Benvenuti in Zeliglandia…

30 Apr

Omar Bashuner è un giornalista/critico di origini francesi. Ci ha mandato un lungo saggio su quel mondo triste, ripetitivo, conformista, poco artistico e tanto commerciale che lui stesso ha denominato Zeliglandia. Si tratta di un paese in cui molti vivono a loro insaputa. A volte vi ci hanno portato senza dirvi di cosa si trattasse. Ananas Blog

ZELIGLANDIA

Quando hanno per le mani energie pure, talenti, non se li fanno certo scappare: attenzione però al percorso prestabilito. A scadenza annuale, dopo aver fato il pieno di “promesse” per il loro inesauribile vivaio (grazie ad un eccellente sistema di reclutamento degno della più alta ingegneria liberal capitalista), questi “consorzi della risata s.p.a.”, sono arrivati a rappresentare i veri Baroni del genere comico in Italia. Oggi non c’è luogo nel nostro paese che non veda Zelig come obiettivo ultimo, si è quasi convertito in acronimo di risata. Sommo traguardo magari di una lunga carriera, fatta di tanta fatica e gavetta è però un sistema che comincia a scricchiolare.

Del resto non ci si deve stupire quando si abbraccia un sistema a regole liberalcapitaliste è legittimo goderne il periodo di boom, così come è conseguente prevederne il crack. Se mi si consente noto un certo parallelismo quando si risponde ad ogni imbarazzante critica all’attuale governo, con frasi del tipo “non si può certo lasciare la scena alla sinistra”. Oramai Zelig è il “riferimento” primo, assoluto, unico incontestabile perchè in passato ha certamente sfornato fior di artisti, illusionisti  o cabarettisti con la C maiuscola. Altri tempi. Ma oggigiorno è difficile imaginare un panorama cabarettistico senza Zelig. E sicuramente c’è chi non ne ha l’interesse.

È ovvio che quando parlo di “scricchiolare” non mi riferisco certo a conti correnti vari. C”è più d’un però in questo sistema manageriale “a pioggia” in cui gli artisti puri appartengono all’ultimo anello della catena (per intenderci quelli che con il loro lavoro gratuito mantengono loro i “datori di lavoro”). Spesso e volentieri l’artista non vede rispettata la propria creatività artistica, né ha garantito ingaggio o rimborso spese alcuno, abbagliato da un futuro da “harem coranico”. La logica dello “stage” o, per dirla all’italiana, “dell’apprendista” è la prassi come sistema forza-lavoro.

Io ho frequentato, visto e conosciuto ragazzi che “lavorano” in questo ambiente ed è davero deprimente vedere bravi e onesti lavoratori, con già alle spalle esperienze da vendere, che dinnanzi alle logiche televisive sono costretti a soccombere alle gerarchie di un feudalesimo commerciale che nulla ha a che vedere con l’arte. Dover soffrire per questa “dittatura mediatica” significa che possono capitarti due cose: se ti va male vieni letteralmente derubato e, quando ti va bene, sei “spolpato” da autori, aiuto autori, pseudo registi, organizzatori di scaletta, sponsor e quant’altro per essere poi ricostruito ad immagine e somiglianza del comico “tipo” pre confezionato, inodore, insapore “defraudato della sua energia inziale” e pronto per essere mandato “in onda”.

E comunque si deve anche ringraziare per l’esperienza ricevuta. Ciò che mi risulta paradossale è che in quegli ambienti si specula molto sulla capacità o meno dell’artista di far ridere prescindendo dal contatto col pubblico in carne ed ossa. La tristezza incombe profonda quando sovente si assiste a questi “laüratüri del ghe pensi mi” (i “nuovi baroni” della comicità) che si permettono il lusso di giudicare, sindacare e nel migliore dei casi “consigliare” i “segreti” della comicità.

Una volta acquisita in anni di esperienze “sul campo” qualche regoletta per comprendere il perchè si ride  (e sì che bastava sfogliare un breve saggio della Olbrecht e della Tyteca degli anni ’70), il limite di chi “laüra e basta” è proprio quello della presunzione di saperla tutta, dimenticando un piccolo particolare: se analizzando il comico si possono certamente evincere regole certe (quasi matematiche direi), non è altrettanto valido il sillogismo mediante il quale quelle stesse regole siano sempre infallibili al fine di provocare l’effetto comico. Per dirla in due parole l’effetto comico non è sempre garantito da queste “leggi” in modo replicabile. Anzi, spesso è soggetto a variabili sociali, culturali, ambientali o addirittura impreviste e questa prerogativa di sapere interpretare il “gusto” o l'”habitat umoristico” del pubblico è di chi sa ascoltare, “annusare”, sentire chi ha davanti, dell’artista toutcourt. Ovvero proprio quegli stessi artisti, manipolati, vivisezionati e poco rispettati.

Un po’ difficile pensare che i gusti o sensazioni del telespettatore possano attraversare lo schermo della tv e far sentire a chi recita davanti una telecamera alcuna “vibrazione”. Più che “comicità”, la parola adeguata è: “marketing”. Più che “gradimento” la parola adeguata è: “odiens”. “Questo piace, questo no”, “questo fa ridere” e “questo no”,  “questo è un tempo morto”, “il colore rosso o il giallo non va bene” o magari “quest’anno dobbiamo fare l’occhiolino a questo o quel gruppo” sono frasi che spesso si sentono proferire da questi “professori della nuova comicità” senza cattedra ma con molto, troppo potere.

Nel mondo della “comicità” oggi in italia chi guadagna è il manager, nuovo artista a tutti gli effetti, capace di affabulare e rigirare quattro efficenti e semplici regolette, funzionanti quanto basta per tirare avanti la carretta da un giro di affari da S.p.a.. Chi li potrebbe biasimare? Quello che però lascia perplesso non è certo il fruttuoso business, quanto una serie di osservazioni che scaturiscono dal paragone tra quelle società con qualche anno in più (diciamo secoli) di percorso capital-liberista, come le anglosassoni. E non mi riferisco solo al maggior rispetto per gli artisti. Sono stato e ho anche vissuto in quegli ambienti e devo dire che se certamente da latino mi posso essere trovato un po’ come un pesce fuor d’acqua ho osservato molto.

Ho notato come la comicità sia un elemento che viene “dal basso”, dettata dalla creatività popolare più che di lobby che obbligano l’artista a determinate sovrastrutture o contenuti. E che dire poi degli spazi? Ma soprattutto, e non è un particolare, quando si lavora, si viene pagati. Infine quando non funzioni più, anche se ricopri alti incarichi,  vieni silurato. È d’altro canto certo un po’ singolare questo liberismo di co/asa nostra, che ha il grande merito di conciliare i lati oscuri di un sistema con quelli opachi dell’altro. Ma forse, nel mondo di Zeliglandia, quando anche da casa si comincia a borbottare su quello che si vede in tv, c’è chi lo vede come un brutto e chi come un buon segno.

Omar Bashuner

19 Risposte a “Benvenuti in Zeliglandia…”

  1. Emme Maggio 1, 2011 a 11:43 am #

    Mah… mi sembrate un pò la demagogia fatta a persona. Dibatti, opinioni, liti… Mi sembra che facciate più tv voi qui, che Zelig.
    Comunque, anonimo, se lo dici tu…mi nutrirò del vostro sapere! ;)Io comunque ho fatto la scuola di teatro forse migliore d’italia. e l’arte, prima o poi, la devi monetizzare. ma magari la penso solo io così, tu no, eh… percarità… tu vivi d’aria, perchè no? 😉

    • ananasblog Maggio 1, 2011 a 3:14 PM #

      >Io comunque ho fatto la scuola di teatro forse migliore d’italia
      Emme, a questo punto non ti seguo più: al quarto intervento riveli di aver fatto la scuola di teatro migliore d’Italia, però in precedenza trovi normale che con qualche consiglio si salga già sul palco e poi, magari, si finisca in tv. Senza un programma didattico, senza un tirocinio. In “nero” e senza garanzie. Le due cose sono in contraddizione. I tuoi insegnanti prestigiosi non è che ti hanno trasmesso dei grandi valori.
      L’A

    • Anonimo Maggio 1, 2011 a 8:34 PM #

      Io vivrò d’aria..potrei essere anche una scoreggia fluttuante, ma ti assicuro che sono più coerente di te. Tu cerchi di salire su di un carro dei vincitori con la speranza futura di monetizzare. Fanno bene a sfruttare persone che tendono a mungere il loro feudo.

      • Emme Maggio 2, 2011 a 1:19 PM #

        boh. Anonimo, non ti capisco. Se facessi il calciatore vorrei giocare nel Barca. mi sembra normale, no? magari mi accontenterei anche di militare nel Rocca Pepe, per carità, ma il mio sogno resterebbe sempre quello di giocare lì. Non so se sono coerente, ma quanto meno tendo a non essere ipocrita.
        Comunque vabbè…

        Ananas , quando avrei detto tutto ciò? ” però in precedenza trovi normale che con qualche consiglio si salga già sul palco e poi, magari, si finisca in tv. Senza un programma didattico, senza un tirocinio. In “nero” e senza garanzie”.

        • ananasblog Maggio 2, 2011 a 1:52 PM #

          >Ananas , quando avrei detto tutto ciò? ”

          Ciao Emme. Si evince da ciò che dici nel tuo primo commento. Dici che hai portato un pezzo impresentabile e che, con qualche consiglio e un po’ di lavoro è diventato presentabile, fa ridere, si è triplicato il repertorio, fai le aperture a quelli famosi, eccetera. In cosa è consistito questo lavoro? L’ipotesi è che al massimo ti hanno dedicato mezz’ora a volta. Ci sono 15 comici, le convocazioni sono alle 17, si prova fino alle 20, 3 ore diviso 15 fa meno di 15 minuti a testa. Insomma, in un tempo così breve ti hanno fatto un corso intensivo? Che tecniche hanno usato? Puoi fare un esempio? A chi fai le aperture? Una storia di successo va raccontata, se è così reticente vuol dire che non è proprio vera. Mancano i dettagli e sembra finta.
          L’A

          • Emme Maggio 2, 2011 a 2:56 PM #

            ahah! Storia di successo? breve il tempo di un anno? il mio sottotesto vuol dire tutta quella roba lì che hai evinto tu? falsa la mia storia?
            Ma perchè?
            ma leggi quello che scrivo io, o quello di un altro? ma cosa metti in bocca alla gente?
            vabbè, ho capito. vuoi avere ragione tu.
            ok Zelig è una merda e gli autori fanno cacare e i comici sono sfruttati contro il loro volere.
            sai che me ne frega a me. Adios. 😉

            • Emme Maggio 2, 2011 a 3:13 PM #

              anzi, guarda, la “tecnica” usata dagli autori è stata quella delle sette stelle di hokuto, il tempo dedicatomi è stato di 8 minuti e 34 sec. netti a giornata. e su quest’ultima cosa sono severissimi, eh? allo scattare del 35 secondo, ti danno un calcio in culo e sotto un’altro!
              Scusa, ananas, non ti offendere, ma vi prendo in giro perchè , a sto punto, è l’unica cosa da fare 😉

              • ananasblog Maggio 2, 2011 a 4:26 PM #

                >anzi, guarda, la “tecnica” usata dagli autori è stata quella delle sette stelle di hokuto

                Emme, è sempre un piacere conversare con te, però ritengo tu sia abbastanza dentro Zeliglandia. I sintomi ci sono tutti. Il primo è l’incapacità di rispondere a domande dirette. Ti ho chiesto a chi fai le aperture (e cambi discorso) ti ho chiesto quanto tempo ti è stato dedicato (e cambi discorso). Il secondo sintomo è il terrore di esporsi, pur schierandosi da parte dell’infinitamente più forte. Ora, se io avessi avuto un’esperienza così miracolosa la racconterei ai 4 venti, mi esporrei, diventerei una “pubblicità vivente” del percorso didattico zelighiano, con nome e cognome e indirizzo mail. Se facessi le aperture a comici professionisti, sarebbe la prima cosa che dichiarerei. Direi chi sono questi comici (non so, faccio le aperture a Daniele Raco, per fare un esempio, di bravo monologhista), lo metterei nel curriculum e in qualsiasi mia presentazione.
                Le ipotesi sono tre: a) il racconto è farlocco, quindi non si possono svelare i dettagli sennò apparirebbe quello che è b) il racconto è parzialmente farlocco, quindi non se ne possono svelare i dettagli perché mostrerebbe le sue crepe c) hai paura di esporti, quindi ci sei dentro (in Zeliglandia)
                L’Amministratore

          • Andrea Maggio 2, 2011 a 3:08 PM #

            Il mio commento era finito in fondo, lo rilancio con qualche modifica.
            Premesso, Emme, che io ci credo che tu sia contento del laboratorio Zelig, mica voglio metterlo in dubbio.

            prima scrivi:
            “io se venissi pagato farei un furto, in quanto non sono all’altezza di fornire una prestazione a pagamento.così come l’80% dei miei “colleghi””
            e poco prima ancora:
            “ora faccio ridere e, addirittura, ho triplicato il mio repertorio, tanto che faccio pure l’apertura a qualche comico!”

            Ecco, un chiarimento:
            – o ora fai ridere ed hai un certo repertorio, fai le aperture ai comici, e allora non si capisce perché tu non ti faccia pagare
            – o non sei in grado di fornire una prestazione (e farti pagare sarebbe un furto), ed in questo caso non mi pare che in un anno nella palestra più “ambita” d’Italia, tu abbia imparato un gran che.

            PS: ehm… l’80% dei tuoi “colleghi” di laboratorio sono nella tua stessa situazione?!? E la gente paga un biglietto per vedere queste serate?

            • Emme Maggio 2, 2011 a 3:17 PM #

              secondo te quanto dovrei farmi dare per 10 minuti di cabaret? sono già contento così che faccio esperienza. quando sarò cresciuto ulteriormente, mi farò pagare nelle serate. almeno spero.

              PS: ehm… l’80% dei tuoi “colleghi” di laboratorio sono nella tua stessa situazione?!? E la gente paga un biglietto per vedere queste serate?

              sì. è un laboratorio. i pezzi non sono super rodati. da che mondo e mondo, il pubblico lo sa.

              • Andrea Maggio 2, 2011 a 4:01 PM #

                L’Enpals prevede un compenso minimo di circa 45 euro per prestazione, al netto delle tasse (ovviamente dei rimborsi viaggio)

                Secondo me, 10 minuti non valgono mai meno di 100 euro (sempre al netto di tasse e di rimborsi viaggio), nel senso che tu comunque perdi tutta la serata, o giornata se sei lontano, per questa cosa.
                Per lo stesso motivo, 10 minuti o 40 non fanno “vera” differenza, nella contrattazione di un compenso.
                NB: Non fare un calcolo orario eh! quello è il dipendente. Nel compenso dell’artista devono essere amortizzati tutti i soldi spesi per la formazione, prove, costumi, gestione e ricerca contatti, ecc

                Ovviamente, poi entra in ballo quanto sei bravo te, e… beh, se stiamo parlando esclusivamente di “aperture”, allora va considerato anche quanto è pagato il comico dopo.

                Scommetto che più è famoso il comico dopo di te, e più ci andresti aggratis… invece dovrebbe essere proprio il contrario!
                Se il comico dopo guadagna 200 euro, gli fai l’apertura per 50. Se apri un comico da 10.000 euro, ne ne devi chiedere 3/500.
                Perché se ti fanno aprire un comico tanto pagato, si presuppone che tu sia in grado di tenere il suo pubblico… anche se per poco.

                • Anonimo Maggio 2, 2011 a 5:25 PM #

                  EMME hai fatto una figura di m***a. Ti rimangi le parole.
                  Zelig ha degli ottimi autori e sono delle gradevolissime persone, se si sono inaspriti è perché ci sono degli arrivisti come te.

  2. xm aprile 30, 2011 a 4:52 PM #

    “breve saggio della Olbrecht e della Tyteca degli anni ’70”
    Breve sto c***o!

  3. Emme aprile 30, 2011 a 1:41 PM #

    Ciao a tutti.
    preferisco restare anonimo perchè non mi va che qualcuno sappia che ho scritto, ma mi sembra che siate veramente esagerati.
    Io sono giovane, faccio cabaret da poco più di un annetto e frequento un lab zelig nel nord d’italia. leggendo quest’articolo mi sono chiesto cosa sia successo al signore, perchè la mia testimonianza è completamente l’opposto. Io sono arrivato al provino con un monologo decisamente traballante e bruttino. I due autori mi hanno preso e così ho iniziato il laboratorio. nel corso dell’anno ho imparato, grazie a loro, a fare un pò questo mestiere, ho avuto la possibilità di fare esperienza, ho conosciuto un sacco di comici e – cosa principale – grazie ai consigli degli autori e dei comici – ora faccio ridere e, addirittura, ho triplicato il mio repertorio, tanto che faccio pure l’apertura a qualche comico! e tutto questo senza cacciare una lira, altro che guadagnarla! Non so perchè parliate così dei laboratori. Ripeto, non so, ma non ho visto sfruttamento, non ho visto ripicche, furti, e tutto quello che dite in questo blog. Io non sono ancora stato a milano, ma mi pare che da me l’atmosfera sia tutt’altra che quella descritta. Boh, magari mi sbaglio, ma ho visto una democrazia e una meritocrazia esemplare. è ovvio che non veniamo pagati, ma io se venissi pagato farei un furto, in quanto non sono all’altezza di fornire una prestazione a pagamento. così come l’80% dei miei “colleghi”. chi invece è già un comico con esperienza e con ore di repertorio, viene al lab per provarsi i pezzi nuovi, di sua spontanea volontà,più che sereno di farlo.
    A chi dice così, mi viene da dire che nessuno gli obbliga Zelig. Se ti senti sfruttato vai da un’altra parte, ma non hai la possibilità di migliorare sul prodotto televisivo (è questo alla fine che tutti vogliamo, no? altro che arte) come in questi ambienti.
    Grazie per l’attenzione e ciao.

    • ananasblog aprile 30, 2011 a 2:41 PM #

      >preferisco restare anonimo perchè non mi va che qualcuno sappia che ho scritto, ma mi sembra che siate veramente esagerati.

      Ciao, un annetto è poco, l’esposizione a zeliglandia spesso dura anche 10 anni, è un po’ presto per fare bilanci, comunque grazie per la testimonianza. Poi resta il dubbio: perché uno che parla bene di Zeliglandia dovrebbe aver paura di firmarsi?
      L’A
      PS, aggiungo: cerca di farti sempre delle domande. te ne suggerisco qualcuna:
      1) ti è stato fatto un programma didattico e di tirocinio oppure solo qualche consiglio? insomma, sono veramente intervenuti su ciò di cui avresti davvero bisogno per migliorare come attore?
      2) sei sicuro che, invece di aiutarti, non ti abbiano “programmato” per essere televisivo, per fare i pezzettini che seguano l’onda del momento?
      3) non pensi che tutta questa gentilezza iniziale non porti a tornare per un altro anno e poi per un altro ancora a loro discrezione ovviamente, quando farà loro comodo?
      4) seguono altre mille…

      • Emme aprile 30, 2011 a 4:29 PM #

        Madonna, ma che film vi guardate? Sì, sono intervenuti su quello che, a parere mio e loro, era da migliorare. e , a dire il vero, mi hanno pure dato delle battute che tutt’ora uso. E poi io vorrei essere televisivo, che cacchio! ma magari!se non vuoi essere televisivo non frequenti un laboratorio Zelig, no? O sbaglio? Poi, scusate, non voglio offendere nessuno, ma se l’esposizione, come dite voi, dura anche 10 anni, vuol dire che sei un pò tonto tu che, dopo 10 anni, non hai ancora capito che per zelig non vai bene!
        E comunque se l’anno prossimo non vorrò/potrò più tornare , non tornerò, punto. Dov’è il problema?

        • ananasblog aprile 30, 2011 a 5:27 PM #

          >E comunque se l’anno prossimo non vorrò/potrò più tornare , non tornerò, punto. Dov’è il problema?

          Okay, ma ricordati le domande, belìn, mi raccomando, sei giovane e non voglio che tu vada nella tana del lupo senza le dovute cautele.
          L’Amministratore

          • Anonimo aprile 30, 2011 a 9:43 PM #

            Mi infilo, visto che altri prima hanno fatto una figura di emme non rispondendomi.
            Vorrei chiedere a EMME il perché sceglier un lab Zelig piuttosto che una scuola di teatro?
            Ciò che ti spinge è voler imparare un’arte o il desiderio di andare in tv?

            Poi chi mi dice che nell’ultimo anno gli autori Zelig e altri, non si siano esposti maggiormente a scrivere e dare consigli proprio a seguito della nascita di questo blog? Emme questo Blog scrive cose a favore dei nuovi artisti da oltre un anno. Prima gli autori Zelig facevano solo la scaletta E BASTA.
            Comunque con questo blog hai la possibilità di vedere le cose sotto un punto di visto non drogato dalla febbre televisiva. NUTRITI:

    • Andrea Maggio 1, 2011 a 11:43 PM #

      “io se venissi pagato farei un furto, in quanto non sono all’altezza di fornire una prestazione a pagamento”

      e poco prima:
      “ora faccio ridere e, addirittura, ho triplicato il mio repertorio, tanto che faccio pure l’apertura a qualche comico!”

      Beh, se hai un repertorio triplo, se fai ridere, se addirittura qualche comico ti vuole per le sue aperture… ma sì, dai, accresci la tua autostima e inizia a farti pagare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: