Breve storia della censura televisiva comica in Italia seconda parte

14 Gen

 

la forbice della censura tv taglia in modo soft (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

la forbice della censura tv taglia in modo soft (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

Nel post precedente (leggi qui) si è raccontato di alcune realtà satiriche che hanno rischiato in prima persona, senza paura, pagando le conseguenze della loro libertà di espressione (il caso tragico di Charlie Hebdo, quello “vintage” di Hustler e, in piccolo, in Italia Ananas Blog e Ruben Marosha). I casi italiani sono più soft poiché per almeno 10 anni la censura comico televisiva ha “anestetizzato” tutto o quasi, rendendo la comicità qualcosa di separato dai contenuti, creando anche una vasta “comunità” di persone coinvolte nel sistema di potere.

LA PRIMA LINEA DI CENSURA – La struttura organizzativa delle trasmissioni comiche bloccava (e blocca ancora) sul nascere ogni forma di “pensiero non conforme”. La tecnica è semplice, basta dire: “questa cosa non andrà mai in tv”. Naturalmente esiste l’elenco di argomenti sgraditi: politica, sesso, religione, mestruazioni, nazismo, mafia, eccetera. Nel corso degli anni i comici hanno imparato a “pensare televisivamente” a produrre già in fase creativa sketch e monologhi e battute “tv compatibili”.

Gli autori sono stati e sono in prima linea in questa forma di selezione, indirizzata a bloccare ogni contenuto potenzialmente fastidioso. Alcuni di loro sono attivissimi nella satira online, magari poi continuano ad applicare la censura soft tv, senza rendersi conto della contraddizione. Oppure se ne rendono conto benissimo, ma l’Italia è comunque il paese delle “terre di mezzo”, dei “compromessi su tutto”.

Il fatto che la community comica sia così ampia aiuta la censura soft dei contenuti: i cast contano anche 40/50 comici, c’è una rotazione continua, c’è gente che spera di entrare, c’è gente che spera di ritornare. Le persone coinvolte ammontano a molte centinaia, ognuna con un passato (come minimo) di accettazione verso la censura televisiva. Difficile, se non impossibile, aderire alle regole di un ambiente e poi, di colpo, scoprirsi fustigatori del sistema.

Fabrizio Casalino vs Camperisti

Fabrizio Casalino vs Camperisti

IL CASO CASALINO – Zelig è riuscita nell’intento di azzerare ogni “fastidio”, tanto che il Presidente di Mediaset S.p.A., Fedele Confalonieri non ha mai dovuto una sola volta “alzare la cornetta” per esporre anche una sola lamentela.  Un lavoro che, da un lato, si potrebbe definire altamente professionale. Invece Colorado ha registrato il caso clamoroso di Fabrizio Casalino, passato al monologo stand up, che il 16 settembre 2013 se la prese con la categoria dei camperisti, ricevendo una serie di insulti e minacce. La storia è raccontata nel post: Camperisti in rivolta contro Fabrizio CasalinoCasalino era stato in precedenza oggetto di insulti per aver preso di mira i gay (nella figura di quelli che costituivano lo staff di Belen Rodriguez).

Sicuramente l’ottimo Fabrizio si è visto, a mano a mano, ridurre gli spazi come monologhista in favore di sketch meno “pericolosi”. Può essere che la censura tv colpisca nel tempo, emarginando i contenuti più sgraditi, senza mostrare una eccessiva fretta (che sarebbe sospetta). Casalino però non la pensa così, ritiene si sia trattato di semplici scelte editoriali e di turn over dei personaggi.

LA SECONDA LINEA – Pensando male, però, si può immaginare che le “scelte editoriali” costituiscano una seconda linea di censura. Non si creano martiri, ma solo persone di cui pian pianino ci si “scorda il numero di telefono”. Un caso sospetto è quello del comico calabrese Francesco Arno che ha fatto solo poche puntate a Made in Sud, parlando esplicitamente di ndrangheta, per esempio nella puntata del 18 novembre 2013 (guarda qui il video su Rai.TV).

Bisogna darne atto a Francesco Arno: il pezzo è forte, soprattutto quando il tema ndrangheta entra nel vivo del monologo e si intuisce dietro le battute l’indignazione di chi le pronuncia. Si percepisce quasi la tensione, l’idea di un “corpo estraneo” in una trasmissione che resta composta principalmente di personaggi e tormentoni. Voci semiufficiali riportano che Francesco Arno sia stato escluso perché non aveva abbastanza repertorio. Casualmente, però, uno parla di ndrangheta e poi, puf, scompare.

In ogni caso la censura comica italiana raramente è aggressiva (tipo quando ricorre agli “editti bulgari”) in generale è soft, ma molto efficace. 

Ananas Blog (Long May You Run)

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11 Risposte to “Breve storia della censura televisiva comica in Italia seconda parte”

  1. Un utente anonimo che se lo chiami Francesco si gira gennaio 25, 2015 a 9:43 am #

    Se non erro l’unico caso di censura a zelig riguardò Gabriella Germani per un monologo di satira politica… Invece una volta Ficarra e Picone mandarono a fanculo un ministro in carica… Gavelli tu sai qualcosa di più?

  2. Sincero gennaio 16, 2015 a 9:44 am #

    Caro Amministratore, sai quando tornerà su RAI TRE Giorgio Montanini con il suo Nemico Pubblico, unico programma di cabaret (comico satirico) della tv generalista?
    So che era stato confermato ma, dopo il suo intervento a Ballarò in sole 2 puntate (dove si è esibito vicino vicino ai politici…), non si è saputo più niente.

    • ananasblog gennaio 16, 2015 a 9:46 am #

      Stanno preparando la seconda edizione. L’A

  3. Daniele Raco gennaio 16, 2015 a 8:50 am #

    se posso qui ho ampliato il concetto
    http://www.danieleraco.it/#!Je-suis-une-merde/c1tun/2460C256-2888-4808-83DC-B794002239D9

  4. Daniele Raco gennaio 16, 2015 a 7:54 am #

    Nel mio piccolo profilo personale di Facebook segnalato e chiuso per una battuta su Raffaella Paita neanche troppo cattiva. Poi però sono tutti Charlie. Poi difendono il diritto di satira e intanto creano profili troll e segnalano. Sono tutti Charlie col culo degli altri.

  5. Anonimo gennaio 15, 2015 a 9:56 am #

    STASERA CI SONO PROVINI TV AL CAB41 DI COSA SI TRATTA?

    • ananasblog gennaio 15, 2015 a 10:16 am #

      ciao, non c’entra col tema, ma dovrebbe essere una sorta di “scusate il disagio”, format portato avanti per anni da Braida, che ha regalato diversi comici alle trasmissioni tv: http://www.cab41.it/provini.html L’A

  6. Sincero gennaio 14, 2015 a 5:27 pm #

    La censura Televisiva comica in ITALIA c’è sempre stata.
    Nel 1959 Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi ( RAI trasmissione”Un, due, tre”) prendono in giro il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. L’umorismo sul presidente non piace al mondo politico ed il varietà viene sospeso.
    Nel 1960 viene allontanato dalla televisione il presentatore Enzo Tortora: in una sua trasmissione l’imitatore Alighiero Noschese aveva scherzato su Amintore Fanfani, potente uomo della Democrazia Cristiana. Tortora rientrerà in televisione solo dieci anni dopo.
    Nel 1962 Dario Fo (premio Nobel per il teatro nel 1997) insieme a Franca Rame (RAI “Canzonissima”),per le scenette sulla MAFIA e sulle Fabbriche (in particolare quella che parla di Incidenti sul Lavoro) non piacciono ai vertici della RAI, e sono costretti ad abbandonare la trasmissione. Dario Fo ritornerà in video soltanto nel 1977 con il suo famoso spettacolo Mistero Buffo: anche questa volta suscita scandalo e da allora le sue presenze sugli schermi della televisione sono state pochissime. Ancora oggi, nonostante il Nobel vinto nel 1997, ha qualche difficoltà a portare in giro le sue opere nei teatri italiani.
    Nel 1980 Roberto Benigni (premio Oscar per il film La vita è bella del 1998) incorre nelle ire dei vertici Rai: durante un Festival di Sanremo usa un’espressione tipicamente toscana parlando del Papa ma viene considerata irrispettosa e, successivamente, verrà sempre più allontanato per aver parlato anche dei Politici nei suoi monologhi.
    Nel 1986 viene allontanato e, poi, espulso dalla RAI e dalla TV in generale, Beppe Grillo che aveva parlato dei socialisti, partito che con “Tangentopoli” sparirà, per cui è stato costretto ad esibirsi nei Teatri senza poter rientrare sugli schermi televisivi.
    Adesso le censure politiche sono più numerose rispetto aglii anni precedenti: con il comico Daniele Luttazzi che l’allora presidente del consiglio del 2001 definì “una televisione criminale”. Immediatamente viene allontanato dalla tv e le trasmissioni sospese.
    Nel 2002 Sabina Guzzanti imita il Presidente del Consiglio (BLOB) e la quarta puntata viene annullata, mentre nel 2003 viene sospesa la trasmissione Raiot, sempre di Sabina Guzzanti, perchè la satira contro il Presidente del Consiglio e il governo è giudicata troppo forte.
    Nello stesso anno viene impedito al comico Paolo Rossi di presentare in televisione un brano teatrale tratto da un discorso di Pericle. Il pezzo, che è di 2500 anni fa, sembra attaccare troppo direttamente il Presidente del Consiglio; ecc. ecc..
    Quindi, NON bisogna parlare in maniera troppo “FORTE” di POLITICA (legata alla MAFIA e/o Ndrangheta) , di religione, di razzismo ect che puoi proseguire, in caso contrario vieni fatto fuori!
    Fabrizio Casalino (Colorado) e Francesco Arno (Made in Sud) sono solo i più recenti, ma non saranno gli ultimi…, mentre Paolo Caiazzo (Made in Sud) usa una comicità non troppo forte come, invece, ha fatto Francesco Arno.
    E’ per questo che la TV generalista si affida ai LABORATORI per la loro comicità ripetitiva, di bassa qualità e con tormentoni per un pubblico di ragazzini che ridono ad ogni sciocchezza che si dice, e che usano giornalmente i social network.
    Ma quando tornerà su RAI TRE Giorgio Montanini con il suo Nemico Pubblico che resta l’unico programma di cabaret (comico satirico) della tv generalista?????? Speriamo molto presto!

  7. Anonimo gennaio 14, 2015 a 2:01 pm #

    Beh se Arno fosse stato escluso per il contenuto dei suoi monologhi, come spieghi il fatto che Paolo Caiazzo ha fatto pezzi contro la camorra o la terra dei fuochi, e si fa spesso ironia contro le mafie?! Non credo sia quello il motivo…

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