monologhisti: l’unica via possibile è il monologo

1 Lug
Stand up comedian

Jerry Seinfeld + una luce + un microfono

Una cattiva notizia e una buona: la cattiva è che il monologo, lo stand up comedian è stato totalmente sradicato dalla tv; la buona è che la formula stand up (un palco, una luce, un microfono e basta) è ancora lì,  vergine e può essere usata.

NON FUNZIONA

Che il monologo in tv non funzioni è un preconcetto che parte da lontano, probabilmente da quando le trasmissioni comiche sono diventate degli “scalettoni” (leggi qui), cioè dei varietà televisivi basati sul ritmo, il cui scopo è quello di fare più telespettatori possibile (e basta). La fobia del monologo forse ha a che vedere con le “curve d’attenzione”, per cui deve succedere sempre qualcosa di “forte” non solo tra un pezzo e l’altro, ma all’interno di un singolo pezzo televisivo: il tormentone dev’essere ripetuto almeno tre volte, bisogna ottenere una risata almeno ogni 20 secondi, eccetera.

Lo spettatore va “bombardato di stimoli” altrimenti cambia canale o si addormenta. Il monologo richiede troppa concentrazione, ci mette troppo a entrare nel vivo, rischia di durare troppo.

RIMEDI

L’universo Zelig – Colorado – Mediaset ha sempre ovviato a questa presunta debolezza cercando di spettacolarizzare il monologo. Innanzitutto coi travestimenti e i gadget tentando l’accoppiata personaggio + stand up (tipo: un camice, un occhio nero); poi con l’enfasi del grande ospite, con presentazioni pompatissime (lui èèèèè, un grande comicooooooo, Enrico Bertolinooooo!) e con disannunci altrettanto pompati, con urla stridule, standing ovation, eccetera; poi con l’uso di temi popolari in cui chiunque si riconoscerebbe (le donne sono noiose gli uomini disordinati); e, per chiudere, con l’utilizzo improprio della battuta: iniziare con una o più battute forti che magari non c’entrano nulla, ma che catturano il pubblico.

LA PAROLA NEGATA

La tendenza è sempre stata quella di “asciugare”, “tagliare”, “semplificare”, interferendo sui contenuti del monologo (adesso modifichiamo il tuo pezzo così è più televisivo). Forse è un caso, ma lo stand up comedian è l’unico comico che possa dire qualcosa che dia fastidio a qualsiasi  forma di potere, che possa aggiungere alla battuta una profondità di pensiero (cosa negata ai personaggini che vivono di tormentoni, giochi di parole e travestimenti).

A questo si aggiunge la censura televisiva che per funzionare dev’essere arbitraria, nel senso che lascia passare cose di una volgarità quasi insopportabile e ne trattiene altre. Di certi argomenti non si può parlare (mestruazioni, religione, pedofilia), ma poi ci sarà sempre qualcuno che farà battute su mestruazioni, religione, pedofilia. Se la censura non ha regole, il monologhista deve sottomettersi al capriccio di un capoprogetto che diventa il vero proprietario del monologo.

Recentemente in prima serata si sono sentite la parola “figa” (detta da una soubrette – vip) e “inculato” (detta da un comico, tramite un personaggio con parrucca e tormentoni), ma non si sono sentiti monologhi provocatori sulla vagina o sui rapporti anali (che sarebbero stati molto più interessanti).

ALTRI MODI DI RENDERE INNOCUO…

il monologo può essere reso innocuo grazie alla “legge di YMCA” (leggi articolo sull’argomento). E’ una cosa semplice: basta mettere prima e dopo l’esibizione dello stand up comedian una serie di sketch buffi e superficiali che renderanno innocuo e superficiale anche il monologo. Altra tecnica è quella di infarcire il monologo stesso di battute innocue che non c’entrano nulla e che finiscono per annullare la parte “seria”. Enrico Bertolino è stato un maestro di questa tecnica (leggi articolo) anche se il capolavoro appartiene a Claudio Bisio che, ospite a Sanremo, iniziò con una lunga serie di battute su Nonna Papera, Pluto, Topolino (leggi articolo) per approdare alla fine a un’invettiva sul qualunquismo degli elettori (che a quel punto scivolò via senza lasciare traccia).

Made in Sud ha messo a punto una tecnica interessante: non solo ha praticamente eliminato la parte stand up, ma i pochi che hanno fatto un monologo, nella stessa trasmissione prima hanno esibito anche il “personaggio + tormentone“. Un monologo di Alessandro Bolide o di Ciro Giustiniani arrivavano dopo che Alessandro aveva già sparato a schiaffo il suo “che ce ne fott…” o che Ciro era uscito due o tre volte vestito da San Gennaro (miracolo, ha fatto ‘a battuta). Il messaggio che arriva è: “stiamo pazziando, non c’è nulla di serio.”

Nella trasmissione #Aggratis! si è cercato di aggiungere altre cose ai monologhisti del gruppo Satiriasi, per esempio far precedere le loro esibizioni da un video (avulso dal monologo), a volte mandando solo il video e non il monologo o intervenendo con tagli robusti che davano un’idea di brevità.

SOVRASTRUTTURE

il terrore verso il monologo produce delle “gabbie”, delle sovrastrutture che servono a imbrigliarlo, a spiegarlo, a depotenziarlo ad amalgamarlo ad altri stili. Quelle descritte sopra sono delle sovrastrutture. Eppure qualsiasi video arrivi dall’universo anglosassone mostra gli stand up comedian cui viene affidato il palco e che poi vengono lasciati esibire con un microfono e una luce e basta… Persino Jerry Seinfeld (nella foto qui sopra) nella famosa sitcom in cui interpretava se stesso, in ogni puntata faceva un monologo che non veniva spiegato, introdotto, sporcato, eccetera. A un certo punto partiva lo sketch e basta.

ASSOLO E’ RIMASTO SOLO

Le uniche trasmissioni di monologhi restano “Assolo” su La7 che risale addirittura al 2003 e “Stand Up” condotta da Stefano Vigilante (2008/2009).

OLTRE IL MONOLOGO

Oltre al monologo c’è solo il monologo. Questa verità, che sembra partorita dalla mamma di Forrest Gump, è raggelante. Per arrivarci bisogna superare tutte e paure, tutte le idiosincrasie verso questa forma d’arte. Oltre al monologo c’è solo il monologo, meno roba ci aggiungi meglio è. Se supereremo tutte le assurde paure (che tra l’altro stanno regalando all’Italia la sua peggior comicità di sempre) forse riusciremo a fare qualcosa.

Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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13 Risposte to “monologhisti: l’unica via possibile è il monologo”

  1. AndreaM luglio 3, 2013 a 9:28 am #

    Si può lavorare molto anche senza essere mai passati in tv.
    Poi, se passarci fa lavorare di più, tanto meglio; basta che non ci si snaturi pur di voler esserci a tutti i costi

  2. Daniele Raco luglio 2, 2013 a 12:16 pm #

    Mi sento in dovere di dire la mia, direi che è tutto vero e quindi? Personalmente quando mi chiamano in TV a fare i monologhi non mi interesso della posizione in scaletta o del resto, so che quel monologo trasmesso mi porterà lavoro, quello vero, quello dal vivo, quello dove posso dire ciò che voglio e come voglio, quella è arte (pagata come tutta l’arte) la TV è un mezzo per far girare il nome, in “Man on the moon” ad un certo punto Bob Zmuda diceva a Koufman “Facendo la TV ti fai un nome, ti fai conoscere, in seguito gli spappolerai il cervello” provate a ragionare così e a divertitevi, lasciate ad altri le paturnie su dati di ascolto e scalette, siate comici

    • Mauro luglio 2, 2013 a 1:08 pm #

      ti fai un nome, ti fai conoscere, in seguito gli spappolerai il cervello, è quello che mi ripeto sempre!

    • ananasblog luglio 2, 2013 a 6:50 pm #

      okay anche se le paturnie sono difficili da esorcizzare 😉

  3. Gianluca luglio 1, 2013 a 7:43 pm #

    Post assai lucido. Io credo che bisogna cominciare a pensare di non assoggettare sempre il monologhista alla televisione, mezzo oramai vetusto e troppo destabilizzato dagli interessi più vari, che quindi destrutturano qualsiasi intento pregevole. Il pubblico le cui sinapsi svolgono ancora una funzione che non sia solo vegetativa, credo che non pascoli più davanti alla tv, diciamo sempre meno, per non sembrare troppo assolutista, al massimo cybernizza il suo tempo davanti al pc, oppure in qualche spazio artistico / creativo nei vicoli più o meno noti delle città. Gli stessi cabarettisti, credo che il meglio di loro stessi lo danno nelle serate e nei locali, possibilmente dove il pubblico è pagante, quindi un pò più sovrastimato rispetto alla media. Del resto, sappiamo tutti quali sono gli orientamenti e gli intenti persuasivi della televisione, non voglio nebulizzare questo contributo con altra retorica. Quindi in sintesi meglio la comicità lontano dalla tv. Qualche esempio? Oddio, mi cogli in “castagna”…. prometto che ci penso, giusto il tempo che il frutto diventi di stagione. 😉

  4. Alessandro Stamera luglio 1, 2013 a 11:05 am #

    Altra cosa: la maggior parte dei monologhi di Colorado va in onda dopo 10 (anche dopo le 10.30), quando ormai molte persone si sono stufate di vedere i personaggi meno divertenti messi nei primi 60 minuti… penalizzando questi monologhisti (esempio: Fabrizio Casalino l’anno scorso era il migliore, i suoi monologhi facevano sbellicare, ma è andato in onda non solo per poche puntate, ma tra gli ultimi. Così facendo i “vip” di queste ultime edizioni di Colorado sono state l’ape e la giovanna, in assoluto le meno divertenti, e non persone che meritavano come per esempio lui o Dario Cassini)

    • ananasblog luglio 1, 2013 a 12:51 pm #

      Bravo, hai scoperto un’altra “sovrastruttura”: il monologo spostato negli ultimi blocchi. L’A

      • Alessandro Stamera luglio 1, 2013 a 1:33 pm #

        oddio non solo il monologo… i comici in generale più divertenti

        • Alessandro Stamera luglio 1, 2013 a 2:05 pm #

          pero è vero, infatti sul tardi a Colorado ci sono molti monologhi, sia “personaggiati” che non (infatti ci sono Serra, Alberto Farina, ai tempi il mitico Casalino, Cassini, Bianchi-Lesc Dubrov, Barbara Foria oppure Annalisa Aglioti-moglie modello, per non dimenticare il caso di Carlo Bianchessi)

          • ananasblog luglio 1, 2013 a 2:47 pm #

            probabilmente sono una seconda serata appiccicata a una prima serata, che però deve convivere con mimmi quaqquaraqquà e apette. L’A

            • Alessandro Stamera luglio 1, 2013 a 2:52 pm #

              Insomma, una prima serata con sketch senza senso (apetta) e personaggi deteriorati col tempo (mimmo quaqquaraquà e baz, per esempio)

    • michele davalli luglio 1, 2013 a 3:41 pm #

      Far ridere solo con la tua voce e un micorofono è molto più difficile e presuppone che la gente ascolti e rifletta.

Trackbacks/Pingbacks

  1. X Love su Italia 1 e la voglia di stand up comedian | - febbraio 7, 2014

    […] I pericoli sono in agguato: c’è il rischio che gli stand up comedian vengano risucchiati nell’effetto YMCA (leggi qui per capire cosa sia), che annegherebbe il tutto nella solita “baracconata Mediaset”, poiché oltre il monologo ci sarebbe solo il monologo (leggi qui). […]

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