Zelig Off, il fondo del barile e le spinte centrifughe

5 Nov

bei tempi… o quasi

L’ultima edizione di Zelig Off appena conclusa certificherebbe la crisi del mito zelighiano: non sembrano esserci fenomeni televisivi e neppure fenomeni comici (le due cose non sempre coincidono). Molti sono presi pari pari da Central Station, altri sembrano voler imitare modelli del passato che già sono in crisi loro stessi (vedi gli interventi a schiaffo).  Materiale forse più interessante in proiezione futura, che da usare per “fare legna” adesso.

Intanto non si sa se a Zelig 2013 ci sarà il solito rinforzino dei veterani come Migone, Bertolino, Gioele Dix, Gene Gnocchi, Cevoli, eccetera, già spremuti come limoni, mentre Andrea Perroni farà benissimo ciò che potrebbe fare altrettanto bene Andrea di Marco.

I laboratori, che un tempo dominavano la scena in tutta Italia, sono ridotti a 6 (Rozzano, Livorno, Bologna, Genova, Roma, Asti). Livorno, che eredita stagioni fiorentine prive di pubblico e in perdita per gli organizzatori, ha già visto saltare la serata d’esordio (così ci segnalano NDR) mentre anche la seconda sarebbe in forse; Roma ha già visto il forfait dei conduttori e (così pure ci segnalano NDR) si tratta di una realtà frequentata anche perché chi organizza ha un giro di serate alternative a Zelig.

Proprio dall’esempio di Roma e tenendo presente cosa è successo a Napoli: laboratorio Zelig estinto (con probabili perdite dell’organizzatore NDR), mentre la realtà locale forte (il Tam) è approdata su Rai 2 con Made in Sud, possiamo ipotizzare che ci sia in atto una spinta centrifuga dal sistema Zelig.

Il tema è antico. Da tempo molti sono stufi di assoggettarsi alle stravaganze misteriose di Gino e Michele, di sottostare a una direzione artistica per nulla stimata, a connection autorali mediocri, cervellotiche e scorbutiche. Nessuno fa la rivoluzione, ma la tendenza sembrerebbe quella di coltivare degli orticelli che fabbrichino sì dei comici televisivi, ma tenendosi pronti a camminare con le proprie gambe. La voglia di farsi un po’ gli affari propri è notevole.

Il caso Alberto Farina è sintomatico: formatosi in un lab indipendente come “scusate il disagio“, non è stato capito dalla burocrazia zelighiana (troppo lenta, troppo incerta, troppo affascinata dalle proprie idiosincrasie), è stato preso invece da Colorado con una scelta decisionista, diventandone uno dei comici più rappresentativi. Lo stesso Scusate il disagio, se potesse, diventerebbe lui stesso produttore diretto di contenuti televisivi.

L’Impero c’è ancora, ma conta sempre di meno.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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