YouTube batte TV al botteghino?

20 Mar

il film d’esordio di Giovanni Vernia, “Ti stimo fratello”, sta ottenendo risultati un po’ deludenti: stroncato dalla critica (come lo stesso protagonista ha raccontato a Le invasioni barbariche, su La7); dopo 2 settimane è piazzato al sesto posto del box office con 1.759.253 euro (dato da ComingSoon.it), in ribasso rispetto alle aspettative (e al gran numero di copie). Qualche amico del blog lo ha visto e l’ha trovato non male (anche se ha rifiutato di recensirlo, non si sa perché).

Ti stimo fratello, però, sembra essere arrivato con almeno un anno di ritardo. Non solo le carriere zelighiane sono molto usuranti (perché ripetitive fino all’ossessione), ma lo stesso format televisivo, proprio quest’anno, ha imboccato un declino poderoso (leggi articolo). Inoltre al cinema c’è stata l’onda lunga de I Soliti Idioti, film che ha sbancato, modellando il gusto dei “ggiovani” su: volgarità demenziale senza vergogna.

I Soliti Idioti, format minore cui nessuno credeva, ha avuto un fortissimo rilancio su YouTube ed è finito nelle sale cinematografiche a “furor di teen-ager”. Questa settimana ha esordito anche Guglielmo Scilla (nella foto) col film “10 regole per fare innamorare”, altro fenomeno cresciuto sul web. Scilla, campione di contatti con willwoosh, ha realizzato la web serie “Freaks”, è approdato a Radio Deejay e al cinema.

Il film di Vernia, invece, nasce dalla joint venture tra Colorado e Bananas, cioè da gente coi capelli grigi e miliardaria, bollita creativamente, che sfrutta al massimo format tv ormai usurati, in cui il tormentone giovanile è solo “quella cosa che sta bene in scaletta tra un monologo e un’entrata a schaffo, per far salire lo share”. Insomma, al di là della qualità di questi 3 film, ci sono operazioni nate davvero per una “spinta dal basso” e altre volute dall’alto (da una volontà anzianotta).

Giovanni Vernia è un ragazzo intelligente, molto simpatico, che ha sfruttato al massimo la “filiera corta Zelig”, cioè: laboratori, trovare il personaggio giusto, il tormentone giusto (in un pezzo da 3 minuti il tormentone va ripetuto 3 volte), andare in tv, sfondare, fare molte serate… L’unico pezzo mancante di questa laurea breve è la gavetta: ciò che ti rende  un artista completo.

Paolo Uzzi (cui abbiamo dedicato un post) archetipo del perfetto autore Zelig, ha cofirmato la regia assieme a Vernia (oddio, è probabile che il vero regista sia colui che figura come direttore della fotografia). Non è mai andato in tv a promuovere il film  (magari non è un uomo da prima linea, soprattutto se piovono stroncature). Paolo Uzzi rappresenta, a sua volta, l’esempio del sogno autorale Zelig: non creare nulla di proprio, tentare di salire sempre sul carro vincente, cosa che può portarti a diventare l’autore di un comico che ha sfondato.

Anche qui c’è da chiedersi: ma se non crei nulla di tuo, che valore aggiunto dai? C’è il rischio di curare solo le pubbliche relazioni, diventare un burocrate cabarettistico e di fiutare dove tira il vento (e se cala il vento fiutare in un’altra direzione).

Giovanni Vernia, per concludere, in un’intervista a Radio 24, ha detto: “c’è molta gente che gufa contro e non capisco perché”. Risposta: “perché siamo in Italia, paese del tifo contro 😉

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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5 Risposte to “YouTube batte TV al botteghino?”

  1. Claudio Masiero marzo 21, 2012 a 11:50 am #

    Credo che la NON volgarità sia direttamente proporzionale alla simpatia, stima o considerazione che si ha per il soggetto che la esprime. Personalmente trovo Che Cozzalone o Checco Zalone che dir si voglia molto volgare ciò non toglie che sia simpatico a molti e sbanca. Elio e le storie tese ebbero un’impennata di popolarità dopo la canzone di “John Holmes” e ricordo il periodo che molti canticchiavano a tormentone “te lo tronco nel c**o”, ma essendo dei musicisti eccezionali ed essendo considerati dalle persone giuste sono ora quello che sono.
    Purtroppo per i cabarettisti di questi tempi avere successo è direttamente proporzionale a “Trovare un autore che conti, che creda in te e che lo stesso abbia il gusto comico del popolino”.

  2. KL marzo 20, 2012 a 5:31 pm #

    il film l’ho visto ed è simpatico, più bello di tanti altri salvati dalla critica.
    Il fatto che sia stato prodotto da gente con i capelli grigi, se permetti, c’entra come un piatto di carciofi a colazione.
    Federico Moccia ha 50 anni ma i suoi libri e i suoi film spopolano tra i teenager.
    Per quanto riguarda la gavetta….beh… io auguro a Vernia che la sua gavetta sia quella che sta facendo oggi….spero che questo film sia il primo di una serie….
    Se vuole fare l’attore deve fare anche lui un primo film….. è il suo primo film….
    “Ti stimo fratello” è stato massacrato da una critica che sta diventando sempre più snob, che se la tira con ipocrisia, che osanna “l’alto” ma in realtà lo capisce, che si spaccia da intellettuale ma sbaglia i congiuntivi….(questa è la fotografia di certi ambienti giornalistici, di salotti bene, di chi spesso recensisce film e libri senza averli visti……..).

  3. Jo. marzo 20, 2012 a 1:23 pm #

    Non ho visto il film per cui non ne faccio una recensione ne una critica. La mia è una disamina in generale, proprio basata sull’uso della parolaccia, che ultimamente a quanto pare e dico per cognizione di causa, non è ben vista durante l’esibizione dei comici. Poi i soliti idioti film parolacciaio fa un buon incasso al botteghino e allora si deve dedurre che esistono due tipi di persone quelle che non le vogliono sentire e probabilmente sono quelli che vanno meno al cinema e le altre che li affollano a quanto pare. Poi invece ci sono film come Giù al Nord e il rifacimento Italiano Benvenuti al sud che pur senza parolacce sfondano, perché reggono su una buona sceneggiatura. Il Buon Vernia in un intervista al giornale rilascia queste dichiarazioni: “Io scelgo di non essere volgare. Per durare di più. E mi piace che i genitori portino i figli a vedere un mio film, senza dover tappare loro le orecchie. Se dici le parolacce, sei alla frutta». Idea e opinione che è giusto esprimere e lodare visto che è sostenuta con convinzione, ma a questo devi ( parlo del film ) dare sostanza e invece a quanto dice la critica il film non ne ha. In definitiva credo che non sia la parolaccia o meno a definire la qualità di un esibizione o di un film, ma il concetto che esso vuole esprimere. Si dovrebbe fare un distinguo tra parolaccia è volgarità, che sono molto distinte tra di loro, le parolacce fanno parte della lingua Italiana, Dante le usa nella Divina commedia e la volgarità è un altra cosa. La parolaccia è volgare nella sua intenzione non nella pronuncia in se stessa. Un film pornografico è volgare? Se si, il film in se non ha molte parolacce anzi basa molto sul doppio senso e sulle allusioni. Molti film americani campioni di incasso e critica ne sono infarciti. Quindi non credo che in definitiva sia un gufare contro, il passaparola sta portando buoni incassi a “Quasi Amici” quindi se non accade anche con il film di Vernia, alla base ci deve essere qualcos’altro. Se abbiamo la certezza che abbiamo fatto il massimo, dobbiamo accettare il responso del pubblico, altrimenti dobbiamo sforzarci di più per interessarli, questa professione ci mette proprio al giudizio del pubblico sono loro a decidere se gli piace o meno.
    E mi sento di dar ragione all’organizzatore quando afferma che oramai per la frammentazione delle offerte televisive, per l’invecchiamento precoce dovuto ai social network, la pubblicità in se non basta più, perchè ora il passaparola è immediato.

    • ananasblog marzo 20, 2012 a 5:34 pm #

      >Non ho visto il film per cui non ne faccio una recensione ne una critica.

      Jo, in effetti Giovanni Vernia si è promosso come l’anti “I soliti idioti”, ha rilasciato interviste in cui lodava la sua comicità non volgare. E’ evidente che col suo film non c’è stato l’effetto passaparola. Poi a me I soliti idioti non piace, appartengo a quella fascia di pubblico che ama Little Brittain, ma evidentemente i teenager hanno apprezzato (è indiscutibile). Su “Quasi amici” era pronto il remake italico come fecero con Benvenuti al Sud, progetto forse azzoppato dal successo dell’originale (speriamo). L’A

      • Jo. marzo 22, 2012 a 12:14 pm #

        Promuoversi come anti qualcosa secondo me potrebbe essere già una buona cosa denota come minimo opinioni proprie è già solo per questo merita rispetto. E a quanto dicono Vernia è anche un ragazzo molto intelligente, personalmente mi ha leggermente infastidito, la frase finale della sua intervista “Se dici parolacce sei alla frutta”. Se questa è veramente una frase detta da lui, sottolineo il “SE”, perché si sa a volte basta cambiare una virgola, un aggettivo, un verbo per far assumere alla frase tutto un altro significato, ma se fosse stata detta da lui, come minimo è non accettare il fatto che altri colleghi magari ne fanno una scientifica ricerca. Ora sembra che tutto sia finito nel calderone “Cabaret” Magia, Clownerie, Visual, Imitatori, Barzellettieri, e Satiri. Si fa fatica a scindere le cose nel suo verso giusto. Gli ultimi i satiri intendo sono quelli che a volta fanno uso della parolaccia per esprimere un concetto per provocazione, per rendere con metafore scioccanti concetti, non vuol dire essere alla frutta vuol dire fare una scelta precisa, molto controproducente, ma non che si è alla frutta. Il Buon Vernia non confonda la notorietà con la bravura, perché ci vuole molto coraggio a fare satira sapendo che la tv non la vuole e che se non sei noto, farai una serata al mese, quando va bene, visto che gli organizzatori, pare temino questa forma di comicità, proprio per questa scelta andrebbero elogiati e non definiti alla frutta.
        Poi mi spiace se il film non mantiene, almeno per gli incassi le attese, ma come detto, ma il pubblico è l’unico giudice del nostro operato. Si consoli Vernia sapendo che il Kolossal Barbarossa che come mezzi, budget, grancassa politica, Battage pubblicitario praticamente illimitato, costata anche soldi di italiani non leghisti, abbia avuto la metà del suo. E ps. per provocare anche li non c’erano parolacce.

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