I Buratori (burocrati autori) seconda parte

22 Feb

ricomincia lo Zelig Brontosauro Lab

In che modo la professione dell’autore comico è diventata una sorta di caporalato.

Ananas Blog pubblica una lunga, dettagliata analisi sulla strana figura dell’autore di cabaret Zelig, scritta in collaborazione con Omar Bashuner. Si tratta di un documento notevole in cui, per la prima volta, vengono evidenziate le motivazioni e le routine di questa bizzarra forma di autorato artistico/burocratico (leggi la prima parte).

SECONDA PARTE – (Maestri ed allievi, guadagni e rimborsi, la Siae, colpo gobbo, autostima, raccolta di esseri umani, quote di produzione, caporalato).

 I “maestri” devono avere qualcosa da trasmettere agli “allievi” altrimenti che maestri sarebbero? Zelig funziona a compartimenti stagni, una forma di “avarizia” in cui meno informazioni trapelano meglio è, in cui il non sapere, diventa una forma di controllo verso gli allievi che così, si trasformano in adepti (adepti che adorano una Fortuna Televisiva distante, capricciosa, vendicativa).

L’autore può cercare di parlare ai comici, ma non è quello il suo scopo. La verità è il più possibile bandita. Egli quindi può tentare delle “semplificazioni” che deluderanno invariabilmente chi fa sacrifici enormi e spera di avere risposte certe.

COSA SI GUADAGNA?

Un autore che approda tra gli dèi del cabaret e che firma la trasmissione di culto e di maggior successo della storia della tv  dovrebbe essere pagato più che bene. Cosa lo spinge ad affrontare un pellegrinaggio in giro per l’Italia con sfacchinate tremende, a seguire laboratori talvolta fallimentari come presenza di pubblico, in cambio di un misero rimborso spese? Ovviamente perché gli conviene. Quali sono i vantaggi che se ne ricavano? Ce ne sono molti. Elenchiamoli:
RIMBORSO – Beppe Tosco (autore anche di Luciana Littizzetto) si stupiva di come certi autori Zelig prendessero solo 1.000 euro lordi a puntata, una cifra molto bassa. In tal caso anche un rimborso spese, oppure prendere l’intera Siae del teatro in cui si svolge il lab (tramite liberatorie diciamo “farlocche”) è comunque un arrotondamento, anche se minimo.

COLPO GOBBO – seguendo un laboratorio Zelig può succedere di “agganciare” un comico che faccia il grande salto. Se va bene firmi la Siae del suo spettacolo e tutti i vantaggi che seguono a essere l’autore di uno famoso (teatro, sitcom, cinema, altre trasmissioni). È un modo di integrare lo stipendio legato alla “riffa della fortuna televisiva”. L’insegnamento non c’entra, anzi, così impari a dare importanza a chi ha delle possibilità televisive, a fregartene di chi è in declino, a dare attenzione a chi era in declino ma adesso potrebbe avere delle possibilità tv (un “balletto” in cui ci si allena a “rimbalzare” i perdenti).

AUTOSTIMA – La classe autorale zelighiana non brilla certo per carisma. Sembra indirizzata verso un certo grigiore. Dalla direzione artistica in giù non è che ci siano degli Age e Scarpelli o degli Amurri e Verde. Scordiamoci Marcello Marchesi… Anzi, ciò è valido a partire dai capi Gino & Michele.

Cosa si ottiene quindi da un laboratorio? 15 – 20 persone che dipendono da te e che fanno quello che dici tu. Cosa impensabile in condizioni normali (dato il tuo scarso carisma). Ciò è gratificante. È una collezione di figurine umane: più ne hai meglio è.

Facciamo un esempio cinematografico: Essere John Malkovich (vedi Wikipedia), in una scena del film Maxine è estasiata dal ricevere lo sguardo adorante dell’amica Lotte attraverso quello di John Malkovich. Due persone sovrapposte che ti guardano con desiderio possono darti sensazioni speciali ed esclusive. Ora immaginiamo l’adorazione di decine, centinaia di persone cosa possono trasmettere!

Se saliamo nella graduatoria, gli autori di un certo livello hanno diverse decine di comici che “dipendono” da loro, mentre i capi supremi qualche centinaio. Chi prenderebbe la macchina e si sorbirebbe ore di traffico a proprie spese per vedere, che ne so, Giancarlo Bozzo? Nessuno o quasi in condizioni normali, eppure centinaia di persone lo fanno.

Una volta Silvio Berlusconi, in uno dei suoi deliri peggiori, suggerì di vendere le Fiat Panda mettendogli il marchio Ferrari. Così “Gino Paletta autore” suona male; “Gino Paletta autore Zelig” si valorizza immediatamente.

L’autore zelig è una Fiat Panda a cui viene appiccicato un marchio fortissimo che lo ingigantisce: ha tanta gente che dipende da lui, che lo vede come il tramite per accedere al paradiso della tv. Poi magari si becca anche l’intervista al giornale o alla web tv locale. Qualcuno lo presenterà dicendo: “questo qui sai chi è? È un autore Zelig, lui scrive i testi a Bisio e alla Cortellesi!”.

IL FATTORE UMANO – così il sistema Zelig non è basato solo sul business. Conta molto anche il numero di esseri umani che si riescono a coinvolgere. In certi casi è paragonabile a una “raccolta di figurine” o a una “collezione di giocattoli”. Più ne hai meglio è, più sei gratificato, più le tue paure (di rimanere solo, di essere destinato all’anonimato) vengono esorcizzate. Il prodotto di questi “lavoratori a cottimo” può mascherare la tua non produttività. Gli altri lavoreranno e, come per magia, sembrerà che hai lavorato tu.

Tutto è basato sulla quantità. La “raccolta di esseri umani” è praticata a tutti i livelli e culmina in quelle atroci serate, che si chiudono all’una e mezza di notte con 40 comici (in cui vengono chiamati anche quelli che non interessano) ma che sono così gradite a leader ricchi sfondati, che si comportano come quei nobili romani che amavano sedersi al Colosseo per ammirare le lotte tra gladiatori.

Poi il capo giudicherà il 95% di quello che viene esibito in modo sprezzante come roba “trita e ritrita”.

Funziona un po’ come in certe società del passato: la forza è data dal numero di schiavi, di soldati, di armenti che stanno sotto di te. Il numero dà prestigio, oppure ti consente di non perdere prestigio.

Per quale motivo nel tuo laboratorio ci sono serate con solo 6 o 7 comici mentre gli altri ne hanno 15-20? Cosa c’è di sbagliato in te? (giuro, questa accusa folle è stata pronunciata davvero) Fai scappare i comici verso altri laboratori?… Il calo numerico genera angoscia, insicurezza, paura di essere retrocessi.

Così è importante (anche se la scelta arriva dall’alto) portare più gente possibile ai provini per Zelig Off. Se ne vengono chiamati molti, sei soddisfatto. Se qualcuno fa il “grande salto” puoi sperare di guadagnarci e di arrotondare (come detto sopra) ma non è solo questo, c’è in campo una paura più sottile: se appartieni alla fascia autorale intermedia, conti relativamente poco e sei sempre sotto la minaccia di contare un po’ di meno o di essere scavalcato da qualcuno che, in quella giungla, si è saputo muovere meglio di te.

Così vivi di luce riflessa, che dipende da quello che fanno i comici che sono sotto la tua responsabilità. Il loro “numero” e la loro “produttività” è fondamentale, sono la moneta con cui scambiare una possibile acquisizione di maggior prestigio.

In questo ci sono altre complicazioni: un comico (fenomeno del nomadismo) può frequentare più laboratori in una volta e questo è una forma di scarsa fiducia nei tuoi confronti; un comico può anche tentare di chiamare la direzione artistica e fissare lui un provino (cosa che ti bypassa, ti fa perdere la faccia); le agenzie si possono muovere scavalcando ciò che fai tu, finendo per ridicolizzare tutte le tue affermazioni su ciò che è televisivo e ciò che non lo è.

Quindi, parte integrante della tua attività è sempre il numero di persone che riesci a gestire. Sei entrato in una forma di caporalato (vai alla terza parte).

Ananas Blog (è un lavoro pulito, ma qualcuno lo deve fare)

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2 Risposte to “I Buratori (burocrati autori) seconda parte”

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  1. I Buratori (burocrati autori) terza parte « - giugno 12, 2012

    […] Leggi la prima parte, e la seconda parte del saggio […]

  2. I Buratori (burocrati autori) « - febbraio 22, 2012

    […] VAI ALLA SECONDA PARTE… […]

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