Zelig visto da sinistra: un articolo condivisibile su l’Espresso

7 Feb
Paolo Migone, approdato alla satira?

Zelig, pur reggendo sul piano degli ascolti, sta registrando da tempo una débacle comunicativa. Non solo le shockanti accuse di Vanessa Incontrada sull’ambiente maschile e maschilista: Aldo Grasso si è reso conto di quanto sia invecchiato il format; Michele Santoro ha addirittura creato il neologismo “zelighizzato” come paradigma di conformismo e mancanza di coraggio (leggi articolo). Su Ananas Blog, poi, sono apparsi i primi racconti del poco onorevole dietro le quinte della cosiddetta “fabbrica commerciale di pezzi televisivi”.

Intanto Bananas srl, in stato di semi confusione, sta cercando di mettere il bavaglio a tutto ciò che succede nei laboratori, tramite un medioevale articolo 3… Recentemente è uscito un articolo condivisibile, scritto dal giornalista de L’Espresso Riccardo Bocca ( leggi articolo completo). 

“Spiace sempre, insomma, dire e pensare che quest’edizione del programma che dovrebbe far ridere su Canale 5 è triste, non tanto o soltanto per la carenza di nuovi sbellicanti comici, ma anche per l’inconsapevole messaggio di noia che comunicano il bravissimo e presuntuosello Bisio -chi non lo sarebbe, d’altronde, dopo le bordate di applausi e denaro raccolte al cinema- e la bravissima e poco simpaticissima Paola Cortellesi, un po’ frustrata da quest’aria da carro funebre e un po’ convinta di essere la regina a cui manca il regno.”

Fin qui preciso come il laser… Poi entra nel merito della bizzarra tirata qualunquista eseguita (con grande perizia tecnica, ma completamente fuori luogo) nell’ultima puntata da Paolo Migone:

“Migone, dunque, ha iniziato e concluso il suo numero ridacchiando su ciò che resta della classe politica che ci ha accompagnato verso il disastro. Una carrellata horror che ha toccato Marco Pannella («era a scuola con Gesù Cristo»), Di Pietro (che emette ultrasuoni, quando alza la voce, e richiama così i cani), Fini (talmente elegante che «ha anche il gigiama con giacca e cravatta»), i suoi ex caporali («ignoranti come la merda, e chiedo scusa alla merda»), La Russa («che sembra il diavolo»), Bossi (impietosamente fotografato nella sua fragilità post malattia) Bersani («che ha la faccia da tabaccaio» e dunque non convince), D’Alema (che cammina sui baffetti) e naturalmente il solito Berlusconi (a cui hanno sostituito tutti gli organi ed è «geneticamente modificato»)

“Alla fine di questo elenco della spesa, divertente per le capacità attoriali di Migone ma deprimente per la sua asincronia con il momento storico e politico, il cabarettista livornese ha urlato al pubblico degli Arcimboldi: «Vogliamo facce nuove!». E la gente, dalle poltroncine in velluto, è esplosa in un applauso anticasta figlio della frustrazione e di una bocca troppo buona.”

“La verità è che il governo a un certo punto è cambiato, lasciando spazio al Monti Mannaro, mentre “Zelig” è inchiodato al suo stereotipo, e alla supponenza di resistere con lo sfottò di personaggi già arati da tutti: così, giusto per tentare di dopare gli ascolti.”

“Anche i teledelusi, dunque, urlano a squarciagola agli autori di “Zelig” che vogliono facce nuove. Ma anche nuove idee, slegate da quest’hard discount della comicità nazionale.”

Questo “vogliamo facce nuove!” è assurdo, perché detto all’interno del più banale e iper commercializzato polpettone cabarettistico (forse) esistente, in cui anche un bravo attore come Paolo Migone è costretto a mettersi il camice e a farsi l’occhio nero perché così è riconoscibile al pubblico televisivo.

Poi Riccardo Bocca con pochi “tratti” disegna un quadro tragicamente più ampio: è vero, si tratta di un hard- discount della comicità, in cui c’è il continuo tentativo di dopare gli ascolti dando al pubblico ciò che “desidera” usando le tante “caselline del marketing”, fino a scivolare in un’invettiva fuori tempo massimo (5 anni di ritardo sul Vaffa Day di Grillo) del tipo che gli “intellettuali” della ex cooperativa il Mandorlo detestano profondamente.  

quello che succede negli Zelig Lab nno sia sottoposto a cebsura!
 Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)
 
PS Migone, per accedere a questa edizione di Zelig, è stato sottoposto a provino (piccole “prove” cui sono oggetto talvolti i veterani)
 
PS in contrapposizione, un bell’esempio di satira in tempo reale e che fa ridere, dell’ottimo Carlo Viani: GUARDA IL VIDEO
 

4 Risposte a “Zelig visto da sinistra: un articolo condivisibile su l’Espresso”

  1. Ghiro febbraio 8, 2012 a 1:13 am #

    Wow! Un centone! Il nuovo che avanza! Comunque ero alla serata di domenica a Zelig nel locale e il pezzo di Migone era molto più pesante nella parte su Berlusconi.. Giusto per segnalarlo..

    • ananasblog febbraio 8, 2012 a 9:55 am #

      >Wow! Un centone! Il nuovo che avanza! Comunque ero alla serata di domenica a Zelig nel locale e il pezzo di Migone era molto più pesante nella parte su Berlusconi.. Giusto per segnalarlo..

      Il centone fa ridere perché fatto con classe, senza esagerare (meglio dell’inglese maccheronico forzato della pur brava Sora Cesira). Poi c’è la contemporaneità (venerdì dovrebbe bufare ancora), il contrasto tra le foto e il ritmo caraibico… Parlare male di Berlusconi in una prima serata (che elevando lo share produce introiti notevoli allo stesso) è sempre surreale. Suggerimento: la satira migliore sarebbe fare una trasmissione di pezzi non commerciali (magari addirittura teatrali), affondare lo share, poi urlare alla censura se cercano di modificare la scaletta. Ma il coraggio non è il loro mestiere, qualcuno teme di perdere un immobile, di 32 che lui ce ne ha. Povero Gino, e povero anche il Bisio, ah bè, sì bè…
      L’A

      • Ghiro febbraio 8, 2012 a 1:36 PM #

        Pero’ scusa, Ananas, ma non capisco. Invidiate il coraggio della Gabanelli, ma cosa ci va a prendere una telecamera e andare a Milano a fare delle domande? Durante le prove sono tutti nel locale, entrano ed escono, non penso abbiano uscite secondarie. Questo sarebbe un passo avanti. Senza dover ricorrere a travestimenti stile Gadget. E’ la libertà di stampa che tanto difendete.

  2. Ruben Marosha febbraio 7, 2012 a 4:22 PM #

    il mio nuovo mito: “Gianni, the first citizen”, semplicemente SPETTACOLARE!!!!

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