Dado Tedeschi: come vivere dignitosamente, ma anche pericolosamente di comicità

6 Feb

 

Dado Tedeschi

Dado Tedeschi è un veterano del cabaret, autore e battutista molto, molto prolifico e stand-up comedian di grande esperienza. Pur essendo fuori dal circuito che conta riesce a vivere della sua professione a tempo pieno, a mantenere una famiglia, a campare dignitosamente.

Dado Tedeschi è a suo modo (e anche per quello detto sopra) un vincente, uno di quelli che hanno vinto la sfida del palco e quella della pagina scritta. Quanti possono dire di averlo fatto? Pochi… Forse a suo modo ha “pareggiato”, non ha raggiunto il grande successo, ma gode di quella libertà che esiste quando non si dipende da divinità troppo oppressive.

L’abbiamo intervistato sulla sua professione. Il racconto è notevole. Giovani che magari avete strappato qualche passaggio televisivo o che sperate di strapparne uno, non perdetevela!!! E poi rifletteteci su…

 QUANTE BATTUTE HAI SCRITTO IN CARRIERA? (E PER CHI) 

Come faccio a dirlo? Tantissime, non riesco a darne un numero, anche perché non ho scritto solo battute, ma anche racconti, spettacoli con comicità di situazione. Anche le persone per cui ho scritto sono state tante, si va dai famosi MAGO FOREST, PABLO, GABRIELE CIRILLI, CLAUDIO BATTA, FLAVIO OREGLIO, fino ai meno conosciuti ANDREA ZAGAGNIN, DANIELE PICCIRILLO, ma poi davvero tanti altri, a volte anche solo collaborazioni di un paio di battute (specie quando ho lavorato a Colorado Cafè, nei tempi in cui era una trasmissione più schizofrenica ma più carina di quelle di adesso).  

QUAL E’ LA TUA ESPERIENZA DI SPETTACOLI LIVE? 

Vent’anni, in cui non mi sono fatto mancare niente: dai teatri, ai locali (lo Zelig, che ho fatto anche nei tempi in cui era un bellissimo garage, con tutta la gente intorno a sentirti), ai centri sociali, fino ad arrivare alle case, ai negozi di parrucchiere (è successo) alle agenzie viaggi, ai villaggi turistici. Ho lavorato credo ovunque, da Brescia a Matera, da Milano a Cagliari, dalla Sicilia alla Svizzera… D’altronde vent’anni non sono proprio pochi.  

COME SI VIVE DI COMICITA’? (FILOSOFIA, ANEDDOTI, STRATEGIE) 

Dipende se intendi “guadagni” o “stile di vita”. Nel primo mantengo il più stretto riserbo, diciamo che non ho ancora fatto neanche una cena alla mensa dei poveri, però non ho fatto neanche una vacanza di lusso (ossia le ho fatte, ma sempre per lavoro). 

A livello di stile di vita, beh, vivere di comicità significa che la tua vita è quello o al servizio di quello! Tutto ciò che riguarda la mia vita diventa materiale, per me o per altri, e non ci sono tabù. Rapporti con le donne, col lavoro, con la famiglia, diventa tutto materiale per il palco. Per dirti, c’era una donna con cui avevo fatto l’amore in una condizione “particolare”, poi mi aveva deluso e pochi giorni dopo ho raccontato tutto, omettendo il nome ovviamente, ma sostituendolo con battute comiche all’indirizzo di quella persona. 

Per questo a volte mi spiace vedere comici che fanno i “comici” in modo “indifferente”, che potrebbero fare allo stesso modo gli animatori o i cantanti. Invece la comicità, se la vivi in maniera viscerale è qualcosa di unico.  

ELENCO DELLE COSE CHE FAI 

Faccio il comico (quando me lo lasciano ancora fare) anche in forme un po’ diverse, per esempio nelle cene con delitto dove sono l’attore principale e, da detective, sfotto allegramente il pubblico; tengo corsi di scrittura comica che insegnano al comico non solo come scrivere battute e personaggi, ma anche come relazionarsi al palco e alle sue “variabili”, pubblico distratto, ambienti dispersivi o “ingessati” e faccio l’autore (ma di questo abbiamo già parlato). 

Poi scrivo libri, nel mare sommerso degli autoprodotti, perché mi conviene di più (in libreria, sarei un volumetto polveroso, mentre chi mi vede nel live o mi conosce dai corsi si interessa anche a ciò che scrivo). Di solito sono racconti e peraltro non comici, ma nei progetti in cantiere c’è un po’ di tutto. Credo che alla fin fine la scrittura narrativa sarà il mio ultimo lavoro, se non muoio prima 🙂  

QUANTO PESA ESSERE FUORI DAI CIRCUITI CHE CONTANO? 

Beh, sarei bugiardo se dicessi che non pesa. Ci sono posti dove magari figureresti benissimo e non ti chiameranno mai perché non sei “televisivo”. La gente ti dice “dovresti fare zelig” (io poi sono un caso a parte, me l’ha detto anche un autore zelig, che ha aggiunto “non capisco perché tu non l’abbia mai fatto!”, e lì non sapevo se abbracciarlo o mandarlo a fanculo!) perché per loro, se non sei là dentro, non esisti. 

Poi c’è l’aspetto pratico, diciamo che dormo un po’ meno tranquillo di un Leonardo Manera qualsiasi (faccio il nome di un amico, così non becco denunce), perché ho qualche problema più di lui a pagare l’affitto, alimenti alla ex moglie e tasse allo stato. Diciamo che però dalla mia parte c’è il fascino alla Bukowsky, del maledetto senza una lira, che deve non aprire quando arriva l’agenzia delle entrate o l’affitto, e che “vive di espedienti”! Letterariamente sono un soggetto molto affascinante!  

QUALI VANTAGGI SI HANNO DALL’ESSERE INDIPENDENTI? 

Beh, non ho agenzie a cui rendere conto e posso lavorare con chiunque (il problema è convincere “chiunque” a lavorare con me). Posso accettare i lavori che mi piacciono senza chiedere il permesso a chicchessia. E poi il fatto di non appartenere a nessuna famiglia mi permette di dire la mia in totale libertà… il che mi aiuta a continuare a non appartenere a nessuna famiglia.  

Però se vedo cose brutte a Zelig (e ce n’è qualcuna) o a Colorado (e ce ne sono parecchie) diciamo che posso divulgare la mia opinione senza paura. Molti comici stanno svegli la notte perché sono stati beccati dal vicino di pianerottolo a dire sottovoce “beh, forse Zelig quest’anno non è bellissimo!” e temono emarginazioni dalla struttura Zelig. Io non ho di questi patemi e problemi.  

LA TUA ESPERIENZA DI PROVINI E LABORATORI ZELIG: COSA HAI IMPARATO? 

Io ho fatto zelig (LOCALE NON TRASMISSIONE) agli inizi: provino… poi dieci minuti col pubblico… poi serata nel locale e infine la settimana… mi sembrava una cosa seria! I laboratori di oggi, finalizzati alla tv mi fanno un po’ di tristezza, con i comici che usano frasi come “ho spaccato” o “è entrato il tormentone”. 

Mi piacerebbe vedere qualcuno arrivare sorridendo e dire “ho scritto una bella cosa” (ma quando dico queste cose mi accorgo di essere vecchio). La verità è che ogni tanto vado a un Lab Zelig per far vedere in giro che non ho ancora mollato tutto per aprire una pizzeria, ma non mi ci diverto.  

COSA VORRESTI DIRE AI GIOVANI COMICI? 

Di capire che questo lavoro ti premia se c’è la passione vera… e  che il premio non è il successo televisivo (poi dopo due stagioni spesso non ti si fila più nessuno) ma lo stare bene e in armonia col pubblico che ti segue e ti ama.  

TI CONSIDERI UN PERDENTE O UN VINCENTE? 

Dipende dai periodi… diciamo che sto perdendo 3-2 ma la partita è combattuta e mancano ancora diversi minuti alla fine… e il risultato è apertissimo. Ma so che nella prefazione hai usato il termine “pareggiante”… sì, tutto sommato sì!

 Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

6 Risposte a “Dado Tedeschi: come vivere dignitosamente, ma anche pericolosamente di comicità”

  1. alterbac febbraio 9, 2012 a 2:55 PM #

    Personalmente, ciò che dice Dado (concorrente al FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET 1997 a Torino) adesso, io lo dico (con e senza pseudonimi) da oltre dieci anni, se non addirittura da venti, ossia quando ho creato il FNDC.. Speriamo voglia dire che qualcosa sta cambiando.
    Mauro Giorcelli

  2. marcomengoli febbraio 7, 2012 a 4:01 PM #

    una capatosta, ma almeno coerente e bravo.
    oltre ciò un Autore con la A maiuscola.

  3. Aldrero febbraio 7, 2012 a 11:08 am #

    Un applauso a chi combatte in prima linea!

  4. Ruben Marosha febbraio 6, 2012 a 1:23 PM #

    Che dire, finalmente un parere umano e professionale di grande livello.
    Non ho altre parole solo stima

  5. Arny febbraio 6, 2012 a 1:10 PM #

    Dado ti voglio bene!

Trackbacks/Pingbacks

  1. Dado Tedeschi: lo spettacolo a favore del Tibet | - giugno 17, 2013

    […] Tedeschi che, detto per i pochi profani che non lo sanno, è un comico e autore professionista (leggi articolo qui), sta portando in tournée uno spettacolo a favore del Tibet, da decenni sotto l’oppressione […]

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