i segreti di Colorado, 3° parte: la bancarotta della qualità

27 Set
Soldi soldi soldi, patata patata patata

Soldi soldi soldi, patata patata patata

L’inchiesta di Ananas Blog sui retroscena della Colorado Film (basata sul bilancio societario 2012) giunge alle sue conclusioni. Il succo dei due post precedenti è molto semplice: Colorado, sia in campo cinematografico che televisivo ha le spalle coperte riguardo ai “soldi”, quindi non ha alcun interesse a investire sulla “qualità”, ma ha interesse massimo ad accontentare le “pulsioni più basse” dei committenti e a “monetizzare” spremendo ogni cosa fino all’osso (nella foto sopra il fondatore Gran Manager Maurizio Totti).

Leggi qui la prima parte dell’inchiesta e leggi qui la seconda parte dell’inchiesta

Le conclusioni possono partire da un episodio di tanti anni fa. In una delle prime feste in onore della allora nascente trasmissione Colorado Cafè, erano presenti Diego della Valle, l’AD Telecom e il “boiardo di Stato” Chicco Testa. Già allora c’era l’ansia di andare a compiacere sia il potere che il denaro (e attendere il suo conseguente corollario: la figa).

Oppure si può notare come Colorado abbia accolto a braccia aperte tutte le icone della decadente sottocultura berlusconiana: Nicole Minetti e altre olgettine, fino al simbolo più mediocre e trash, vale a dire Belen Rodríguez. Sulla stessa linea va la scelta di quest’anno (che tanto sta abbassando il ritmo della conduzione) di inserire Lorella Boccia ed Olga Kent, fortissimamente volute proprio da Maurizio Totti.

Colorado Film ha acquisito l’AD Alessandro Usai, “estensore” della Legge Cinema, nome potente in campo cinematografico, non solo, ha nello staff come Produttore Esecutivo Luisella Sacchi, ai tempi della “acquisizione” persona di fiducia del potentissimo manager Alessandro Salem, direttore generale dei contenuti Mediaset. Luisella Sacchi sembra sia responsabile di alcune “epurazioni”. Dovrebbe anche essere stata l’artefice del non proprio riuscito “Sto Classico”.

UN CLAMOROSO FALSO IN BILANCIO:

nel bilancio 2012 è contenuta una dichiarazione fasulla, che non riguarda valore della produzione, immobilizzazioni, fatturazione, eccetera, quindi non è perseguibile penalmente, è solo una boiata:

clamoroso "vanto" in bilancio: Sto Classico fu una roba indecente

clamoroso “vanto” in bilancio: Sto Classico fu una roba indecente

Infatti viene detto che “Sto Classico” ha avuto un buon gradimento sia di pubblico che di rete. Sbagliato: è stato un flop caratterizzato da bassissima qualità e ascolti scadenti.

Stiamo parlando di un mondo cui il valore più alto è il dividendo ai soci  (800.000 euro nel 2009, 1.100.000 euro nel 2010, 1 milione nel 2011; con un 2012 che si presuppone equivalente) e gli emolumenti (che possono arrivare a 565.000 euro l’anno a favore dei 5 membri del CDA) ma che è indifferente a tutto il resto, anzi che è uno dei fattori del degrado della comicità italiana, artistico, umano, produttivo (ma tanto chi se ne frega?). Non una parola sul prodotto, divenuta cosa ininfluente.

Proviamo comunque a fare un bilancio alternativo, quello della qualità. Qui siamo ai limiti della bancarotta:

STO CLASSICO – Ovvero 4 puntate di parodie dei classici della letteratura: Pinocchio, l’Odissea, Romeo e Giulietta (qui recensione) e Il Signore degli Anelli. Una delle produzioni comiche più brutte di tutti i tempi: gag estemporanee, totale ignoranza degli standard della parodia e inflazione di mezzi vip Mediaset, giustamente relegato a un 5% di share. La cosa peggiore è il divario col modello di riferimento: La Biblioteca di Studio Uno, del Quartetto Cetra, capolavoro assoluto del genere.

Demerito di Sto Classico (quindi della Colorado Film) non è solo quello di aver realizzato qualcosa di inguardabile, ma anche di aver “affondato” un genere.

ALL STARS – Serie tv (in formato sitcom), rifacimento dell’omonima serie olandese, si è presentata con un cast stellare: Diego Abatantuono, Fabio de Luigi, Bebo Storti, Gigio Alberti, Alessandro Sampaoli, Ambra Angiolini, eccetera. Ha praticamente fatto fallire la “serata sitcom” su Italia 1 ed è stata sospesa alla puntata 7 delle 20 previste. Costata un “botto di soldi” è sembrata approssimativa nella regia, svogliata e stanca nella recitazione, da filmino amatoriale nel montaggio e nella fotografia (verrebbe quasi da pensare che ci sia stata una cresta sui costi di produzione).

Demerito di All Stars (quindi della Colorado Film) non è solo quello di aver realizzato qualcosa di inguardabile, ma anche di aver “affondato” un genere, quello della serie tv comica, che infatti è morta lì.

AREA PARADISO – Film tv Mediaset in due puntate, esordio alla regia di Diego Abatantuono, ma sarebbe ingeneroso valutarlo come regista da quello che è sembrato un marchettone per infilare un bel po’ di “product placement”. Anche qui storie esili e gag abbastanza estemporanee (leggi recensione di Aldo Grasso). E così ci siamo bruciati pure l’Abatantuono film maker.

TI STIMO FRATELLO – Film d’esordio di Giovanni Vernia deludente sia sul lato incassi, sia sul lato della critica, ma comunque salvato dai “risparmi di produzione” (com’è scritto nel bilancio 2012 della Colorado Film).

Doveva essere il capostipite di una serie di film a traino dei comici televisivi, in coproduzione con Bananas, invece è stato la zavorra che ha impantanato anche i tentativi successivi.

COLORADO – Ultimo, ma primo della fila. Uno fattori principali dell’agonia comica italiana, Sempre al traino di Zelig, ma rappresentandone la serie B o C. Ripetitività, quantità, ammiccamenti ai bambini, personaggini, tormentoni, quasi nessun contenuto. Inflazione comica senza speranze di riconversione. Può durare all’infinito. 

Così la Colorado Film celebra i suoi bilanci in ordine, ma senza rendersene conto sprofonda nel “dare e avere” dei contenuti e della qualità. Nel tunnel buio in cui siamo finiti rimpiangiamo la cose belle del passato  (prima che arrivassero produttori illuminati male, come quelli responsabili dell’attuale disastro).

Ahi Publio Maurizio Quintilio Totti, dov’è finita la nostra comicità?

R. Gavelli Amministratore di Ananas Blog (l’unico servizio pubblico cabarettistico)

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3 Risposte to “i segreti di Colorado, 3° parte: la bancarotta della qualità”

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    […] (Vai alla terza e conclusiva parte dell’inchiesta) […]

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