Satira sul web: il dramma della monetizzazione

22 Gen
i soldi sono un azzardo e tutti fanno il loro gioco

i soldi sono un azzardo e tutti fanno il loro gioco

Questo è il quarto articolo di Ananas Blog sulla satira sul web. Sarebbe meglio dare un’occhiata anche al primo post: Liberi battutisti o servi della gleba? al secondo Territorio felice o guerra tra bande? e al terzo: Copioni o costruttori di fotocopiatrici?

“E’ sempre preferibile restare due minuti al sole che un anno sotto la pioggia” (da: l’Adorabile Giulia di Gilbert Sauvajon).

 Nella satira sul web dove vigono “collettivi” di battutisti con decine, centinaia di autori, non si può eludere il tema della “monetizzazione”: tutta questa attività produce o produrrà del denaro? qualcuno, approfittandosene, si arricchisce? (NB: Ananas Blog, considera  da SEMPRE sbagliato il sistema basato sul “Tanta gente che crea e alcuni che fanno i selezionatori”. I laboratori di cabaret, che sono strutturati su questo principio, stanno portando al collasso la comicità italiana).

Un dirigente di Kotiomkin, alcune settimane fa, mi ha giurato e spergiurato che Kotiomkin (che ha una “palestra” di circa 700 autori) MAI E POI MAI MONETIZZERA’, insomma che l’attività è totalmente no profit. Ma è credibile che un gruppo di 700 persone, molte delle quali comici (quindi presi dall’ansia della visibilità e del successo e alle prese con una crisi lavorativa senza precedenti) stia assieme per la voglia di totale dilettantismo? Impossibile, ovviamente.  

SEGNALI DAL PROFONDO – Cito un articolo di Kra, autore cresciuto su Spinoza, passato ad Umore Maligno (adesso non ne fa più parte). U.M. è stata una “scissione” da Spinoza. (qui il post di Kra). Alcune frasi estrapolate: 

“…Ho iniziato a frequentare Spinoza nel Febbraio del 2009. A quel tempo Spinoza non era niente… Quando ho smesso di scrivere per loro, Spinoza aveva più di 100mila fan, un libro fresco di stampa col mio nome del cazzo bello in evidenza, aveva 2 premi come blog dell’anno, aveva collaborato con Telese su La7, con Il Fatto Quotidiano, con Roberto Benigni. Tutto questo con il mio arrivo centra fino ad un certo punto, non voglio assolutamente intendere che il merito è mio… Lavoro gratuitamente adesso come prima, con nessuna speranza di farmi un nome adesso più di prima, prendendo insulti assai più di prima…”

Un secondo “segnale dal profondo” arriva da un altro autore passato da Spinoza a Umore Maligno (adesso non ne fa più parte), Uomomordecane (qui intervista completa):

“Ma nessuno rinnega una esperienza comunque bellissima nè nessuno sputerebbe mai nel piatto in cui (non) ha mangiato. Comunque era un bel piatto. Tutti abbiamo ricevuto molto da Spinoza in termini di notorietà. Dando in cambio tempo (moltissimo) e passione (altrettanta) in un’opera di puro volontariato creativo.”

Sembrano quasi dei “segnali in codice”: si sottolinea  la validità del lavoro svolto e, in contemporanea, la sua gratuità. Anche la FAQ di Spinoza (leggi qui) sono quasi del tutto imperniate su domande tipo: “E le serate e le presentazioni del libro? Non portano soldi?”; “Ma beneficienza no?”; “… Avete fatto libri di successo, sarete ricchi sfondati!”, “Qualcuno dice che “non siete più gli stessi da quando girano i soldi”. È vero?” (insomma tra tanti temi possibili prevale quello del mettere le mani avanti su “denaro brutto, tutto no profit!”).

per incamerare soldi bisogna essere un po' maiali?

per incamerare soldi bisogna essere un po’ maiali?

Su questo incombe quello che sembra il vero problema: la battuta sul web è facile preda di chi, senza il minimo scrupolo, se ne impossessa per monetizzare in modo spregiudicato. Nel post precedente avevamo approfondito i casi di Tua Madre è Leggenda e Gosp. Ma la battuta presa ad altri entra anche in situazioni vergognose come quella della pagina FB dedicata a Massimo Troisi.

IL “LERCIO”, UN CASO EMBLEMATICO 

Lercio (vedi qui) è un divertente sito di notizie inventate con la formula: titolo-battuta + mini articolo. E’ arrivato secondo dietro Spinoza come miglior blog ai Macchianera Awards 2013. La pagina Facebook vanta 66.000 e passa iscritti.

Nella mia ingenuità pensavo che Lercio avesse uno staff di 3 o 4 persone, che sarebbe una buona base per pensare alla monetizzazione. Invece scopro da un’intervista al leader Michele Incollu (ma con risposte in accordo con tutto il gruppo) rilasciata a Comedy Subs (qui l’intervista) che non è così: vengono citati ben 37 autori (anche se i “fissi” sono una quindicina) + i tributi di decine di lettori. Caro il mio aspirante battutista satirico, questo significa: nessuna o quasi possibilità di monetizzazione, nonostante l’ottimo lavoro. La “massa” si mangia tutto.

Ho girato il tema agli amici di Lercio, tramite uno staffer, ottenendo questa risposta: “Quanto è emerso nelle discussioni all’interno della redazione è chiaro: serve una acuta gestione di marketing e un grosso numero di visualizzazioni. Per qual che ci riguarda non abbiamo mai sventolato il no profit (per citarti) visto che siamo partiti con contributi nostri e quelli esterni sono del tutto volontari. il problema è anche editoriale: l’editoria è in crisi, chi ti pubblica? Per quel che si sa il Vernacoliere non paga i suoi collaboratori (ma non ne sono certo) quindi immaginati un po’. Quel che è certo è che se intravediamo una possibilità di profitto non la schifiamo.”

QUI CASCA L’ASINO!

Come raccontato nel post precedente, sul web il battutista satirico è sempre l’ultima ruota del carro. C’è sempre chi è più veloce e spregiudicato. Lercio ha figliato una serie di “imitazioni” difficile anche da censire. Per esempio qui vediamo la messa in vendita di un sito “simil Lercio”, che sarebbe “Tuttosporc”:

100.000 iscritti sulla Pagina Facebook e 411.798  visitatori unici nel sito in novembre 2013

100.000 iscritti sulla Pagina Facebook e 411.798 visitatori unici nel sito in novembre 2013

Qui la pagina FB di Tuttosporc, creata l’1 novembre 2013, con già 103.000 e passa “mi piace”, botto iniziale, poiché dal 18 dicembre viaggia a una media di zero “mi piace” a settimana (sic!). I post rimandano al sito (guarda qui anche se non conviene farlo)  che è infarcito di pubblicità tale da rendere quasi impossibile la navigazione e incomprensibili i contenuti.

Ma Tuttosporc, fedele alla linea spregiudicata, sembra anche “marcare stretto” le idee di Lercio, magari mettendo  delle “varianti”, tenendo buono il meccanismo. Per esempio qui: 

a sinistra Lercio (08.01.2014) a destra Tuttosporc (13.01.2013)

a sinistra Lercio (08.01.2014) a destra Tuttosporc (13.01.2013)

La notizia del Lercio (qui) è dell’8 gennaio 2014, quella di Tuttosporc del 13 gennaio 2014: il link non si apre e ti rimanda alla pubblicità della Tele Tu.

Ma la “germinazione commerciale” di Lercio non si ferma qui. C’è il Giornale del Corriere, aperto il 13.11.2013 che ha già 54.000 e passa Like, con notizie che rimandano al solito sito ingozzato di pubblicità (c’è anche qui Tele Tu). Probabilmente siamo osservando un fenomeno ampio e fuori controllo, caro il mio aspirante battutista.

CONCLUSIONI 

Il mondo dei collettivi di satira è dilaniato da lotte intestine (hai copiato, no hai copiato tu) e da continui cambi di casacca (hai visto, ho pubblicato una tua battuta, ritorna!). Ma dovrebbe fare qualcosa almeno contro il fenomeno della “satira parassitaria”, che è connesso a una piaga ancora più grande: tutte le operazioni  “gonfiate” che viaggiano sul web. 

OPINIONE PERSONALE – Difficile che i collettivi di satira web nascondano guadagni colossali. Anzi, sicuramente no. L’unico guadagno è per i leader. Per uno strano fenomeno, chi sta in alto “assorbe” tutto il lavoro di chi sta in basso, quasi per “luce riflessa”. Egli ha più possibilità di trovare ingaggi e collaborazioni che vengano pagate.

Per fare un esempio di “luce riflessa, chi è che va sul palco dei Macchianera Awards, assieme alle twitter star e al giornalista famoso?…

momento di gloria, autostima a mille...

momento di gloria, autostima a mille…

Esatto, non l’oscuro battutista, ma i “detentori del progetto”. Ora, se c’è da scrivere battute per la Littizzetto a Sanremo (per dire), chi ha più possibilità di essere chiamato?

Un altro vantaggio dei collettivi di satira è la “comunità ampia”. Se la community è di migliaia di persone, se sono bravo posso guadagnarci in termini di opportunità e di relazioni sociali. Facciamo ancora l’esempio dei laboratori di cabaret: un autore gestisce una “comunità” di una 50ina di comici, tra questi ci sarà quello a cui vendere battute, a cui cofirmare lo spettacolo o il libro; quello che va in tv e diventa il “suo comico” eccetera. L’autore abile ne trae il massimo vantaggio, quello meno abile di meno o zero.

Così anche nei collettivi di satira può esserci chi, a parità di condizioni, monetizza di più (NB: per questo i collettivi sono così “estesi”).

Ora ti lascio caro aspirante battutista satirico del web. Devo andare a studiarmi un modo di portare a casa la pagnotta.

(Vai alla seconda parte)

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog

9 Risposte a “Satira sul web: il dramma della monetizzazione”

  1. Il Democritico gennaio 22, 2014 a 5:11 PM #

    Caro Roberto, credo che – per quanto riguarda Lercio – ti sbagli, almeno un po’.
    Sono uno dei 37 membri della redazione e sono molto contento di farne parte. Premetto che rispondo a titolo personale.
    Nel nostro caso lì a Rimini non c’era un “detentore del progetto”, perché del progetto siamo tutti e 37 detentori, ma nemmeno un “oscuro battutista”. In realtà c’era l’unico che ha voluto “accollarsi il viaggio”. Che poi, nel caso specifico, è sicuramente uno di quelli che ha prodotto maggiore quantità di materiale e i cui articoli hanno avuto maggior successo.
    Ovviamente anche noi siamo organizzati al nostro interno, per favorire il funzionamento del progetto. Ma si tratta di una ripartizione di compiti, non di una struttura gerarchica.
    Lercio ha il format di una testata on-line, essendo innanzi tutto la parodia di un noto free-press con tendenze sensazionalistiche, pertanto credo che il nostro numero non sia affatto eccessivo. Le collaborazioni esterne – che mirano a coinvolgere il pubblico – sono, per l’appunto “esterne”.
    Delle imitazioni sai che si dice? Che siano la miglior forma di adulazione. In altre parole: il format funziona, ma non non ne deteniamo l’esclusiva. Per questo puntiamo sulla qualità del nostro lavoro.
    “Ma allora tutti quei fan sulle altre pagine?”. Beh, evidentemente ti sfugge l’esistenza di sistemi “accalappia like”. In entrambi i casi da te citati, sono stati usati script in grado di “accendere” il like con la semplice visualizzazione di un contenuto. L’intento era chiaramente quello di creare pagine appetibili da essere rivendute quanto prima. Ma sono pagine del tutto abbandonate dal pubblico.

    • ananasblog gennaio 22, 2014 a 7:01 PM #

      vabbè, i like falsi sono adulazione, quindi tutto bene madama la marchesa? L’A

      • Il Democritico gennaio 22, 2014 a 7:27 PM #

        Un corno. Le imitazioni sono adulazione. I like falsi imbroglio. (Citando pari pari da Aristotele)

        • ananasblog gennaio 22, 2014 a 10:28 PM #

          Poi si scoprì che Aristotele era un collettivo…

  2. A gennaio 22, 2014 a 11:20 am #

    Ma è evidente che ciascuna cosa porta delle conseguenze, e si cerca in qualche modo di “monetizzarle” (se non sono soldi, sono comunque visibilità, relazioni, potere, e quindi, in definitiva, maggiori possibilità future).
    Se qualcuno pensa il contrario, o è ingenuo o in malafede.
    Poi, ci possono essere esperimenti di gratuità più o meno “onesti”, più o meno “sinceri”, non sto qui a commentare né Spinoza né Kotiomkin, perché, in tutta sincerità, non li leggo mai.

    Anche questo blog avrà portato qualcosa al suo autore, no? se non altro, io ho comprato il suo libro 🙂

    • ananasblog gennaio 22, 2014 a 11:30 am #

      Questo è un gran risultato! Promontorio 7 è un bel test per capire se l’amministratore sappia scrivere o meno.
      Comunque Ananas Blog non chiede di “inviare contenuti”, chi lo ha fatto si è esposto in prima persona ed è un progetto nato col rischio di bruciarsi ovunque e di stare sulle scatole a tutti.
      Proprio per la sua gratuità non andrà avanti troppo a lungo, anche perché non si può criticare la ripetitività degli altri e poi ripetersi all’infinito.
      L’A

    • però gennaio 24, 2014 a 8:14 PM #

      però TOGLIE anche qualcosa al suo autore, A. Io per esempio ho capito il soggetto (dente avvelenato per una serie di fallimenti) e non comprerò manco per sbaglio il suo libro. E lo sconsiglierò a chiunque.

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  1. La satira sul web: il dramma della monetizzazione (2) | - febbraio 10, 2014

    […] Questo è il quinto approfondimento di Ananas Blog sul tema dei collettivi di battutisti satirici del web, il secondo  sul tema gravoso della “monetizzazione” (leggi il post precedente). […]

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