Il nomadismo tra i laboratori

25 Giu

Di Gat

La prima volta che circa un anno fa (quando c’era già un’abbondanza di laboratori in tutta Italia) ho osservato il fenomeno ho pensato: “Ma qua sono tutti matti!”. Non avevo considerato che nell’universo Zelig le cose funzionano un po’ come in certi incubi alla Lovecraft, cioè seguendo regole sconosciute, con le geometrie che sono diverse da quelle conosciute.

La prima volta che ho sentito  un comico dire che affrontava un viaggio di 350 chilometri per andare a fare un laboratorio perché in quello vicino a casa non c’era il giusto feeling con l’autore di riferimento, mi sono reso conto di quanto la situazione fosse peggiorata.

Ragioniamo: un comico viene scelto per un laboratorio Zelig, quello che fa durante le serate viene registrato e la cassetta inviata alla direzione artistica.

Ha senso che uno faccia un provino per un film e poi torni a fare lo stesso provino, sempre per lo stesso film, in un altro posto dove le segretarie sono più gentili?

I laboratori Zelig non sono gestiti da autori professionisti che danno i giusti consigli per andare in tv? Allora perché affrontare il pellegrinaggio da un laboratorio all’altro? Un autore sa cosa serve per andare in tv e l’altro no?

Il fatto che qualcuno si sottoponga al pellegrinaggio, che è aggiuntivo rispetto all’impegno già gravoso di laboratori, provini e convocazioni made in Zelig (vedi post ansia 2), è indicativo del fatto che la gente sia disperata.

Zelig, è scritto più volte in questo blog, è una realtà verticistica in cui la dirigenza è lontana quasi come se fosse una divinità capricciosa e crudele. Il tentativo di arrivare all’attenzione della “divinità” può far fare cose bizzarre, ai limiti dell’assurdo: “In quel laboratorio ho le porte sbarrate, allora vado in un altro laboratorio”, ignorando che le porte sono chiuse o aperte a seconda di cosa ha deciso il vertice, indipendentemente da ciò che farà il “nomade”, anche se dovesse fare il giro di tutte le “oasi”.

Il nomadismo è un modo implicito di far vedere di essere disposti a tutto pur di arrivare a Zelig e, per una legge sia di mercato che di seduzione, ti rende meno interessante. Ma il fatto di essere costretto al nomadismo è già un segnale che sei (già di partenza) poco interessante.

Eppure la dirigenza apprezza gli sforzi inutili perché, come tutte le “divinità pagane”, ama i sacrifici, soprattutto quelli umani.

Ma il nomadismo tra i laboratori è un fenomeno strano, assurdo, privo di logica che tutti fingono sia la normalità perché nel mondo perfetto di Zelig tutti sono abituati a digerire le cose strane, assurde e prive di logica.

5 Risposte a “Il nomadismo tra i laboratori”

  1. Anonimo giugno 26, 2010 a 1:02 PM #

    Tanto che siete, perchè non parlate anche del perché è finito il periodo d’oro di BRAVO GRAZIE.
    Di quando hanno trovato nelle mani del presentatore la cartelletta con i nomi dei partecipanti alla finale, durante le prove della 1° semifinale e sono nate le prime discordanze tra promotori di concorsi e l’organizzazione del Festival dei Festival.
    Indovinate chi era il regista, lo stesso della trasmissione Zelig.
    Chi erano gli autori in consulenza a Bravo Grazie, gli autori di Zelig.

    Domande che non troveranno mai risposte.
    Comici troppo omertosi.

  2. senzanome giugno 26, 2010 a 5:54 am #

    Altro argomento greve … come la scorza di un ANANAS!
    Mi sono sempre chiesto, quale fosse la forza misteriosa che portasse a questo nomadismo.
    Laboratorio forma strana di far spettacolo,pensate, ci fu un periodo ove ZELIG, chiese per voce di Flavio Oreglio di convocare i più talentuosi gruppi comici del nord, a creare un laboratorio all’IDROSCALO(per un progetto televisivo si pensa) .
    Il portavoce di Zelig, convocò in una riunione Manager e Artisti e fece questa proposta: Zelig vi vuole per un progetto, non ci saranno altri all’infuori di voi, vogliono creare un laboratorio di cabaret d’ELITE.
    Ma accadde che all’ultimo momento salirono sul palco anche animatori e sconosciuti che non facevano parte dei gruppi scelti per il progetto.

    sarebbe da sviluppare, qualcuno ha l coraggio di parlarne?
    Sarebbe carino sapere da Norberto midani, Carletto Bianchessi come siano andate realmente le cose.

    senzanome

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