L’associazione di categoria…

23 Mar

 

a quando un Mandela comedian?

a quando un Mandela comedian?

Quella del comico è l’unica professione che non abbia un’associazione di categoria, l’unica da cui non parta neanche una minima rivendicazione o proposta. C’è il paradosso di uno stand up comedian (Grillo) uomo più influente d’Italia e poi il vuoto. Lo stand up comedian, almeno, ha dalla sua la forza della parola, il comico italiano è ingabbiato nello sketch televisivo che, di per sé, rende poco credibile chi lo pratica.

La necessità di un “sindacato” viene tirata fuori  spesso, ma poi ogni iniziativa si arena. “Come la vedi la nascita di un’associazione di categoria?” è la domanda che butto lì ogni tanto. “Bisognerebbe far lavorare solo i professionisti” è la risposta più frequente. Lo stato d’animo è comprensibile: il comico esperto vede male l’invasione di quelli senza uno spettacolo che hanno solo i 5 minuti televisivi; dei dopolavoristi.

Eppure questo punto di vista è sbagliato perché discriminatorio.  Siamo tutti uguali, abbiamo tutti gli stessi diritti. Tra l’altro non si capisce chi deciderebbe quali siano i professionisti e quali no. Un eventuale Luciano Lama del cabaret dovrebbe partire da alcune proposte concrete, condivisibili che, se applicate, migliorerebbero le opportunità lavorative di tutti. Un programma in 5 o 6 punti chiari e raggiungibili raccoglierebbe molti consensi.

EQUO COMPENSO – La mia idea è quella di partire dal diritto d’autore: regolarizzarlo, semplicemente. Se si riuscisse a far avere i diritti tv ai “legittimi proprietari” sarebbe un gigantesco passo avanti: tra Zelig, Colorado, Made in Sud e compagnia bella metteremmo almeno mezzo milione di euro nelle tasche di chi crea veramente e di chi “mette la faccia” negli sketch comici televisivi. Si tratta semplicemente di applicare l’articolo 46 bis della legge 633/41 (corollario: quello che si fa adesso, come minimo è “barely legal”).

NB: se qualcuno ti porta in saccoccia mezzo milione di euro l’anno, gli dai volentieri i 20 – 30 euro della tessera annuale.

EFFETTI POSITIVI – una simile “conquista” servirebbe a riqualificare automaticamente la professionalità dei comici, a riconoscere la paternità di ciò che fanno. Lo stesso succederebbe con gli autori, non più pagati una miseria arrotondata da qualche punto Siae (squallida lotta tra poveri, arbitrio, 20 autori a trasmissione sottopagati, eccetera). L’autore verrebbe pagato dalla produzione con (si spera) un salario minimo garantito dignitoso. Inoltre finirebbe la squallida “cresta” di chi produce che, attingendo dall’equo compenso, si garantisce una rendita comoda, senza l’obbligo di dover fornire un prodotto di qualità.

ALTRO – Un’altra riforma, questa a costo zero, è la corretta dichiarazione Siae nel live dei laboratori e dei concorsi abbinata alla “non cedibilità” del proprio materiale. Semplicemente bisognerebbe certificare ciò che è successo sul palco, come richiede la legge (anche qui siamo nel barely legal). A questa andrebbe legata una proposta di legge che garantisca delle forme di esenzione dagli obblighi Enpals e Siae per rendere meno oneroso il live soprattutto nelle piccole realtà (la musica ha ottenuto delle esenzioni, vedi finanziaria 2009 articolo 39 quater).

CLIMA ITALIANO – Il nostro paese è attraversato da una profonda richiesta di trasparenza, legalità, sobrietà. Il comico, che dovrebbe essere un fustigatore dei costumi,  non riesce ad autofustigarsi ed è intrappolato in un universo in cui la falsa dichiarazione è l’unica via seguita. Forse arriverà qualcuno che ci porterà fuori dal Medio Evo cabarettistico…

 

R. Gavelli, Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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12 Risposte to “L’associazione di categoria…”

  1. Otre marzo 28, 2013 a 7:29 pm #

    Come sarebbe bello vedere tutti questi talenti televisivi in spettacoli per strada ….. con il cappello e vedere quanto raccolgono.

  2. Spettacoli Atuttotondo marzo 27, 2013 a 5:49 pm #

    Siamo una compagnia di teatro comico, che opera non esclusivamente nel cabaret (per citare Chiodaroli: dalle feste di piazza alle bottiglierie, dagli austeri meeting aziendali ai locali di scambisti)

    Raccontiamo la nostra esperienza, che è quella di chi ha scelto di NON depositare i testi alla siae
    Non crediamo che alla siae debba essere riconosciuto alcun compenso: piuttosto che il compenso sia dovuto all’artista per la sua attività concreta (live, registrazione televisiva, pubblicazione di libri, ecc)
    I testi devono essere tutelati, non riproducibili da altri se non dietro permesso dell’autore, questo si (ci sono altri modi, oltre alla siae, per depositare testi, vedi google: copyleft).
    Ma il rapporto con l’autore deve essere una tantum: mi scrivi un pezzo, ti pago un pezzo, il pezzo ora è mio. Tanto, alla terza replica, l’ho stravolto dall’originale. Per avere un compenso continuativo, serve un lavoro continuativo.

    Seguire questa linea per noi è facile, visto che siamo gli autori dei nostri testi. Ci rendiamo conto che non è così “semplice” il rapporto fra autore e attore quando le due figure sono distinte.
    E, beninteso, NON è un attacco alla categoria degli autori, che sono una categoria nobilissima, e ce ne fossero con cui collaborare in maniera continuativa! solo che non ci convince la logica per cui una cosa scritta una volta possa darti da vivere per tutta la vita (penso, mentre scrivo, a “Il Cielo In Una Stanza”). E questa logica, ha la sua naturale conclusione nella Siae.

    Riguardo poi all’Enpals, siamo contrarissimi alle esenzioni: l’Enpals è la pensione di noi artisti, se iniziamo pure a non farla pagare, avremo ancora più amatorialità che si vende negli stessi circuiti dei professionisti, a prezzi più bassi, non pagando le giuste tasse (come se non fosse già così…)
    Per cui, piuttosto, in un lab o concorso secondo noi si dovrebbe pagare l’Enpals all’artista, e dare un gettone di presenza. La siae, ci se la può risparmiare, anzi ci chiediamo a cosa serva questo costoso ed improduttivo baraccone…

    Buon lavoro a tutti,

    • ananasblog marzo 27, 2013 a 6:25 pm #

      Ciao, do una breve risposta personale: proprio ieri ho messo giù la Siae di un doppio spettacolo, prima data di una tournee nei teatri che mi ripagherà del duro e competente lavoro autorale. Credo che la siae (con tanti buchi neri) abbia anche degli aspetti positivi e che consenta delle opportunità. Comunque la creazione di un sistema alternativo sarebbe molto complesso. Eppure è proprio ciò che stanno facendo molti attori della Artisti 7607 sul cosiddetto diritto d’immagine (http://artisti7607.blogspot.it/) nel tentativo di creare un’alternativa al Nuovo Imaie (ballano 60 milioni di euro l’anno), ho assistito alla conferenza che hanno fatto a Milano https://ananasblog.wordpress.com/2012/06/28/attori-in-difesa-del-diritto-dimmagine-lincontro-milanese-di-artisti-7607/ si tratta di gente competentissima e preparata e combattiva.
      Io sull’Enpals avrei l’idea di esenzione su tutte le attività no profit tipo: la registrazione di una pilota, quelle robe in cui tutti lavorano gratis.
      L’A

      • Spettacoli Atuttotondo marzo 28, 2013 a 7:26 pm #

        >> proprio ieri ho messo giù la Siae di un doppio spettacolo, prima data di una tournee nei teatri che mi ripagherà del duro e competente lavoro autorale.

        certo, perché ora il modello è (principalmente) questo.
        Ma noi la viviamo così: ci scrivi una commedia, ci chiedi 1.000 euro, te li diamo subito oppure te ne proponiamo 1.500 (le cifre sono puramente indicative) se accetti una dilazione di 100 euro per le prime 15 repliche (insomma, una normale trattativa commerciale).
        Poi, però, il lavoro è nostro, e se non lo replichiamo, tu ci hai comunque guadagnato un fisso, se invece lo replichiamo tantissimo, ci guadagnamo noi in soldi (e te comunque in “notorietà”)
        Se poi c’è un lavoro continuativo di aggiornamento sul testo e adattamenti da parte tua (perchè magari ti chiediamo di adattare una scena per ogni singola regione o città in cui ci esibiamo), continuano a girare soldi fra di noi. Magari ci segui alle repliche, idem (raporto continuativo = compensi continuativi, rapporto una tantum = compenso una tantum)

        In nessuno di questi casi alla siae va niente, sono tutti soldi buoni che girano fra noi attori e te autore

        E’ un modo di ragionare che non prevede nessun obolo alla siae e tutela tutti (se tutti sono d’accordo…).
        Uscendo dalla parte testuale, e pensando alle musiche, possiamo replicare lo stesso ragionamento: magari decido di usare musiche originali o non depositate, prendendo accordi direttamente col musicista per versargli una quota una tantum, per quello specifico spettacolo, e via. Se ci sta, bene, se invece è un associato Siae e pretende soldi vita natural durante per l’uso dei suoi pezzi o parte di essi, prendo accordi con un altro…

        ** sull’esenzione l’Enpals: trovare delle eccezioni rischi poi di trovare delle gabole. L’enpals è previdenza sociale, a chi può dare fastidio versarla? Ah, forse a chi ne versa così poca (non professionisti) da non poter nemmeno ipotizzare una pensione enpals. Allora siamo da capo.

  3. Anonimo marzo 26, 2013 a 11:00 am #

    Però è bello che ogni tanto salti fuori questa storiella. Peccato che l’esito sia sempre lo stesso. Da trent’anni!

    • Vs marzo 26, 2013 a 4:20 pm #

      Quoto.

  4. Arrant knaves marzo 25, 2013 a 1:49 pm #

    NB: se qualcuno ti porta in saccoccia mezzo milione di euro l’anno, gli dai volentieri i 20 – 30 euro della tessera annuale.

    L’iscrizione ad un sindacato costa circa 200 euro all’anno. Il mezzo milione di euro (che non so come hai calcolato) sarebbe da dividere tra? 500 persone? (Probabilmente anche di più) ne vengono fuori mille euro lordi a testa. Praticamente se ti rimangono in tasca 500 euro all’anno ti devi già leccare le dita. Certo, sempre meglio di un calcio nel culo, ma ridimensiona un po’ i toni entusiastici del post. Sarebbe un passo avanti, ma non sarebbe la soluzione

  5. stefano chiodaroli marzo 24, 2013 a 8:53 am #

    la comicita’ e’ inanzitutto un moto dell’anima ed il suo manifestarsi e’un irrinunciabile bisogno umano, non possiamo rinchiudere in una categoria di comportamenti un momento cosi puro…..e’ per quello che i vari lab al servizio dei vari vivai zelig o colorado sono delle operazioni che inardiscono i talenti spapolandoli al servizio dei brand.solo il caos e’ veramente creativo e i migliori geni arrivano da mondi impensabili ma poi si forgiano in ambienti veramente liberi e creativi.
    ho paura di un gruppo di comici che decide chi e cosa e’ importante, il rischio corporazione e’ dietro l’angolo e in qualche modo questo e’ un flagelllo per l’italia pero’ e anche vero che divisi,non abbiamo potere contarttuale se non quello che ci deriva dall’avere un agente importante o una momentanea ridondanza mediatica.
    noi possiamo proteggere il nostro lavoro concentandoci su alcuni punti: la riscossione dei diritti siae non puo’ essere considerata compenso per il lavoro, l’autore va rispettato e pagato per il lavoro che fa.
    alcune considerazioni:non esiste il luogo del cabaret , ci si esibisce in ogni dove ed in qualsiasi condizione dalle feste di piazza alle bottiglierie, dagli austeri meeting aziendali ai locali di scambisti ecc.
    c’e una disparita’ tra il costo del lavoro e il costo di un compenso siae : sul primo si puo’ sempre trattare sul secondo non si transige essendo affidato ad un arcaico ma inesorabile sistema di riscossione.
    ogni giorno la tv, sforna l’ultimo arrivato, costosissimo ed imposto trionfalmente al consumo da quelli che sono nel breve i primi targhet di consumo , frotte di bimbi minkia!!1
    …l’avvento di zelig piu’ che di colorado ha purtroppo imposto questo modello, stabilendo un gusto medio per famiglie che emargina i comici piu’ diretti e spregiudicati e imponenedo dei costi elevatissimi non sostenibili da molti locali che quindi spariscono,
    “….HANNO FATTO IL DESERTO E LO CHIAMANO PACE”
    Siamo di fronte ad una situazione talmente tragica per l’economia ed il paese che non si puo’ pensare al mondo dei comici come un a se’,dovremmo provare a fare qualcosa insieme.
    l’agibilita’ dovrebbe essere concessa solo a chi ha una sola ora di spettacolo, prima di questo il comico sta a bottega da un altro comico o gruppo di comici,
    lora si dimostra candidamente con un video depositato insieme alla trascrizione letteraria del testo spettacolo,
    dobbiamo aiutare i locali a rifare comicita’ ovunque si puo’:abbassiamo i prezzi ma non lavoriamo gratis,imponiamo alla siae una riscossione meno esosa e piu’ equa in alcune zone sono veramente rapaci e banditeschi.
    non e’ detto che debba per forza essere la siae a risquotere per noi …e se ci inventassimo un altro soggetto piu’ smart ed agile ?
    concludendo qua o ci mettiamo insieme a fare qualcosa di propositivo insieme ai locali, sponsor , comici, siae, autorita’ di polizia ecc.ecc. o verremo annientati individualmente uno a uno. stefano chiodaroli

    • ananasblog marzo 24, 2013 a 11:04 am #

      Stefano ciao,
      probabilmente creare un’alternativa alla Siae è stato reso possibile dal governo Monti, anche se temo sia una questione molto complicata. La Siae stessa (commissariata) è un mistero, non si sa come abbia potuto tollerare 10 anni di “bollettini e borderò” farlocchi grazie ai quali il mondo del cabaret si è costruito una realtà parallela.
      Di sicuro un piano di esenzioni e di abbassamento degli oneri potrebbe favorire il rilancio del live. Anche se molti lo fanno già tramite l’evasione della Siae e dell’Enpals, che non è proprio il massimo. Comunque abbiamo un Parlamento rinnovato che, si spera, qualcosa riuscirà a produrre. C’è una legge sullo spettacolo dal vivo ferma lì dalla passata legislatura, c’è anche il vantaggio che i parlamentari sono più facilmente raggiungibili rispetto al passato.
      Poi c’è la questione web: http://www.tvblog.it/post/201101/giovanni-vernia-a-tvblog-amo-le-imitazioni-e-per-lultima-di-zelig-parodia-e-duetta-con-mengoni proprio ieri Giovanni Vernia si è lamentato della scomparsa dei video da YouTube… già, ma questo succede perché cedi tutti i diritti e, proprio per questo, ti è concesso per legge un equo compenso di 200 – 220 euro al minuto he non vedrai mai…
      L’A

    • Vs marzo 24, 2013 a 9:44 pm #

      Belle parole.. Chioda

      Bisognerebbe osservare il passato focalizzando la causa dello sfacelo e creare un nuovo modello.

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