le 15 regole dello stand up comedian (e Napoli)

5 Dic

Questo post nasce da una necessità: avrei voglia di vedere qualche stand up comedian raccontare la Napoli di oggi, tema che non è stato sfiorato in nessuna trasmissione tv e che sarebbe ricchissimo di spunti (forse quel qualcuno c’è già). L’attuale impostazione comico televisiva impedisce di fatto qualsiasi racconto della realtà.

Il gruppo Satiriasi di Roma si è messo a fare stand up comedy in modo rigoroso. Ha anche pubblicato un manifesto in 15 punti che potrebbero magari anche aiutare qualcuno a uscire dalla “maledizione del personaggio o del monologo stereotipato”. Alcuni sono davvero fulminanti: “Maria De Filippi è mascolina, Rocco Siffredi ce l’ha grosso ma a noi non interessa.”… “Niente travestimenti, si entra col proprio nome e cognome un asta un microfono e il proprio bagaglio di vissuto.”… “Se il pubblico è già d’accordo con quello che stai per dire forse non c’è bisogno che tu lo dica.”.

Qui di seguito i 15 punti:

1) La risata è il mezzo e non il fine.
2) Niente travestimenti, si entra col proprio nome e cognome un asta un microfono e il proprio bagaglio di vissuto.
3) La libertà è assoluta ma non sono permessi pezzi che ispirino forme di violenza intolleranza o razzismo.
4) Non è uno spettacolo di cabaret.
5) Il pubblico può essere coinvolto all’interno di un pezzo ma deve rappresentare una parte accessoria – Qualora fosse una parte fondante va giustificato in maniera chiara.
6) Non si fanno comizi politici. Se in un pezzo non si ride (o comunque non c’è l’intento comico) il servizio di satira viene a mancare.
7) Non si fanno giochi di parole a meno che non siano frutto di uno studio tale da giustificarne il senso.
8) Bisogna sforzarsi di proporre pezzi originali, ci repelle la baggianata: “ormai è stato gia’ detto tutto” ( tutto quello che è stato già detto può essere ridetto, ribadito e migliorato).
9) Non tutti i milanesi corrono, non tutti i romani sono cafoni non tutti i napoletani sono furbi, non tutte le suocere sono cattive.
10) Maria De Filippi è mascolina, Rocco Siffredi ce l’ha grosso ma a noi non interessa.
11) Per i temi trattati e il linguaggio utilizzato i nostri spettacoli si rivolgono a un pubblico adulto.
12) Il populismo e il parlare alla pancia delle persone creano grasse risate e facili consensi ma uccidono la qualità dello spettacolo.
13) La satira è intelligente chi la fa non sempre.
14) La satira necessita di punti di vista, per questo motivo ognuno di noi è autore dei propri testi.
15) Se il pubblico è già d’accordo con quello che stai per dire forse non c’è bisogno che tu lo dica.

R. Gavelli, Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

PS – all’inizio del 1982 facevo il miltare a Napoli (precisamente San Giorgio a Cremano, paese natale di Massimo Troisi). C’erano ancora i postumi del sisma ’80, la guerra scatenata dalla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo era nel pieno della sua virulenza, le BR avevano appena assaltato la caserma di Santa Maria Capua Vetere. La città era comunque bellissima. Vai Mò di Pino Daniele, era uscito da poco (Yes I know my way; Viento ‘e terra; Notte che se ne va, eccetera). Le canzoni avevano quel tipo di suono che sembrava evocare il suono della città… Non so cosa succedeva in quel periodo in campo teatrale, ma il ritmo della Napoli attuale non sembra ci sia nessun comico in grado di evocarlo.

11 Risposte a “le 15 regole dello stand up comedian (e Napoli)”

  1. Antonio dicembre 7, 2012 a 3:24 PM #

    Forse c’è un problema “culturale” dei nuovi comici, spesso molto giovani. La satira nasce dal malessere nei confronti del mondo che ci circonda, specialmente dal dissenso nei confronti di chi detiene il potere, ma non solo. C’è anche la satira di costume.
    Il comico “ricco” nato nel benessere è spesso ignorante, nel senso che ignora cioè che c’è fuori dal suo spazio vitale e spesso se ne disinteressa. Diventa cosi difficile far satira senza la passione, senza quel disagio che spinge l’intelligente comico ad usarla per “colpire” attraverso la risata. Per fare un paragone musicale: Pino Daniele dell’esordio e PIno Daniele di adesso. Con la pancia piena è sempre difficile essere artisti.

  2. meloneblog dicembre 6, 2012 a 8:35 am #

    il problema che i comici si lanciano in t.v. dove hanno a disposizione 3 minuti. In 3 minuti non gli resta che fare battute e giochi di parole. Live, unendo i tanti 3 minuti spesso o quasi sempre ne esce uno spettacolo di battute e giochi di parole. Altri tempi quando ai comici si dava spazio per interpretare una scenetta comica.

    • Anonimo dicembre 7, 2012 a 11:05 am #

      Personalmente Napoli, Roma o Bologna che sia, lo “stand up” non mi fa impazzire, ma rispetto i gusti altrui, quello che me lo fa rendere particolarmente antipatico e la saccenza e il distacco radical chic degli interpreti.

      Il manifesto in 15 punti ne e’ davvero l’esempio lampante :
      la risata non e’ il fine , il pubblico parte accessoria,i giochi di parole…sono offese mascherate verso altri tipi di comicita’ , che vengono reputate probabilmente di serie B.

      Conosco personalmente gli interpreti di satiriasi, so quello che pensano riguardo la comicità in generale e’ un loro pensiero, va rispettato, ma non necessariamente condiviso.

      La comicità e’ un bene comune, ogni forma va rispettata da Gaber ad Alvaro Vitali, se il pubblico vuole ridere e non pensare ? Qual’e’ il problema ?

      Ah si….il problema e’ che ci sono comici che non rispettano nessuno dei 15 punti del manifesto e da qualche anno battono il record d’incasso al Sistina (Battista), o che vanno come ospiti d’onore a San Remo (Siani)….
      se questo e’ il problema non vedo “deontologia professionale”, ma “invidia” (ripeto e’ una mia considerazione personale).

      C’e’ un solo punto che mi trova pienamente d’accordo il 4 :
      NON E’ UNO SPETTACOLO DI CABARET,
      Evviva !!! Il pubblico se ne farà una ragione e per farsi qualche sana risata (anche di pancia) cercherà altri lidi, più umili e non depositari delle verità comiche.

      • ananasblog dicembre 7, 2012 a 11:53 am #

        Mettere paletti è sempre antipatico, ma siamo in Italia, in un periodo in cui impazza la personaggite acuta. Tieni presente che la rinuncia alla forma stand up comedian ha reso ininfluente il comico. L’unico che ha sfondato è stato Grillo. Crozza, che era un ottimo attore, imitatore, ha fatto il salto di qualità quando ha aggiunto il monologo al suo repertorio, ed è diventato il numero 1. Gli altri contano un tubo o quasi perché hanno rinunciato al potere della parola. L’A

      • Filippo Giardina dicembre 7, 2012 a 2:15 PM #

        Caro anonimo
        Dici di conoscerci personalmente ma temo che tu non sia mai venuto a una serata di Satiriasi, perchè sinceramente fra tutte le accuse che ci si possono rivolgere non fate ridere è l’unica inaccettabile.
        Sarò lieto di riservarti un paio di biglietti omaggio per quando avrai tempo e voglia di farti 2 risate
        p.s.
        Sul discorso incassi, gli Zero Assoluto vendono molto di più e sono molto più ricchi di Niccolò Fabi…

        • giulia ricciardi dicembre 8, 2012 a 12:50 PM #

          Amicooooo (così … un saluto)

  3. billycristal dicembre 5, 2012 a 11:22 am #

    un grande stand up napoletano è Peppe Lanzetta
    http://it.wikipedia.org/wiki/Peppe_Lanzetta

  4. Alter Bactaer dicembre 5, 2012 a 10:14 am #

    Forse ci vorrebbe una seduta spiritica mediante cui evocare Eduardo, Totò e Troisi. Forse solo loro potrebbero fornire suggerimenti. Sempre che ci sia qualcuno disposto ad accoglierli.

    • ananasblog dicembre 5, 2012 a 10:44 am #

      Non lo so: come esiste Broadway e l’Off Broadway ci sarà pure un Off Tunnel… L’A
      PS: mettici più battute (direbbe l’autore moderno a Troisi)

    • Arrant knaves dicembre 5, 2012 a 10:52 am #

      Alter, hai citato tre che con lo stand up non hanno nulla a che fare. In generale belle regole, ma giuste per il loro progetto, non per lo stand up in assoluto. Ogni comedian ha un suo stile che non puoi decodificare e che per questo lo rende unico e meraviglioso. A meno che non sia una brutta copia…

      • Anonimo dicembre 6, 2012 a 11:12 am #

        Lo stand up è una forma di comicità bella, apprezzabile, certamente non nuova e certamente non nostrana (nostrano era il dialogo pacato di Walter Chiari, che non disdegnava la comicità di pancia, perchè far ridere era lo scopo). Quindi, non ne farei un must totalizzante… Ci sono certi grandi artisti italiani (Guzzanti, Crozza, per citare i più noti) che fanno senza dubbio satira ed in maniera ficcante e sempre innovativa, ma pescando nelle nostre radici culturali più profonde, senza sentire il peso dei percori aristico-culturali made Usa

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