I racconti di Zelig 4

8 Lug

 

Il caldo non dà tregua, per fortuna qualche brivido noir regala un po’ di refrigerio…
UNA SERATA IN VIALE MONZA 4 (di Alex)
Passa uno dei big, uno di quelli che ce la stanno facendo, che escono a diverse migliaia di euro e fanno un sacco di serate.
Fende la folla, sembra trasportato da un carrello, l’attenzione (impercettibilmente) si sposta su di lui. Sembra crearsi una trance ipnotica: molti si ricordano di quando faceva la fame, molti pensano a quanto sia cambiato, tutti concordano che non si sia montato la testa perché stasera è sceso tra i mortali che arrancano per un provino.
È ridicolo a pensarci: gli si attribuiscono qualità inesistenti, forse è colpa della nebbia che ha preso la testa della gente: confine sottile tra anonimato e popolarità… troppe emozioni che indeboliscono e rendono incapaci di valutare.
Aspiri a esser santo, non ci riesci e vedi passare un santo vero, con tanto di stigmate, aureola e miracoli, normale cadere in trance contemplativa.
Alcuni compagni di gavetta si avvicinano. Il big li saluta con grandi pacche sulle spalle. Eppure c’è un abisso tra loro. Il big è andato “oltre l’arcobaleno”, ha negli occhi degli orizzonti che gli altri non vedranno forse mai.
Nei suoi confronti l’amicizia è messa in sordina dal fascino della porta segreta (che lui ha attraversato) che conduce a un mondo di fiaba, contrapposto a questa ordinaria tristezza con poche speranze.
Intanto il pezzo da 90 se ne va ghignando, lasciando l’eco della parola «stronzo» riverberare nell’aria (è il suo aggettivo preferito). Quasi nessuno lo saluta, ovviamente dopo aver valutato se fosse il caso di salutarlo o meno.
C’è sproporzione in tutto. Impotenza o quasi da parte di quasi tutti. Onnipotenza dall’altra parte, in una cerchia ristrettissima.
I calcoli sono infiniti. L’istinto è quello di cercare gli atteggiamenti che ti facciano guadagnare quei 10 punti in più (e magari non sai di essere sotto di un milione e passa, impossibilitato ad andare in attivo).
Ognuno è col suo ruolo qua dentro, come in tutti i branchi numerosi.
C’è quello che fa il laboratorio artistico. È un “interno”, ha delle sicurezze, anche se si sente lontano miliardi di chilometri dal successo televisivo. Incontra uno che è stato escluso dal laboratorio artistico. Anche qui sono due mondi contrapposti: uno sta a guardare dalla vetrina e l’altro è all’interno e mangia qualcosa (che forse gli andrà comunque di traverso).
Le gerarchie sono complicate. C’è quello che ha capito l’andazzo e che rispetta la regola di aiutare chi è nei favori dei capi e di schifare/umiliare chi è in disgrazia o quasi; c’è quello che prova empatia verso quasi tutti, si immedesima in loro, anche se fallisce a ripetizione nell’aiutarli.
Perché ognuno è in un certo gradino della piramide e la piramide è composta da troppi gradini.
Ma queste delizie succedono dietro le quinte. Stasera siamo qua per salire sul palco, o per guardare quelli che salgono sul palco…
(continua)

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