la liberatoria per diventare “cabarettisti rinati”?

8 Feb

Per accedere ai Laboratori Zelig occorre un rito di purificazione. Cabarettisti o Bananas-battisti?

Clamorosa arrampicata sugli specchi, con doppio avvitamento e salto mortale all’indietro.

La liberatoria di ultima generazione per gli Zelig Lab, oltre a contenere una norma anti libertà di parola (leggi post sull’articolo 3) che di per sé è preoccupante, contiene alcuni passaggi che sfiorano il misticismo.

Bananas srl, forse anche in seguito alle inchieste del Blog, aveva recentemente rimodulato la definizione stessa di Zelig Lab:

“unicamente una scuola di recitazione e scrittura rivolta ad aspiranti comici che intendono intraprendere la strada del cabaret”

Questa definizione era contenuta in un documento ufficiale: 7 pagine spedite il 28 luglio, dall’avvocato di fiducia di Bananas, meglio conosciuto come “diffida balneare”. E’ noto che negli Zelig Lab c’è una presenza massiccia di comici professionisti e veterani. Così il Blog ha avuto gioco facile nello smontare questa affermazione creando, tra l’altro, un video che dimostra il contrario (guarda video di risposta a Bananas).

L’ultima liberatoria pervenuta sembra voler affermare il contrario (ma allora in precedenza è stato dichiarato il falso?):

Premesse  Bananas S.r.l., operante da diversi anni nel settore dello spettacolo sia teatrale che televisivo attraverso il marchio Zelig, propone un corso artistico denominato “Laboratorio” e propedeutico a serate durante le quali, a seconda del tempo reso disponibile, i partecipanti potranno esibirsi seguiti da un Autore professionista che Bananas mette a disposizione a proprie spese, con l’obiettivo di diffondere la cultura del Cabaret sfruttando l’esperienza acquisita durante lunghi anni di lavoro, e di scoprire nuovi talenti, o affinare soggetti che hanno già intrapreso precedentemente la via della comicità in forma autodidatta.

Così scompare il termine “aspiranti comici” e appaiono i “partecipanti” che possono essere sia neofiti che veterani. La stranezza arriva dopo (sottolineatura effettuata dal Blog e non nel testo originale NDR):

Possono partecipare neofiti ed esperti, nuove leve e figure più note. L’essenziale è che, nel momento in cui viene maturata la decisione di entrare a far parte di questi laboratori, ci si spogli di qualsiasi presunzione derivante da esperienza teatrale già vissuta e si seguano le istruzioni che verranno suggerite dalle persone esperte incaricate da Bananas.

spogliati da ogni presunzione teatrale, o cabarettista! e rinasci puro e incontaminato…

Se fossimo al “Circo del Surreale” verrebbe giù il tendone dagli applausi. Cosa significa? Dovendo ammettere che negli Zelig Lab vanno anche i “professionisti”, ma dovendo negare che portino loro repertorio e loro materiale (COSA CHE AVVIENE REGOLARMENTE), si sono inventati che “l’adepto” si deve spogliare di ogni esperienza passata e seguire esclusivamente i consigli dell’Autore, che diventa l’unico produttore o trasformatore di istruzioni e/o materiale esibito sul palco.

Insomma, il comico viene come “ribattezzato”, dimentica il PASSATO PECCAMINOSO e si affida all’autore che, come una specie di DRUIDO, lo indirizza verso l’iniziazione segreta. C’è qualcosa di mistico oppure si tratta di un pretesto? Sembrerebbe un pretesto, ma a quale scopo?

Che l’autore sia l’unica fonte creativa è falso. Sappiamo bene che la causa principale di lamentele verso questa attività professionale è che “l’autore non scrive” e che “non ha la più pallida idea delle decisioni prese” e che il 90% del lavoro creativo (come minimo) è scaricato sul comico stesso (vedi gli articoli della serie I Burocrati Autori).

Invitiamo Gino Vignali, Michele Mozzati, Roberto Bosatra, Giancarlo Bozzo, Emanuela Dogliotti, ad uscire allo scoperto e a ripetete pubblicamente i concetti espressi nella liberatoria. Davvero pensate che negli Zelig Lab il comico si spogli del proprio passato teatrale, di tutto ciò che ha fatto in precedenza? Sarebbe bello vedere con che faccia lo direste.

Ma la domanda è: perché fare affermazioni così lontane dalla realtà? I motivi possono essere molti. Forse anche l’incapacità di dare una “ragione sociale” a queste serate che si svolgono di fronte a un pubblico pagante, usano un marchio commerciale leader nel settore e sono una fabbrica di materiale per una trasmissione televisiva (pagata profumatamente da Mediaset) e fonte di utili miliardari.

Bananas srl non ha mai risolto questa EVIDENTE contraddizione.

Se ci fate caso, tutte le liberatorie mostrate fino a questo momento si “aggrappano” sempre su concetti che toglierebbero Bananas srl da ogni obbligo contributivo, retributivo o relativo al diritto d’autore. Così è troppo comodo.

Ma la “linea di resistenza” più intensa sembra indirizzata al diritto d’autore. In quasi 10 anni, in migliaia di serate di fronte a un publico pagante, con decine di migliaia di esibizioni da parte di altrettanti comici, non risulta che nessuno abbia mai portato un pezzo suo depositato alla Siae (o tramite qualche altro sistema). Ciò è matematicamente impossibile e sappiamo quanto sia falso.

Bananas srl sembra costretta ad affermare che nessun comico porti materiale proprio ai laboratori e che tutto sia il prodotto del lavoro dell’Autore (in questa liberatoria tramite il concetto di “opera collettiva”, a cui verrà dedicato un post a parte).

Chi si propone di “diffondere la cultura del cabaret” dovrebbe incoraggiare i comici a diventare AUTORI e PADRONI del proprio repertorio, invece stiamo assistendo a una colossale opera di NEGAZIONE, il cui concetto è: “non sei padrone di niente” e “nulla ti è dovuto”.

Poi, un giorno Ruben Marosha porta una telecamera nascosta in uno Zelig Lab e, guarda caso, trova: a) una persona iscritta alla Siae, b) che aveva portato dei pezzi suoi depositati, c) cui era stata proposta una liberatoria in cui questa ipotesi non era prevista. Sfortuna?

Poi un giorno Romina La Mantia racconta la sua esperienza di 2 anni di Zelig Lab affermando che l’unico intervento autorale è stata la frase “devi perderti per ritrovarti”. Casualità?

Poi un giorno Manuelita Vella racconta la sua esperienza con lo Zelig Lab di Piacenza affermando che il più delle volte saliva direttamente sul palco senza intervento autorale, con pezzi scritti ed elaborati direttamente a casa. Che strano…

Poi Flavio Furian racconta di come venisse mandato sul palco a fare “5 minuti forti di repertorio” per rianimare la serata… Eccetera eccetera.

E’ successo, sta succedendo, succederà: la gente esibisce il frutto del proprio lavoro, gli autori fanno un’opera di “gestione delle risorse umane” con minimo o nessun intervento autorale.

E’ la verità che non può essere nascosta da nessun artificio “avvocatese” o “legalese”.

In fondo sarebbe molto semplice: c’è il modello 211; a fine serata chi ha esibito materiale proprio, lo compila; l’autore viene pagato da Bananas (che ha i soldi che le escono dalle orecchie) invece di sottoporlo a questa umiliante “guerra tra poveri” in cui è gratificato con poche centinania di euro.

Sapere che il comico “tal dei tali” ha fatto il pezzo “xyx” e che questo pezzo è stato registrato a sua TUTELA, sarebbe una garanzia per tutti e anche un argine contro plagi e furti di battute, contro il declino attuale della cultura cabarettistica che si sta pretendendo di diffondere.

 Sarebbe un passaggio importante da Panzanas a Bananas, un piccolo passo di uscita dall’occultamento della verità.

No alla CENSURA, libertà di parola!

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

6 Risposte a “la liberatoria per diventare “cabarettisti rinati”?”

  1. rubenmarosha febbraio 9, 2012 a 8:14 PM #

    in italia la tv ha rincoglionito la gente 35 anni dopo la sua degenerazione,
    una via di mezzo tra una discarica abusiva e una tecnologia superata…e tutti a parlar di tv

    grande Sidney Lumet… chissà se qualcuno in italia ci capirà qualcosa:
    (http://www.youtube.com/watch?v=r6xwbXOiQ4g)

  2. Sciavo febbraio 9, 2012 a 3:32 PM #

    Scusate, ma avete rotto il c~<<o con kalabrugovich e tecnocasa e del caso crozza nemmeno una riga?! Bella informazione a senso unico.. Complimenti!

  3. misanzio andrea febbraio 8, 2012 a 5:02 PM #

    Se vai a quello di Milano a volte incontri, da Zelig: Manera, Migone, Kalabrugovic, BruceKetta, Mannino, Basso, Cinelli, Paniate, Taurino, Zuzzurro e Gaspare, Pali e Dispari, Nuzzo e Di Biase, Solidoro, Casiraghi, Sambucco, Ornano, Paci, Raco, Vasumi, Duo Idea, De Marco, Sgrilli, Rizzuto, Parassole, Della Noce, Villa, Chiarito, Marseglia, Fontana, Campagna, Neri, Ale e Franz; da Colorado: Mazzilli, Ceva, Midena, Puma; da Colorado e Zelig: Midena, Bruceketta, Cacioppo. Per citare solo quelli che hanno già fatto e, immagino continueranno, a fare televisione, internet, radio, libri, serate, laboratori e, soprattutto, da quel che si vede da fuori, a divertirsi

    • ananasblog febbraio 8, 2012 a 7:18 PM #

      Sul bizzarro comportamento bananifero, sentendo il parere in giro, ci sarebbero 2 scuole di pensiero:
      a) sono fuori di testa, b) hanno paura.
      Tutte e due le risposte descrivono situazioni improbabili: così razionali nel marketing televisivo e così pirla nel compilare le liberatorie? paura de che?
      Sicuramente predisporre liberatorie più vicine alla realtà, significherebbe riconoscere al comico lo status di “soggetto” e non di oggetto. Adesso è così bello vederli in fila come soldatini produrre ossessivamente pezzi tv “a comando”, oh, so funny! Frequentare, farsi la casa sulla Martesana, farsi vedere sempre. Forse l’intero sistema è una specie di bunga bunga non sessuale, la libidine sta nella “raccolta di esseri umani” (che forse sarebbe la risposta numero 3).
      L’Amministratore

Trackbacks/Pingbacks

  1. le liberatorie spiegate da Emanuela Dogliotti « - febbraio 14, 2012

    […] Bananas srl ha ridefinito cosa sia un Laboratorio Zelig. Le nuove liberatorie contengono anche un patto di segretezza su tutto ciò che succede all’interno: l’inquietante Articolo 3 (leggi post) e il bizzarro invito a spogliarsi del proprio passato teatrale (leggi post). […]

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