I motivi per cui Aldo Giovanni e Giacomo dovrebbero…

3 Dic
Aldo Giovanni e Giacomo

Il Blog ha riassunto il “lato oscuro” delle politiche di Bananas s.r.l. e pubblicato un elenco dei “soci famosi”. Dando per scontato che questi soci non siano a conoscenza del sopraccitato lato oscuro, stiamo ipotizzando, per ognuno di loro, i motivi di un eventuale disagio.

Dopo aver parlato degli ipotetici motivi di disaccordo di Lella Costa, Enrico Bertolino, Paolo Rossi, passiamo ad Aldo Giovanni e Giacomo (Cataldo Baglio, Giacomino Poretti, Giovanni Storti) che hanno complessivamente il 3% delle quote di Bananas srl.

1) Come per gli altri c’è un motivo principale: quelle di Bananas sono politiche poco trasparenti, non molto corrette, che tendono a creare una precarietà diffusa e inusuale.

2) Aldo Giovanni e Giacomo hanno fatto una lunga gavetta, ma in un periodo in cui c’erano alternative, in cui per esempio Mai Dire Gol poteva fare da traino alla grande popolarità, al contrario della situazione attuale in cui si pensa che, se stai sulle scatole a Zelig e non hai i pezzi per Colorado (o viceversa), sei finito.

3) E’ difficile immaginare Aldo Giovanni e Giacomo che non danno certezze ai loro collaboratori, che tengono i loro colleghi “sulla corda” per anni e anni senza dare loro risposte. Probabilmente non  farebbero mai cose simili, la ditta di cui sono soci però lo fa. E’ la famosa empatia di cui in questi anni sembrano scomparse del tutto le tracce.

Tutto qui? Sì tutto qui… ed è sufficiente.

Operazione Trasparenza: è una sorta d’inchiesta che vuole cercare di far luce su uno dei luoghi più misteriosi del mondo dello spettacolo: Zelig/Bananas (o se preferite Area Zelig 51). In questo caso si tratta di informare i soci “vip” delle politiche più nascoste di Bananas. In seguito cercheremo di intervistarli uno a uno per conoscere la loro opinione a riguardo.

LEGGI: La mail informativa inviata ai soci Bananas:

All’attenzione di …

Le inviamo questa lettera in quanto socio di Bananas s.r.l.

Ananas Blog (www.ananasblog.wordpress.com) blog di analisi del “sistema comicità” italiano, ha condotto una serie di inchieste approfondite sui metodi di Bananas riguardo soprattutto l’utilizzo e lo sfruttamento della “manodopera gratuita”.

Si tratta di metodi a nostro avviso discutibili di cui forse non tutti i soci sono a conoscenza.

Un riassunto:

1) Bananas, sui comici, sembra perseguire un ampio sfruttamento della manodopera gratuita (circa 25.000 ore di impegno l’anno, una cifra enorme). Questa manodopera costituirebbe sia una riserva di materiale da usare in televisione, sia un modo di mantenere il monopolio.

2) Il cardine dello sfruttamento sono i laboratori, che sembrano essere una divisione di ricerca e sviluppo interna (quindi integrata nel business Bananas) ma alimentata da gente esterna e non contrattualizzata (i comici).

3) Il metodo con cui sono gestiti i laboratori sembra avere la finalità di far rimanere le persone più a lungo possibile (5, 6, 7, 8, 9, 10 fino a 11 anni) sfruttandone al massimo le energie creative e il tempo.

4) Il metodo di gestione si baserebbe sul semplice meccanismo di non dare mai risposte e di stendere una patina di mistero sulle scelte artistiche, negando all’attore comico il diritto a essere informato. Così continuano a frequentare Zelig anche quelli che non interessano, che rimangono e non vanno da altre parti ad alimentare la concorrenza.

5) Sembra un’abitudine costante quella di far trapelare a un comico la notizia che è stato preso, è stato quasi preso, l’anno prossimo farà tutte le puntate, quando poi la cosa si rivela non vera. È un metodo che ha tutte le caratteristiche della manipolazione, e che sembra finalizzato a far rimanere le persone.

6) La macchina da provini e laboratori tiene impegnato e in fibrillazione il comico per tutto l’anno: partendo dai provini per il laboratorio Zelig, fino all’attesa per le convocazioni per Zelig prima serata, ci sono almeno una dozzina di passaggi! È quasi un lavoro a tempo pieno.

7) I laboratori Zelig avvengono di fronte a un pubblico pagante, sono finalizzati alla creazione di una trasmissione televisiva che ha introiti elevatissimi.

8 ) Eppure non viene riconosciuto alcun rimborso ai comici, anche se contribuiscono col loro impegno a un’attività molto florida.

9) spesso il comico si sottopone a spostamenti che comportano spese molto elevate (calcoliamo circa 1.500 euro per 10 serate di laboratorio, per chi fa il tragitto Mestre/Milano, tra pedaggio e costo chilometrico).

10) Tra convocazione alle 17, prove e serata davanti al pubblico pagante, un laboratorio (esclusi spostamenti) può tenere impegnato un comico anche 8 ore, eppure non gli vengono riconosciuti neanche i giorni di “prove teatrali”.

11) I comici spesso frequentano più di un laboratorio l’anno, talvolta 3, 4 o 5 (una sorta di nomadismo).

12) I comici vengono spesso chiamati e partecipano (sempre a loro spese) in posti dove la serata di laboratorio ha un cast debole (fanno in pratica da tappabuchi). Spesso fanno materiale di repertorio, ripetono lo stesso pezzo all’infinito, vengono cioè usati per scopi diversi da quello dichiarato (che sarebbe quello di migliorare).

13) Sembra esista una frattura irreparabile (o una distanza enorme) tra gli autori e chi prende veramente le decisioni. Il lavoro autorale spesso è insufficiente, anche per l’elevatissima quantità di comici coinvolti (in totale quasi 300).

14) L’insieme di pratiche sembrano portare alla creazione di una precarietà nettamente peggiore di quella che si applica nel mondo del lavoro, dove il lavoratore precario almeno è pagato, poco, ma è pagato. La precarietà sembra molto, ma molto più intensa rispetto a quella in cui versa il mondo dello spettacolo.

15) La grande quantità di comici messi sotto pressione, l’impegno costante che dura anni e anni, la mancanza di risposte, tutte queste cose sembrano creare un clima di insicurezza, incertezza che porta alla paura di esprimere anche solo semplici osservazioni critiche. La dirigenza Bananas sembra essere percepita (magari a torto) come crudele, capricciosa, vendicativa. La paura principale è quella di non lavorare più, non essere più chiamati, essere messi all’indice, subire ritorsioni.

16) L’inflazione di laboratori (lavoro gratuito) sembra aver contributo alla gravissima crisi del live e prodotto, a cascata, un abbassamento della qualità generale: tantissimi comici buttati nel sistema senza aver fatto la giusta gavetta (numero di comici che si dilata sempre di più grazie alla politiche raccontato in questa analisi riassuntiva). Le stesse carriere televisive tendono a invecchiare precocemente: infiniti sacrifici, poi un anno di tv e poi si torna a fare laboratori.

 L’Amministratore di Ananas Blog Roberto Gavelli

 Suggeriamo una lettura approfondita del blog, e segnaliamo comunque alcuni articoli:

https://ananasblog.wordpress.com/2010/05/20/zelig-la-creazione-artificiale-dell%e2%80%99ansia2-un-anno-con-ivan-zeligovic/ 

(Il racconto di come Zelig impegni un comico tutto l’anno)

https://ananasblog.wordpress.com/2010/09/13/i-laboratori-sono-il-cuore-del-business-zelig/

(Un’analisi del rapporto tra laboratori – lavoro gratuito – e business).

https://ananasblog.wordpress.com/2010/09/25/una-mail-da-giulia-ricciardi/

(Un racconto emblematico, in prima persona, di come la frequentazione dei laboratori duri anni e anni a spese del comico)

https://ananasblog.wordpress.com/2010/10/20/la-soluzione-dei-rimborsi-spese/

(i motivi per cui i laboratori Zelig dovrebbero riconoscere un rimborso spese ai comici)

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