Giovani (e non) prendete esempio da Bo Burnham!

1 Mar

Il formidabile e giovanissimo comico americano Bo Burnhan è una risposta a coloro che stanno cercando di imporci che: la comicità per i giovani dev’essere “decerebrata”, spensierata, stupida, che si esaurisca in gag, battute, buffi travestimenti e tormentoni senza lasciare nulla; che debba andare a pescare il BimboMinkia che c’è in noi. Bo Burnham, partito dal successo di YouTube (come Diana Del Bufalo e il parallelo si ferma qui)  dimostra che si può far ridere, molto, talvolta fino alle lacrime, senza rinunciare a “disturbare” andando alla ricerca non dei soliti luoghi comuni, ma degli aspetti più assurdi e paradossali dell’esistenza (qui il suo canale YouTube).

Bo Burnham su certe cose è davvero “avanti”, soprattutto in alcune gag fulminanti, in certe chiuse inaspettate e in certi cambi di ritmo che, forse, solo lui è in grado di concepire (o che, se venissero concepite in Italia, verrebbero scartate a prescindere). Su YouTube si può trovare il suo ultimo spettacolo “What” coi sottotitoli in italiano. Qui la prima delle quattro parti (canale O.guacamole):

Fin dalle prime battute, fin dalla lunga introduzione autoironica visual (balla scimmietta, balla)  in perfetto sincronismo e piena di cambi spiazzanti, si capisce che siamo dalle parti dove Pintus non ha mai osato andare, che se ci andasse gli ordinerebbero immediatamente di tornare indietro (vedi: l’incontro con l’unicorno delle favole o Godzilla che, mentre sta schiacciando qualche essere umano, canta come sia difficile essere una lucertola). Siamo dove i Gem Boy forse sarebbero se non fossero finiti a fare canzoncine commerciali con buffi costumi a Colorado o a inseguire la cultura pop in Cristina D’Avena.

Bo parte subito con una battuta spiazzante sui gay e finge di rovesciare una bottiglia d’acqua per affermare, cantando, che “l’arte è falsità e nulla è reale”. Il viaggio comincia e non è facile recensirlo minuto per minuto, ci sono comunque alcuni punti salienti: la canzone triste è un capolavoro di ironia struggente, che parte dalle sfortune più surreali (un uomo con un occhio solo a una proiezione3D, un cane senza zampe che si è perso) per poi prendere consapevolezza che il comico è uno stronzo insensibile e che allora bisogna ridere su tutto, anche sull’11 settembre e l’olocausto… Una cosa del genere proposta qui verrebbe falcidiata già dal plotone di esecuzione degli autori. Però, la gag che “Delfina ha voglia di c***o”. viene considerata fighissima.

La battuta lenta, basata su un gioco di parole stupido (e ripetuto per spiegarlo bene), sembra una parodia di Made in Sud, anche se Bo quella trasmissione non l’avrà immaginata neanche nei suoi incubi peggiori. Bellissima e inaspettata è la chiusa sulla madre che spiega al figlio come funziona l’amore tra due omosessuali. Un capolavoro assoluto il conflitto tra la parte emotiva e quella razionale del cervello, coi cambi sottolineati dai tagli di luce e una canzoncina orecchiabile, con un omaggio a George Carlin e Steve Martin (imperdibile). Poi: come si decompone una canzone profonda? Basta mettere l’hashtag davanti al titolo (#deep).

una riunione in cui si decide come dev'essere la comicità italiana: decerebrata e commerciale e fine a se stessa (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

una riunione in cui si decide come dev’essere la comicità italiana: decerebrata e commerciale e fine a se stessa (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

Il pezzo in cui viene mimata la masturbazione è da antologia (“beeeeeh, non è televisivo”, belerebbe in coro certa gente assuefatta al nostro tristissimo cabaret tv) attenzione poi alla battuta finale… Le poesie sono un campionario della comicità di Bo Burnham, su cui campeggia la metafora del razzismo spiegata attraverso i cerchi e i quadrati, mentre la battuta più “easy” e più scema (pagherei 10.000 dollari per venire a letto con…) viene sottolineata come “cabaret alto”.

Un altro pezzo saliente è la canzone dal punto di vista di Dio (non andrete mai in paradiso), poi c’è la favola della rana Andy e dei suoi amici, tra cui “Roger, che ama i girini” (tema ripreso poi con l’inserto dell’anziano che pesca…). Si vola alto, insomma. E’ ciò che Paolo Ruffini qualche volta si è illuso di essere, per poi finire ingoiato dalla banalità televisiva a fingere di divertirsi.

La canzone ripetitiva è una parodia dei motivi per teenager costruiti dagli esperti di marketing (repeat stuff), ma si applica benissimo alla nostra comicità decerebrata costruita a tavolino (ripeti il tormentone, ué) poiché “sappiamo che non è divertente, ma smetteremo di colpire il cavallo morto quando smetterà di sputare soldi”. Gli interventi off finali andrebbero fatte vedere ai Boiler, in ginocchio, sui ceci. Nel  finale parte una sovrapposizione di suoni che ricorda qualcuno di Made in Sud (ahi, ahi, che abbia preso dall’originale americano?).

Se ne esce rinfrancati, dopo aver riso molto, risate uniche, di pancia, ma che lasciano qualche dissonanza, poiché non si è visto nulla che rassicuri propriamente. E’ una comicità aderente al mondo giovanile, con le sue contraddizioni e le sue disillusioni, coi suoi “unicorni da eliminare” e le sue “uccisioni di Babbo Natale” (per citare De Gregori). E’ una comicità vera, mentre quello che vediamo da noi è troppo spesso costruita da anziani che sperano di lucrare in modo superficiale sul giovanilismo, poiché ridere costa qualcosa, soprattutto quando innesca delle scintille di consapevolezza e di intelligenza.

Bo Burnham è un numero uno… da invidiare, da rosicare per il fatto che uno come lui non ci sia in Italia.

Ananas Blog (Long May You Run)

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14 Risposte to “Giovani (e non) prendete esempio da Bo Burnham!”

  1. Ele marzo 24, 2015 a 3:01 am #

    Ciao, premetto che non sono qui per fare provocazioni o altro; sono un semplice spettatore che vorrebbe capire come si scrive ‘umoristicamente’ e come si diventa autore.
    Ho letto l’articolo (che trovo interessante ) e guardato il video.
    Si nota il sottolineare della costruzione di una finzione, delle canzoni tormentone, del caustico ‘balla scimmietta’. Mi è rimasta solo una domanda :
    ma quand’è che si ride? Mi sono ritrovato ad un minuto e mezzo a chiedermi quando finisce. Non lo so, a me non fa ridere neanche un po’, e non riesco a capire cosa ci sia
    di divertente. Dove sbaglio?

    • ananasblog marzo 24, 2015 a 9:04 am #

      Ciao, se non ti fa ridere hai ragione tu. Può essere anche che l’inizio sia un po’ lungo, ridondante, eccetera. A me Burnham comunque fa molto ridere.

      • Ele marzo 24, 2015 a 2:14 pm #

        Ri-ciao.
        Non scrivo per aver ragione, voglio capire invece,cosa funziona e
        cosa no,anche dal punto di vista psicologico.
        Ho provato quindi a vedere la seconda parte, evitando l’inizio che
        poteva essere lungo o ridondante, sono arrivato a 6 minuti,
        poi non ce l’ho fatta più. E non è che me la prendo con battute
        sulla Bibbia o sull’omosessualità, è che proprio non riesco a trovarci
        nulla di comico o di qualsiasi modo divertente.
        Ho quindi pensato fosse per la differenza linguistica, infatti i testi
        anche se tradotti hanno bisogno di adattamento per la nostra
        cultura per essere apprezzati; ho cercato un video di Ricky Gervais,
        che apprezzo particolarmente e anche lui spara di brutto su
        determinati argomenti. Il problema è che lui fa ridere.
        Il succo è che , una determinata comicità faccia ridere solo a
        determinate persone. Ognuno ha solo alcune cose che gli fanno
        ridere, penso. Tu che sei un autore, suppongo possa chiarirmi meglio questo concetto e spiegare meglio i momenti comici. Grazie.

        • ananasblog marzo 24, 2015 a 5:02 pm #

          Comunque va anche a gusti. Bo Burnham a volte ha delle chiuse spiazzanti, certi tempi comici che usa forse solo lui, cose spesso velocissime, come il racconto dei due gay spiegato al figlio (il finale). Ma se a uno non fa ridere, non fa ridere, possiamo appellarci a qualsiasi analisi della gag che è inutile. L’A

  2. Gianluigi Giorgetti marzo 3, 2015 a 10:23 pm #

    Grazie per la segnalazione. Promosso ai pieni voti: questa è ricerca, questa è innovazione. Critichi il mainstream italiano, ma voglio farti notare che anche questo è uno spettacolo su palco non su un qualche canale nazionale e voglio sperare che a ben cercare si trovino cose analoghe anche da noi nascoste da qualche parte. Finalmente un po’ di ciccia, altro che satiriasi. Grazie infinite era veramente tanto che non ridevo.

  3. Dipuntato marzo 2, 2015 a 5:31 pm #

    Bo? Boh…! Caro autore, mi lasci perplesso… Nell’epoca di internet e di Youtube dare delle indicazioni su quello che debba essere il comedy-mainstream è come parlare della cucina vietnamita: ti può piacere o no, anche se è la migliore del mondo. Ma colpisce maggiormente questo entusiasmo dopo la campagna pro Sat-Giardina che sinceramente c’azzecca pochino con dioBò. Dimostri che la visione si sta allargando, ma non è per niente a volo d’uccello. Ti è capitato tra le mani un video (tradotto) e via di entusiasmo riempipista (su le maniii!). E’ un’altra delle tue sparate da filologo de’ no’ artri che potevi tenere per te, come una gemma segreta da mostrare al circolo Acli agli amici più intimi, come la figurina di Beccalossi, ce l’ho, ma manca, ce l’ho, ma manca, rara, non ce l’ho, in un mondo dove tutti fanno la raccolta delle figurine campionato 1979/80. E c’è chi ha già finito l’album da un pezzo.

    • ananasblog marzo 2, 2015 a 6:05 pm #

      Che dire, Bo m’ha conquistato. C’ha profondità… Poi fa ridere, molto. Chiedo scusa con le sparate da filologo anche se il paragone con “L’uccisione di Babbo Natale” la trovo azzeccata:

  4. Sincero marzo 2, 2015 a 11:46 am #

    Visto che un paio di generazioni comiche hanno combinato ben poco (sembra di assistere agli spettacoli nei villaggi turistici per i bambini), avvicinandosi all’umorismo (non è comicità) “…decerebrata”, spensierata, stupida, che si esaurisca in gag, battute, buffi travestimenti e tormentoni senza lasciare nulla; che debba andare a pescare il BimboMinkia che c’è in noi…” (a parte eccezioni come i Satiriasi, e pochissimi altri), si spera che con la nuova generazione qualcosa possa cambiare (Bo Burnhan è nato nel 1990) ed in TV non manderanno più in onda questo tipo di comicità terra terra (Zelig, Colorado e Made in Sud).
    La satira è stata “imbavagliata” ed allontanata dalla TV generalista da troppo tempo a causa dei Partiti (Guzzanti, Luttazzi e tanti altri) ma soprattutto in questo periodo di crisi Finanziaria in cui si trova l’ITALIA, ci dovrebbe essere un ritorno alla satira ed alla vera comicità magari trovando giovani comici talentuosi come Bo Burnhan anche in Italia…..

  5. Posso marzo 1, 2015 a 11:03 pm #

    Posso permettermi una provocazione?! Caro amministratore, sei pronto in articoli come questo, a sparare a destra e a manca contro Ruffini, diana del bufalo, made in sud, Colorado, i Gem Boy, accusandoli quasi di non riuscire a raggiungere il livello dell’artista del video. Quello che mi chiedo è quando tu, da autore o ex autore, farai un “mea culpa” citandoti fra quelli che non riusciranno mai a scrivere un pezzo del genere?!

    • ananasblog marzo 2, 2015 a 7:33 am #

      Hai ragione, sono nel mucchio di quelli che certe cose se le possono solo sognare 😛 ci sono almeno un paio di generazioni comiche che hanno combinato poco, che lasceranno poco dietro di sé e io ci sto dentro. L’A

  6. gino marzo 1, 2015 a 7:00 pm #

    è un tipo di comicità simile a questa, che è la chiusa youtubiana ad un intero monologo televisivo

  7. Quanti marzo 1, 2015 a 5:50 pm #

    Quanti Insomma

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