Archive | dicembre, 2010

Buon Natale…

23 Dic

Buon Natale e un felice 2011 , che sia pieno di sorprese!!!

Il blog va in vacanza.  Continuate a leggerlo anche riscoprendo i vecchi articoli (c’è un sacco di materiale).

Ci si risente a gennaio…

Laboratori e business raccontati dai protagonisti

21 Dic
Il cabaret è moribondo, chi sarà mai stato?

Il blog ha dedicato molta attenzione al rapporto che esiste tra laboratori Zelig e business. I laboratori vengono presentati “ufficialmente” come una palestra, un luogo dove si provano battute, gag e pezzi. Tutte palle, come hanno capito in molti.

I laboratori sembrano una divisione interna di ricerca e sviluppo di Bananas Srl, i cui costi sono scaricati sul groppone dei partecipanti, i quali ne ignorano le finalità (creare un monopolio, spremere ogni energia creativa, tenere i più in uno stato di sottomissione psicologica e di dipendenza su un lungo periodo).  

Ma a volte le analisi esterne non valgono quanto le parole degli stessi artefici delle politiche Bananifere.  

Prendiamo la “Relazione del Consiglio d’Amministrazione sulla gestione chiusa al 31.12.2008.” (Pagina 19 del documento PDF). La relazione si apre con “Signori soci,” quindi è rivolta anche alla inconsapevole Lella Costa e agli altri inconsapevoli soci Vip… Ma vediamo un passaggio significativo:

La decisione di costituirsi anche come agenzia, di divenire coproduttori televisivi; di creare una serie di laboratori divenuti bacino di utenza di nuovi artisti, ha portato ai risultati più sotto esposti grazie soprattutto allo sforzo di tutta la struttura che ha sempre operato all’insegna del risparmio sia ambientale che economico e alla grande passione per il proprio lavoro dedicando tempo oltre il dovuto.

La scena è tipica: un consiglio di amministrazione che si rivolge ai soci, con la giusta soddisfazione per il bilancio florido e per i risultati ottenuti. Questo è legittimo.

Ma guardiamo bene: nell’attività societaria sia l’agenzia, che la produzione tv, che laboratori sono descritti della stessa importanza nella realizzazione dei risultati (che sono 14.855.781 euro di fatturato, 1.300.023 euro di utile, 9.744.851 euro per “servizi”).

È un momento di grande verità. Ma la verità più grande sta in quell’accenno al risparmio sia ambientale che economico. Ci credo: con centinaia di comici che producono decine di migliaia di ore di lavoro gratuito l’anno!

Il passaggio dedicato alla passione e all’impegno (come se fossero una forma di volontariato), visto alla luce del business che ci sta dietro, costituisce una battuta formidabile.

Questo semplice passaggio chiude il cerchio, rappresenta una prova decisiva, la “pistola fumante” su quella gigantesca opera di sfruttamento della manodopera gratuita (e di desertificazione creativa) che sono diventati i laboratori Zelig.

Certo, la relazione assomiglia maledettamente a quella successiva del 2009, come se fosse stata fatta col copia e incolla, ma si sa: i pezzi comici bisogna provarli più volte prima che facciano ridere davvero.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Corrado Guzzanti su SkyUno

20 Dic
Corrado Guzzanti

Uno, il canale basato sull’intrattenimento di Sky, sta facendo “shopping”  reclutando pezzi da 90 dalle tv generaliste (non sembra una canzone già sentita? Quante operazioni mordi e fuggi sono state fatte con questa filosofia? La risposta soffia nell’etere…). La cosa interessante è che da aprile 2011 parte lo show di Corrado Guzzanti pare ispirato al linguaggio della tv satellitare (una roba tipo Sputnik?). Comunque grande!

A settembre c’è pure Celentano: il cartoon Adrian disegnato da Milo Manara… “un set alla Blade Runner e poca biografia. Solo alcune sue canzoni e un messaggio inquietante: “Sono fuggito dal carcere per potervi parlare…” (tipo Alcatraz? Però col protagonista fuggito dal braccio della morte?).

Ma subito, dal 24 gennaio, si inizia con la satira: una striscia quotidiana a pupazzi “Gli Sgommati”. Si andrà a 360 gradi, tra gli autori Paolo Rossi… L’intenzione sarebbe quella di non fare i soliti antiberlusconiani ma di colpire sia a destra che a sinistra (si immaginano battute a raffica su quelli di sinistra che sfruttano i comici e realizzano dividendi da sogno, sai le risate!).

Intanto Dahlia, praticamente l’unico concorrente a Mediaset sul digitale terrestre, è in gravi difficoltà economiche (che sia un caso? Siamo in Italia e chi tocca il duopolio muore? Bah…) Ovviamente ci sarebbe gente che rischia il posto di lavoro (magari la Cortellesi ci farà sopra uno spettacolo dalla parte degli ultimi…).

Scoperta la natura segreta del digitale terrestre su cui ci siamo accapigliati per anni: sono repliche! Rai 4 che l’avevano descritta così innovativa? Sono repliche + qualche film e serie tv nuova. La dirigerebbe anche un salumiere abituato a sistemare le vetrine. Pare non ci sia un euro per produrre (in generale).

Ieri sera il Saturday Night Live Italia ha fatto il 10.55% di share con 419.000 volenterosi spettatori.

Tutto scorre…

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare) 

Quanto vale una quota Bananas?

18 Dic

Dopo aver parlato a lungo dei bilanci Bananas, e dei soci famosi che hanno piccole quote di partecipazione, bisognerebbe chiedersi quanto valgano le  suddette piccole percentuali. Si tratta di qualcosa di marginale, tanto da potersi dichiarare non competenti a parlare delle politiche societarie, oppure costituisce un affare lucroso?

Non ho dati per valutare. Gli unici provengono dagli articoli scritti da Franco Bechis, tra cui uno sulla Gialappa’s: “L’avventura con Gino e Michele è costata qualche migliaio di euro, e rende già benissimo. La quota della Gialappa’s vale, come porzione di fatturato 2008, qualcosina in più di 350 mila euro.”

La Gialappas detiene un 2% di Bananas s.r.l., mentre nel 2008 aveva una piccola quota (non pervenuta) anche in Smemoranda (Gut Edizioni, altra gallina d’oro ginomichelesca). Gut nel 2008 fatturava più di 30 milioni di euro, contro i quasi 15 (14.855.851) di Bananas.

Ora è anche probabile che Smemoranda, pur fatturando di più, sia meno produttiva di Zelig, perché la carta la devi pagare, il tipografo pure, i trasporti anche, non è che gli puoi dire: “Facciamo i laboratori cartacei… vieni a fare 5 anni di Tipografia Off… verresti a fare Stranger in the Camion?…).

Comunque 350.000 euro in un anno (se fosse vero) sono una cifra spaventosa. Se anche la quota Bananas dei Gialappi fosse del 30% e Smemoranda 70% quella zelighiana varrebbe più di 100.000 euro.

Ecco, se fosse così, il principio del “Non sono titolata a parlare di Bananas” espresso da Lella Costa diventerebbe poco credibile. Sarebbe forse anche un incentivo a “chiudere un occhio” perché un conto è un’iscrizione simbolica, una pura testimonianza; un altro è mettere in discussione ciò che ti regala numeri a 6 cifre.

A questo si aggiunge il caso Cortellesi: i 65.000 euro a puntata sono sicuramente meritati, ma rappresentano anche un motivo per non avere troppo da “eccepire”:  se oggi mi schiero in posizione critica verso Bananas, mi brucio la grande opportunità che solo Zelig in prima serata potrebbe darmi un giorno, quando magari decideranno di puntare su di me. La grande occasione non vale solo per il comico che suda e fatica nei laboratori, ma anche per chi è già famoso e che potrebbe essere “consacrato”.

La solita patina grigia che ricopre i “piani bassi” vale anche per chi ha raggiunto l’indipendenza economica e la libertà artistica? Forse…

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno le deve fare)

Bologna Ride (il libro)

16 Dic

 Bologna Ride è un interessantissimo volume sulla storia della comicità bolognese, scritto da Eraldo Turra (il più in carne dei Gemelli Ruggeri) e dal giornalista Lorenzo “Larry” Arabia. Minerva Edizioni – 414 pagine, 25 euro ben spesi.

Leggendolo si rimane stupiti dalla profondità del lavoro fatto. Si tratta di una vera e propria enciclopedia, con una ricchissima galleria fotografica, piena di racconti, di testimonianze dei protagonisti e di documenti d’epoca.

Si comincia ai giorni nostri quando i due autori scoprono che esistono ancora i vecchi locali della leggendaria osteria delle ‘Dame’, evento che fa nascere l’idea del libro. Poi inizia il viaggio a ritroso nel tempo, a partire dai primi cabaret a traino dell’ondata milanese, racconto che si incrocia con quella Parigi Minore, quella Bohème confortevole cantata da Guccini che costituiva una scena vitalissima dal lato umano e da quello culturale, in cui anche le stravaganze, i “personaggi strani”, le follie venivano integrate nel modo di ridere alla bolognese e diventavano a modo loro intrattenimento.

Come scrive Lucio Dalla nella prefazione, adesso Bologna si è leggermente “depressa”, subisce il suo declino. Ma nel descrivere come questa città abbia dato un suo contributo a quasi tutto quello che di buono c’è stato nell’arte di far ridere, uno non sa da dove cominciare.

Forse comincerebbe dagli Skiantos di Roberto Freack Antoni, inventori del rock demenziale, precursori di Elio e Le Storie Tese (o, se preferite, senza i quali Elio e le Storie Tese non sarebbero mai nati).  Ma c’è anche Andrea Mingardi che, sulle orme di Frank Zappa, esce dal “cantato” e si inventa la performance musicale/cabarettistica con valenze che diventeranno soul e funky.

Oppure si può cominciare dal Gran Pavese, che ha tracciato la strada verso la forma di maggior successo del cabaret televisivo in prima serata: quella del varietà. Il Gran Pavese era una spanna sopra tutto  quello che si vede adesso (fortuna delle cose che nascono spontaneamente e alimentate da gente di talento) e nasceva proprio dall’amore per il varietà, per il palco su cui può succedere di tutto, sotto la guida del più improbabile  e parolaio dei conduttori: Patrizio Roversi.

Patrizio Roversi e Vito
Patrizio Roversi e Vito

Oppure si può citare il Costipanzo Show, fortunatissima parodia live del talk show televisivo guidato dall’immarcescibile Duilio Pizzocchi, in cui tra l’altro si è fatto le ossa (e i muscoli e la ciccia) Giuseppe Giacobazzi.

Forse uno dei contributi migliori bolognesi è stato la parola “sfigato” (sfighè) che in breve ha conquistato l’Italia e ha consentito di risparmiare su un’infinità di locuzioni tipo “uomo che dalla nascita è perseguitato dalla malasorte…” Scherzi a parte, la stagione è stata lunghissima e gloriosa, con l’aggiunta anche di molti che sono in qualche modo diventati bolognesi d’adozione.

I nomi sono tanti: Gigi e Andrea, Mario e Pippo Santonastaso,  I Gemelli Ruggeri, Malandrino e Veronica, Stefano Nosei,  Giorgio Comaschi, Giovanni Cacioppo, Vito, Antonio Albanese, Enzo Iacchetti, eccetera, eccetera.

Insomma, per sapere tutto bisogna leggersi il libro. Però la mente non può che tornare a una serata all’osteria delle ‘Dame’… Guccini è a un tavolo e sta giocando a carte, non ha voglia di cantare questa sera, Gigi e Andrea provano il loro spettacolino, Lucio Dalla passa da quelle parti assieme a Paolo Conte e improvvisano qualcosa sul palco. Okay, non è successo la stessa sera, è successo in sere diverse, ma è la magia del passato, un passato glorioso e ripetibile, che torna tutte le volte che viene raccontato…

Quante cose si possono fare con 40.000 euro?

14 Dic

Ovvero: dove tagliare quando si taglia?

Tra meno di un mese riprendono le registrazioni di Zelig prima serata (celebrazione solenne del rito comico). Al posto di Vanessa Incontrada  ci sarà Paola Cortellesi, con un cachet a puntata ritoccato verso l’alto: pare quasi 65.000 euro a puntata al posto di 20.000.

Ipotesi: è probabile che quei circa 45.000 euro (arrotondiamo per difetto: 40.000) vengano “risparmiati” tagliando da altre parti.

Inoltre: è possibile che la prossima edizione di Zelig Off subisca dei robusti tagli al budget, per allinearsi alla media di una seconda serata Mediaset.

Siamo in epoca di calo di ascolti, il digitale terrestre avanza (con una lentezza esaperante), difficile pensare che tornino i budget degli anni d’oro. In questo caso l’ingaggio della Cortellesi sembra in controtendenza.

Ora ammettiamo che tutto questo sia vero, che ci siano meno soldi: in tal caso dove si taglierebbe? Ovviamente dove è più facile: nella parte dei cachet dei comici (quelli meno protetti) e in quella autorale. Lì è più facile.

Tremonti è famoso per i tagli orizzontali (tipo: un 10% su tutto). Bananas forse preferisce sfoltire dal basso (dove siamo in tanti) e aumentare verso l’alto (dove sono in pochi).

Ma con 40.000 euro a puntata cosa si potrebbe fare? Si potrebbero pagare 40 comici a 1.000 euro lordi a puntata; Ne uscirebbe fuori un’intera sitcom low budget  (da 24 minuti) per la fascia preserale; Si potrebbero pagare 20 autori a 2.000 euro lordi a puntata (sai quante battute su Claudio Bisio calvo verrebbero fuori), eccetera, eccetera. 

(A cura di Alex) Ananas Blog: è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare

Lella Costa non concede l’intervista su Bananas

14 Dic
Lella Costa

Lella Costa, contattata tramite agenzia, ci ha fatto sapere di non voler rilasciare un’intervsita sulle politiche Bananas. Il motivo è che, avendone una quota puramente simbolica, non è titolata ad affrontare l’argomento. Anche se, a dire il vero, l’obiettivo era proprio quello di avere un punto di vista “esterno”. 

La motivazione è comunque comprensibile. Inoltre Ananas Blog non è certo una “testata prestigiosa” e l’intervista si presentava (volutamente) con toni polemici verso le politiche Bananas (vedi post riassuntivo). Non insistiamo, tenteremo comunque di contattare gli altri “soci famosi”, sempre seguendo i canali usuali, sempre preannunciando che si andrà a parlare di temi scottanti. Senza insistere in caso di rifiuto. 

Poi uno si fa le sue “fantasie”, magari continua a veder confermata quella patina di grigio che si stende su Area Zelig 51, che è uno dei luoghi più misteriosi d’Italia, legato paradossalmente a uno dei loghi più famosi (un po’ come se la Nutella fosse prodotta in un bunker sotterraneo…)

Roberto Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Tre Alici nel Paese delle Meraviglie

12 Dic
Paola Cortellesi Vanessa Incontrada Michelle Hunziker

La bravissima Paola Cortellesi sostituirà Vanessa Incontrada (che a sua volta aveva sostituito Michelle Hunziker) nella conduzione di Zelig al fianco di Claudio Bisio.

Ma tre donne, così diverse tra di loro, alla fine avranno sicuramente un punto in comune: quello di aver attraversato l’esperienza Zelig senza sapere della bassa macelleria che avviene “dietro le quinte”, anche se Vanessa Incontrada qualche sofferenza sembra averla patita (vedi post e discussione relativa, con la “questione delle guaine” mai risolta).

Quando un ospite vip arriva in un ristorante gli si fa vedere la sala di lusso, non certo le cucine dove si fanno cose che farebbero passare la voglia di mangiare.

Paola Cortellesi ha portato in scena il monologo “Gli ultimi saranno ultimi”, storia di una donna che viene licenziata appena prima del parto. Si tratta di un’opera teatrale dalla parte degli ultimi, contro la precarietà nel mondo del lavoro.

È probabile che Paola Cortellesi non saprà mai che il gruppo per cui collabora ha inventato una precarietà per certi versi peggiore di tutte quelle che infestano il mondo del lavoro, quelle che lei ha inteso denunciare.

Non saprà, per esempio, che la precarietà Zelig è estesa ampiamente a quelli che non lavorano, che però possono andare avanti anche 10 anni a produrre “manodopera gratuita” per Zelig, senza ricevere nulla o quasi in cambio (vedi link un anno con Ivan Zeligovic). Non saprà del tritacarne dei provini e dei laboratori, vero gioco al massacro in cui le speranze vengono convertite in una incertezza infinita.

Michelle Hunziker ha fondato (assieme all’avvocato e onorevole Giulia Buongiorno) l’associazione Doppia Difesa (vedi link), che ha lo scopo di “aiutare tutti coloro che hanno subito sul lavoro o fra le pareti domestiche discriminazioni, violenze e abusi”.

Doppia Difesa si occupa anche di mobbing definito come: “…una situazione di pressione psicologica sul luogo di lavoro esercitata attraverso condotte sistematiche, durature ed intense, da parte del datore di lavoro…”.

Quello di Bananas non è mobbing poiché non si applica a dipendenti, ma per certi versi è anche peggiore perché chi lo subisce non è neanche stipendiato. Così le prime righe della definizione di mobbing si attagliano perfettamente alla politica zelighiana poiché esistono sia la pressione psicologica (spinta a livelli parossistici), che l’esercizio sistematico, duraturo e intenso.

È probabile quindi che la Hunziker non saprà mai di aver lavorato per un gruppo che praticava e pratica tuttora una forma bizzarra e prolungata di precarietà basata sull’ansia e sulla mancanza di informazioni, talmente particolare che è difficile da descrivere e di cui si è parlato per la prima volta solo in questo blog.

In conclusione tre Alice nel paese delle meraviglie di cui hanno visto (o di cui vedranno) solo le cose spettacolari e non gli orrori.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Partirà Central Station 3, speriamo che…

10 Dic
Central Station so cool

Partirà una nuova edizione di Central Station, la trasmissione più cool del panorama comico italiano. I provini si terranno il 13 e 14 dicembre presso il Teatro Blu di Milano, in via Cagliero 26…

… Come se, dopo l’abbuffata di laboratori, provini ed esposizione televisiva che c’è stata nel corso degli ultimi anni, ci fosse ancora bisogno di fare provini. Ormai chi frequenta l’ambiente dovrebbe conoscere a memoria  le caratteristche di tutti i comici sulla piazza, anzi dovrebbe essere in grado di recitare il loro repertorio al contrario, stando a testa in giù mentre con una caviglia fa ruotare un anello da giocoliere.  

Però non facciamo polemiche, in bocca al lupo perché il progetto prosperi e si espanda.

Avevamo dedicato un post ad alcuni comportamenti non proprio trasparenti della precedente edizione (leggi Le strane convocazioni di Central Station). Così ci auguriamo che nel futuro:

1) non si vedano più i contratti/porcata che recitano: “farai delle puntate ma non ti diciamo quante”, autentica mancanza di rispetto dell’artista e modo squallidissimo di tenerlo sotto pressione emotiva.

2) che le convocazioni non vengano fatte a pochi giorni dalla registrazione, spesso obbligando il comico a chiamare lui. La cosa, nella precedente edizione, ha toccato effetti addirittura peggiori della famigerata usanza Zelig della convocazione al Giovedì per registrare al lunedì, autentico strumento di controllo emotivo bananiano che tanto dolore ha provocato alle persone.

3) che non sia un laboratorio per Colorado mascherato da trasmissione indipendente (fatto col “dinero” di Telecom, cioè di un’azienda concorrente a Mediaset, ma si sa, siamo in Italia…). Che quindi non ci sia il meccanismo per cui chi è stato preso per Colorado si sa già in anticipo, mentre chi non interessa “vince” una stagione di laboratorio Colorado a proprie spese, pur sapendo che non verrà preso.  

4) che il giorno di registrazione non sia al venerdì, giorno caldo per il live. Vabbè che il mestiere del comico sta diventando un dopolavoro, che gente interna alla produzione ignorava che il venerdì è giorno forte per il live, però sarebbe uso registrare le cose comiche inizio o metà settimana.

5) che ci sia un piano di produzione in cui uno sa quando registrerà, così si tiene libero per quei giorni e quando non registra si può fare gli affari suoi (che la vita è breve e Central Station non può sequestrarti per mesi).

Se si eviteranno queste cose allora andrà tutto bene. Altrimenti si diffonderà l’idea della “ciulata”, dei giochi già tutti fatti, dello sfruttamento, eccetera, eccetera.

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

Alla ricerca dello sketch perduto…

9 Dic
Marcel Proust

Sto raccogliendo, direttamente dagli interessati, i motivi per cui uno va a un “laboratorio televisivo” pur avendo intuito che si tratta di una bufala o quasi, pur sapendo che è diventato un terno al lotto con pochissime possibilità di vincita.

Nell’elenco c’è un po’ di tutto. E’ impossibile sapere se si tratti di motivi veri o di giustificazioni per non ammettere di essere stati in qualche modo raggirati.

Però leggendo Alla Ricerca del Tempo Perduto (nel primo volume, “Dalla parte di Swann”) mi sono imbattuto in una citazione che potrebbe rappresentare bene lo stato esistenziale di qualcuno loro:
 
“Sei un’acqua informe che scorre secondo il pendio che le si offre, un pesce senza memoria e senza capacità di riflettere che, fin quando vivrà nell’acquario, urterà cento volte al giorno contro il vetro, continuando a scambiarlo per acqua.”
 
Qui bisogna inchinarsi al grande scrittore. Sono parole che Swann rivolge a Odette de Crécy, nel periodo in cui il suo amore per lei sta diventando “non operabile”.
Però l’immagine del pesce che continua a sbattere contro le pareti dell’acquario è terribilmente efficace.
Poi ognuno può continuare a dire “questa è acqua” oppure “questo è vetro”.
 
Roberto Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)
 
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