Ispezione Enpals in uno Zelig Lab… (e il declinante impero comico)

15 Mag

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La notizia è trapelata solo adesso. Circa un mese e mezzo fa, in corrispondenza della terzultima serata, lo Zelig Lab di Bologna avrebbe subito un’ispezione dell’Enpals. Dal racconto pervenuto, gli organizzatori avrebbero preavvertito i comici con la raccomandazione di non dire che erano lì per fare uno spettacolo di fronte a un pubblico pagante (cosa non proprio vera: ovviamente c’è una biglietteria al Teatro Tivoli…).

Una replica da parte dell’organizzazione sarebbe benaccetta.

Si tratta comunque di un evento rarissimo. Ce ne vorrebbero di più, sia dell’Enpals che della Siae, non per reprimere o vessare, ma per aiutare questa strana realtà degli Zelig Lab a “dichiarare” ciò che succede davvero sul palco, evitando le “spiegazioni di fantasia”.

SIAE MUSICA E COMICITA’

Se durante una serata in un locale suono “Piccolo grande amore” di Baglioni e “Serenata Rap” di Jovanotti e un mio pezzo, alla fine, sul borderò musicale, scriverò questi tre brani. Allo stesso modo, nei laboratori Zelig, andrebbe fatta la stessa cosa: le liberatorie, i modelli 211, eccetera, dovrebbero essere la copia (almeno somigliante) di ciò che si fa davvero sul palco, in uno spettacolo che (ricordiamolo) è sempre di fronte a un pubblico pagante.

Guarda caso, la prima volta che una telecamera nascosta è entrata in uno Zelig Lab, si è subito imbattuta in una cabarettista che aveva portato dei pezzi suoi, depositati alla Siae, che si era trovata costretta a firmare altro (vedi video girato da Ruben Marosha).

Rinunciare a ciò che ci appartiene (frutto della nostra creatività) può essere visto come un danno di poco conto, in realtà è il primo gradino per dimostrare che ciò che facciamo vale così poco che può esserci portato via in qualsiasi momento (e in effetti, tramite liberatoria, ci viene davvero sottratto).  

UN MONDO IN DECADENZA, IN CALO DI CREDIBILITA’

La decadenza del monopolio comico ha molti fattori. Uno di questi è proprio nelle liberatorie. Che credibilità ha un comico (giovane o esperto che sia) se sale sul palco dopo aver appena firmato una dichiarazione farlocca? È diseducativo, come minimo, oltre a essere un reato. Va sul palco già con 100 metri di svantaggio nella corsa per la verità, la naturalezza, la sincerità.

Risultato: 15 – 20 comici a serata, per centinaia di serate l’anno, per molti anni in cui si è alterata la realtà nero su bianco, su un documento ufficiale. Intanto la produzione televisiva di prima serata diventava sempre più “seria”, smetteva di “far ridere”. Il male partiva da lontano, anche dalla decadenza dei costumi, come succede ai grandi imperi che si sbriciolano lentamente. Nessun rispetto per la proprietà artistica = calo costante della qualità comica. Era inevitabile.

ARTISTICO O NON ARTISTICO

Qualche comico che ha frequentato recentemente il prestigioso Laboratorio Artistico di viale Monza 140Milano, ha detto di non aver firmato alcuna liberatoria (addirittura). Questo è un esempio di come l’impero comico sia in uno stato di vaga confusione amministrativa.

Lo stesso Laboratorio Artistico è stato descritto come pervaso da un “clima di quasi stanchezza”. Sembrano passati secoli da quando era davvero una fucina per il grande successo televisivo, quando costituiva l’èlite di tutti quelli che ruotavano attorno a Zelig.

COME AL CENTRO COSÌ IN PERIFERIA

Il disarmo, il crollo etico, la decadenza stanno erodendo la periferia dell’impero. Lo stesso Laboratorio Zelig di Bologna ha avuto un forte calo di spettatori; la Romagna (un tempo zelighianamente florida) è diventata arida; Napoli si è logorata in una guerra locale con un avversario (il Tam) che si è rivelato più forte; la Toscana viene da stagioni fiorentine prive o quasi di spettatori e Livorno è sempre più disincantata…

Il forte calo delle serate di laboratorio (auspicato dal blog come requisito per una rinascita professionale del cabaret) forse si sta già verificando.

ORGANIZZATORI

Il fenomeno di chi ha avuto forti perdite organizzando uno Zelig Lab andrebbe raccontato. Come già scritto sul blog, l’organizzatore parte con una serie di spese che deve recuperare “staccando biglietti” o trovando degli sponsor (tipo fare i provini dentro i saloni di un concessionario d’auto). Sono cose che esulano dagli scopi di insegnamento dichiarati ufficialmente.

Ananas Blog ha raccolto alcune di queste storie, una è davvero significativa ma il protagonista ha preferito soprassedere per paura di possibili “ritorsioni lavorative”. Anche questo è un segnale del declino: che il “collante” non sia la stima, il prestigio, ma la paura di essere boicottati.

Probabilmente nei contratti che Bananas fa stipulare c’è una regola ripetuta in varie salse: “l’organizzatore è responsabile di tutto, Zelig di niente”. Responsabile, quindi, anche delle dichiarazioni un po’ (o molto) farlocche, che sembrerebbero (invece) un’emanazione della volontà di Bananas.

LE INVASIONI BARBARICHE

L’Impero ha un vantaggio di non poco conto: non si prevedono per il momento invasioni barbariche da parte di format alternativi aggressivi e in espansione. La comicità italiana è in coma vigile. “Sto Classico” e “Italia Coast2Coast” sembrano piuttosto la fine di ogni alternativa. Ma le vere invasioni barbariche, invece, potrebbero essere costituite dallo spostamento sempre maggiore degli utenti verso il web. Verranno fermate come successe con Attila, oppure arriveranno fino al “sacco di viale Monza?

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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