I racconti di Zelig 2

6 Lug

 

Prosegue la lettura da ombrellone: caldo sulla pelle, freddo nell’anima…
UNA SERATA IN VIALE MONZA 2 (di Alex)
La serata sarà lunghissima. Cammino su e giù. Incrocio gente che conosco da anni. A volte ci salutiamo a volte no, a volte ci salutiamo alla quarta volta che ci incrociamo. Si creano dei capannelli, ci sono varie posture, vari atteggiamenti, quasi nessuno naturale.
Ognuno reagisce in modo diverso. C’è l’umanità che si incontra ovunque, però esagerata dall’esagerazione che regna quaggiù, in viale Monza 140, sotto il livello del manto stradale.
Ci sono quelli che hanno avuto qualche delusione di quelle che ti levano la pelle. Vagano con lo sguardo qua e là impauriti, alla ricerca di qualche appiglio. Sono come affamati in una dispensa con tutti gli sportelli chiusi a chiave. Uno di loro si avvicina a uno di “quelli che contano qualcosina”, balbetta una roba del tipo «Si sa qualcosa sulla trasmissione?» «No, non si sa niente». Si allontana. Il suo stato patetico non è evidente, però si intuisce.  
Lo sguardo di scherno, derisione, disprezzo con cui lo guarda “quello che conta qualcosina” mette i brividi: pura indifferenza verso chi non è altro che uno dei tanti pesci nella rete, uno di quelli meno “commestibili”.  
«Mi fai cagare!» frase detta ad alta voce, ostentata in modo che sentano tutti, da parte di uno  importante a un comico che sta annaspando alla ricerca di una speranza di fare almeno un paio di puntate di Zelig Off. L’abitudine di esprimersi in questo modo violento e umiliante nasce da maleducazione e mancanza di rispetto, ed è tipico di questa latitudine. Dopo che ti sei acclimatato ti ci abitui.
Tu non ti permetteresti neanche lontanamente di trattare un altro così, ma non lo dici: verresti preso per una de “le anime belle, le figurine del presepe” di cui parla con disprezzo Nanni Moretti/Botero nel film Il Portaborse.
I delusi cronici, intanto, sono in stato di debolezza e cercano di uscirne ma, comunque, in questa chiesa in cui ci sono tanti fedeli e poche grazie ricevute, tutti cercano un modo per elevarsi, per entrare nelle grazie di una divinità distante e dalle scelte misteriose.
Ci sono i pesci pilota: ne ho appena visto uno, è un esemplare femminile. Stava parlando cordialmente con un suo pari, è passato uno che contava di più e lei gli si è appiccicato addosso come se lo conoscesse da sempre, facendo calare l’indifferenza sul primo interlocutore. Dopo 5 minuti è passato uno che contava ancora di più e lei ha fatto la stessa cosa: indifferenza subitanea verso il più debole, attenzione improvvisa verso il più forte.
È una scuola di sopravvivenza: se sai annusare il vento, se impari a essere forte coi deboli e debole coi forti, ti costruirai una fama di persona affidabile e poi chissà… magari non servirà a niente: se accetti il principio che bisogna schifare i deboli, gli inutili, vuol dire che sei un debole, che sei sostanzialmente inutile e, così, ti predisponi a essere schifato.
Ci sono tante tipologie di persone, ognuna cerca di muoversi come meglio può, ognuna cerca le poche molecole di ossigeno in un’aria quasi irrespirabile.
È così che va in viale Monza 140, nel tempio della comicità…
(Continua)

2 Risposte a “I racconti di Zelig 2”

  1. Claudio luglio 6, 2010 a 11:39 am #

    Accidenti Alex, non posso dire che quel tipo di atmosfera non l’abbia respirata anch’io, e che certi tipi di atteggiamenti non li abbia dovuti affrontare e chiarire con alcuni.
    Personaggi che messi alle strette e chiedendogli il perché di tali modi, si rimangiavano tutto.
    Ti dirò che mi sono capitati non solo nel luogo sacro che tu indichi, ma in ogni luogo di lavoro, appena vedono che uno è un ESSERE PENSANTE, subito a redarguirlo e portarlo sulla LORO retta via.
    Credo sia un malessere dilagante che è ben radicato in tutti i settori.
    Dilaga la MALEDUCAZIONE ovunque.

    FERMARSI PER FERMARLA?

    Claudio Masiero

    • ananasblog luglio 7, 2010 a 10:02 am #

      La maleducazione fa parte di quell’ambiente lì, anche di altri, ma lì è DOC…

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