato il re dei locali più famosi
Eri okay come monologhista
Ma ti piaceva bere prima e dopo lo show
Nessuno ti ha fatto fare teatro
Per sviluppare il tuo talento
E ora devi abituarti
Dicevi che non avresti  mai cercato di svenderti
Alla strega del successo
Ma adesso sai
Che lei non ti sta fornendo alcun appiglio
Mentre tu la guardi negli occhi
E dici “hai un posto per me?”
 
Come ci si sente?
Come ci si sente
Arrivato in ritardo ai provini
Sconosciuto alla platea televisiva
Come in una carriera che rotola via?

Ananas compie 1 mese e va in vacanza fino a lunedì

19 Giu
Lo stile Ananas Blog in architettura
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