Tutto inutile: il tramonto degli autori

12 Feb
destinazione: il nulla

destinazione: il nulla

Tutto inutile, non è servito a niente il tempo e l’energia che avete dedicato ad andare in giro per l’Italia, nei laboratori, come se fossero la trincea da conquistare e poi difendere. Viaggi lunghissimi, altri più brevi. Arrivare nel locale o nel teatro vuoto al pomeriggio. Chiedersi con angoscia se verrà pubblico. Avere a che fare con gente che solo l’interesse personale vi obbligava a considerare. Tutti classificati secondo la mentalità dei piccoli burocrati (un attimo, prendo la calcolatrice) … questo è mio amico; questo può farcela; questo mi serve in scaletta ma non andrà mai in tv, questo lo liquido appena possibile, questa è carina la convoco ancora si sa mai.

Il disprezzo era già cominciato ai provini con 40-50 bestie … persone, quando a volte vi alternavate addirittura con Giancarlo. Tre comici a testa. Chi guardava lasciava l’altro a spiegare. Era obbligatorio dire qualcosa a tutti i provinanti. Era logico mentire. Vietato dire “fai schifo, lascia perdere”. Aspettando il vostro turno pensavate a qualche boiata. Per qualcuno di voi era divertente: adesso a quel coglione gli dico qualcosa, tanto non capisce un cazzo, ah, ah, ah! Non eravate ai provini per amore del cabaret, per fare gli “insegnanti”. Odiavate quella roba, ma stavate imparando a navigarci come se fosse Google.

Era tutto inutile, anche quando avete iniziato a lobotomizzare i comici. Ognuno doveva essere riprogrammato secondo lo schema: questo è televisivo, questo non lo è. Vi comportavate da senza ragionamento anche voi, forse lo siete sempre stati in parte o avete imparato in fretta a simulare la mancanza di neuroni. Altrimenti non vi avrebbero messo lì. Il vostro zelo sembrava sincero, determinato. Gli zelanti avevano qualche scatto di carriera, i recalcitranti rischiavano. Tutte carriere medio mediocri, da succubi della volontà di altra gente assolutamente mediocre, ma più furba.

Il pezzo comico deve sempre cominciare con la stessa entrata e chiudersi con la stessa uscita, nello stesso stile, con lo stesso tipo di chiusa… Il tormentone 3 volte… il pezzo deve avere sempre lo stesso andamento. Dovete stare nei tre minuti…Bastava fare il copia incolla del file della prima puntata e seguire lo schema cambiando il meno possibile.

Guardavate la battuta che era impossibile da replicare o da serializzare con la stessa perplessità di una scimmia davanti a un cubo di Rubik.

Questa merda che adesso spacciano per comicità invade tutte le trasmissioni. Tutti senza neuroni adesso. Danno culturale enorme. Il merito è vostro. Della vostra debolezza. Del vostro opportunismo. Del vostro adattamento al peggio. Eppure avete fatto i difensori della qualità. Vi siete indignati dicendo: ma questa è una barzelletta, in tv non vanno le barzellette, fanno i furbi riciclando barzellette ma io li scopro sempre!

Lasciate dirvi una cosa: la barzelletta siete voi. È una barzelletta che non fa ridere.

Tornavate all’alba dopo la serata interminabile, con la riunione dopo lo spettacolo e il viaggio in macchina. Oppure finivate in un albergo a 3 stelle, dopo lo spettacolo, la riunione, la cena, col gap fisico di chi va verso un’età che certi stravizi inizia a sentirli. L’auto o l’albergo davano il tempo di considerare quali vantaggi e svantaggi potevano venir fuori. C’era poca gente = svantaggio; un comico aveva spaccato = vantaggio; un comico frequentava anche un altro laboratorio quindi un altro autore = svantaggio; un comico poteva essere papabile per il Circus = possibile mega vantaggio futuro. Dare (clik) Avere (clik) risultato (sdeng).

Anche adesso siete lì a pensare a quale forza o leva o opportunità vi possa portare verso qualche epoca d’oro in cui ci sia da succhiare qualcosa, sempre come “attori assolutamente non protagonisti”: quando Claudio Bisio tornerà, e la partner limonerà, e lo share si impennerà…

Eravate predestinati al nulla. Fuori da lì nessuno di voi ha mostrato uno stile, ha realizzato un film, un romanzo, uno spettacolo teatrale che giustificasse gli anni passati a ingozzarsi di comicità. Nulla che fosse innovativo, che cambiasse un po’ il punto di vista sul ridere, che portasse un po’ di qualità. Attorno a voi solo altri campi coltivati a regressione comica, zappati e concimati da gente adesso addirittura con meno pretese di voi. Sono la nuova generazione: quelli che hanno capito tutto e che lasciano passare (giustamente) anche le barzellette.

Eravate predestinati a entrare in questo nulla. Lo si vedeva subito. Da come vi muovevate. Da come guardavate i comici. Dal desiderio che si leggeva nello sguardo. Sorridere il meno possibile. Serietà, concentrazione. Battute acide in canna. Subito aggregarsi a un laboratorio, anche come terzo o quarto autore. Se eravate comici, planavate giù dal palco per rifarvi una verginità. Subito a dispensare consigli a chiunque. Subito a mettere le mani su un comico e usarlo come trampolino di lancio: se sale lui, salgo anch’io. Intanto giù a preparare lo show alternativo, che nessuno farà mai girare, ma che serviva come alibi alla merda televisiva in cui volevate entrare: faccio tv, però sono l’autore di Judo cabaret shock. Dove lo fate? Al circolo Arci di Sgorgate Brianza, se ci vai ti fanno la tessera, è una formalità, sai, ingresso solo per i soci

Tutto inutile. Inutile anche farvi vedere, essere sempre lì. Alcuni con un’anima, altri anaffettivi e disposti a passare sulla schiena di chiunque. L’anaffettivo si trovava a suo agio, quello con l’anima doveva diventare anaffettivo. La gara era tra il metterlo in quel posto o prenderlo. Non lo mettevate neanche, troppa responsabilità, l’importante era stare nel gruppo in cui i capi hanno il privilegio decidere mettendoci la faccia e delegano un po’ di lavoro torbido in giro.

Tutto inutile: non c’era una via di uscita, il prodotto artistico e umano e di concetto peggiorava sempre di più. Non poteva andare che così. Peggiorava anche per colpa vostra, ma eravate troppo operai del cabaret per prendervi la colpa. Grigio su grigio non risulta. Eppure avete accettato il “ci sono pochi soldi”. La speranza di beccare il nuovo Bazzoni continuava col mito della Siae + libro + film a chi mettesse le mani sul cavallino vincente. Intanto eravate pronti a scaricare chiunque diventasse un problema. Chi di voi ha iniziato a diventare lui un problema ha toccato con mano la spudoratezza della nemesi.

Ma c’è sempre un riscatto… Quando Claudio Bisio tornerà, e nel team autorale mi vorrà, e bisogno di un aiuto nel suo nuovo film avrà

L’analfabetismo televisivo serviva a voi. Era un conflitto d’interesse (vabbè, tanto siamo in Italia). Il comico doveva fare cose televisive se volevate fare il colpo Siae + libro + film, se faceva cose non televisive bisognava addomesticarlo, umiliarlo, castrarlo, tutte cose in “arlo” guarda caso. Intanto il rapporto coi colleghi era problematico. Gelosia e diffidenza. Prima o poi la pacchia che faceva entrare tutti sarebbe finita. Prima o poi sarebbe arrivato l’Armageddon. I coltelli tenuti nelle loro custodie sarebbero stati sguainati. Dalla zuffa sarebbero emersi i più determinati nel mantenere un posto nel niente per continuare a lavorare nel nulla dentro e fuori.

E voi liberi di andare verso altri niente, sperando che fossero attraenti per qualcuno. Per porre la firma a qualche schifezza al posto di altri. Per continuare la gioiosa marcia verso il nulla.

Perché com’è evidente è stato tutto inutile.

Ananas Blog + spettatori delusi

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13 Risposte to “Tutto inutile: il tramonto degli autori”

  1. pallinoprovolino febbraio 14, 2014 a 9:44 pm #

    E’ vero, si sente aria di tramonto. Per alcuni addirittura di notte buia: sfruttamento, noia, abbruttimento, ripetizione, fallimento, debiti, querele. E poi, nell’oscurità, dal nulla, dal vuoto, piccole gemme, perle di eleganza, Promortorio 7. Quello che ci vuole nei momenti in cui anche la stitichezza più ostica viene finalmente sconfitta dalla logorrea

  2. ettore febbraio 13, 2014 a 8:24 am #

    mi ricordo un film fatto con i comici di Zelig intitolato “la grande prugna”mai titolo fu così appropriato per un film che faceva solo cagare.

    • ananasblog febbraio 13, 2014 a 9:47 am #

      Preistoria, comunque poteva essere un tentativo interessante. Ironia della sorte: quello che faceva più ridere di tutti nel film era Urbano Moffa, cui non è mai stato fatto fare una puntata. L’A

      • Uscitodalgiro febbraio 13, 2014 a 1:02 pm #

        dopo hanno fatto anche il seguito in tv, per diversi anni: “La grande Prugnetta”

        • ananasblog febbraio 13, 2014 a 1:15 pm #

          la domanda è: chi è “Uscito da giro”?

  3. Antonio febbraio 12, 2014 a 9:46 pm #

    Vengono in mente dei nomi… 🙂

  4. Anonimo febbraio 12, 2014 a 2:53 pm #

    pare una disamina di tutte le aziende di successo.

  5. Uscitodalgiro febbraio 12, 2014 a 11:59 am #

    Standing Ovation!

  6. Lavio febbraio 12, 2014 a 11:49 am #

    Come hai ragione! Poveracci… se ne faranno una ragione… Per dire, quelli bravi continueranno a lavorare, gli altri diononvoglia apriranno un blog.

Trackbacks/Pingbacks

  1. sì, ma “Beppe Tosco che dice?” | - aprile 22, 2014

    […] Tutto inutile: il tramonto degli autori. […]

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