La satira sul web: il dramma della monetizzazione (2)

10 Feb
Bacheche piene, portafogli vuoti?

Bacheche piene, portafogli vuoti?

Questo è il quinto approfondimento di Ananas Blog sul tema dei collettivi di battutisti satirici del web, il secondo  sul tema gravoso della “monetizzazione” (leggi il post precedente).

“E’ sempre preferibile restare due minuti al sole che un anno sotto la pioggia” (da: l’Adorabile Giulia di Gilbert Sauvajon).

Alcuni elementi di base sono emersi nel corso dei post precedenti (l’inchiesta ha inizio da qui):

A) La quantità di battutisti coinvolti: decine, centinaia, a volte migliaia, rende impossibile la monetizzazione.

B) La quantità di battutisti produce un battutismo compulsivo su tutto ciò che succede, che appiattisce la satira sul web rendendola fine a se stessa.

C) I selezionatori, quelli che stanno ai vertici dei collettivi di satira “convogliano” su di loro tutto il prestigio del collettivo e sono loro, se capita, a monetizzare

D) Esistono account o siti o pagine “parassitarie” che lucrano prendendo anche le battute dai collettivi di satira, i quali, invece, si dichiarano un po’ ipocritamente tutti “no profit”.

E) La grande massa di battute tutte sugli stessi temi “anestetizza” il concetto di plagio e di copyright, cui viene opposta la scusa: “vabbè, la battuta era nell’aria, nessuno copia”.

UN DOCUMENTO SENSAZIONALE

A tal proposito, il seguente video è un documento sensazionale, si tratta di un monologo dello stand-up comedian inglese Stewart Lee (con traduzione degli amici di Comedy Subs) che parla di una battuta rubata dal noto comedian Joe Pasquale a un comico meno famoso (attenzione al minuto 3’50”):

Infatti, al minuto 3’50” Stewart Lee dice una verità fulminante (potere tipico degli stand-up comedian): I comici che appartengono al mainstream* sostengono non si può mettere il copyright, che non si può possedere una battuta. Ecco perché in Italia i monologhisti sono così detestati, potrebbero dire qualcosa di scomodo, invece di sparare tormentoni.

*con mainstream si intende la corrente principale, quella dominante, più popolare (esempio di un comico mainstream: Fiorello).

E’ un concetto sublime e universale. Vale per la tv (Zelig, Colorado, Made in Sud), vale per i comici, vale per i collettivi di satira più in vista (tipo Spinoza, Kotiomkin, Prugna). Ce lo ha rivelato Stewart Lee: è sempre il mainstream ad avere interesse a che non esista il concetto di copia.  Punto e a capo.

FORZATURE – Inutile portare esempi della grande abbuffata di battute spesso uguali che vengono riversate sui social network. Casini torna all’alleanza con Berlusconi? Subito ci sarà una raffica di battute sul tema Casini/Dudù. E’ inevitabile. Qui riportiamo un caso eclatante di battuta forzata, non me ne voglia l’autore, il leggendario Stark – Stefano Andreoli artefice di Spinoza (qui il link):

Modà

“Arrestato il fonico dei Modà (notizia). Finalmente (battuta)”. Perché si tratta di una clamorosa forzatura? Perché la notizia viene “tagliata”, infatti l’arresto (qui la notizia) è avvenuto per molestie sessuali a ragazzini di 13 – 16 anni. Inoltre non si tratta propriamente del fonico della band dei Modà, ma anche del suo cofondatore.

E’ un esempio perfetto di dove ci porta la necessità di battutizzare tutto. La battuta è un genere di consumo molto veloce (qui 10.927 like e 2.950 condivisioni) tanto da sostituire la notizia vera e propria: uno legge che hanno arrestato il fonico dei Modà, si fa una risata pensando che l’abbiano catturato perché sonorizzava brutte canzoni. Click mi piace. Click condividi.

Le molestie sessuali ai minori non fanno ridere.

ALCUNI DI NOI – Alcuni di noi hanno scritto battute per necessità. Quelle battute finivano in qualche progetto personale che poteva andare in porto o meno, ma il processo creativo era abbastanza naturale. Poi scrivevamo battute su “commissione” e qui lo facevamo perché c’era un committente. Le battute erano forzate, riscritte più volte spesso per il capriccio di gente che non ne aveva manco l’idea.

Che fosse un comico egocentrico, un capoprogetto insicuro ma autoritario, un autore vendicativo, un dirigente televisivo messo lì per sbaglio, la forzatura produceva materiale scadente e poco divertente da scrivere. Ma si veniva pagati.

La satira sul web ha spostato il problema: adesso si forza tutto anche gratis.

UN ESEMPIO “PILOTA” – Il meccanismo “tanti che creano” + “alcuni che selezionano” è destinato a produrre inflazione di materiale, ripetività, scarsa qualità. In questo blog c’è dettagliato il racconto di come i laboratori di cabaret abbiano contribuito in modo decisivo alla crisi della comicità italiana.

Ma c’è un esempio interessante anche riguardo la sitcom Piloti (con Enrico Bertolino e Max Tortora su Rai 2). In quel caso fu applicato lo schema: 3 autori senior pagati tipo 15.000 euro al mese e un branco di sceneggiatori pagati 400 euro lordi a copione.

Piloti

Il metodo era quello sperimentato a Camera Cafè ed esasperato ancora di più: un “soggetto” poteva avere anche 6-7 riscritture, se veniva approvato in via definitiva si passava alla sceneggiatura che poteva essere riscritta allo stesso modo 6-7 volte (poi bisognava aspettare che la sceneggiatura fosse girata). Così nessuno, pur con un’attività frenetica, riusciva a completare più di due copioni al mese, quindi 800 euro lordi, quindi le spese che superavano l’introito.

E i selezionatori godevano dello sforzo creativo generale.

Risultato? La sitcom in Italia è defunta. Ma in quell’esempio si trovano tutte le contraddizioni del metodo “scrivi, scrivi, che io seleziono”.

Quindi caro aspirante battutista del web, scrivi, scrivi, manda, manda, forza pure e rendi comico tutto ciò che succede, che stai andando nella direzione giusta. Il mainstream battutaro conosce la via, seguilo… il copyright non esiste… il copyright non esiste… ripeti con me… il copyright non esiste… Siamo un gruppo di amici che si diverte a scrivere… il copyright non esiste… nessuno copia… nessuno copia… nessuno copia…

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog

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2 Risposte to “La satira sul web: il dramma della monetizzazione (2)”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Giass, la prima puntata (i comici) | - marzo 17, 2014

    […] sublimano tutto il lavoro fatto da centinaia, migliaia di battutisti (cosa raccontata, per esempio, in questo post). Se ancora non l’avete […]

  2. Satira sul web: il dramma della monetizzazione | - febbraio 10, 2014

    […] (Vai alla seconda parte) […]

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