la satira comica: quel nome che non si deve nominare!

29 Mar
dal sito di immagini gratuite Pixabay.com

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La satira web sforna quotidianamente battute e post a raffica su ogni cosa succeda: dalla strage di Charlie Hebdo, alla morte di Mango; dalla sciagura aerea della Germanwings all’incidente di Schumacher.  L’irriverenza colpisce ogni cosa. C’è un solo argomento che resta tabù, soprattutto nei collettivi o nelle discussioni in cui c’è una presenza di comici e autori comici. Il solo nominarlo estingue la discussione, crea il gelo, fa partire un serie di “distinguo” difensivi e la cattiveria si allenta di colpo. Eppure stiamo parlando del principale  fattore di censura che ci sia stato, in Italia, sulla satira. Recentemente mi è stato chiesto di scrivere una battuta da pubblicare su Facebook. Ho risposto (via chat) che l’unica che avrei voluto pubblicare era la seguente:
Battuta
Quindi:
“La differenza tra l’Isis e Zelig? L’Isis ha ammazzato chi faceva satira, Zelig l’ha ammazzata direttamente”. Zelig, in effetti, pur con le colpe che sono arcinote, è ancora un nome che mette soggezione. Non è come quando dominava su ogni cosa, ma l’incantesimo sussiste. Vediamo di analizzare il fenomeno:

LA TRINCEA DELLA CENSURA – Zelig ha inventato un meccanismo micidiale che, poi, è stato ripreso in modo ancora più zelante da Colorado e Made in Sud e che ha contribuito in modo decisivo all’abbassamento della qualità comica italiana. Per sommi capi il meccanismo funzionava/funziona così (su Ananas Blog ci sono molti approfondimenti): 

  • Tutto passava attraverso i laboratori e veniva filtrato dai provini. Il sistema coinvolgeva un numero enorme di comici e autori ed era impostato per tenerli impegnati più tempo possibile, per più anni possibile. Compresi quelli che non avrebbero mai fatto la trasmissione (anche se nessuno glielo diceva).
  • I laboratori erano impostati per produrre “sketch televisivi” a rotta di collo, facendo balenare la “mela d’oro” del boom (che, allora, qualcuno riusciva a raggiungere). Il collante era: l’ansia di essere esclusi.
  • Ogni argomento sgradito o che potesse creare qualsiasi tipo di problema o che non fosse “televisivo” (nell’ottica di una prima serata Mediaset) veniva bloccato all’istante. Gli autori si erano immediatamente “tarati” su questa forma di censura, i comici interiorizzavano, già in fase di scrittura, quello che dovevano dire e no (questa cosa in tv non andrà mai!).
  • Le decisioni finali dei capi eliminavano tutte le “impurità” che potessero dare fastidio, mentre quasi la totalità del mondo comico si apprestava a un’altra stagione sempre nella speranza che prima o poi (azzeccando il pezzo televisivo) sarebbe arrivata la “volta buona.”

IL RETAGGIO CULTURALE

Ci sono dei motivi per cui, apparentemente, nessuno che sia legato alla community comica, osa affrontare il “totem Zelig”. Perché l’Isis sì e viale Monza 140 no? Perché ignorare la fonte principale dell’attuale degrado comico? Facciamo un elenco (anche su questo tema Ananas Blog ha diversi approfondimenti):

  • Zelig, pur in declino, può ancora produrre trasmissioni televisive, spettacoli teatrali, format sul web, serate live. Se si tengono atteggiamenti critici e/o ostili, c‘è sempre il rischio di non essere chiamati più.
  • Un numero alto di addetti ai lavori (forse la totalità) è stato più o meno coinvolto nel “sistema Zelig”. Criticare Zelig, ciò che è, ciò che è stato, significa criticare se stessi.
  • Il silenzio/assenso verso le politiche Zelig ha abbassato le capacità critiche. Tanto che sia Colorado che Made in Sud hanno trovato un ambiente “già sottomesso”. Tante “piccole sconfitte” hanno azzerato o quasi la capacità di “andare controcorrente”.
  • In un periodo di crisi, molti non hanno ancora deciso cosa fare da grandi. E, per diventare “grandi”, bisogna “abbandonare la casa dei genitori”, cosa solo pochi sono riusciti a fare.

La satira che viene pubblicata a getto continuo sui social network, ma anche i post pieni di indignazione, le prese di posizione sulle cose che non vanno, ogni cosa che venga scritta o detta contiene una sola forma di autocensura: la strizza, vergogna, senso di colpa, imbarazzo di parlare di Zelig.

Eppure è ora di fare i conti col passato, per capire il presente.

E’ ora di abbandonare la casa dei genitori, ormai diventata (per noi) una catapecchia.

Roberto Gavelli amministratore di Ananas Blog (Bisognerebbe imparare come si sta al mondo, ma è molto meglio combatterlo)

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10 Risposte to “la satira comica: quel nome che non si deve nominare!”

  1. Ma come marzo 30, 2015 a 3:08 pm #

    Avete rotto il cazzo ! Voi e la satira!
    Tutti che vogliono fare satira! Usando solo volgarita’ e offendendo tutto e tutti!
    Per dare cosi’ sfogo alla frustrazione di non farcela!
    Vi do una notizia! Non ce la farete!!
    Quindi continuate a parlare male degli altri offendendo anche chi quelle trasmissioni le guarda!

    • ananasblog marzo 30, 2015 a 3:34 pm #

      Però l’alternativa è tremenda: vestirsi da coniglio, da nutria, da giraffa; mettersi la parrucca, la giacca buffa, il pantalone colorato, sputare tormentoni, giochi di parole, battute anni ’80; fare parodie di personaggi per teenager o di cartoni animati di cui non te ne frega nulla. E’ un inferno… 😛

  2. Ma come marzo 30, 2015 a 3:04 pm #

    Ma come? Roberto Gavelli era uno degli autori di Zelig e ora scrive questo?
    Lo scrive perche’ l’hanno cacciato oppure perche’ consapevole di essere la causa di tutto questo male?

    • ananasblog marzo 30, 2015 a 3:08 pm #

      Ciao, siamo tutti coinvolti, chi più chi meno. Comunque è dal 2006 che non metto piede là e Ananas è nato nel 2010. Ti va bene come percorso di espiazione? Io lo trovo accettabile 😉 L’A

  3. Sincero marzo 30, 2015 a 12:42 pm #

    Da quando esiste Zelig, e dopo si è peggiorato con Colorado e Made in Sud, la SATIRA è stata fatta fuori!
    Rivogliamo la SATIRA e basta con questi sketch per i Bimbominkia.
    L’unico rimasto in TV, oltre a Crozza, è Giorgio Montanini.

  4. armony marzo 29, 2015 a 11:36 pm #

    Confrontare isis e Zelig, per quanto in una battuta, è pura follia! Una è un’organizzazione terroristica, l’altra invece non ha ancora colpito in Italia.

    • ananasblog marzo 30, 2015 a 7:13 am #

      Battuta di taglio classico 😉

      • armony marzo 30, 2015 a 10:52 am #

        super classico

        • ananasblog marzo 30, 2015 a 1:35 pm #

          ma parlando sul serio, cosa ne pensi? L’A

          • armony marzo 30, 2015 a 10:34 pm #

            Penso che di satira in Italia ce ne sia ben poca. E non è colpa di Zelig o Colorado perché non c’era neanche prima. Oggi Satiriasi ottima stand-up, ma sulla satira salverei ben pochi, ad esempio Antonio Rezza.

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