La Grande Guerra contro il Diritto d’Autore

20 Set

alcuni autori caricano i comici che si sono rifiutati di firmare le liberatorie

Il fatto che il diritto d’autore nella comicità sia così disastrato, credo dipenda da due fattori: 1) in generale il poco rispetto per le regole che affligge il nostro paese; 2) il fatto che chi dirige la risata italica sia incapace di produrre contenuti.

Il punto 2 non è scontato. Per esempio negli States esiste la figura del produttore esecutivo, che spesso è sia geniale che con grandi capacità manageriali. Basti citare J. J. Abrams il creatore di Lost o Bill Lawrence artefice di Scrubs.

L’elite comica italiana non ha alcuna capacità creativa. Per questo dipende totalmente dalle idee altrui, dalla fatica altrui. La mancanza di regole sul diritto d’autore significa solo una cosa: il lavoro degli altri può essere usato in qualsiasi momento e in modo arbitrario (visto che la sua proprietà è dubbia e/o vale pochissimo).

Da questo nasce il sovraffollamento: più gente c’è, più creatività riesco ad accumulare; meno idee ho, più ho bisogno di “mettere il cappello” su quelle degli altri. Da qui nascono le trasmissioni in cui gli sketch comici sono dei semplici pezzi di ricambio sostituibili tra loro (incapacità di concepire un “contenitore”).

LA NOTTE IN CUI RISCHIAMMO LA GUERRA

C’è stato un periodo, poco più di un anno fa, in cui la tensione con Bananas srl è stata fortissima. Questo è successo dopo la pubblicazione del video di Ruben Marosha, girato dietro le quinte di un laboratorio Zelig. Cosa aveva di così dirompente quel video?

Mostrava una persona, iscritta alla Siae, che aveva portato dei pezzi depositati, a cui era stato fatto dichiarare il falso, tramite una liberatoria che già conteneva il falso (non era previsto che un comico portasse qualcosa di suo). Guarda il video “Un laboratorio dietro le quinte”.

La cosa  ebbe l’effetto di uno tsunami. Quelle immagini travalicavano la coltre di mistificazioni sulle liberatorie e andavano diritte alla verità. Curiosamente la persona era abbastanza nuova dell’ambiente, così ingenua da credere che le regole andassero rispettate! E’ passato del tempo da allora. Ruben Marosha vive e lavora a Barcellona ma, fin dall’inizio (e anche adesso) era convinto che il sistema fosse illegale.

Resterebbe un mistero: come mai Bananas, negli Zelig Lab è così refrattaria alla corretta compilazione del diritto d’autore? Lo è a tal livello da toccare il surreale, costruendo inesistenti “scuole di recitazione”, arrampicandosi su tutti gli specchi per concepire liberatorie sempre più bizzarre . In realtà la soluzione è semplice: se i comici dichiarassero che sono proprietari di ciò che fanno sul palco, la loro creatività verrebbe riconosciuta, diventerebbero più forti (e anche più tutelati).

La guerra per la conquista del diritto d’autore ha come strategia una specie di esproprio  che avviene ogni volta che un comico firma una liberatoria.

IL CASO COLORADO

Colorado a quanto pare non riconosce la Siae a chi va in video (leggi post sull’argomento). Anche questo è un modo per espropriare il diritto d’autore (ovviamente non lo fa solo Colorado). Il compenso al minuto è un risarcimento per la cessione di ciò che viene registrato (agli esecutori e agli autori di quel pezzo).

Tizio fa 3 minuti? Ha diritto a 600 euro. Sempronio fa 5 minuti? Ha diritto a 1.000 euro. Punto. Non ci sono alternative. Ovviamente nessuno protesta, talvolta perché è contento di essere lì, talvolta perché col sovraffollamento può essere “sostituito” in qualsiasi momento.

Ma il sovraffollamento è una delle caratteristiche della guerra per conquistare totalmente il diritto d’autore.

PLAGI O SCIATTERIA?

La diatriba sulla parodia di Yahoo Answer non è esattamente un caso isolato. Succede spesso che qualcuno porti qualcosa ai provini e ai laboratori per una trasmissione, che la sua idea venga scartata perché non televisiva, che poi dopo un po’ di tempo vada qualcosa di simile nella stessa trasmissione.

Uno dei motivi per cui succede è dato dal sovraffollamento. I provinanti sono una massa indistinta cui dedicare il minimo di rispetto e di attenzione. Il dire “questo non è televisivo” e poi mandare qualcosa di simile in tv è un comportamento scorretto, ma si tratta della norma. La massa indistinta non ha diritti, è una produttrice di idee cui pescare quando serve, tanto nessuno protesta, visto che sono tutti in uno stato di precarietà.

Ma la sciatteria e la scarsa correttezza sono educative: servono a trasmettere il concetto “Ciò che fai non vale niente, possiamo usarlo o sciuparlo come ci pare”.

ARTISTI 7607 ED IMAIE (E SIAE)

Su Ananas si è parlato di Artisti 7607 (leggi articolo), il tentativo indipendente di creare una società di collecting per i diritti connessi (quelli che vanno agli esecutori e interpreti), che ammontano alla bellezza di 60 milioni di euro l’anno, il cui uso è stato gestito dall’Imaie (commissariata) e ora dal Nuovo Imaie, ma sempre in regime di monopolio.

L’Imaie ha riscontrato problemi simili alla Siae (anche lei commissariata), per esempio l’elevata presenza di “parenti tra i dipendenti”. Ma sono comunque tutti e due enti in cui la gestione del denaro non è stata propriamente trasparente. Quel denaro è (o sarebbe) destinato alla creatività.

Resta un mistero come mai la Siae abbia consentito il “far west comico”, basato sul “ciò che va in video o sul palco non deve corrispondere MAI a ciò che è dichiarato sui bollettini o sulle liberatorie”. Ma il far west comico favorisce chi non ha idee e penalizza chi le ha.

CONCORSI

Anche i concorsi contribuiscono ad aumentare la confusione sul tema. Credo di aver individuato il seguente meccanismo: la Siae viene a far parte del budget. Esempio: per una serata di concorso ho 3.000 euro di budget e 150 euro di Siae. Se do la Siae all’ospite lo pago 600 euro, altimenti avrei dovuto dargliene 750. Alla fine non cambia nulla, ma si contribuisce alla non tutela di ciò che va sul palco.

Questi sono i termini della guerra… E come in tutte le guerre è la popolazione civile a soffrirne di più: gli spettatori vedono una comicità sempre più precotta, sempre meno divertente… e chi ha idee è prossimo alla sconfitta.

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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Una Risposta to “La Grande Guerra contro il Diritto d’Autore”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Kotiomkin, anche le corazzate nel loro piccolo… | - agosto 30, 2013

    […] italiana al suo triste declino passerebbe da una “riqualificazione” (leggi post La grande guerra contro il diritto d’autore). Vediamo comunque le ambiguità dell’operazione […]

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