un comedian romagnolo in London (e in New York)

5 Set

Zambianchi sul palco del The Comedy Store

Enrico Zambianchi, da Forlimpopoli, uno dei comici più originali dell’ultima generazione (da non perdere il personaggio della Morte), nel febbraio di quest’anno si è concesso una tournée in quei locali londinesi che sono il regno degli  stand-up comedians. Da questo ha ricavato un video (guarda il filmato della mini tournée londinese).

L’esperienza è andata bene, tanto che Enrico ha deciso di fare la stessa cosa in un’altra capitale della comicità live: New York. La partenza è prossima, mancano pochi giorni. Ne abbiamo approfittato per farci raccontare i dettagli dell’esperienza passata e le aspettative verso quella che sta per approssimarsi.

COSA TI HA SPINTO A CIMENTARTI CON I LOCALI LONDINESI?

Ho sempre provato grande ammirazione per i comici anglosassoni e lo  “Humor inglese” quindi mi sono permesso di realizzare un “sogno”. Conosco molto bene la lingua, così mi sono buttato in una avventura che alimentasse nuovi stimoli nel mio percorso. Penso che nel video l’entusiasmo si possa sentire chiaramente…

COME HAI ORGANIZZATO LA TOURNEE?

In realtà è abbastanza semplice: ci sono siti internet con elenchi di locali e date, è possibile iscriversi (di solito si prenotano “spot” dai 5 agli 8 minuti!). Un paio di mesi prima  del viaggio, tramite una serie di comunicazioni e-mail con qualche link ai miei video, ho organizzato 5 serate consecutive.

Bisogna considerare che i comici inglesi hanno un lungo tirocinio-gavetta proprio nei locali, e approdano in TV solo quando hanno un considerevole seguito di pubblico dal vivo. Per questo motivo in tutte le città, soprattutto a Londra, ci sono innumerevoli posti che fanno serate stand-up e alcune di queste serate, di solito ogni quindici giorni, sono aperte a comici dilettanti o a prove, naturalmente a costo zero. Al 90 per cento questi locali sono Pub che hanno una loro normale clientela abituata a spettacoli live e ai clienti non viene chiesto un biglietto di ingresso, è sufficiente il consumo di birra!

IN QUALI LOCALI TI SEI ESIBITO?

Tutto è ruotato attorno al “Comedy Store” il locale storico dello stand-up comedy a Londra in Piccadilly Circus: L’ultimo lunedì di ogni mese fanno una serata per dilettanti come una sorta di “Corrida” dove il giudizio sui comici è affidato al pubblico. Hanno accettato la mia candidatura e ho combinato di conseguenza le altre serate al “The Alchemist” un pub in zona Clapham, una al “T bird-bar” e due al “Torriano”  zona Kentish Town.  Purtroppo, in una settimana, non coincidevano altre serate in locali dove mi sarebbe piaciuto salire sul palco, come il “Cavendish” o il “Lyon’s Den”.

QUALE LOCALE TI HA IMPRESSIONATO DI PIU’?

Sicuramente il “Comedy Store”, ne sarebbe valsa la pena solo per questo spazio carico di energia, appositamente arredato con uno “stage” all’inglese, un gradone di circa 50 centimetri circondato su tre lati dal pubblico: quelli in prima fila appoggiano i piedi (e le birre) sul palco… Vi si esibiscono i comici più importanti, da Andy Parsons a Jimmy Carr, da Jason Byrne a Rhod Gilbert. E’ l’unico dei posti dove sono stato dove c’era un biglietto d’ingresso ed era tutto esaurito persino per la serata dei dilettanti, che per la cronaca si chiama “The Big Gong Show”, poi c’è il merchandising e il bar-ristorantino interno…

IL PUBBLICO COME REAGIVA?

Il pubblico è sempre molto partecipe e a suo modo anche critico! Chi si esibisce non ha bisogno di chiedere “Come sono andato?” alla fine del proprio pezzo perché ha la netta percezione di come il pubblico ha accolto la sua performance! Se non riesci ad agganciare il ritmo ad un “character” (interpretazione) adeguato al testo che proponi, il pubblico ti affossa perché quello è il suo mestiere. Se al contrario i “Jokes”, le battute, e il tuo atteggiamento suscitano le risate spontanee, quelle belle all’unisono, allora senti un energia positiva che amplifica la tua voglia di far ridere e rende tutto facile e piacevole.

Nel pubblico a volte trova posto anche la figura dell’ “Hackler”, il disturbatore, spesso ubriaco, che si mette in testa di provocare il comico. Gli stand-up comedians professionisti sono abituati a gestire anche questi guastafeste, creando maggiore ilarità! Posso dire di avere suscitato un atteggiamento incoraggiante per la mia nazionalità, il mio accento. Il pubblico ha reagito bene ed ho avuto difficoltà solo una sera nella quale sono uscito per primo in scaletta e ho fatto percepire una certa insicurezza. Posso dire di aver ricevuto apprezzamenti e stima dagli altri comici, alcuni dei quali incontrati in più di una serata, impressionati dalla mia voglia di esibirmi al “Comedy Store”, locale considerato duro, “Tough”, proprio per il giudizio spesso impietoso del pubblico.

COME HAI PREPARATO I PEZZI IN INGLESE?

I pezzi che fanno parte del mio repertorio si sono sfrondati, puliti,  perché il passaggio di lingua non ti permette di ricercare termini sofisticati. Questo è un vantaggio. Ho lasciato la struttura principale, ho eliminato i  giochi di parole e ho raffreddato la mimica avvicinandomi ad un atteggiamento più distaccato, tipico inglese. Essendo io stesso un fan di comici come Stewart Lee, Tommy Tiernann, Richard Herring, Lee Evans…

Poi alcuni pezzi sono nati pensati direttamente in inglese. La lingua inglese è molto accattivante per un comico poiché la battuta risulta più a sorpresa se costruita su sonorità tronche, diciamo che condivido chi sostiene che  sia una lingua adatta alla costruzione di “Scherzi” come la lingua italiana è adatta alla costruzione di “Melodie”. Alla fine sono partito con quattro pezzi da circa 7-8 minuti l’uno… Dopo due serate, da quattro pezzi ne ho ottenuti due con le battute che mi sembravano funzionare di più, l’ultima serata l’ho fatta con un mix da tutti e quattro da 9 minuti.

COME FUNZIONA LA SCENA LIVE LONDINESE? (E DIFFERENZE CON L’ITALIA)

Fa parte di una cultura diversa e dovremmo andare ad analizzare aspetti sociologici, come la spinta verso la poesia e il teatro nell’educazione scolastica, il buon funzionamento delle università umanistiche e il livello culturalmente elevato dei mass-media. La gente esce di casa per andare a gustarsi nei grandi teatri i beniamini del momento, non solo come forma di svago, ma per al consapevolezza che uno show-live è un momento unico e mai uguale ad un altro.

La TV non cerca di sostituirsi a questo e, anzi, grandi spettacoli live vengono incoraggiati e finanziati da network televisivi. Come ad esempio  “Live at the Apollo”  della BBC che non è solo uno spettacolo comico settimanale per la Tv, bensì la registrazione Live di uno spettacolo comico in teatro con la presenza di due-quattro comici stand-up, un pubblico reale e un taglio elegante di trasmissione che nulla toglie alla spontaneità del palco.

Londra è meta per molti artisti da sempre, ci sono teatri storici e locali di ogni tipo e chi si vuol fare le ossa ha la possibilità di mettersi in gioco su diversi banchi di prova senza troppi intermediari: se piaci al pubblico (l’unica coscienza critica che merita rispetto) vai avanti, altrimenti correggi i tuoi errori e riprovi sulla tua pelle. Le serate “Open Mic”, come quelle alle quali ho partecipato, sono realmente in grado di offrire un salto di qualità nel mondo professionista perché il mondo del comico professionista è soprattutto Live: oggi sei lì a costo zero, se piaci al pubblico, non è escluso che ti si chieda di tornare dietro compenso.

Il teatro Italiano è alla base della nostra cultura ed esistono interpreti e compagnie di prosa di qualità superiore a quelle oltremanica, le maestranze stesse sono per tradizione un’eccellenza, ma nel teatro comico moderno sembra che ci si una stagnazione e se escludiamo dei mostri sacri di qualche anno fa ( Dario Fo, Benigni, Grillo…) al giorno d’oggi manchiamo di figure al pari dell’abilità degli Inglesi. Temo che ciò sia da imputare ad un rovesciamento di percorso che vede il comico arrivare al Live dopo aver ricevuto consensi nei canali commerciali televisivi. Il pubblico esce meno di casa per andare a teatro anche rispetto agli anni passati, ma se vuole veder il genere comico cerca i protagonisti del piccolo schermo. Può succedere che sia un effetto boomerang poiché difficilmente lo spettacolo Live garantisce le stesse aspettative dello spettacolo visto in TV.

I canali televisivi, purtroppo, non offrono, al contrario di quelli inglesi, una scelta di qualità su grande scala, e il risultato peggiore è una sorta di torpore critico nello spettatore che negli anni lo ha reso meno attivo e incline alla passività rispetto a quello britannico. La stessa passività la si sente nei locali dove  gli sforzi dei comici alle prime armi si scontra con l’inerzia dei gestori che hanno come punto di riferimento i  programmi televisivi più seguiti e capaci di trasformare in star, nel giro di poche sere,  chiunque.  

La gavetta che il comico è disposto a fare non è vista come l’approdo ad un consenso da parte di un numero crescente del pubblico a teatro, ma per quel miraggio che è diventata la trasmissione televisiva, visto come punto d’arrivo del successo personale. In quest’ottica ho l’impressione che la comicità segua le leggi del mercato con il risultato di una conformazione del genere, un monopolio dei grandi marchi e il pubblico che non riesce più ad imporre, “sovrano”, il proprio gusto.

IN QUALE CONSIDERAZIONE SONO TENUTI GLI STAND-UP COMEDIANs?

In Gran Bretagna sono molto popolari e artisticamente molto rispettai. Nella grande maggioranza dei casi gli stand-up comedian sono autori dei pezzi che propongono per cui si identificano totalmente con la performance che fanno dandogli un carattere personale. I più famosi hanno elevato ad arte nobile quello che poteva essere considerato un genere puramente di svago, e comici come Richard Herring, Stewart Lee o Dylan Moran propongono una comicità sfrenata eppure intelligente e profonda, quasi filosofica! Questi gestiscono direttamente il proprio lavoro e sono soggetti attivi anche nelle proposte più ampie, come per la TV; un esempio? Ricky Gervais : autore, regista e interprete del serial-culto “The Office” alla BBC.

Inoltre c’è un buon mercato di DVD con le esibizioni da serate Live e libri scritti da Stand Up comedian. Per avere un idea del ruolo dei comici e della loro bravura,  basta recarsi al Fringe Festival di Edimburgo che dura quasi tutto il mese Agosto; nato come Festival di arti sceniche e teatro in senso ampio, negli anni si è sviluppato sempre più come consacrazione dello Stand Up con un numero di luoghi, spettacoli, eventi, prime assolute e comici in lingua inglese da tutto il mondo veramente impressionante!

COME STAI ORGANIZANDO LA TOURNEE A NEW YORK?

Più o meno il meccanismo di organizzazione è lo stesso, grazie a Internet la parte  logistica la organizzo da casa. C’è un sito che fa un elenco dettagliato dei posti dove è possibile esibirsi, a volte  i locali chiedono in cambio una consumazione obbligatoria per coprire qualche spesa pubblicitaria.

Il livello dello Stand up americano nella media è meno ricercato di quello inglese, ma ciò non toglie che ci siano correnti o sottogeneri molto intelligenti. Rispetto al Regno Unito negli USA c’è più satira politica e critica sociale, spesso diretta e cruda. In questo senso abbiamo gli esempi a livello planetario di George Carlin, Billy Hicks o Lenny Bruce, conosciuti dai comici e dagli addetti ai lavori anche in Italia, che continua oggi con nomi come Dough Stanhope o David Cross. La lingua inglese-americano ha un suono diverso rispetto all’inglese-british, il senso di una frase potrebbe funzionare meglio con parole diverse.

La grande libertà di espressione di una città come New York si esprime anche nella proposta di alcuni comici quasi estremi nell’offrire materiale molto spinto, splatter, come provocazione al buon gusto. Considererò queste tendenze nel comporre alcuni pezzi giocando sulla mia origine e probabilmente sugli stereotipi italiani: il buon cibo, la tradizione operistica, la famiglia… mettendoci il mio carattere.  Mi aspetta un’altra grande avventura, 15 giorni in ottobre per almeno sette serate da cui spero di ricavare un bel video.

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

20 Risposte a “un comedian romagnolo in London (e in New York)”

  1. Davide Colavini settembre 12, 2011 a 6:43 am #

    mi scuso… o meglio sorry… Zambianchi! Non Zambianchini…

  2. Davide Colavini settembre 12, 2011 a 6:42 am #

    Bel percorso originale ed interessante. Era ora che qualcuno tentasse il confronto oltremanica e si mettesse in gioco con i meccanismi della comicità e dello stand up inglese. La mia sensazione… ma da ciò che Enrico scrive mi sa che è anche la sua… è che l’atmosfera anglosassone sia qualcosa di veramente irripetibile in Italia, un po’ come cercare di fare della comicità napoletana, alla Totò per intenderci, a Londra…
    i miei complimenti ad Enrico Zambianchini che non conosco. Lunga vita allo stand up

  3. Omino settembre 7, 2011 a 8:40 am #

    i miei complimenti a Enrico (che non conoscevo) per l’intraprendenza

    spero di non rubare spazio, ma a questo punto vorrei fare una riflessione:

    Perchè lo stand up comedy in italia non gira come merita??

    sono dichiaratamente invidioso dei ragazzi romani di Satiriasi (che avete intervistato in passato) e che su roma stanno facendo Grandissime cose ..

    qua al nord invece, per quello che vedo, siamo vincolati al cabaret tradizionale..CHE NON RINNEGO SIA CHIARO! solo mi piacerebbe ci fossero spazi in cui poter proporre ANCHE un tipo di comicità più.. come dire, “ricercata”,un pochino scorretta anche, soprattutto senza tormentoni e personaggi. più British insomma..

    personalmente starei cominciando a valutare l’opportunità di muovermi per creare qualcosa, quello che mi manca però è conoscere gente interessata a cui piacerebbe provare a creare una “scena” standup..anche qui al nord, perchè se si vuol pensare di creare una cosa continuativa, bisognerebbe essere un pò..

    boh, se qualcuno ha capito qualcosa di quello che ho scritto, son qua!

    • ananasblog settembre 7, 2011 a 10:49 am #

      personalmente starei cominciando a valutare l’opportunità di muovermi per creare qualcosa, quello che mi manca però è conoscere gente interessata a cui piacerebbe provare a creare una “scena” standup..anche qui al nord, perchè se si vuol pensare di creare una cosa continuativa, bisognerebbe essere un pò..

      Omino, ciao, il desiderio è condivisibile, la voglia è comune a molti. Forse manca un po’ l’harware (i locali). Mi è arrivata proprio ieri la comunicazione dell’apertura di una “scuola” per stand-up comedians a Torino: http://www.comedystudio.it/
      A presto
      L’amministratore

      • Omino settembre 7, 2011 a 1:11 PM #

        secondo me non è questione di penuria di locali…

        se si avesse qualcosa da proporre, credimi, locali/circoli ARCI/pub disposti a collaborare nell’infrasettimanale li trovi… e sono convinto che in nemmeno troppo tempo, si creerebbe anche un bel giro di pubblico.. ripeto, l’esempio di SATIRIASI a Roma lascia ben sperare 😉

        • ananasblog settembre 8, 2011 a 8:53 am #

          >secondo me non è questione di penuria di locali…

          Omino, certo, ci vorrebbero dei contenuti molto forti e (possibilmente) gente in grado di andare contro il sistema (nel mondo e in italia sta succedendo di tutto, gli spunti non mancano)
          L’A

          PS sfogo personale: ma quanto sono “tristi” gli spot di AG & G per la Wind?

  4. Alberto settembre 6, 2011 a 5:27 PM #

    Bravo Enrico.

    Ho avuto modo di conoscerti ed apprezzare il tuo lavoro, oltre alla persona.

    Complimenti per questa tua iniziativa.
    Un grosso in bocca al lupo!

  5. Leo settembre 6, 2011 a 4:07 PM #

    “Billy e Mandy” io non li conosco, conoscevo “Mork e Mindi” ma con la morte non ci azzeccano molto, e comunque il “Profeta della Risata” a mio parere non si discute!
    …e di Anonimo apprezzo solo quello “Veneziano” di Benedetto Marcello, sonata in la-minore per oboe e orchestra d’archi!

  6. Enrico Zambianchi settembre 6, 2011 a 10:42 am #

    Ringrazio i commenti sempre costruttivi, soprattutto di Alter e del suo bel ricordo del FESTIVAL NDC di Torino e Ananas per l’intervista. Anche se non era proprio l’argomento dell’articolo vorrei anche ringraziare l’anonimo perchè non conoscendo “Billy e Mandy” (sono vecchio per i cartoni animati) , andrò a cercare a cosa si riferisce, ma penso che si debba ricredere, e non conosco nemmeno il riferimento di Andrea, ma grazie. Vi aggiorno sul fatto che mi hanno anche detto di aver copiato la Morte da “Vi presento Joe Black” da uno sketch dei Monty Pyton “…Il tristo Mietitore…”, da alcune battute di Jeff Dunham, da “Il settimo sigillo” di Bergman e anche da alcuni necrologi pubblicati sul Resto del Carlino. Insomma chi più ne ha più ne metta, ma vi assicuro che l’idea è la rottura dell’immaginario su un personaggio così cupo grazie all’accento romagnolo e le sue paranoie da semplice manovale… anzi, all’inizio doveva essere “La Fortuna”, la dea bendata: “Avete visto un Pastore tedesco con un’imbragatura per ciechi?”! Non mi piace chi copia e nel mio ultimo spettacolo ho eliminato un personaggio perchè, pur non essendo copiato, assomigliava ad un’idea di un comico inglese scoperto in seguito. Buon lavoro a tutti!

    • Anonimo settembre 6, 2011 a 3:53 PM #

      In una puntata, il cupo mietitore “tenebra” seduto sul divano si pone il problema di andare a recuperare un anima. Ma si divincola nei vari SE che la circostanza potrebbe creare. Proprio come Zambianchi, purtroppo i video di “Billy e Mandy” non sono reperibili su youtube, sono stati rimossi .. che abbiano leso al diritti di Zambianchi?!

      Zambianchi sei in gamba, anzi ti dirò che mi piaci proprio tanto sul palco.

  7. Anonimo settembre 5, 2011 a 7:55 PM #

    Zambianchi quando propone la morte, ricorda tantissimo il cartoon “Billy e Mandy”, anzi vi dirò di più, il pezzo che porta nei festival mi sembra letteralmente copiato dalla serie televisiva…correggetemi se sbaglio.

    • Andrea settembre 6, 2011 a 7:49 am #

      Bah, direi che non c’entra nulla col cartone animato. Neanche con Morte di Terry Prachett, per dirne un’altra. Ovviamente la morte è la morte…

    • ananasblog settembre 6, 2011 a 8:23 am #

      Zambianchi quando propone la morte, ricorda tantissimo il cartoon “Billy e Mandy”, anzi vi dirò di più, il pezzo che porta nei festival mi sembra letteralmente copiato dalla serie televisiva…correggetemi se sbaglio.

      Sbagli, anonimamente, ma sbagli

      • KL settembre 6, 2011 a 9:38 am #

        Confermo, sbagli! Non c’entra assolutamente nulla con quella del cartoon.
        Ma sottolineo anche un’ altra cosa… la Morte è suo pezzo più conosciuto ma non è il più bello. Ne ha tanti migliori della Morte tra cui il Frigo e soprattutto ha alcuni monologhi originalissimi.

        • Anonimo settembre 8, 2011 a 10:43 am #

          A TUTTI …effettivamente Zambianchi è molto più in carne di “Tenebra” del cartoon io parlavo del testo. Spero di trovare un documento per SMENTIRMI O SMENTIRVI.

  8. Alter Bactaer settembre 5, 2011 a 11:50 am #

    E bravo Enrico Zambianchi, che al FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET 2009 svoltosi lo scorso anno al Teatro Gioiello di Torino, si è aggiudicato il Premio Ernst Thole per l’interpretazione più originale, interpretando…un frigorifero. Anche la sua personalissima interpretazione della Morte è notevole, ma purtroppo è ormai inflazionata (almeno dal punto di vista delle novità che dovrebbero essere proposte dai festival di settore), poichè già mostrata in più d’uno e per questo non venne presa ai provini per il FNDC, preferendo ad essa il frigorifero. Per capire perchè uno come Zambianchi riesca a funzionare anche a Londra, occorre prima di tutto vederlo in scena senza dimenticare di dare un’occhiata al suo vissuto artistico. Ancora bravo!

    • Alter Bactaer settembre 5, 2011 a 11:52 am #

      Oooops, quello in cui è stato premiato Enrico Zambianchi era il FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET 2010, ovvero l’edizione dello scorso anno e per ora l’ultima. Scusate.

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