Grillo: il trionfo di uno stand up comedian? il potere della parola

26 Feb
una luce e un microfono

una luce e un microfono

Le urne si sono chiuse da poco decretando il successo di Beppe Grillo. La cosa è innegabile. Lasciando ad altri tutte le analisi post elettorali, da questo luogo dedicato alla comicità si può tentare un’ipotesi: lo tsunami che sembra travolgere tutto, è dovuto semplicemente al potere della parola. Questo potere è stato amplificato al massimo da uno stand up comedian (cioè un monologhista, uno che parla con solo un microfono e una luce che lo illumina). La potenza è data dal fatto che la battuta rafforza il contenuto. Se Grillo dice che i partiti sono morti, ma che non bisogna parlarne male perché sarebbe vilipendio di cadavere, ottiene una sintesi micidiale (e prende la risata e l’applauso).

Mentre la maggior parte dei comici italiani agonizza nella mancanza di lavoro (ed è un dramma epocale); mentre gli stessi comici sono impantanati nella disperata ricerca di essere televisivi (l’esatto contrario di Grillo: la battuta che distrugge i contenuti, la gag che è fine a se stessa), il comico genovese ha acquistato un’audience di decine di milioni di persone ed è diventato uno degli uomini più influenti d’Italia.

Al contrario, Claudio Bisio a Sanremo ha lanciato un messaggio antipopulista (la colpa non è della politica ma degli elettori) di fronte a una platea televisiva enorme. Ma l’ha fatto precedere da una lunga serie di battute vintage su Nonna Papera, Qui Quo Qua, Orazio e Clarabella che hanno totalmente disattivato il messaggio il quale, ovviamente, non è entrato nella testa di nessuno.

Sabato 23 febbraio su Rai 3, nella trasmissione TvTalk, è andato in scena un fatto epocale: è stato ammesso in modo abbastanza candido che la satira televisiva è stata “scientemente” (che vuol dire: con piena consapevolezza) abbandonata vedi dal minuto 33 in avanti. Alcuni dei vertici autorali  e produttivi italiani (non solo di Zelig) hanno dimostrato di ignorare totalmente la scena stand up italiana (vedi Carlo Freccero, Gregorio Paolini, Maurizio Costanzo) .

Se torniamo alla teoria: Beppe Grillo = stand up comedian, sappiamo come andrà a finire, cioè che il comico (come tutti i comici) vive per salire sul palco, che nel nostro futuro non ci saranno governi stabili, ma campagne elettorali, che sono l’unico sistema per Beppe Grillo per andare in tournèe e prendere tante risate + applausi. Il resto è noia, finché non si accenderanno di nuovo quella luce e quel microfono e il comedian salirà di nuovo sul palco.

Se torniamo a noi, il comico comune dovrebbe reagire, iniziare a fare qualcosa per battere la crisi di lavoro e questo si potrebbe fare anche guarendo dalla “personaggite” e recuperando il potere della parola.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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Una Risposta to “Grillo: il trionfo di uno stand up comedian? il potere della parola”

  1. Anonimo febbraio 26, 2013 a 10:27 am #

    Caro amico, leggere questo blog è un piacevole passatempo e tutti noi ci crogiolamo nelle tue e nelle nostre cazzate.
    Ma se inizi con sermoni che accostano la comicità e il ‘tenere il palco’ alla politica vera, non solo ottieni l’effetto di annoiare e attrarre risate (non sei ovviamente un commentatore politico ma soltanto uno che dà la propria opinione sul blog) ma spingi la gente a risponderti con epiteti e -cosa che tu temi- intavolando una discussione.
    Ti consiglierei di eliminare completamente questi temi che non ti sono palesemente congeniali per tornare a inventare trame sotterranee.
    L’ultima cosa che serve, in questo momento, è qualcuno che spiega la politica italiana con la lente del micromondo del cabaret.
    Rispetta il momento storico e dai il tuo contributo al cambiamento, facendo ciò che non hai mai fatto.
    Sta zitto.

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