Archivio | settembre, 2010

L’importanza di chiamarsi Donna

30 Set

Di Gat

I due post in cui Giulia Ricciardi e Romina La Mantia raccontano in modo netto e sincero la loro esperienza coi laboratori Zelig, oltre a infrangere lo sciocco tabù del silenzio che vige nell’ambiente comico (manco fossimo nel Medio Evo), hanno prodotto un’ondata di interesse e di consensi. I contatti sono schizzati ben oltre la media di 1.000 al giorno.

Ma a parte il riscontro puramente numerico, le due testimonianze contengono alcune verità folgoranti, molto più efficaci di tante analisi pubblicate sul blog.

IL FATTORE GIULIA

Giulia Ricciardi (vedi link) ti fa capire in modo inequivocabile come si possa prolungare per anni la frequentazione dei laboratori Zelig.

All’inizio se ricevo manifestazioni d’affetto e di stima, una sorta di Love Bombing (vedi definizione), sono portato a buttarmi con entusiasmo nell’impresa. In seguito ricevo lo “zuccherino” di 2 o 3 puntate di Zelig Off… Intanto qualcuno fa trapelare (attenzione, lo fanno sempre o quasi) che l’anno prossimo farò tutte le puntate. Bene, alzi la mano chi non proseguirebbe…

Poi cala il gelo e il silenzio. Anche questo mi porta a tornare: per capire, per avere delle risposte, per non abbandonare un’impresa senza sapere perché sia finita… ops, sono già passati 6/7 anni!

LA SCELTA DI ROMINA

Romina La Mantia (vedi link), dopo due anni di impegno e di pochissima attenzione autorale, ha compiuto una scelta importante, quasi di stampo sindacale: ha chiesto il diritto di fare un provino senza passare da un altro anno di laboratorio; un provino per essere vista da chi decide veramente.

Due anni sono lunghi (in tre anni si fa in tempo a prendere una laurea breve). Il tempo dovrebbe essere sufficiente per farsi un’idea di un artista, inoltre lo puoi vedere anche nelle serate, nei concorsi, poi ci sono i video, i dvd, c’è una tecnologia che aiuterebbe a farsi un’idea anche a distanza.

Ovviamente la richiesta (così di buon senso) è stata bocciata, con l’invito a frequentare il laboratorio femminile (autentica area di parcheggio per comiche).

Le cose per cui ci si batte adesso, di cui si è parlato nei due post, non sono lontanissime da un minimo di buon senso.

E vogliamo ringraziare Giulia Ricciardi e Romina La Mantia per il loro coraggio e per la loro sincerità. Grazie!

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Un anno di laboratorio Zelig: Flavio Furian

29 Set

Flavio Furian

Flavio Furian è un comico e imitatore triestino. Questa estate ci ha raccontato la sua esperienza col laboratorio Zelig di Mestre, scrivendola nella sezione dei commenti. Col suo permesso la pubblichiamo nella home page (confronta anche col post sulla conquista del Veneto).

La storia, anche se breve, è molto molto interessante. Sappiamo che Zelig, per scelta editoriale, non prende imitatori. Allora perché far fare sacrifici e impegnare il tempo di chi non interessa? Per riempire le serate di laboratorio? Perché ci sono buchi in scaletta? … Ecco cosa ci ha scritto:

Adesso dico una parolaccia
Sono un cabarettista imitatore la parolaccia è IMITATORE
snobbato a prescindere :
L’anno scorso ho presentato per tutta la stagione
il laboratorio Zelig di Mestre
Esperienza sinceramente inutile, anzi dispendiosa (vengo da Trieste), sono uno dei fortunati che vive di questo tra radio serate e centri commerciali …mi riconosco in molte cose che ho letto
ciao

Via Mail ha aggiunto che:

quest’anno a Mestre, avevamo solo Federico (Basso, NDR) che come noi causa la situazione era demotivato… la differenza è che a noi per andare là non ci pagano ma spendiamo,
il ritrovo 2 ore prima al quale spesso mi ritrovavo da solo, (e vengo da lontano) era sufficiente  a Federico solo per fare una scaletta che vedevo poco prima di iniziare, ti ricordo che presentavo io e facevo anche da spalla come si usa: con situazioni del tipo …artista giovane  piuttosto debole per
inesperienza…arriva l’autore che ti dice “adesso devi entrare e farli ridere per almeno 5 minuti”… sempre pochissimo pubblico…
un grazie a fine stagione mi avrebbe fatto piacere…

Conclusione: la solita ambiguità Zelig sui laboratori, in cui la persona è considerata uno che viene comunque, felice di essere lì, a qualsiasi condizione. E pensare che storie del genere sono solo la punta dell’iceberg: se si sciogliesse il muro di paura, ne potremmo raccontare tranquillamente almeno un centinaio.

La Redazione

Comici che copiano altri comici (?)

28 Set

La questione: “ci sono comici che copiano i pezzi, i personaggi e le battute di altri comici?” Ha occupato la sezione commenti di post che parlavano d’altro. Vorremmo tentare di spostare la discussione in questa sede. Sarebbe bello citare esempi di “copiaggio” fornendo qualche prova d’appoggio. Esempio, se dico che Politi ha copiato, posso citare Steve Eleki che faceva il mago scozzese prima di lui e di cui c’è un video (http://video.google.it/videoplay?docid=2652227670557614749#docid=-7813957406897528776). Così uno ha lo spunto per fare qualche ricerca e per farsi un’opinione sulla cosa. Poi se Eleki ha preso da altri maghi scozzesi del passato, è interessantissimo sapere da chi e fare un ulteriore raffronto. Sarebbe bello anche raccontare come nascano le voci di copiaggio: rievocare l’aneddoto di cui si è stati testimoni. Oppure in positivo: non è vero che uno ha copiato perché (per dire) ha solo preso da uno standard del passato di patrimonio comune (come Ivan Graziani e Phil Collins, per fare un esempio musicale). La Redazione

Pacchi del presente, pacchi dal passato

28 Set

Di Gat 

Laboratorio Zelig Lanciano 2004/2005

NEL POST Su Giovanni Vernia (vedi link e sua risposta nei commenti) abbiamo documentato di un pacchetto da migliaia di euro, con un comico che non ha fatto uno spettacolo completo, ma solo i pezzi tv (per un totale di 15/20 minuti alternandosi a un altro comico). La serata ha contributo a provocare la fine prematura della rassegna e del laboratorio e una certa diffidenza verso il cabaret nella zona. Una serata storta può capitare, alcuni sostengono che Vernia regga anche 2 ore sul palco, ma al di là della diatriba su un singolo, volevamo mettere l’attenzione  su un fenomeno più diffuso. 

UNA COSA, risaputa dal “popolo”, è sempre rimasta a livello di voce: tanti comici delle ultime ondate non hanno uno spettacolo, nel senso che non hanno quella maestria, quell’esperienza (data dalla GAVETTA) quindi la padronanza di stare sul palco. A volte possono andare bene, altre meno ma, quando le circostanze sono sfavorevoli (o difficili) le loro prestazioni crollano.

 DIVERSA è la condizione del mestierante (passato dalla tv o meno) che porta a casa il risultato sempre.

 I COMICI “SENZA SPETTACOLO” potrebbero essere come dei Bond Tossici che vanno a peggiorare l’economia del cabaret. Ma quanti Bond Tossici Cabarettistici ci sono e da quanto tempo vengono fatti circolare?

L’AMMINISTRATORE di questo blog ha un ricordo molto molto nitido del laboratorio Zelig di Lanciano nel 2004/2005: alle 12 serate di laboratorio, Bananas aveva affiancato una programmazione con 12 comici (a 2.000 euro l’uno, totale 24.000 euro). A parte qualche veterano come Diego Parassole, i comici erano soprattutto quelli dell’ultima infornata televisiva e quasi tutti non avevano uno spettacolo. Infatti, dopo alcune prestazioni “non brillantissime”, ci fu l’obbligo di alternare: 10 minuti di laboratorio con 10 minuti di ospite Zelig (sembra la descrizione della serata di Mestre). Inoltre ci furono pecche organizzative grossolane da parte di bananas: nonostante fossero sollecitate in continuazione, le locandine degli artisti non arrivarono mai (anche qui sembra Mestre…)

NEL LAB ZELIG di Riccione, nel 2005, con un pacchetto simile (12 ospiti presumibilmente a 2.000 euro l’uno), fin dall’inizio era stato deciso di alternare gli ospiti Zelig al laboratorio, con la consapevolezza che i fenomeni televisivi non reggevano a lungo.

MA TORNIAMO A LANCIANO: l’organizzatore protestò in maniera vibrante (le sue urla rimbombano ancora nelle valli abruzzesi), l’autore fece presente la cosa in modo più soft, ed è certo che il direttore artistico (e Bananas in generale) furono informati. Ma la situazione venne ignorata. Forse già da allora le critiche e le lamentele, anche se motivate, venivano viste con ostilità. PROBABILMENTE già allora i laboratori (in prima linea nel creare comici senza spettacolo) stavano diventando la “cassaforte” del business Zelig (vedi Link) e non bisognava mettere in discussione il loro modo di operare.

SONO PASSATI 6 anni e le cose sembrano peggiorate: la produzione di “comici senza gavetta” è andata avanti a pieno regime. Abbiamo parlato del campanello d’allarme di Lanciano ma, probabilmente, i campanelli d’allarme sono stati tanti e, forse, hanno suonato tutti a vuoto.

CI È STATO RACCONTATO (ma la cosa è da verificare) che sono certi autori Zelig, quando possono, a sconsigliare l’acquisto di serate con alcuni comici perché “non funzionano” e la loro esibizione sarebbe ad alto rischio flop (artistico e finanziario).

SE FOSSE VERO sarebbe un atteggiamento ambiguo: “da un lato, tramite i laboratori, contribuisco a creare comici che hanno solo i 5 minuti, dall’alto sconsiglio di acquistare i prodotti che ho creato anch’io”.

Inoltre, MA QUESTA È LA COSA PIÙ IMPORTANTE tutti gli esercenti dovrebbero essere informati (non solo quelli che hanno la fortuna di ricevere una “soffiata”) sul contenuto di quello che andranno a comperare, specie quando viene pagato diverse migliaia di euro.

 LA MANCANZA DI LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE INFORMAZIONI, la chiusura del mondo Zelig, la sua ostilità verso qualsiasi informazione indipendente, fa sì che sui prodotti venduti non ci sia “un’etichetta” e che molti ci caschino: vedono un comico in tv, pensano sia il meglio che ci sia in giro in quel momento, poi scoprono sulla propria pelle che sono il meglio che c’è solo sulla distanza breve dei 5 minuti.  

  

 

Romina La Mantia racconta…

27 Set

Romina La Mantia

Romina La Mantia è una giovane e grintosissima monologhista siciliana.

Fin dai primi post di Ananas Blog, ne ha riconosciuto la validità dei contenuti e la realtà di quello che avevamo iniziato a raccontare.

Ci ha inviato un appassionato resoconto della sua esperienza coi laboratori Zelig.

 

Quando ho letto il vostro blog, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: “Oh finalmente! Ci voleva un mezzo che potesse raccogliere i malumori che girano intorno a questo settore!” Andando in giro per l’Italia sento colleghi e colleghe che si lamentano sempre di più di come stanno andando le cose per la comicità.

Io CREDO che questo Blog non voglia andare contro qualcuno, ma che sia un mezzo di riflessione, per dire a chi COMANDA: “ma siamo sicuri di quello che stiamo facendo? Siamo sicuri che adottando queste DINAMICHE non stiamo perdendo il vero valore del lavoro e della DIGNITÀ DEL COMICO?

LA MIA ESPERIENZA con i Laboratori Zelig, rispetto a quelle di altri colleghi, è un po’ diversa. Molti hanno fatto ANNI E ANNI di laboratorio, salendo e scendendo da Milano. Io ho frequentato quello di Catania solo per 2 anni… Direte: esisteva un Lab Zelig a Catania??? Sì, ma come è nato, è morto.

Mi ricordo che ero entusiasta, per il marchio prestigioso e poi, vivendo in una terra dove non c’è nulla per i giovani comici, era una buona possibilità di farsi conoscere e di farsi guidare da persone esperte nel settore (cosa che, in realtà, in 2 anni NON È MAI SUCCESSA!!!).

Ogni 2 settimane partivo da Palermo per Catania, 200 Km, ma lo facevo con passione (valore che in questo ambiente si sta perdendo). Arrivavo lì alle 17, provavo i pezzi e poi facevo la serata. Dopo una stagione, a fine maggio, arrivarono le famose convocazioni per i provini a Milano: nella schiera di comici c’ero pure io. Partii con la convinzione di non “passare”, ma ero elettrizzata all’idea di entrare nel tempio della comicità.

Di quella sera ricordo una scaletta INTERMINABILE, una lista di comici infinita, io ero la 21esima (mi potevo ritenere comunque fortunata, visto che l’ultimo comico sarebbe salito all’una e mezza di notte!!!).

Sono salita alle 12 meno un quarto. Emozione a mille. Ho fatto il mio pezzo, la gente “rispondeva”, sono scesa dal palco e ho aspetto che qualcuno mi dicesse qualcosa… INVECE IL SILENZIO, nessuno che mi abbia detto: sai hai fatto cagare, sai dovresti migliorare in questo o in quello… NIENTE!!!!! 

Torno l’anno dopo al Lab, sempre a Catania, questa volta per far vedere giustamente qualcosa di diverso, ma gli autori non mi dicono nulla, solo una frase: “PERDITI PER RITROVARTI” (cosa che a oggi non ho ancora capito). Quell’anno mi sono persa ma non mi sono più ritrovata! Non sapevo cosa volevano e NESSUNO DEGLI AUTORI MI INDIRIZZAVA. L’esperienza con i Lab Zelig è finita.

Quest’anno ho deciso di ritornare su a Milano per fare un provino, volevo vedere a che punto di crescita ero, ho mandato una mail a uno degli autori che mi aveva seguito. Mi ha risposto che provini per chi non fa parte del Lab non ne fanno!!! Chiacchiere, solo chiacchiere, perché ho saputo che alcuni colleghi che non hanno frequentato il Lab poi hanno prenotato un provino per settembre. L’unica cosa che mi è stata detta in quella mail è: “Sali su a Milano e vieni a frequentare il Laboratorio OGGI LE COMICHE quello per le donne”. Siiiiiii, daiiiii, vengo!!! Poi da Palermo salire su a Milano ogni 2 settimane è una passeggiata, ma salgo su per cosa? PER POSTEGGIARMI LÌ COME TANTI!? PER STARE LÌ SENZA CHE NESSUNO MI GUIDI, MI DIA DELLE DRITTE?! 

Sicuramente se il Lab di Catania non fosse stato chiuso dopo 2 anni, mi sarei ritrovata come molti lì a perdere la mia vita, senza che succedesse nulla.

Ovviamente ho deciso di non andare, se devo investire in questo lavoro preferisco farlo in un’altra maniera, la Tv magari non arriverà mai, pazienza continuerò a fare come ho sempre fatto, con la mia dignità e con il rispetto per questo mestiere.

Molti penseranno: ”ma guarda un po’ questi che non sono stati presi da Zelig, e gli vanno contro”. Non è il mio caso, io metto in discussione il fatto che ero entrata in un ambiente dove credevo di poter crescere grazie a persone più esperte, ma di quegli anni l’unico ricordo che ho è solo LA CONFUSIONE.

Un consiglio che voglio dare a tutti quei colleghi che vedo iscritti al Gruppo Ananas, ma che frequentano i Lab: ragazzi dovete decidervi, o frequentate i Lab (cosa che non discuto, ognuno è libero di fare le proprie scelte) o non lamentatevi più di come vanno le cose, comunque prendete una posizione, al primo posto la coerenza!!!!                                                                   

Romina La Mantia

 

Le Liste Nere esistono?

26 Set

Personalmente non mi è mai capitato di imbattermi in una lista nera, cioè in un elenco di persone sgradite cui è impedito di lavorare e non ho mai conosciuto qualcuno che ne fosse a conoscenza. Di sicuro, in generale, nel mondo dello spettacolo ci sono simpatie e antipatie, ci sono persone che restano più ai margini perché hanno fatto degli errori o per incompatibilità di Continua a leggere

Una mail da Giulia Ricciardi

25 Set

Giulia Ricciardi

Giulia Ricciardi è una bravissima attrice, comica monologhista.

Ci ha inviato una mail in cui racconta “senza mezzi termini” la sua lunga esperienza coi laboratori Zelig.

Ci ha pregato di pubblicarla e lo facciamo molto volentieri.

 Carissimi,
sono Giulia Ricciardi e per 6 anni ho fatto parte INUTILMENTE del lab donne di zelig. Il mio primo provino per loro risale a giugno 2003, di seguito è partito un “percorso” con loro che al confronto la via crucis sembra una passeggiata di salute!

Feci quel primo provino, ignara di tutto. Ho una formazione teatrale e pensavo che per fare zelig fosse necessario far ridere il pubblico! Il provino andò benissimo e Carlo Turati, uno del team autori, mi disse subito: “a noi interessi molto! Perché non vieni a fare il nostro lab?”
Iniziò così il mio pellegrinaggio Roma – Milano… TUTTO A MIE SPESE! Per fare il quale, lasciavo marito e figlia di un anno… che nel frattempo di anni ne ha compiuti 8!

Nel 2007 mi fanno la grazia di darmi 3 puntate di Zelig Off!!! CAVOLO CE L’HO FATTA!!! – Mi dico. E’ la prima edizione condotta da Teresa Mannino che nel frattempo è stata promossa!!! 

Mi viene fatto sapere, tramite la mia agenzia, che non avrei fatto la prima serata in quell’anno, ma tutte le puntate dell’off successivo! Bene, dico io, va bene lo stesso! Da lì in poi il mistero!!!!

I provini continuano fino al 2009. (l’ultimo anno che mi hanno vista parcheggiare in viale Monza). I complimenti si sprecano, il pubblico è entusiasta, ma niente! Mi vengono fornite motivazioni indirette tipo: “DEVE ANCORA FARE QUEL SALTO CHE CI ASPETTIAMO DA LEI!” fino ad arrivare a “MA C’E’ GIA’ GEPPI CUCCIARI, SONO PIUTTOSTO SIMILI!!!” Geppi, che meritatamente è stata lanciata, era già lì nel 2003 … e ci stava da parecchio!!!!

Perché mi hanno presa al lab???? Boh!!! Viene un sospetto: non sarà che la formula laboratorio, ormai diventata “in franchising”, per cui il pubblico paga un biglietto, è piuttosto redditizia?
Tutto sommato chissene frega!!! Dal canto mio, ho aperto il mio lab al femminile a Roma! BAMBINE CATTIVE! Approdo di quelle femmine comiche che hanno voglia di esprimersi … comprese quelle chiuse nei camerini di zelig! Il 20 settembre abbiamo fatto una serata straordinaria … e c’erano pure Alessandra Ierse, Viviana Porro e Rita Pelusio… perché nel frattempo del buono c’è stato: siamo diventate amiche!!!
Cosa interessante è stata l’intervista di Bisio a Matrix il quale, al conduttore che chiedeva come mai non ci sono donne comiche, lui rispondeva: “Ma… forse… perché non si mettono in discussione!!!”
BISIOOOOOOOOO… NON CI SONO DONNE COMICHE, PERCHE’ LE TENETE CHIUSE PER ANNI A FARE LA MUFFA NEL VOSTRO ANGUSTO CAMERINO!!!! E QUANDO ENTRI Lì DENTRO… INFORCA UN BEL PAIO DI OCCHIALI!!!!!!!
Cari saluti a tutti!
Giulia

 

Giovanni Vernia e i “pacchi” da 7.000 euro

24 Set

Di Gat e Infiltrati Veneti  

I DISASTRI DELLA CONQUISTA DEL VENETO    

 
 
 
 
 

   

Giovanni Vernia alias Jonny Groove

  

L’ultima stagione di laboratorio Zelig in Veneto si è svolta alla Fucina Controvento di Mestre (inizio giovedì 22 ottobre 2009). Non è andata bene. Il luogo, un circolo culturale ARCI, voluto con una certa insistenza da Bananas (l’agenzia di Zelig), probabilmente non era adatto a un evento di comicità in una serata come il giovedì: troppo fuori mano come collocazione (la zona industriale di Mestre), abituato più alla musica live che al cabaret. Risultato: poca gente, problemi anche tecnici (e di riscaldamento in pieno inverno) e infine chiusura anticipata dell’esperienza.  

 Inframmezzato al laboratorio, Bananas ha venduto ai gestori del locale un pacchetto di 3 serate con artisti tutti provenienti dalla prima serata Zelig: Giovanni Vernia (alias Johnny Groove) previsto giovedì 12 novembre 2009; gli Slapsus (26 novembre 2009) e Giancarlo Kalabrugovic (10 dicembre 2009).  (27.09.2010, ore 16.40 circa: aggiungo postuma una precisazione arrivata dagli Slapsus: la loro serata non è stata venduta da Bananas, ma direttamente al locale a un prezzo “abbordabile”. Inoltre hanno un solo pezzo dietro a un paravento, non come affermato più avanti).  

12.11.2010: DESCRIZIONE DI UN BAGNO DI SANGUE  

Dopo l’esibizione di Giovanni Vernia, pagata 7.000 euro, quelle degli Slapsus e di Kalabrugovic sono saltate per ovvi motivi. La serata del 12 novembre ci è stata raccontata da chi era presente e che, al ricordo, prova ancora un senso di tristezza e di indignazione. Ma proviamo a descrivere quello che è successo in presa diretta…  

Sono presenti una cinquantina di persone, ingresso con tessera Arci 15 euro, e questo basta a evidenziare il pesantissimo passivo economico. Ma almeno lo spettacolo (regia di Paolo Uzzi) è valido?  

Giovanni Vernia, vestito da Johnny Groove, sale sul palco accompagnato da Giancarlo Barbara che gli fa da spalla. La gente è venuta a vedere Vernia/Groove, nel cartellone, nelle locandine e nella rassegna stampa Giancarlo Barbara (che ha fatto Zelig nel 2007) non era neanche menzionato!  

Giovanni Vernia fa il suo pezzo televisivo pari pari, senza variazioni, con tutte battute già sentite nella stagione tv replicate al millimetro, senza una virgola inedita, poi esce e lascia Giancarlo Barbara a intrattenere il pubblico.  

Giovanni Vernia torna sul palco come Johnny Groove, fa un altro pezzo (sempre già sentito al millimetro), poi lascia ancora il non previsto Giancarlo Barbara a fare il suo repertorio.  

La terza uscita di Vernia è col personaggio del fratello serio di Johnny Groove, uscita definita da “pollice verso” che suscita appena qualche minima risata (sull’onda del richiamo al personaggio conosciuto).  

Di nuovo Giancarlo Barbara solo sul palco…  

Nell’ultima uscita Giovanni Vernia ritorna nei panni di Johnny Groove e chiude con un pezzo di animazione da villaggio turistico: divide il pubblico in tre parti e fa dire a ogni settore un pezzo dei suoi tormentoni televisivi (e siamo noi, siamo noi, ecc). Giancarlo Barbara lo accompagna alla chitarra.  

Fine dello spettacolo. Totale esibizione di Giovanni Vernia: 15/20 minuti (compresa la parte finale dilungata con animazione sul pubblico). La serata, dai commenti raccolti, risulta molto, molto, molto deludente.  

UN EPISODIO EMBLEMATICO  

È la prima volta che viene raccontato nero su bianco, consultabile, ciò che si dice ufficiosamente da anni: molti comici Zelig non hanno uno spettacolo, vengono venduti a prezzi spaventosamente alti e fanno disastri, fanno flop in giro per l’Italia bruciandosi loro e bruciando la possibilità future di fare ancora cabaret in quei posti.  

Per la prima volta si puntano i riflettori sugli effetti collaterali dell’assurdità tipica di questi ultimi anni: la produzione massiccia di comici che hanno solo i 5 minuti, non hanno uno spettacolo, hanno saltato la gavetta.  

Sinceramente pensavamo che Giovanni Vernia venisse venduto a 1500, massimo 2000 euro (che ingenui) dato che non ha uno spettacolo.  

CI SONO O CI FANNO?  

L’episodio raccontato rafforza ulteriormente l’impressione che i laboratori siano al servizio del business Zelig (vedi post): colonizzare una zona, usare l’evento laboratorio per vendere pacchetti costosi, desertificare il cabaret, consumare i fenomeni del momento per poi mettere nel tritacarne altri fenomeni dalla durata corta.  

Ma business a parte, se guardiamo alla programmazione della Fucina Controvento non riusciamo a capire se ci troviamo di fronte a una grande furbizia o a una grande ingenuità. Ci sono fenomeni che riescono a staccare migliaia di biglietti (come Giacobazzi), ma Vernia sembra più un’operazione “rastrella quel che si può finché dura”. Nessuno di buon senso lo metterebbe a fare da traino al cabaret in un posto nuovo, per fare l’apertura a una rassegna, soprattutto a quei prezzi. Gli Slapsus sono tecnicamente bravi, ma fanno uno spettacolo interamente mimato dietro a un paravento. Kalabrugovic fa ridere, ma non ha uno spettacolo rodato di quelli che sai che spaccano e che attirano folle di gente e che regge la distanza dell’ora. Insomma, la programmazione dei 3 “big Zelig” è stata fatta in modo suicida: se uno avesse voluto affondarla apposta avrebbe fatto le stesse cose.  

Ma il problema è un altro: quanti “spettacoli bidone” (da prodotti creati “in laboratorio”) sono girati in questi anni, quanti ne girano e quanti ne gireranno in futuro?  

Fino a questo momento la cosa è avvenuta in un silenzio totale appena disturbato da un sussurrare in sottofondo. Ora è possibile parlarne. Ne parleremo…  

(Continua…)   

   

La conquista del Veneto: oggi i provini per il lab Zelig di Padova

23 Set
Di Gat e Infiltrati Veneti 

I Minimo

DISASTRI GIÀ SPERIMENTATI

Nella smania di estendere il suo monopolio, Zelig è sbarcato da alcuni anni anche in Veneto cominciando nel 2006/2007 col laboratorio presso il teatro Alcione di Verona (autori Renato Trinca e Laura Magni). C’è stata una pausa di un anno, e la ripresa nel 2008/2009 al glorioso Banale di Padova (autori Federico Basso e Andrea Midena), per proseguire nell’ultima stagione presso le Fucine Controvento di Mestre (autore Federico Basso).  

SI RICOMINCIA, MA IL VENETO…
Oggi 23 settembre 2010 ci sono i provini per la prossima stagione che si terrà al Q Bar di Padova (autore Marco Del Conte). Nel Veneto, come in altri luoghi d’Italia, per non parlare della desertificata Milano (Mecca della comicità gratuita) si stanno sperimentando le solite sensazioni di poca chiarezza, frustrazione, ansia, nessuno sbocco, infinito spreco di tempo, a cui si aggiungono alcune vere e proprie “spremute di sangue”.
Tutto è risaputo: succhiare via più energie possibile, eliminare le attività indipendenti, usare ciò che serve e poi abbandonarlo (vedi post esiste un piano b?). Però in Veneto l’esperienza sembra essere invecchiata precocemente rispetto ad altre zone d’Italia. La stanchezza è maggiore rispetto alla media. La voglia di raccontare è molto alta. Quasi tutti ammettono che il sistema Zelig è una forma di sfruttamento. Solo la mancanza di alternative “costringe” i più a tornare perché non ci sono altri posti (avere un monopolio è fondamentale, vedi post sul rapporto tra laboratori Zelig e business).
I MINIMO: UN CASO EMBLEMATICO
Dal lavoro dei laboratori Veneti è emerso un gruppo: I Minimo che hanno fatto l’ultima edizione di Zelig in prima serata. Un approdo importante, la realizzazione di un sogno, ciò per cui tanta gente impegna anni e anni della propria vita spesso senza riuscirci.
I Minimo si sono divisi dopo neanche un anno dal loro momento di gloria… Non è un risultato da sbandierare nella “propaganda ufficiale”.
Bisogna ammettere che questo gruppo usava una comicità in sottrazione non facile: mimare un pezzo musicale travolgente fingendo di essere stanchi. Inoltre andava a occupare uno spazio che, da le Tutine in avanti, è considerato poco più di uno stacco musicale. I Minimo praticamente si sono bruciati, com’è successo a tanti prima di loro.
LA FRATTURA TRA GINO & MICHELE E GLI AUTORI
Gli autori hanno fatto pressione fino all’ultimo in favore di PerLaMammadiAdo, considerandoli più adatti all’esordio, ma Gino & Michele (o solo Gino Vignali) hanno voluto ostinatamente I Minimo.
È un esempio illuminante di ciò che abbiamo raccontato nel post sulla creazione del dilettantismo: la separazione tra direzione e autori, col mistero su quali siano le scelte, e le decisioni catapultate dall’alto (a dispetto del lavoro fatto). Così gli autori lavorano su un prodotto che non conoscono, su obiettivi di cui non sanno nulla.
LA TRAPPOLA PUÒ SCATTARE ANCORA
PerLaMammadiAdo al posto de I Minimo non avrebbe cambiato molto, la tendenza della dirigenza Zelig è la seguente: un anno di tv, poi tornare a fare laboratori. PerLaMammadiAdo si trova in quella condizione psicologica del “ce l’abbiamo quasi fatta” che induce a tornare. Non a caso l’anno scorso hanno frequentato il laboratorio artistico di Milano (il premio per aver fatto un laboratorio è: fare altri laboratori). Chi conosce la Milano Venezia può immaginare quanto sia impegnativa una cosa del genere: oltre all’impegno creativo gratuito, il massacro degli spostamenti.
Questa è la routine che i lettori del blog stanno imparando a conoscere. Quella de I Minimo è una storia esemplare, ma arriveremo anche a raccontare in modo dettagliato una delle clamorose “spremute di sangue” venete… (basta pazientare fino a domattina).

     

 

Obiettivi dell’intervento a gamba tesa

22 Set

Di Gat

Un intervento a gamba tesa (vedi post precedente) stravolge in modo traumatico il pezzo soprattutto televisivo di un comico e lo obbliga a una riscrittura frenetica. Gli scopi dell’intervento a gamba tesa sembrano essere:

1) Rendere il comico destabilizzato e insicuro, con l’idea che tutto quello che fa può essere messo in discussione in qualsiasi momento da autori, capo progetto e produzione.

2) Rendere il comico frenetico nel tentativo di capire cosa voglia la “direzione”, soprattutto quando la stessa sembra priva di idee definite.

3) Azzerare la creatività, perché l’intervento a gamba tesa ben fatto non distingue le cose buone dalle cattive e avviene contro volontà, quindi provoca un’estinzione dell’entusiasmo creativo. Il far ridere diventa fonte continua di tensione.

4) Mascherare le carenze di chi sta sopra: se io stravolgo il lavoro altrui, ma non do indicazioni definite, se ribalto tutto sull’attore, nascondo le mie carenze nello scrivere pezzi, nello scrivere battute, nella regia. 

5) Dimostrare chi comanda, facendo fare delle modifiche controvoglia, senza che ci sia accordo sul perché si facciano, senza fornire una soluzione. Così ho fatto capire chi è il leader è ho abituato chi sta sotto alla sottomissione.

6) Mettere al riparo la direzione da ogni responsabilità, nel senso che, se si rovescia tutto sul comico, chi sta sopra sarà sollevato dai fallimenti, dai lavori poco professionali. Se l’intervento è distruttivo, chi l’ha subito rimarrà unico titolare del fallimento.

7) Rendere le condizioni ambientali difficili: se il comico subisce continui interventi a gamba tesa, la vita per lui sarà durissima. Da qui dovrebbero emergere i più tosti. L’unico problema è che il punto 3 (azzerare la creatività) porta comunque al rischio elevatissimo di un prodotto medio/mediocre o scadente.

8 ) Impedire a chiunque di mostrarsi “più brillante”. Anche questa è una derivazione del punto 3 e anche del punto 5 (dimostrare chi comanda).

Avete preso nota degli 8 punti? Studiateli e imparate bene l’uso dell’intervento a gamba tesa: è uno strumento utilissimo per chi vuole avere un po’ di potere sul prossimo (solo un po’, magra consolazione della serie “meglio che niente”). Poi, dopo aver reso più tristi gli altri, preparatevi a sprofondare nella tristezza, una volta tornati a casa…

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