Un racconto sui laboratori zelig (da parte di un comico)

6 Giu

Un comico ci ha inviato una dettagliata, sofferta analisi sul sistema dei laboratori Zelig, su quella palestra assurda da cui molti escono più mingherlini e meno sani, in cui gli istruttori sono meno tonici e meno preparati degli allievi. Preferisce rimanere anonimo e in fondo al post spiega i motivi. Dopo aver verificato la sincerità estrema e la verità del racconto abbiamo deciso, comunque, di pubblicarlo. Imperdibile!

Quello che vorrei fosse chiaro a tutti quelli che gravitano attorno agli ZeligLab d’Italia, è che  questi  non servono ai fini del provino per entrare in trasmissione.  Spesso sono controproducenti. Il “sistema” Zelig dei laboratori serve a creare un bacino di seguito, di fidelizzazione di telespettatori e una generale schizofrenia negli aspiranti comici.

Di solito viene raccontato che l’unico modo che hai per accedere alla trasmissione televisiva è quella di fare questi passaggi: prima un provino per un laboratorio, se poi il laboratorio va bene, un provino per accedere a (magari per più di una puntata) “Zelig off”, poi magari, in base ad un apprezzamento di pubblico misurato anche tramite i contatti online, in prima serata alla trasmissione regina della tv comica italiana.

Chi onestamente  segue questo iter, si accorge o scopre che in realtà molti comici “arrivati” sono passati avanti senza troppi balzelli. GARANTITO. A volte, per coprire quest’ultimo aspetto, a comici bravi visti o che si sono proposti  direttamente, viene fatta fare qualche serata in qualche laboratorio poco prima dei provini, per salvare la faccia al sistema.

Il vero problema è: se il laboratorio è gestito male dagli autori, o vengono dati consigli assurdi ai partecipanti, si rischia di essere condizionati negativamente. Chi partecipa volenteroso ai laboratori si affida ai consigli di questi ultimi con l’idea di proseguire verso il miraggio della tv, e cerca in questo modo di accontentare la loro visione anche se può essere sbagliata, volutamente o involontariamente.

Succede spesso che sul palco, dopo alcune serate di laboratorio, si perde la sicurezza che ti ha fatto arrivare fin lì: i consigli dell’autore tolgono personalità al comico. Poi rimaneggiare il testo e l’idea  fanno perdere la freschezza e le convinzioni (Si è mai vista una palestra dove molti iscritti diventano meno muscolosi? NDR)

A me è successo. Se ho iniziato i laboratori 4 anni fa ad un certo livello, li ho terminati ad un livello più basso riguardo l’impatto comico sul pubblico. Alcuni comici può darsi che crescano, altri decrescono. Il metodo degli autori non è mai propositivo, si basa sul farti vedere le cose sbagliate, i difetti che metti  nel pezzo, ma non incentiva , non incoraggia gli aspetti positivi.

Scopri subito che c’è una comicità “per la tv” che ha tempi stretti, diversi dai tuoi, che devi far ridere “la media” di chi guarda, ti devi trasformare in un prodotto commerciale e come tale sarai vendibile se ti vestirai in un certo modo, se affronterai certe tematiche “comode”. Tutto in nome del: “Se vuoi arrivare a Zelig, devi fare così!”.  Si instaura quel clima di insicurezza e paura di sbagliare che Ananas descrive molto bene.

Ad un comico decente (uno che  fa già le sue serate e ha un seguito di pubblico),  vengono dati dei consigli ai quali lui stesso non crede troppo, ma il ragionamento che entra nella sua testa è “Mah… se per arrivare in Tv devo fare così, farò come mi dice l’autore…”. Alla fine si arriva al provino di Milano (se ci si arriva) in uno stato di prostrazione e insicurezza totale, a meno che uno non abbia il carattere e la corazza di un rinoceronte.

Gli autori, se possibile, si moltiplicano sul sentiero che ti porta sul palco di Viale Monza, tutti danno consigli, tutti ti dicono come è meglio farsi vedere da chi giudica veramente: Gino, Michele e Giancarlo.

Poi scopri, a volte senza troppa sorpresa, che chi decide il tuo futuro tv: NON CONOSCE ASSOLUTAMENTE IL TUO PERCORSO DI LABORATORIO, NON HA MAI VISTO UNA SOLA SERATA FATTA NEI MESI PRECEDENTI, NON SA CHI TU SIA, NON SA COSA FAI NE SE HAI PROPOSTO AGLI AUTORI ALTRI PEZZI RISPETTO A QUEI TRE MINUTI DI PROVINO.

I tuoi compagni provinanti, amici che hai già incontrato in giro, si stirano nervosi, scherzano, ripassano il pezzo. Alcuni amici diranno poi: “Sembravamo schiavi in fila per essere scelti” oppure “E’ solo un mercato delle vacche”.

L’impressione è che chi ha fatto il laboratorio a Milano abbia più possibilità, vuoi perché conosce meglio il palco, vuoi perché ha un autore più bravo, o magari perché forse è stato visto di più rispetto a chi ha fatto il lab in provincia. Il tuo autore dopo il classico ”le faremo sapere” ti saluta e, il più delle volte, lo risentirai solo poco prima del prossimo laboratorio.

Ora qualche considerazione: ammesso che questo sia il sistema per il quale si accede a Zelig, è giusto che arrivi solamente chi  ha  pelo nello stomaco per digerire i rospi e le umiliazioni a cui è sottoposto per mesi (o anni)? Non sarebbe meglio fare dei provini seri che si basino sul percorso (interessante o meno) personale di ognuno?

E tutti quei consigli? Ma come, non mi avevate detto che non ci si doveva vestire in quel modo? E allora quello? E le tematiche? E quelle parole? Come mai quelli sono andati in tv (pur facendo cose che avevato detto non essere televisive) e altri no? Perché avevate detto di non seguire certi filoni e poi me li vedo fatti da altri in tv?

 Sono esempi, ma non è per niente fantasia, chiedete pure in giro.  Io non metto molto in discussione il provino (anche se ce ne sarebbero di cose da dire), ma il laboratorio sembra proprio inutile ai fini del provino.

Sarebbe molto più onesto organizzare delle scremature  nel territorio e portare al provino direttamente chi è interessato senza bisogno di sfruttare i ragazzi e le ragazze, impegnando il loro tempo e il loro denaro,  per un ritorno economico che solamente qualcuno vedrà .

Se proprio c’è bisogno di un “vivaio” Zelig, allora molte cose andrebbero chiarite senza creare false illusioni e MENTENDO  e mantenendo il suddetto “sistema”.

Mi risulta che le serate dei laboratori vengano filmate, che fine fanno le registrazioni di tali serate se poi non vengono visionate dagli autori-capo? E perché ad un comico che partecipa al lab viene invece impedito di filmare la propria performance?

Chi tutela i comici dei lab? Chi garantisce che i loro pezzi  non vengano “copiati”?

In attesa che le cose cambino, auguro a tutti i ragazzi e le ragazze che hanno vissuto la mia stessa esperienza (ora chiusa) i migliori successi per la loro carriera di comici.

Un ultima cosa: se scelgo di rimanere senza nome è perché non voglio ritrovarmi in mezzo a polemiche che alimentino acredine, ma soprattutto perché la colpa è anche  mia che ho permesso che tutto questo mi stesse in piedi attorno e se proprio mi devo beccare dell’ipocrita, preferisco darmi del c******e da solo. Meditate, gente, meditate…

La Redazione di Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

27 Risposte a “Un racconto sui laboratori zelig (da parte di un comico)”

  1. Alberto Annovazzi giugno 8, 2011 a 3:07 PM #

    Se c’è davvero così tanta domanda di supporto tecnico autorale per aspiranti cabarettisti (la cosa non finirà mai di sorprendermi), beh se è vera questa premessa, l’anomalia è che sul mercato esistano solo i laboratori Zelig.
    Però di questo non si potrà fare, credo, una colpa solo ai famigerati bananiferi.
    Non manca un po’ di iniziativa nel mondo -affollatissimo a giudicare dal blog- degli autori capaci, disinteressati ed onesti?
    Possibile che non si trovi nessuno disposto a dedicare -per amore dell’arte si intende- il suo tempo e la sua esperienza a questa pletora di assatanati desiderosi di far ridere in pubblico (rigorosamente pagante, possibilmente con vista su TV 42 pollici e contratto da testimonial come Tizio e successo cinematografico come Caio)?
    Pletora oggi illusa, umiliata e vilipesa dai raffinatissimi ed ingannevoli metodi di sfruttamento orditi dalle menti perverse dei Kim Il Sung della risata (metodi meritoriamente portati alla luce dal mondo delle tenebre)?
    Perché ad esempio l’amministratore di questo blog dopo un anno abbondante di promozione non avvia i laboratori Ananas?
    Nei laboratori Ananas agli aspiranti comici modesti si dice subito in faccia che fanno schifo -sperando non avviino un blog Nanas lamentando i metodi spicci e discriminatori di chi gestisce i laboratori Ananas-.
    Quelli ritenuti capaci -per quanto non professionisti- quando si esibiscono in pubblico sono pagati fior di quattrini, e possono rappresentare testi appositamente creati per loro da autori tanto generosi da rinunciare a qualsiasi loro diritto.
    Sono certo che i laboratori di Zelig, scoperti i metodi di sfruttamento e creata una alternativa di laboratorio eticamente sostenibile, rimarrebbero tristemente deserti.

    • ananasblog giugno 8, 2011 a 4:39 PM #

      >Perché ad esempio l’amministratore di questo blog dopo un anno abbondante di promozione non avvia i laboratori Ananas?

      Alberto Annovazzi, il blog auspica un abbattimento consistente del numero dei laboratori (https://ananasblog.wordpress.com/2011/02/25/benvenuti-nel-far-west-comico/). La sola azione di garantire un rimborso ai comici riqualificherebbe professionalmente l’intero settore e diminuirebbe sensibilmente tutto il lavoro inutile.
      Personalmente non credo più nei laboratori a meno che non siano tipo quello di Gigi Proietti, cioè condotti da un vero maestro, in cui si lavora sull’attore e poi alla fine si va in scena.
      Come scritto ad libitum, le trasmissioni più belle del passato sono state fatte senza laboratori (da Avanzi a Mai dire Gol, eccetera). Poi è arrivata l’inflazione di lavoro gratuito e la qualità (artistica e anche umana) è crollata. Come mai? Chiamiamo Roberto Giacobbo? In realtà il mistero si spiega facilmente.
      Questo post è formidabile, perché ti racconta nei dettagli come un certo tipo di lavoro incompetente e manipolativo ti faccia peggiorare.
      Forse un laboratorio avrebbe un senso se fosse preparatorio a un format, con la squadra che, nel caso parta il progetto, entrerà di diritto in trasmissione.
      Provare i pezzi? Sì, è anche utile, ma i comici devono lavorare sulla distanza lunga, devono avere uno spettacolo. Parcellizzare tutto ha portato risultati disastrosi per quasi tutti (e guadagni ingenti per pochi) e desertificazione del live. Come mai Londra è piena di locali per stand-up comedian e a Milano c’è il vuoto?
      Personalmente non condurrò laboratori (se fossi maligno aggiungerei “perché non sono un ****** *******” ma visto che non lo sono, non lo aggiungo). Gli unici che ho condotto sono stati quello di Lanciano (su cui ci sarà moltissimo da dire, con calma) e il Garage Show, fatto in un locale, riempito in ordine ordine di posti, in cui (nel 2004/2005) c’era una quota rimborsi per i comici di 400, 500, 600 euro a botta. Una cosa più che onesta, anche se poi i soldi sono sempre pochi e la gente si lamenta comunque. Da quell’esperienza è nato uno spettacolo live che ha girato l’estate arrivando anche a fare 1.500 spettatori in una piazza estiva.
      Chiudo con un aneddoto autocelebrativo: una volta un comico che veniva a Lanciano mi disse: “ho una serata da 600 euro, cosa faccio?” e io “e me lo chiedi? fai la serata da 600 euro e non venire al laboratorio, pirla!”. Ora, ho visto di persona in circostanze simili, un autore di un altro laboratorio, tale ***** ****, uno di quelli “inquadrati”, dire “non devi fare la serata, ma devi venire al laboratorio”. Il comico in questione non aveva speranze, ma siccome il cast era poco numeroso, c’era bisogno di tappabuchi… che tristezza, eh?!
      L’Amministratore

    • Andrea giugno 9, 2011 a 8:53 am #

      Alberto scrivi:
      Se c’è davvero così tanta domanda di supporto tecnico autorale per aspiranti cabarettisti (la cosa non finirà mai di sorprendermi), beh se è vera questa premessa, l’anomalia è che sul mercato esistano solo i laboratori Zelig.
      Però di questo non si potrà fare, credo, una colpa solo ai famigerati bananiferi.
      Non manca un po’ di iniziativa nel mondo -affollatissimo a giudicare dal blog- degli autori capaci, disinteressati ed onesti?

      In realtà, a quel che so, sono nati negli ultimi 3 anni dei laboratori che non fanno riferimento né a Zelig né a Colorado, tenuti da autori o cabarettisti (cito Miglio Comico, Mald’estro Cabaret, Verona Cabaret sono i primi che mi vengono in mente).
      Non so esattamente come funzionino, perché non li frequento. Non credo che i cabarettisti venghino pagati, probabilmente l’autore avrà un rimborsino dal locale, che si fa la sua serata. Ma parlo solo per ipotesi.
      Nella sostanza, tuttavia, mi pare che ricalchino lo stesso modello dei laboratori Zelig, e cioè un certo gruppo di comici, più o meno fissi, che provano in pubblico dei pezzi brevi.
      Apro a caso il sito di Verona Cabaret, la tv mi pare che aleggi in ogni dove: di ogni comico vengono messe in risalto partecipazioni a Zelig Off o Central Station o Colorado (ma non vengono nominati teatri o rassegne importanti); lo stesso direttore artistico (qui non si parla di “autori”) ha un curriculum fatto quasi esclusivamente di partecipazioni ad altri laboratori di cabaret e trasmissioni televisive (un unico accenno ad una scuola di recitazione).
      Almeno in questo caso, è evidente che siamo ancora nell’orbita del laboratorio di cabaret “modello standard”.

      Concludo… il che (il modello standard) non è un male in assoluto, se è fatto con qualità, anzi, certamente è un’esperienza. Da fare. Ma non deve diventare un accanimento terapeutico!
      Dopo un anno di simili serate varrebbe la pena provare, invece di un laboratorio per pezzi brevi (10 serate con 10 comici ogni sera), una rassegna/laboratorio di 5 serate con 2 comici ciascuna, 30/40 minuti a testa… (esistono?)
      E poi, quando uno ha uno spettacolo di una certa durata, taglia il cordone ombelicale e se deve provare un nuovo pezzo breve lo infila in mezzo allo spettacolo già rodato, non c’è più bisogno di andare ad un ennesimo laboratorio standard…

      • Andrea giugno 11, 2011 a 5:22 PM #

        Conosco il laboratorio di Verona Cabaret e ti assicuro che nessuno è mai stato sfruttato, anzi. Tu dici che si parla di direttore artistico e non di autori: beh, io conosco Cristian Calabrese ed è sempre disponibile a lavorare con tutti dedicandosi con passione nel migliorare i testi dei comici, dando anche consigli che esulano dalla materia artistica. Ti assicuro che Cristian Calabrese oltre che ad essere un bravo comico è un ottimo autore, tutti vorrebbero scrivere le sue battute, autore di tutto quello che interpreta, le sue battute sono così belle che gli vengono rubate anche dai più grandi, (vedi Crozza). I riferimenti alle trasmissioni penso che li faccia giustamente se a partecipare ai Lab sono comici che hanno fatto quelle trasmissioni.Dovresti frequentare il laboratorio per capire il senso di un laboratorio. I comici emergenti trovano giovamento lavorando con i professionisti, io stesso ho avuto la possibilità di partecipare ed oltre ad aver avuto consigli utili da Cristian, che ringrazio tutt’ora, altri comici come il Grande Fantini, Marzio Rossi e Salvo Spoto mi hanno consigliato disinteressatamente e devo dire che sono contento di aver frequentato Verona Cabaret. E’ la qualità di ciò che fai che ti da il diritto di poter tenere un laboratorio, nella vita si ha bisogno di mentori non di insegnanti con qualifiche altisonanti prese chissà dove e come. A Verona sono nati nuovi talenti, non parlo di me, e questo anche grazie al suo Direttore Artistico. Non sono sviolinate è la realtà. Trovo fuori luogo trovare il marcio in ogni cosa. Fate la figura dei repressi invidiosi. Il problema caro Andrea: è che… ci sono troppi comici ed è ora che qualcuno si trovi un vero lavoro!!! Il vostro accanimento contro chi ha successo è patetico, uscite frequentate qualcuno non sparate a zero senza conoscere la realtà! Ruben Marosha, testimone io, è stato al lab di Verona Cabaret fingendo, come sappiamo, di essere un povero comico Albanese o giù di li, e per la cronaca, qualcuno ha tirato fuori di tasca sua i soldi per pagargli una camera per dormire.. questo è stato fatto per lui… ed era venuto solo a fare un provino nel pomeriggio. Pace e bene.. una cosa Comici si Nasce….

        • ananasblog giugno 11, 2011 a 6:05 PM #

          >Ruben Marosha, testimone io, è stato al lab di Verona Cabaret fingendo, come sappiamo, di essere un povero comico Albanese o giù di li, e per la cronaca, qualcuno ha tirato fuori di tasca sua i soldi per pagargli una camera per dormire.. questo è stato fatto per lui… ed era venuto solo a fare un provino nel pomeriggio. Pace e bene.. una cosa Comici si Nasce….

          ANDREA, non capisco perché questo attacco a Ruben Marosha soprattutto non nel post che parla di lui. In primo luogo nella sua intervista non ha parlato male di Verona, ha parlato male del sistema Zelig. Ti senti chiamato in causa? Ritieni di far parte dello stesso sistema zelighiano o di usare gli stessi sistemi? Inoltre mi aveva detto di aver fatto il provino al pomeriggio a Verona e che (avendo il problema del rientro, visto che a una cert’ora non c’erano più treni), gli era stata offerta una stanza di ostello come scambio (credo sui 15/20 euro). Se è piaciuto e se avete ritenuto di averlo in serata gratis, il dovere di ospitalità fa sì che una stanza di ostello non vada rinfacciata. Mi sembra il minimo. E il tuo mi sembra un attacco gratuito e poco veritiero.
          L’amministratore Roberto Gavelli
          l

          • Andrea giugno 11, 2011 a 8:13 PM #

            Forse non mi sono espresso come si deve; chiedo venia. Io non avevo la minima intenzione di attaccare Ruben, anzi, mi sono divertito molto quando ho letto della burla. Lui è un artista molto bravo… ho solo voluto riportare una mia testimonianza nel far capire che ambiente esiste a Verona… tutto qua.. era una risposta a chi a scritto male di Verona Cabaret, non un attacco a Ruben, non sapevo nemmeno quanto gli fosse stato dato, ma penso che non fosse uno scambio di nessun genere… poi i dettagli non li conosco e non mi interessa nemmeno, quando ho saputo avevo apprezzato il gesto…la mia era solo una puntualizzazione sulle persone che lavorano seriamente.

            • ananasblog giugno 12, 2011 a 9:28 am #

              >Forse non mi sono espresso come si deve; chiedo venia.

              Okay, grazie per la precisazione e, in effetti, Verona è stato uno dei posti in cui la “burla” è stata accolta in modo positivo.
              L’A

    • A. giugno 9, 2011 a 10:29 am #

      Ho saputo che certi comici vi hanno scritto sostenendo tesi contrarie alle vostre ma non le pubblicate perche’?

  2. Massimo Pica giugno 7, 2011 a 8:25 am #

    ho scoperto questo blog da poco.
    io non lo so se quello che dite sui lab e sui provini sia vero o no, anche se mi viene da pensare che lo diciate solo xkè siete arrabbiati con qualcuno.
    ma in qualsiasi luogo in cui c’è della competizione, dalla scuola elementare alla camera mortuaria, c’è sempre chi è contento ( xkè viene scelto) e chi è inc**to ( xkè viene scartato).
    io posso dire quello che è successo a me.
    la prima volta che sono salito su quel palco balbettavo ed ero insicuro.
    ora non balbetto più. non è una crescita questa ?
    a me qualcosa mi ha dato, ed il giorno che non mi convocheranno più, penserò che è solo xkè non lo merito più.
    ciao

    • KL giugno 7, 2011 a 4:00 PM #

      Massimo ma chi determina se lo meriti o non lo meriti? Alle scuole elementari lo determina un maestro laureato in Scienze della Formazione, ma quale laurea serve per fare l’autore? C’è un ordine professionale degli autori a cui si accede se in possesso di determinati requisiti o dopo un esame? Per quasi tutte le professioni servono titoli di studio e/o ci sono ordini professionali. Qui no!
      Se un comico è alle prime armi il Lab probabilmente serve così come servirebbe qualsiasi laboratorio, scuola o corso di recitazione però se uno fa il comico da 20 anni, se fa già le sue serate in teatro o nei locali, mi sembra inutile perché probabilmente l’allievo ha più esperienza di palco dei vari “professori”.
      Probabilmente servirebbero maggiori laboratori propedeutici qualificati al di fuori dell’orbita Zelig perchè, caro Pica, se balbettavi ed eri insicuro a rigor di logica non saresti dovuto salire su un palco con gente che magari fa teatro a buoni livelli da tanti anni….

      • ananasblog giugno 7, 2011 a 4:59 PM #

        >ma quale laurea serve per fare l’autore? C’è un ordine professionale degli autori a cui si accede se in possesso di determinati requisiti o dopo un esame? Per quasi tutte le professioni >servono titoli di studio e/o ci sono ordini professionali. Qui no!

        KL, è una delle tante anomalie del sistema. Sono in attesa del primo video girato da Ruben Marosha dietro le quinte dei lab Zelig. Nel possibile secondo video (che non so quando uscirà) ci saranno alcuni esempi clamorosi di assurdità autorale.
        L’A

        • A. giugno 9, 2011 a 1:07 am #

          E tu sei laureato per scrivere qui?

      • massimo giugno 7, 2011 a 10:35 PM #

        evidentemente quello che dicevo (il testo) mi ha permesso di superare i miei limiti attoriali.
        ma di sicuro non do la colpa all’universo se non so recitare, lo ammetto e basta.

  3. KL giugno 6, 2011 a 9:22 PM #

    Quoto quoto quoto! L’articolo non fa una piega.
    E’ così ma purtroppo la parola Zelig ha un po’ l’effetto di certi fari abbaglianti….quando te li puntano in faccia non vedi più la strada, ti perdi, ti rincoglionisci… Pensi “se questo me li dice Pinco che è un autore di Zelig allora è vero, è giusto” anche se poi ragionandoci a mente fredda ti rendi conto che è una baggianata… Tutti quelli che a vario titolo ruotano nell’ orbita dei Lab si rincoglioniscono, salvo poi rinsavire dopo con le ossa rotte…ma come diceva Nietzeche “Tutto ciò che non ti uccide ti rafforza”, i Lab non uccidono….chissà, magari rafforzano….ai posteri l’ardua sentenza……

  4. Lo Scorpione di Giada giugno 6, 2011 a 2:14 PM #

    Chissà come mai a scrivere questi post è sempre gente che non ha passato i provini… chissà…

    • ananasblog giugno 6, 2011 a 3:10 PM #

      >Chissà come mai a scrivere questi post è sempre gente che non ha passato i provini

      Chissà come mai a lamentarsi della Parmalat sono quelli truffati dalla Parmalat… Come mai a lamentarsi di Wanna Marchi sono quelli che hanno avuto una brutta esperienza con Wanna Marchi?… Chissà… Mistero… La mente umana si ferma di fronte a queste domande esoteriche… si potrebbe fare una puntata di Voyager su questi misteri (o anche di Kazzenger) LR
      Aggiornamento: inoltre non è mica sempre vero: parole critiche verso quel sistema lì si sono levate anche da chi aveva superato tutti i provini (vedi Flavio Oreglio e Pino Campagna, inventore del marchio: “la fabbrica di limoni”.

      • A. giugno 15, 2011 a 6:49 PM #

        Oh ma sei fuori? A lamentarsi della parmalat… Tutti tanto che i giudici hanno condannato Tanzi, mica sono stati ignorati i truffati, poi a lamentarsi di wanna marchi tutti.. Che esempi fai per dimostrare le tue tesi non capisco. Pero mi sei simpatico dai una vera botta di vita ad un sistema

    • Andrea giugno 6, 2011 a 3:17 PM #

      Scorpione, e chissà come mai a frequentare questi laboratori sono per lo più amatori o doppiolavoristi.
      Chi lo fa di mestiere (e intendo come unico mestiere), dopo poco, capisce il trucco e sa che a Zelig TV (parlo di Circus) non ci si arriva dai Laboratori, se non per rarissime eccezioni che confermano la regola.
      E che, spesso, durano una stagione, e chi se li ricorda più.
      Fare 2 puntate a Zelig Off è il contentino, sono i famosi 15 minuti di gloria che non ti cambiano la vita professionale.

      • Vetrio giugno 6, 2011 a 7:45 PM #

        Andrea
        Sempre questa guerra sui termini,trovo poco educato il solo menzionarli “Dopolavoristi” o “Amatori”, sono persone che desiderano esprimere un loro modo di veder le cose sul palco, non capisco il perché voler creare sempre questi muri o categorie.
        Il palco ed il pubblico decidono se sei degno.

        Io al confronto di Rocco Siffredi sono un dopolavorista del sesso. Ma quando c’é da farlo con il mio compagno non lo vado a chiamare di certo.
        Pensa in più Siffredi rilascia regolare fattura deducibile dalle spese, cosa che molti artisti “Professionisti” o che si dichiarano tali (o che vorrebbero esserlo) non rilasciano mai, anche perché non hanno la partita iva.

        Se gli artisti a tempo pieno non frequentano assiduamente i lab Zelig, è perché in primo luogo CONOSCONO chi li gestisce (e solitamente sono tre metri sotto di loro, a partire da Gino, Michele ed il Bozzo) e per secondo se lo fanno è solo per avere un ritorno immediato in serate.

        Sono con te su tutto il resto.

        • Pippo giugno 6, 2011 a 10:42 PM #

          >trovo poco educato il solo menzionarli “Dopolavoristi” o “Amatori”, sono persone che desiderano esprimere un loro modo di veder le cose sul palco, non capisco il perché voler creare sempre questi muri o categorie.
          Bravo Vetrio, allora proviamo anche a stigmatizzare Giovanni, che poco sotto afferma:Per ogni comico che rinuncia, sono pronti altri 10 st***i a prendere il suo posto.
          E’ ancora più ineducato mi pare no?

          • Giovanni giugno 7, 2011 a 3:17 PM #

            Pippo stigmatizzatore: Perchè non è così forse? Credi alla televisione caro. Solo quello che passa dentro è bello e professionale, quello fuori scadente e inutile. Non tutti i plagi riescono col buco. Mi stigmatizzo da solo non ho bisogno di aiuto.

        • Andrea giugno 6, 2011 a 11:50 PM #

          Vetrio scrivi:
          “…rilascia regolare fattura deducibile dalle spese, cosa che molti artisti “Professionisti” o che si dichiarano tali (o che vorrebbero esserlo) non rilasciano mai, anche perché non hanno la partita iva…”

          aaaaaaaaaaaah ah aha aaaaaaaaaah!
          Noi professionisti abbiamo tutti partita Iva, e paghiamo l’Enpals, ma in che mondo vivi?!?
          Oh, chi non ha mai fatto una data in nero scagli la prima pietra, ma se non sei in regola, non ne fai un mestiere!!
          I professionisti che non hanno la partita iva, ma che film hai visto?!?

          • Vetrio giugno 7, 2011 a 10:52 am #

            Vi reputo abbastanza intelligenti per aver capito il mio “Stuzzicare sull’argomento”.
            Anch’io ho partita iva, posizione enpals, numero dell’ ufficio collocamento dello spettacolo.
            Ma sapete quanti non sono come noi, regolari sotto il profilo giuridico.

            Sul fatto che ci siano 10 s*****i pronti a sostituire, è un problema che gira intorno alla televisione, ognuno raccoglie ciò che semina. Voglio solo dire che sono figli del sistema televisivo. Quando te li ritrovi sul palco fategli capire la differenza io qualche sassolino in passato me lo sono tolto. AH AH AH 🙂

    • Giovanni giugno 6, 2011 a 6:07 PM #

      No caro scorpioncino. La faccenda è più inquietante: anche chi l’ha passato scrive qui. E chi lo passa e viene scelto l’anno dopo lo deve rifare. Ta-daaaa.

  5. Giovanni giugno 6, 2011 a 11:11 am #

    Per ogni comico che rinuncia, sono pronti altri 10 st***i a prendere il suo posto. Barzellettieri, dilettanti, improvvisati, fenomeni e così via. La TV ha un potere infinito e Zelig lo sa bene visto che è diventato il Grande fratello della comicità.

    • ananasblog giugno 6, 2011 a 11:43 am #

      >Per ogni comico che rinuncia, sono pronti altri 10 st***i a prendere il suo posto

      Facendo il calcolo, la sostituzione non può essere infinita.

      L’A

      • Andrea giugno 6, 2011 a 1:05 PM #

        Non importa che sia infinita. Basta che sia sufficientemente grande.

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