500 post… (sembra quasi ieri)

28 Mar

 

Ananas Blog ha raggiunto i 500 post pubblicati: una “montagna” di informazioni, di analisi e di inchieste, dove in precedenza vigeva la regola del silenzio. I panni sporchi si lavavano in famiglia, ANZI, non si lavavano mai.

Eravamo un po’ il terzo mondo del mondo dello spettacolo, pur disponendo di grandi risorse, un po’ come quei paesi ricchi di petrolio, in cui una piccola elite si arricchisce e il resto della popolazione è priva di diritti.

La piccola rivoluzione copernicana di Ananas è stata: dare voce a chi non aveva voce; parlare per la prima volta dei problemi (gravissimi) del settore che è vittima di un degrado finora inarrestabile.

Il blog che amministro ha analizzato la crisi, ha dato delle priorità, ha suggerito dove fosse il male, ha auspicato delle contromisure. C’è stata un’attenzione molto forte verso Zelig, non per qualche ossessione, ma solo perché è la realtà dominante, capace di modificare in modo profondo non solo il mondo comico, ma anche ogni singola persona che ne faccia parte.

La libera informazione va a vantaggio di Zelig stessa, costituendo l’unico controllo qualità. Paradossalmente Ananas è la sola possibilità di rimediare ad alcuni comportamenti ai limiti della vergogna e di salvare, in qualche modo, l’onore (visto che il portafogli è ormai salvo da tempo). Come disse una volta Pablo Picasso: “…per far nascere una colomba, bisogna cominciare col torcerle il collo”.

Ananas Blog non è un’agenzia, non ha lo scopo di creare alternative all’attuale sistema. Siamo in Italia e, per tradizione, la gente aspetta sempre che arrivi il Salvatore della Patria. Nessuno salverà la patria cabarettistica, impresa che si raggiungerebbe solo con lo sforzo comune.

La via da percorrere è abbastanza stretta. I cambiamenti, per fortuna o purtroppo, dipendono da giochi più grandi di noi (la riforma della Rai, la fine del duopolio RaiSet, eccetera).

Ma, nel piccolo, l’inflazione di laboratori è la causa principale del degrado della qualità creativa e della crisi del live. Questo è stato spiegato in tutti i modi possibili. Per capire come smontare un meccanismo, lo devi conoscere. E l’inflazione di laboratori è alimentata dalla voracità di avere pezzi per le giurassiche prime serate comiche Mediaset (e ritorniamo ai giochi più grandi di cui si è accennato sopra).

Bisogna capire che non ci sarà più nulla di simile. Che non esisterà, per esempio, un altro simil Colorado a sostituire Colorado. I budget stanno crollando (o si stanno spostando altrove), ci sono sempre meno soldi e sempre meno spettatori. Colorado e Zelig sono costrette a sfruttare il più possibile la scia stessa del loro marchio (creato in anni molto più ricchi di quelli che arriveranno). Ma questi format sono morti, non hanno più niente da dire. Anche loro non hanno alternative a loro stessi.

Qualcuno fa finta (o si illude) ancora di credere che ci sia qualcosa di pari livello. Secondo questi opinionisti, chi critica dovrebbe anche fare delle controproposte. Ma è un po’ come la scena iniziale de I Predatori dell’Arca Perduta: Indiana Jones cerca di sostituire l’idolo con un sacchetto di sabbia dello stesso peso. Non funziona: il tempio crolla lo stesso.

Nel futuro ci sarà più frammentazione. È inevitabile. Gli anni d’oro del cabaret sono finiti per sempre. Adesso quello che serve è: invertire la rotta e, piano piano, “tornare a crescere”.

Molti continuano a non capire (o a far finta di non capire) che  le responsabilità vanno distinte. Secondo il loro punto di vista (alcuni sono anche degli amici) il pub di Limbiate è uguale al Teatro degli Arcimboldi, che è uguale al concorso di cabaret, che è uguale a Zelig, che è uguale al Tam di Napoli, che è uguale alla serata di piazza, che è uguale all’agenzia di spettacolo, che è uguale a Colorado. Questo è qualunquismo e apre le porte a non far nulla, tanto siamo tutti uguali e siamo tutti colpevoli (il pub di Limbiate non paga l’Enpals, quindi è uguale ai laboratori Zelig).

In seguito alle inchieste del blog, Bananas srl sembra aver avviato una revisione delle liberatorie. La cosa strana è che le liberatorie sono peggiorate, diventate più incongruenti a mano a  mano che passavano al vaglio di un “pool di avvocati”.

La situazione è imbarazzante. Nessuno pretende che una società importante come Bananas prenda ordini da un piccolo blog. Se lo facesse perderebbe la faccia. Nessuno è così ingenuo da pensare che esista o sia mai esistito un braccio di ferro o una guerra.

C’è solo da augurarsi che, tra di loro, senza dire niente a nessuno (nelle segrete stanze odoranti d’incenso e di copertine plastificate di Smemoranda) inizino a riflettere e a “fare qualcosa di sinistra”; che inizino le riforme e le liberalizzazioni che portino il settore alla normalità, salvandolo da un anomalo e irregolare (e squallido) sfruttamento e maltrattamento delle risorse umane.  

La politica degli Zelig Lab ha fatto più danni della grandine, soprattutto per l’ambiguità della “ragione sociale”. Una fabbrica di pezzi commerciali la puoi anche chiamare “scuola di recitazione”, ma ciò non risolve nulla. Alla fine la fabbrica drena risorse e restituisce inquinamento al territorio. Il blog ha solo mostrato, per la prima volta, i danni prodotti.

Intanto il clima è cambiato. Fino a poco tempo fa l’atteggiamento era: “Per favore, non parlare di me sul blog!”; adesso capita spesso di sentir dire: “Perché non parli di me sul blog?”.

L’aver rotto il tabù della paura sta producendo risultati. Esporsi è una delle basi di un ambiente sano. Il fatto che quasi tutti avessero paura di prendere posizione pubblicamente testimonia il degrado cui si era arrivati.

Seguire passo dopo passo la testimonianza di qualcuno che ha avuto brutte esperienze col sistema comico, aiutarlo a vincere le sue ritrosie e le sue perplessità, pubblicare il suo racconto è un’esperienza molto positiva. A volte le perplessità rimangono e si decide di non procedere.

Ma con la paura si va poco lontano. Il coraggio è il requisito fondamentale per affrontare con successo i problemi. Per questo quelli che si sono esposti stanno TUTTI facendo il loro percorso e vivono mediamente bene. Si sono liberati dal fardello della paura e adesso viaggiano più leggeri. Non è un vantaggio da poco.

Per molto tempo Zelig ha potuto disporre della sua “forza lavoro” senza una minima opposizione. Le persone potevano essere trattate male, sfruttate, ingannate, tenute all’oscuro delle scelte artistiche, oggetto di qualsiasi porcata, anche la più bizzarra. Per i capi, il mondo di Zelig è stato anche un “giardino segreto” in cui tutte queste “delizie” potevano essere sperimentate senza pagare nessuna conseguenza.

Intanto Gino & Michele, nelle interviste, diffondevano la verità ufficiale (e falsa) dell’ambiente: un’allegra banda di talenti, guidata da talent scout gioiosi e bonari, dal capello bianco e dal cuore da bambini.

Nessuno avrebbe saputo niente, sarebbe potuta andare avanti così per tanto tempo. Poi un giorno sarebbe finito tutto senza pagare alcun “pedaggio”, nell’abbondanza economica… una pacchia.

Ananas Blog ha incrinato quel quadro gioioso per sempre. Non solo l’analisi spietata (ma rigorosamente necessaria) dell’ambiente, ma anche la notevole persistenza dei post pubblicati (ho provato a cancellarne uno, su richiesta di un utente, ma il post ha continuato imperterrito a essere al terzo posto su Google!).

Non c’è nessun compiacimento in ciò. Provocare sofferenze emotive non è piacevole e (da quello che si intuisce) l’apparizione di Ananas Blog dev’essere stata un trauma.

Non bisogna drammatizzare: per loro è stato il primo scontro con la democrazia interna, sbucata fuori senza preavviso, come un pupazzo a molla. Forse qualcuno ha perso la testa. Poverino, per lui il “dissenso pubblico” era impensabile e, di colpo, se l’è trovato di fronte.

I bersagli preferiti sono stati i vertici, soprattutto Gino & Michele, soprattutto Gino Vignali, la mente più raffinata della comicità italiana, un uomo che applica la totale razionalità agli esseri umani. Le convocazioni si fanno al giovedì così la gente rimane sotto pressione, semplice, no? Un personaggio che fa ciò che serve, mentre molti altri preferiscono ciò in cui credono (e magari falliscono, per non essere stati abbastanza “commerciali”).

Gino Vignali applica alle persone lo sguardo distaccato dell’entomologo. La cattiva notizia è che, se lui è l’entomologo, noi siamo gli insetti.

Ma questo forse appartiene già al passato, un passato in cui la paura era una forma di censura potente e nessuno parlava pubblicamente.

E pensare che succedeva appena 500 post fa…

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

Annunci

2 Risposte to “500 post… (sembra quasi ieri)”

  1. Alter Bactaer marzo 29, 2012 a 12:33 pm #

    Sarà contento Marchionne…
    A parte gli scherzi: se non ci fosse stato, un sito così, bisognava inventarlo.

  2. Claudio Masiero marzo 28, 2012 a 6:10 pm #

    “Promontorio del 500”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: