Il primo “pentito di fiction”

20 Nov

Per dare uno sguardo più ampio al mondo televisivo abbiamo intervistato una persona che lavora nel mondo delle produzioni tv. La persona in questione disapprova certi metodi, ma non ha ancora le spalle sufficientemente coperte per svelare la sua identità. L’abbiamo chiamato in codice “Pentito di Fiction”. Le cose che ci racconta non contengono fatti o nomi specifici, ma semplicemente una critica generale ad alcuni aspetti del sistema. Cominciamo…

VOGLIAMO PARLARE DELL’USO CHE TALVOLTA SI FA DEI GIOVANI AUTORI?

Okay: determinate case di produzione (di cui non facciamo i nomi per “discrezione”) prendono un gruppo, un’ammucchiata di giovani aspiranti sceneggiatori o scrittori. Li reperiscono tramite scuole di scrittura, conoscenze dirette o anche solo da gente che ha mandato una mail. Dopo di che li mettono a lavorare A COTTIMO (vengono pagati a sketch o a sceneggiatura) senza garanzie di entrate. Infatti è impossibile che un giovane scriva così tanto da riuscire a guadagnare appena decentemente.

QUANTO DURA QUESTA FORMA DI PRECARIATO?

Con questo sistema un giovane aspirante autore/sceneggiatore può rimanere vincolato per mesi e mesi a una produzione, a tempo pieno o quasi. Visto che è inesperto e che ci mette molto a realizzare qualcosa che possa andare in onda, produrrà sempre poco o pochissimo.

COSA SUCCEDE A FINE PRODUZIONE?

Non c’è alcuna garanzia di entrare in un contesto più professionale. Non gli si garantisce una continuità lavorativa perché non c’è, mancano gli spazi. I programmi da fare sono pochissimi. L’inglobare e fagocitare tutti questi giovani fa sì che si crei un ingorgo in cui, poi, nessuno sa più dove andare.

Non è come quando ho cominciato io: l’inizio era sempre malpagato ma, se funzionavi, poi salivi di grado, c’erano delle possibilità, avevi un capo progetto che ti seguiva, ti faceva crescere.

Ora, se vogliamo guardare anche l’intrattenimento in generale, non ci sono qualifiche professionali. Magari a uno che ha fatto per 2 o 3 anni il redattore o l’assistente di produzione gli si dice: “Dai, perché non scrivi per la trasmissione?”

TORNIAMO AL “FAGOCITAMENTO” DEI GIOVANI AUTORI: ALLE CASE DI PRODUZIONE CONVIENE?

Conviene assolutamente, anche se si rischia di devastare un concetto che in Italia è secondario: quello della qualità. Piuttosto che pagare degli autori professionisti che però “costano”, si prendono 2 o 3 autori senior che gestiscono un gruppo esteso di giovani a costo zero o quasi.

ALL’AUTORE QUALIFICATO CONVIENE?

Se l’autore qualificato rimane sulla barca gli conviene, ma con questo sistema (ovviamente) di posti sulla barca ce ne sono e ce ne saranno sempre meno.

IL SISTEMA PRODUCE DI PROPOSITO QUESTA PRECARIETÀ?

Non esattamente: il sistema se ne frega, se ne frega della qualificazione professionale delle persone. Ci si è resi conto che con questo metodo si riesce a risparmiare ADESSO e questo è sufficiente. Non c’è lungimiranza. La produzione vuole portare a casa un prodotto che ha venduto sottocosto, e quindi vuole realizzarlo col minor dispendio possibile.

A FRONTE DI FLOP CLAMOROSI, NON C’È UN RIPENSAMENTO?

Non esiste una statistica che faccia ricondurre la poca professionalità produttiva e autorale a certi flop. Ma sicuramente questo sistema, alla lunga, non può portare a un miglioramento, anzi…

DIETRO L’USO DI STAGISTI O DI STAGISTE POSSONO NASCONDERSI DELLE “ASSUNZIONI MASCHERATE”?

Sì, e può succedere in diversi settori della produzione, non solo nella parte autorale. Adesso l’obiettivo non è la qualificazione professionale. Le scuole di comunicazione o legate al mondo dello spettacolo sembrano basare il loro prestigio sul numero di stagisti piazzati presso le case di produzione, come se quello fosse l’obiettivo finale. Una volta il vanto era dato da quanti trovavano un lavoro pagato.

Per la scuola è fonte di prestigio il numero, per la casa di produzione è lavoro gratis a cui attingere. Ci guadagnano entrambi. I “lavoratori” ci perdono. Una volta il discorso era: “Entro in stage ma prima o poi mi devi pagare!”, adesso: “che bello sono in stage! Fine.” Non c’è più un traguardo.

CAMBIANO I RAPPORTI D’AMICIZIA AL CAMBIARE DELLE GERARCHIE?

L’amicizia è subordinata al lavoro. Nella scelta tra “te lo butto in c*** perché mi conviene” e “sono corretto con te perché sei mio amico” prevale sempre il “te lo butto in c**o”. Questo vale per qualsiasi ambiente lavorativo, la televisione non è esente.

Se uno viene promosso ha più responsabilità ma è anche più vicino alle sfere di potere. Se vuoi guidare una barca devi scendere a compromessi con chi comanda la barca, piuttosto che con i marinai, altrimenti la nave non te la affidano. Da che parte stai? Dalla parte del potere o da chi sta sotto di te? La scelta è ovvia.

QUINDI UNO E’ COSTRETTO A DIVENTARE CONFORMISTA, SERVILE E CAROGNA?

Non sei costretto, ma hai più possibilità se ti allinei con lo schieramento del potere.

I RUFFIANI SOPRAVVIVONO MEGLIO?

Come ci insegna il nostro paese, i ruffiani vengono premiati.

L’ESEMPIO DEL MONDO COMICO: POCHI POSTI E CENTINAIA DI ASPIRANTI…

Ecco, facciamo (per fare un esempio) che ci siano 500 che vogliono entrare e solo 10 posti. Tra gli esclusi ci saranno tantissimi ruffiani il cui “ruffianesimo” non è servito a nulla. Ma tra i 10 prescelti è probabile che la maggioranza siano ruffiani. Se sei un genio come ruffiano hai più possibilità di uno che è un genio come professionista.

Oggi quello che funziona è l’impianto di base: ci sono tante pietanze scarse. Non interessa fare un primo o un secondo fatto bene. È la logica del catering di basso livello: non importa se sostituisci la tartina al salmone con quella al tonno sott’olio in scatola, finché la gente continua a “mangiare” ti va bene.

In realtà ammetto che il concetto che ho espresso sopra è parziale, perché il lavoro si svilupperà, ma a costi sempre più bassi, per cui i lavori “meglio pagati”, saranno disponibili sempre per meno persone.

PARLIAMO DI COME IN PASSATO LE COSE ANDASSERO MEGLIO MA, NEL PRESENTE, COME FANNO GLI AMERICANI (PER ESEMPIO) A SFORNARE A RIPETIZIONE DEI CAPOLAVORI DI FICTION?

Perché quella statunitense è un’industria. Da noi non puoi fare un percorso professionale, non esiste. In America ci sono delle selezioni elevate, magari rimani fuori, ma una volta entrato ti insegnano un mestiere, impari, c’è una catena produttiva basata sulla professionalità. Qua non c’è interesse a creare un’industria.

TU COSA FARESTI PER MIGLIORARE LE COSE?

Farei di tutto per informare le giovani leve sulle reali difficoltà di questo mondo. Poi che ognuno faccia le proprie scelte.

CONCLUSIONE: guarda caso, appena qualcuno scopre il filone del lavoro gratuito cerca di sfruttarlo ad esaurimento. Nel mondo delle produzioni tv l’abitudine è spostata più verso chi sta dietro le telecamere e lo stagismo è un’area di parcheggio, mentre nella comicità si mette in parcheggio (e in uno stage gratuito perpetuo) un numero elevatissimo di comici.

Trascrizione a cura di Nadia

Una Risposta a “Il primo “pentito di fiction””

Trackbacks/Pingbacks

  1. Serial Writers (il concorso) « - marzo 18, 2011

    […] disposti a lavorare per un tozzo di pane. Abbiamo parlato di questa usanza nell’intervista “Il primo pentito di fiction”. Mentre il bunga bunga cabarettistico si fa sui comici, nel campo della “fiction” la […]

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