Elogio di Zelig

1 Set
il logo Zelig (dal sito AreaZelig, link all'immagine)

il logo Zelig (dal sito AreaZelig, link all’immagine)

Capita un giorno che incontri qualcuno che, con un’aria di sfida e anche con una certa arroganza, ti fa: “Uei, perché non parli bene di Zelig?”, “Cioè?” (che diavolo stai dicendo?) “Sì, perché sennò sembri solo prevenuto e basta, anzi dovresti dire cosa c’è secondo te di buono in Zelig, Colorado e Made in Sud”. E’ seguito un silenzio di tomba poi, superato lo smarrimento, ho deciso che “Sì, accetto la sfida”.

Si danno molte cose per scontate, per esempio che la critica serva a migliorare l’ambiente a cui è rivolta, che se uno vuole pensare male ti attribuirà sempre le intenzioni sbagliate, che quindi è inutile spiegare il perché io sia sceso in campo, contro i monopoli comici, addirittura rischiando tutto in cambio di niente. Allora stop alla presunzione. Non diamo nulla per scontato. Questo è il mio elogio di Zelig, che coincide con la riapertura di Ananas Blog:

Quali sono i meriti di Zelig? Sicuramente aver portato un “marchio” un “nome” e un “modo di far ridere” ai massimi livelli di popolarità e successo, tanto da identificare la parola “Zelig” con la comicità stessa. Questo è  il risultato di indubbie capacità imprenditoriali e, soprattutto, di una dedizione quotidiana. Il tempo che la Direzione Artistica  dedica alla comicità, sera dopo sera, di settimana in settimana, anno dopo anno è impressionante. Poi, certo, la fortuna ha aiutato gli audaci. Volete diventare come Zelig? Iniziate a macinare cabaret quotidianamente, con l’ottica di farlo per anni e anni. Solo allora potrete avere i requisiti per costruire un’alternativa valida.

Può una donna o un uomo molto attraenti essere criticati per esserlo? Ovviamente no. Zelig è stata così a lungo (in parte lo è ancora): attraente. Siamo caduti nel gioco della seduzione anche quando c’erano poche possibilità di ottenere ciò che volevamo. Inseguivamo (inseguiamo ancora) un sogno, in un mondo dove se ne realizzano davvero pochi. Non era solo ansia di andare in tv, “apparire”, diventare ricchi e famosi. C’era di più. Era anche un gioco.

Chi ha frequentato per un po’ o più a lungo l’ambiente lo avrà sperimentato, soprattutto negli anni d’oro. Zelig costituiva un modo particolare di sognare con “l’attesa”, la “selezione”, la possibile “svolta”. Intanto qualcuno, regolarmente, cambiava vita di punto in bianco, i suoi cachet diventavano astronomici, veniva riconosciuto in strada, i suoi “tormentoni” venivano ripetuti da tutti. Dopo uno spettacolo si creavano lunghe file di gente a farsi le foto, a farsi firmare autografi. Però la gloria poteva essere temporanea. Il sogno aveva ciò che lo rende raccontabile: la possibilità del risveglio  improvviso.

Se, invece, la selezione era senza esito positivo, il sogno veniva “ricaricato”. C’era ancora speranza. Zelig non è mai stata esclusiva, al contrario è sempre stata inclusiva. Chiunque poteva accedere. Il sogno non moriva e non muore mai (certo adesso i tempi sono più difficili per tutti, ci si accontenta di molto meno, c’è molta meno magia). Ma ci si può sempre rimettere in gioco se si vuole. Sta a noi evitare che la “partita” si trasformi in qualcosa di patologico. Dovremmo essere noi a trovare il giusto equilibrio nei confronti di chi è nei nostri sogni (persona, marchio o trasmissione televisiva che sia).

Però la dedizione costante, il prendersi cura della comicità giorno dopo giorno, sera dopo sera; così come l’aver messo in piedi una realtà altamente produttiva e un marchio identificato con la comicità stessa; così come l’aver creato un sogno che rimarrà unico nel suo genere (per i molti che l’hanno raggiunto, raggiunto in parte o perlomeno visto un po’ da vicino) non vanno condannati.

Zelig ha fatto tutto questo, con un impegno e una dedizione senza precedenti, altri non ci sono neanche avvicinati. Nessuno deve provare alcun risentimento di fronte a ciò che è un semplice dato di fatto.

Bene, questo era il mio elogio di Zelig. Non ce ne saranno altri. In futuro, se sarà necessario “sparare a zero” in direzione viale Monza 140 – Milano, verrà fatto comunque linkando questo articolo, soprattutto come promemoria per quelli che danno un po’ tutto per scontato…

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog

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6 Risposte to “Elogio di Zelig”

  1. Anonimo settembre 5, 2014 a 11:53 am #

    ZELIG è da lodare in quanto ha inventato un nuovo modo di proporre il cabaret, e con gli anni sono cambiati sia i presentatori che i comici, ma, in seguito, si sono viste delle trasmissioni BRUTTE COPIE di ZELIG, come COLORADO e MADE IN SUD (manca solo una trasmissione che si chiami MADE IN NORD!!!).
    BASTA VEDERE SEMPRE LE STESSE COSE!
    Bastava ZELIG che non doveva essere clonato da altri!
    Ma nessuno è in grado d’inventarsi una trasmissione TUTTA NUOVA con delle VERE NOVITA’ e fatta da VERI ARTISTI CHE FANNO SOLO QUESTO MESTIERE e lo FANNO BENE RINNOVANDO CONTINUAMENTE IL PROPRIO REPERTORIO, senza ripetere sempre le stesse cose dette da anni ed anni (visto che per molti è solo un secondo lavoro molto ben pagato nelle serate)??
    Si pensa solo al DENARO riproponendo le solite facce, e non si pensa a cercare giovani talentuosi e brillanti Artisti dello spettacolo, come ha fatto Pippo Baudo con Leonardo Pieraccioni, la Cuccarini, ect ect; No Stop con Massimo Troisi; Zelig con Checco Zalone…
    Si spera che almeno in RAI le cose cambino, e soprattutto non faranno più pagare al pubblico il biglietto per “una beneficenza” (di chi??) per vedere Made in Sud o Nord (i soldi raccolti dalla Tunnel Distruzioni nelle edizioni passate che fine hanno fatto?) visto che paghiamo già il CANONE RAI !
    Inoltre, la RAI (Televisione pagata da tutti gli Italiani) dovrebbe rinnovarsi e dare la possibilità di mandare in onda altri comici più giovani, più talentuosi e più bravi, invece dei soliti raccomandati che non fanno più ridere….
    Per quanto riguarda Mediaset (televisione privata) dovrebbe con Colorado apportare dei cambiamenti, ma certamente a loro discrezione, visto che, a differenza della RAI che è pagata con il Canone, non si paga nulla.
    Vedremo nei prossimi anni se le cose cambieranno veramente…

  2. Dado Martino settembre 1, 2014 a 6:03 pm #

    Bravo Amministratore!!!!!

  3. Anonimo settembre 1, 2014 a 10:06 am #

    Prima di leggere attentamente l’articolo, ho letto distrattamente le parole “Zelig” e “Magia” sulla stessa riga. Be’, diciamo che fa un’effetto un po’ strano….Soprattutto per chi vive a Milano…
    Chiedo scusa per la battuta sottilissima.

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