Gino e Michele: continua il “Palla Tour”

9 Apr

un dettaglio dell'articolo uscito su Il Giornale

I due capi di Zelig, Gino e Michele, continuano  in quello che è stato simpaticamente nominato il “Palla Tour” (o “balla”); caratteristica del Palla Tour è: presentare una realtà diversa da quella esistente, raccontare una storia di successo epurandola dai suoi innumerevoli e discutibili lati oscuri. Il 6 aprile è uscito un articolo celebrativo su Il Giornale (di Paolo Berlusconi). Dopo l’apparizione a Verissimo (leggi l’articolo), mancava solo l’ospitata al Tg 4 di Emilio Fede (peccato si sia dimesso).

Nell’intervista, di spalla, le due esperte pantere si intrattengono (anche) sui soliti temi poco credibili: “oh che spontaneità, oh che bravi, oh che ambiente creativo”. Citiamone alcuni passaggi significativi per votare la panzana più grossa (leggi il testo dell’intervista riportato su cinetivu):

“Zelig è un sogno realizzato sia come cittadini milanesi che come autori televisivi. Il sogno di fare una trasmissione televisiva il più vicino possibile ad uno spettacolo dal vivo e di aver aperto un cabaret che offriva uno spettacolo tutto l’anno ogni giorno della settimana.”

Fin qui ci può stare: hanno realizzato il loro sogno. Peccato che le politiche zelighiane di espansione ossessiva dei laboratori e di produzione pezzi tv abbiano contribuito non poco ad ammazzare proprio il live.

“È brutto dirlo ma si fanno delle selezioni, il che non vuol dire mandare in giro dei segugi e segare le gambe alla gente. In ogni città i nostri autori radunano dei talenti da far crescere. I più meritevoli partono da Zelig Off in seconda serata, altri non ce la fanno, o comunque non è detto che ce la facciano al primo colpo. Far ridere è un’arte.”

Questo è un capolavoro: la metafora dei ‘segugi che segano le gambe alla gente’ è perfetta, neanche questo blog avrebbe potuto fare di meglio nell’analisi critica del lavoro autorale. Sembra una confessione inconscia. Anche il periodo finale sembra una confessione poiché: non si viene presi al primo colpo, ma neanche al secondo, terzo, quarto… e dopo che si è stati presi, si ricomincia da capo.

“Credo anche che sia il più longevo programma di cabaret in tv. Comunque siamo fieri non tanto dei numeri, quanto del pubblico che ci segue, reattivo per cultura e condizione sociale. Un pubblico che riconosce le cose nate dal basso piuttosto che quelle fatte in provetta.”

Traduzione: adesso che gli ascolti calano tiriamo fuori la giustificazione del “pochi ma buoni”. Poi, nell’affermazione successiva, il rilevatore di palle (se ci fosse) raggiungerebbe il massimo del lampeggiamento. Infatti, se c’è una cosa fatta in provetta, costruita a tavolino, priva di spontaneità,  realizzata per essere una macchina acchiappa share è proprio Zelig. Qui il Palla Tour raggiunge il suo apice!

Però, come in un Derby interno a chi la spara più grossa, nell’articolo centrale, c’è un’affermazione che suona ancora più bizzarra (leggi articolo su ilGiornale.it) riferita alla serata d’inaugurazione:

“La straordinarietà di quell’evento fece capire che Zelig sarebbe entrato di prepotenza nella cultura della città.”

Cosa che cosa? Zelig ha avuto un grande successo commerciale, ma culturalmente è stato un fenomeno ampiamente regressivo, non solo per la città di Milano, ma per l’intero paese. Infatti il mondo Zelig ha prodotto:

A) Una generazione di comici che hanno solo i “5 minuti televisivi” e sono incapaci di affrontare il pubblico vero (alla faccia della cultura).

B) La desertificazione dei locali in cui si fa cabaret, a Milano e in tutta Italia, soppiantati da laboratori finalizzati alla tv (alla faccia della cultura).

C) Sostanzialmente ha indotto quasi l’intera comicità italiana (con capitale Milano)  a produrre ossessivamente pezzi televisivi (alla faccia della cultura).

D) Ha creato un ambiente in cui le informazioni circolano il meno possibile, le persone devono essere tenute all’oscuro delle decisioni, ogni comportamento indipendente viene visto con sospetto, la gente ha paura ad esprimere ad alta voce il proprio dissenso (alla faccia della cultura).

E) La figura dell’autore è improntata a una sorta di “analfabetismo creativo” (non scrivo, non creo, ma faccio scrivere e creare gli altri). L’autore è una specie di burocrate selezionatore (alla faccia della cultura).

F) Ogni tipo di selezione si basa solo sul fatto che la cosa sia televisiva o meno (alla faccia della cultura).

Eccetera, eccetera… Sempre nell’articolo si presenta la nascita di Zelig come la continuità di quella Milano del Derby, di Cochi e Renato, di Jannacci, di Fo, di Gaber. Questo è un falso storico. Quella era una realtà fatta di personaggi geniali e creativi, Zelig Bananas è un concentrato di manager bravi a fare affari, abili nel gestire le risorse umane, incapaci di produrre qualcosa di creativo (porta il tuo materiale che gli do una sistematina).

Comunque complimenti: il Palla Tour non cala d’intensità e si mantiene su alti livelli!

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

PS: nell’articolo si festeggia la centesima volta in cui Ginius e Maykele si attribuiscono la scoperta di Aldo, Govanni e Giacomo, trio su cui hanno sempre avuto delle perplessità, lanciato davvero dalla Gialappas e cresciuto e formatosi grazie soprattutto al Caffeteatro e a Maurizio Castiglioni.

PS 2: sarebbe interessante recuperare il volume “Quelli che…” dedicato agli scritti del compianto Beppe Viola, giornalista sportivo, amico fraterno di Enzo Iannacci e parte integrante di quella Milano felicemente creativa cui Zelig ha poco a vedere. C’è una prefazione di Gino e Michele il cui succo è: “con Beppe Viola non ci siamo mai incrociati” (anche questo piccolo capolavoro che la dice lunga sul simpatico duo).

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26 Risposte to “Gino e Michele: continua il “Palla Tour””

  1. Anonimo aprile 13, 2012 a 10:31 am #

    è bello sapere alla fine della stagione del lab che probabilmente zelig off non andrà in onda…o forse sì. è bello sapere che comunque faranno delle serate-provino a Milano…o forse no. è bello sapere che resteranno solo 3 o 4 lab…o forse no. l’anno prossimo provo col grande fratello…se lo fanno.

    • ananasblog aprile 13, 2012 a 12:31 pm #

      >è bello sapere alla fine della stagione del lab che probabilmente zelig off non andrà in onda…

      Nulla è dato sapere, magari continua tutto come se niente fosse… L’A

    • Anonimo aprile 16, 2012 a 5:57 pm #

      per fortuna non ci sono solo Zelig e Colorado, anche se ormai hanno creato uno standard per la gran parte dei laboratori

  2. Daniele Zocca aprile 12, 2012 a 4:03 pm #

    Se la cosa fosse vera avanti con la presa in giro dei cabarettisti che affollano i lab per un posto in una trasmissione che non si farà . Il buono di questa notizia è che i lab si svuoteranno e forse i live riprendono. Tutto il resto è tristezza ed esaltazione della nullità

  3. danieleracomedy aprile 11, 2012 a 11:12 pm #

    Ringrazio Gavelli e il comico anonimo per i complimenti e le belle parole nei miei confronti, Roberto tu sai che io non sono d’accordo con te su questa linea editoriale e ci siamo scontrati più volte, anche in maniera molto accesa.
    Non nego che oggi mi fa un pò male leggere dei colleghi che deridono il mio progetto sul wrestling che mi sta costando fatica, ore di vita e, non in ultimo, soldi.
    Non ho molto altro da aggiungere. Buona vita.

    • ananasblog aprile 12, 2012 a 8:47 am #

      >Ringrazio Gavelli

      Secondo me meriti una stagione in prima serata (e anche 2), ma non voglio “sobillarti” contro le scelte di Bananas. Magari l’aneddoto della derisione è inventato o esagerato o interpretato male. L’A

      • Alter Bactaer aprile 13, 2012 a 9:46 am #

        A proposito di Daniele (Raco)…

        Personalmente ho riconosciuto in Daniele Raco la bandana del bravo comico (soltanto che lui la portava legata ad una coscia) fin dalla sua prima partecipazione al FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET 1995. Per questo è tornato al FNDC in qualità di ospite (nel 1997 anche quale vincitore del Premio Parole da Ridere e poi nel 1998 e 1999), e nel frattempo anche protagonista in alcune rassegne derivate dal festival. Gli ho anche fatto la prefazione ad un suo libro, così come creai per lui la rubrica intitolata “Cartastraccia” sul giornale satirico “La Tampa” di cui ero co-fondatore. Mi ha sempre convinto, al punto da affidargli la conduzione del FNDC 2000, ma la cosa non si realizzò, con mio grande dispiacere. La sua posizione indefinita (o, se vogliamo, in panchina”) nell’ambito e
        nei dintorni della nota trasmissione televisiva mi ha sempre lasciato estremamente perplesso e privo di risposte: perchè non lo hanno mai utilizzato meglio? Possibile che ci sia qualcosa sotto che impedisca il suo utilizzo? Ha menato qualcuno? Non ha pagato qualche pizzo? (oh, si pensa a tutto…).
        Questo è tanto che volevo dirlo, ed ora l’ho detto.
        Mauro Giorcelli
        direttore FESTIVAL NAZIONALE DEL CABARET

    • emiliano petruzzi aprile 12, 2012 a 1:11 pm #

      10 100 1000 Daniele Raco, fregatene di tutto e di tutti ed in bocca al lupo per il tuo film.

    • Sergio Silvestri aprile 19, 2012 a 11:11 am #

      Trovo molto deprimente, questa derisione, verso un collega propostitivo, verso qualcuno che ama, questo lavoro al di della notorietà fine a se stessa. Che dire Forza Daniele, continua a fare quello in cui credi. Perché saprai che l’hai fatto con il cuore.
      Un sorriso
      Sergio SIlvestri

  4. Anonimo aprile 11, 2012 a 2:33 pm #

    Ora vi racconto la verità,
    Per ovvi motivi non vi dico chi sono,
    Io sono uno di quelli che ce l’ha fatta e anche in poco tempo, dovrei parlare solo bene di questa struttura ma in tutta onestà non lo si può fare.
    Ho deciso di raccontare il clima e i personaggi della trasmissione più importante di Mediaset.
    I conduttori sono due brave persone, mi meraviglia che nessuno dica quello che tutti sanno, sono male assortiti, a lei danno tutti la colpa del calo di ascolti, proprio non piace, però ufficialmente non si può dire, una volta c’è una partita, una volta qualcos’altro, tutta la rete è in calo e bla bla.
    A Gino e Michele io voglio anche bene, alle volte mi fanno pure tenerezza, sarebbero molto più seri se lasciassero il lavoro ad altri che sono li e scalpitano ma vengono tarpati, Gino ha l’ultima parola su tutto, Michele è da tutti considerato un c*******e ma attenzione, lui il c*******e lo fa, in realtà un suo veto è preso molto in considerazione da Gino, sono sempre e comunque loro due a decidere.
    Quando arrivi li ti salutano tutti ma i volti quest’anno sono tirati, la batosta è dura, io personalmente ho beccato gli anni buoni ma ora fare Zelig vale davvero poco, lo capisco anche dal fatto che fino all’anno scorso ero assediato per avere i biglietti ora alle volte sono io a proporli…
    Arrivo in teatro e sono baci e bacetti con tutte le varie tizie che si occupano di qualcosa, tutte carine a parte la Monique, così si fa chiamare, che se la tira a bestia, ha sempre mal di testa o qualcosa di importantissimo da fare, sinceramente mi sta sul c*****.
    C’è Nico che tutti chiamiamo zio, è uno dei tecnici audio in viale Monza, non si può non volergli bene, mi danno il buono pasto, la mensa di Zelig fa schifo, questa cosa bisogna proprio dirla, meriterebbe un discorso a parte.
    Incontro Raco, uno che ci crede ancora, quando io ho cominciato lui sembrava pronto a decollare, per molti di noi laboratorianti era il miglior monologhista in circolazione, fa poche puntate eppure dal vivo è una forza, ho fatto delle serate con lui, dirige uno dei lab, me ne parla con orgoglio, sta facendo un film sul wrestling e mi chiede una partecipazione, la faccio come hanno fatto in molti, poi quando si allontana mi accorgo che lo deridono un po’ tutti per questa cosa.
    Ci sono gli Emo, sembrano star di Hollywood, lei addirittura si è portata un lettino da mare in camerino, finchè dura…mi fanno sorridere per la loro ingenuità.
    Vedo anche Ale e Franz, ho molto rispetto per loro, li ho sempre ammirati molto, quando io ho cominciato erano già dei miti, non so perché ma loro hanno un camerino a parte, gli altri comici fanno un po’ di ironia.
    Arriva Cirilli, chiacchieramo un po’ e mi dice che gli hanno chiesto di rifare Krusca, a lui non va molto ma lo fa, come tutti, certo che se si attaccano alle vecchie cose, per quanto belle e funzionali i casi sono due, o le nuove fanno schifo o gli autori hanno paura di rischiare.
    Alcuni autori giocano a calcio balilla con i musicisti.
    Vado in teatro per le prove, io ancora non mi capacito di come a volte si arenino su una parola di un pezzo quando è tutto il pezzo o la presenza del comico stesso da mettere in discussione…e si perdono ore, il tempo qui è infinito.
    Ora stanno parlando con uno nuovo, si chiama Fausto, non mi fa ridere ma rido perché lo fanno tutti, è un piccolo prezzo da pagare per essere qui.
    Ora tocca a me, provo il mio pezzo, tutto bene, non ci fermiamo a cambiare nessuna parola ma veramente la sensazione di stanchezza è forte.
    Andiamo in mensa e a un certo punto si parla di Gavelli e di questo blog, tutti si incazzano, il più incazzato è Bozzo,
    Io lo leggo questo blog, come tutti, compreso quelli che dicono di non farlo, credo che tutto quello che è stato scritto qui sia abbastanza vero, qualche inesattezza c’è ma è tutto vero, non lo posso ovviamente dire e allora ascolto, li decido di scrivere questo pezzo.
    Te lo voglio dire direttamente Gavelli, ti odiano, anche se credo sinceramente che in molti in realtà sanno che hai ragione.
    Che sto sputando nel piatto dove mangio lo direte tutti ma tutta questa ipocrisia mi fa schifo, resto anonimo perché fare il cabarettista mi piace e se metto il nome potrei anche rischiare di farlo meno.
    Se la pubblicherete tutti cercheranno di capire chi sia stato a scriverla e perderanno di vista il contenuto e poi, sinceramente, è divertente, avremo qualcosa da fare nelle lunghe ore di “prove”
    Due notizie infine, mi voglio proprio divertire
    La trasmissione si fermerà per un anno, si parla di andare in onda nel 2013 e di Zelig off non ne parla nessuno (per fortuna io non lo faccio più)
    I laboratori saranno molti meno se non ho capito male 3 o 4 al massimo.
    Io sono arrivato dopo Gavelli e non lo conosco di persona però devo dire che ha creato davvero un bel casino, per carattere se posso buttarmi nel casino lo faccio e magari più avanti vi racconto qualcos’altro.

    • ananasblog aprile 11, 2012 a 4:36 pm #

      >Ora vi racconto la verità,

      Caro Anonimo, è sempre imbarazzante non conoscere l’identità dell’interlocutore. Ritengo comunque che il tuo racconto sia abbastanza verosimile (con alcuni ovvi “depistaggi”). Ne approfitto per chiosare qua e là.
      Sono d’accordo sul fatto che la conduzione non funzioni. Penso anche che la colpa verrà scaricata sull’anello più debole: Paola Cortellesi, nonostante le sciagurate scelte autorali che sono state fatte su di lei. Uno fa giocare Vucinic in porta e poi si lamenta che non segni gol…
      Conosco gli Emo da tempo immemorabile e non mi sembrano gente che se la tiri. La Patrizia è psicologa, il lettino se lo porta per questo 😉
      Raco: perché non gli danno 10 puntate? E’ il grande equivoco di fondo: non credono in lui, ma lo vogliono. Lui vuole le 10 puntate, non gliele danno, ma torna comunque.
      Cirilli: è ovvio che non sia contento di fare Krusca.
      Ricordo i tempi della mia frequentazione. Quando si parlava di chiunque non ci fosse più, per altre scelte o perché andato a Parigi o a Los Angeles, a Colorado, eccetera, i presenti tiravano sempre fuori l’aneddoto sgradevole o denigratorio. Questo per dire cosa? Non credo ci sia odio verso nessuno, è un po’ un “cerchio magico” in cui gli esterni devono avere qualcosa di sbagliato, gli eletti sono quelli che stanno dentro.
      Forse Bozzo è il più arrabbiato. Ci può anche stare. Purtroppo ho rinunciato a capirlo. Mi ha voluto lui a Zelig (anche se la storia è più complessa), poi a un certo punto ha deciso che ero un personaggio ignobile (senza motivo). A quel punto ho deciso che bastava. La volubilità la sopporto in una donna che mi ami, non nei direttori artistici.
      Devo dire una cosa brutta: le cene tra autori al ristorante cinese o alla pizzeria di viale Monza sembravano messe funebri. Il più allegro aveva lo sguardo basso e le sopracciglia a V. A un certo punto ho scoperto la mensa della bocciofila: ci andavo con Alessandro Politi e altri. Nel gruppo nessuno pensava a fare pubbliche relazioni ma ad addentare qualcosa, nessuno si chiedeva dove cenassero Gino & Michele.
      Che ci sia estrema stanchezza è da capire. I riti zelighiani sono infiniti. Poi adesso che calano gli ascolti…
      Vabbè
      L’Amministratore

      • Anonimo aprile 11, 2012 a 4:48 pm #

        Credi se ti dico che sarei molto tentato di dire chi sono, non posso, scusa se ho invaso lo spazio con questa mia

        • ananasblog aprile 11, 2012 a 4:55 pm #

          >Credi se ti dico che sarei molto tentato di dire chi sono, non posso, scusa se ho invaso lo spazio

          Nessuno farà alcuna pressione per farti fare coming out

  5. Anonimo aprile 10, 2012 a 7:30 am #

    Gavelli pubblicherai quello che ti ho mandato via mail?

  6. alterbac aprile 9, 2012 a 4:15 pm #

    Ma povera, celebre, trasmissione tivù dedicata al cabaret…
    Perdonate, con tutta la buona volontà non ci riesco proprio a scriverne il nome.
    Se lo facessi mi sembrerebbe di scrivere del ben più meritorio film di Woody Allen, e quindi rischierei di andare fuori tema. Sapete com’è, con l’età…
    Se anche Il Giornale (di bandiera, o di casa madre, o del Paolo, o di quello che vi pare insomma) si mette a svelarne (inconsciamente, beninteso) gli altarini dedicando articoli quanto meno rischiosi, allora ci deve essere proprio qualcosa che si è inceppato nella celebre (ma tutt’altro che povera) trasmissione tivù dedicata al cabaret.
    A proposito di Aldo, Giovanni e Giacomo rivelati indubbiamente dal Cafè Teatro, va storicamente ricordata la loro partecipazione nella seconda metà degli anni 80 al concorso “Loano Cabaret” storicamente la prima manifestazione-concorso dedicata al genere creata da Pierluigi Delucchi Dagnino e condotta da Ernst Thole nella nota cittadina ligure. Una curiosità: allora erano un duo formato solo da Aldo & Giovanni ma già in quella stessa manifestazione si avanzava Giacomo in coppia con la moglie Marina Massironi, sotto il nome di Hansel e Strudel.
    Naturalmente di quanto asserisco esiste documentazione. Così come, casualmente, dispongo di una copia di “Quelli che…” di Beppe Viola.
    Alter Bactaer

  7. Erca Marotto. aprile 9, 2012 a 3:31 pm #

    Che noia, questi post, sempre peggiori, ridondanti, piatti, non è un blog che parla di comicità, ma qualcuno che attacca qualcun’altro reo di avergli fatto qualche sgarbo. Mi spiega cosa devono fare i suddetti signori? Fanno una trasmissione può piacere o no, fanno ascolti taroccati o no, ma li fanno, e lei? Cos’ha proposto oltre a critiche qualche volta in modo corretto pungente e destabilizzante altre volte ridicole, come scritto sopre noiose. Non lo piace Zelig e Colorado, abbiamo capito, in un certo modo sfruttano i comici, abbiamo capito, quando un comico risce a lavorare grazie a loro, non lo esalta come deve, ma continua a ripetere tempo due anni è scoppiera o scoppieranno se si tratta di gruppi e lei? Invece di criticare in toto la trasmissione se questo blog parlasse di comicità analizzerebbe i pezzi dei comici spiagando magari a chi comincia la diversità di come scrivere facendo ridere davvero e come scrivere per arrivare a Zelig, spiegare il metodo e non solo denigrarlo magari qualcuno apprende e riuscirebbe ad approdarci grazie a questi consigli. Lei dice che ha gestito un laboratorio che è un autore e poi l’unica cosa che sappiamo e che lei ci dice è questo suo libro che quando pubblicizza lei va bene quando sono i due sopra Gino e Michele a pubblicizzare la loro trasmissione è un palla tour. Un po’ di obiettività non guasterebbe, non si faccia il fegato amaro. Non li guardi, magari scende l’audience e se li guarda si soffermi a spiegare i pezzi dei comici se si ritiene un autore, altrimenti sembra più che altro un rifiutato che mal ha digerito l’allontanamento.

    Erca Marotto.

    • ananasblog aprile 9, 2012 a 4:34 pm #

      >in un certo modo sfruttano i comici, abbiamo capito,

      Erca, è già un buon risultato.

      >casualmente, dispongo di una copia di “Quelli che…” di Beppe Viola.

      Alterbac, la prefazione è così “farlocca” come la ricordo? Tipo: “forse ci siamo visti qualche volta a Le Scimmie, locale dove suonano ottimo jazz”

      L’A

      • Anonimo aprile 9, 2012 a 4:45 pm #

        Si.
        Riporto fedelmente dalla prefazione a pagina 7 del libro “Quelli che. Racconti di un grande umorista da non dimenticare”, da riga 21 a riga 24.
        …Non sappiamo quando Viola abbia raggiunto l’età adulta, a che età l’ha raggiunta; non sappiamo se mai sia diventato adulto, nell’età adulta. Non lo sappiamo perchè noi il Beppe non l’abbiamo mai conosciuto. E’ strano ma è così.

        • Anonimo aprile 9, 2012 a 4:54 pm #

          Cià, mi sembrava brutto non dirlo…
          Pare però che si siano telefonati, così almeno i due prodi autori della prefazione asseriscono a pagina 8 del libro ”
          Quelli che”.
          …E Viola, col quale dieci anni fa abbiamo parlato soltanto qualche volta per telefono promettendo sfracelli e salutandoci con il solito “dobbiamo assolutamente vederci”, è dentro di noi – lo è sempre stato – molto più di quanto non lo siano altri con i quali abbiamo avuto frequentazioni ben più assidue.

          Per la cronaca, il libro di cui stiamo parlando è stato editato da Baldini & Castoldi nel 1995.

          • ananasblog aprile 9, 2012 a 5:08 pm #

            >…E Viola, col quale dieci anni fa abbiamo parlato soltanto qualche volta per telefono promettendo sfracelli e salutandoci con il solito “dobbiamo assolutamente vederci”, è dentro di noi – lo è sempre stato – molto più di quanto non lo siano altri con i quali abbiamo avuto frequentazioni ben più assidue.
            >…Non sappiamo quando Viola abbia raggiunto l’età adulta, a che età l’ha raggiunta; non sappiamo se mai sia diventato adulto, nell’età adulta. Non lo sappiamo perchè noi il Beppe non l’abbiamo mai conosciuto. E’ strano ma è così.

            QUESTO E’ UN REPERTO SENSAZIONALE! DICE TUTTO, MA PROPRIO TUTTO SU GINO E MICHELE. GENIALE! CHE MOMENTI! LA FORZA DELLA VERTITA’… L’A

            PS aggiornamento: a voler essere cinici… proprio nel 1995 usciva l’opera omnia di “Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano” editore? Baldini & Castoldi (ma dai!) lo stesso della raccolta di Beppe Viola. Insomma: un modo un po’ spregiudicato di autopromuoversi facendosi anche passare come i figli nobili della Milano più geniale, e vicinissimi a Beppe Viola senza averlo mai conosciuto.

      • Erca Marotto. aprile 9, 2012 a 5:22 pm #

        Non credo sia questo blog ad aver evidenziato che i comici vengono “sfruttati”, lo sanno già di loro barattano il loro lavoro nella speranza/possibilità di venir ripagati con la visibilità televisiva, non è solo di comici lo sfruittamento, ma anche di musicisti, giornalisti, laureati ricercatori, o si hanno le “palle” per rifiutare e si fa cadere il sistema, o ci si adegua. E pare che, a parte qualche mosca bianca a cui va il mio plauso, molti si sono adeguati. Immagine di un Italia che funziona così. E come ci tengo a farle notare, quando mi cita : “Erca, è già un buon risultato”. vantando un risultato ( come se fosse stato questo Blog ad ottenerlo), cosi i suddetti Gino e Michele sbandierano la loro vittoria auditel. Dove sta la differenza? I Comici che passano a Zelig poi qualche serata la fanno e quindi ringrazieranno Gino Michele e la TV. Pubblicizzare il proprio prodotto è la prima regola per venderlo, Quindi non li “attacchi” su quello, ma magari sulla povertà di idee, ma non in modo ridondante che alla lunga come già scritto annoia.

        Erca Marotto.

        • ananasblog aprile 9, 2012 a 5:40 pm #

          >Quindi non li “attacchi” su quello, ma magari sulla povertà di idee, ma non in modo ridondante che alla lunga come già scritto annoia

          Erca, quello che dà sempre un po’ fastidio nei tuoi interventi, peraltro civilissimi, è sempre quello: nick name di fantasia, fingersi un po’ un osservatore esterno quando poi da ciò che scrivi si capisce benissimo che sei un super addetto ai lavori (anche se usi volutamente un linguaggio non da addetto). L’A

          • Erika Marotto aprile 13, 2012 a 5:17 pm #

            Carissimo amministratore. Non ho mai detto di essere osservatore/trice esterno, ne un/a super adetto/a. Ma in ogni caso, qui sopra dici che da fastidio ( e lo dici anche tu in modo civilissimo ) perché uso un nick name, e sopra al post dell’anonimo che dice che è uno dei comici a zelig e ne spara di ogni, alla fine dici “nessuno ti spinge a fare coming out”. Ora i casi sono due, sai chi è e non lo vuoi dire per protezione e ci sta, oppure accetti il suo anonimato perché parla male di qualcosa di cui parli male anche tu e sappiamo bene che, si da sempre ragione a chi la pensa come noi. Mentre se qualcuno come dici obietta o ha un altro punto di visto contrario, viene a volte ( non è il mio caso ) di celarsi dietro identità anonime, che potrebbe sembrare sminuire quanto scritto. In questo caso hai usato due pesi e due misure e in questo modo ci si uniformizza a quelli che si criticano.

            Erika Marotto.

            • ananasblog aprile 13, 2012 a 5:45 pm #

              >qui sopra dici che da fastidio ( e lo dici anche tu in modo civilissimo ) perché uso un nick name

              non è proprio così, dà (con l’accento) un po’ fastidio un certo stile in cui uno cerca di “mascherarsi” (dopo un po’ che fai questa attività, impari a riconoscerlo, diventi ipersensibile). Al contrario, l’altro anonimo descrive in modo chiaro l’ambiente, si capisce che sta facendo un resoconto di ciò che vede (probabilemente mette qualche depistaggio, ma è evidente la sua presenza agli Arcimboldi).

              >Ora i casi sono due, sai chi è e non lo vuoi dire per protezione e ci sta, oppure accetti il suo anonimato perché parla male di qualcosa di cui parli male anche tu e

              Non so chi sia. Comunque è ovvio che le testimonianze critiche sono più interessanti del “viva Gino, viva Michele, viva Giancarlo Bozzo!”, come è ovvio che quelle con nome e cognome hanno più valore. Però è importante il racconto. Per esempio stanno trapelando sempre più notizie sui metodi produttivi della Apple e questo sta spingendo a migliorare le condizioni dei lavoratori. Raccontare come viene assemblata la trasmissione di maggior successo della tv italiana non porterà che a un maggior bene. Non è parlare male, e qualcos’altro… L’A

              • Erika Marotto. aprile 13, 2012 a 7:29 pm #

                Vabbè, visto che, forse è un gioco a cui ti piace giocare, dà si scrive con l’accento, ma probabilmente si scrive con due sole “e”, ma non voglio infarcire il post con queste quisquiglie pinzellacchere come avrebbe detto Totò. A me personalmente non importa chi sia, ne sto a sindacare perché parla male del luogo dove lavora, ci sono moltitudini di impiegati e operai che, sono costretti a lavorare dove non gli piace. E visto che, facebook e similari social network, hanno contribuito al licenziamento di chi aveva messo sul suo profilo parole poco edificanti della ditta dove prestava lavoro, la tutela dell’anonimato a volte è molto importante, come in questo caso. Ma stiamo parlando di cose che agli addetti ai lavori sono chiare da sempre, sanno benissimo come funzionano le cose e siccome le sirene della notorietà fanno calpestare anche il proprio orgoglio, chi si presta a questo gioco lo fa accollandosi oneri e onore eventuali. Ma non è questo il punto è che non vuoi accettare le cose di chi ha visioni diverse, che non tifa per zelig ne contro, ma fasolo il suo punto di vista. E non ho mai affermato che sia quello giusto, perché so che il mio giusto è sbagliato per qualcun’altro.

                Erika Marotto.

    • Anonimo aprile 9, 2012 a 4:58 pm #

      I testi dei comici a livello autorale, si spiegano, paragonandoli al libretto del G******X…….leggere attentamente le avvertenze!!In riguardo al taroccamento dell’audience sono dei falliti anche in quello, bisognava taroccarli per eccesso e non per difetto.

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