il futuro della stand up comedy italiana

31 Ago
dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/

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Parte una nuova stagione e si può dire che la stand up comedy sia stata ormai sdoganata. Ci sono tante realtà, tanti comedian e la televisione non è più un tabù. Il merito principale è stato della “visione” di Filippo Giardina, fondatore di Satiriasi, che ci ha creduto contro ogni evidenza, ottenendo i risultati che sappiamo. Adesso, però, la situazione è come in quei videogame in cui hai superato il primo livello e passi al livello superiore dove ci sono altri draghi, altri mostri, altri alieni da combattere.

La stand up italiana potrebbe fermarsi al “primo livello” e non andare da nessuna parte, per una serie di motivi facili da capire. Gli stessi motivi che mettono in ulteriore crisi la comicità italiana in generale. Lo sdoganamento della stand up, nell’ultimo anno, purtroppo ha prodotto un dibattito sterile: cos’è la stand up, cos’è la satira, cos’è un comico, un comico è quello che fa ridere, io è 20 anni che faccio stand up, eccetera. Discussione inutile attorno alla quale si è perso solo del tempo. 

Allora entriamo nel cuore del problema, che è la mancanza di quella “filiera” di quel “ciclo virtuoso” che esiste nel mondo anglosassone e non solo: la stand up di qualità che poi sfocia nelle grandi serie tv, nei grandi show, nelle grandi sitcom, persino nelle web serie e nel cinema di successo internazionale. Senza ciò la stand up si accascia e muore per mancanza di sbocchi. Nel nostro paese questa filiera sta mancando da troppo tempo.

Ricky Gervais

Ricky Gervais

Prendiamo uno dei comedian più amati: Ricky Gervais (vedi Wikipedia) nella sua biografia troviamo “The Office” serie di culto premiata con un Golden Globe e oggetto di remake negli USA, in Francia e Germania, di cui Ricky è stato ideatore, interprete e sceneggiatore. C’è la recente serie “Derek” incentrata sulla disabilità mentale, c’è la partecipazione alla trilogia filmica di successo planetario “Una  notte al museo”. Eccetera, eccetera. Tutto ciò è lo sbocco naturale della stand up che, essendo basata sulla qualità della scrittura, riesce a fare grandi cose anche negli altri generi (che in Italia adesso sono quasi inesistenti).

E’ vero che il gruppo di Satiriasi ha fatto un bel lavoro, che alcuni hanno avuto anche il loro show (Giorgio Montanini e Saverio Raimondo su tutti), che hanno lavorato duro su diversi fronti non limitandosi solo alla critica o all’invettiva, ma siamo comunque ancora al primo livello. Senza completare il secondo si rischia la regressione. Intanto l’ambiente nella sua totalità si è spesso gettato sul “bene rifugio” del cabaret tv, ma anche quella è una pozza sempre più piccola. Corre voce che i nuovi della prossima edizione di Colorado saranno pagati 250 euro a puntata, una cifra bassissima, da canale satellitare.

Per passare al secondo livello (progettare lo sviluppo della stand up comedy, ma anche delle serie tv e degli show tv, delle sitcom e del cinema, pensando anche all’esportazione) occorrerebbe una discussione meno superficiale e polemica di quella che c’è stata fino ad ora (cos’è la satira, cos’è la stand up), iniziare subito a scambiarci idee, esperienze, tecniche. Poi la strada percorsa da Filippo Giardina (è in cantiere l’idea di intervistarlo su questi temi) con Satiriasi si potrebbe replicare su altri fronti: l’elaborazione di un “manifesto” (vedi quello sulla stand up) che abbracci altri settori, non rinunciare alla vis polemica verso le pessime sitcom e serie tv e web serie e il pessimo cinema, ma aprendo un’intensa fase di scrittura, creativa e propositiva.

Ci sono molti tabù da rompere e forse potrebbe essere l’ambiente comico a creare quella spinta propulsiva che cambi le cose. Allora potremmo invertire il flusso della regressione, evitare che le poche pozze d’acqua creative in cui nuotare si asciughino sempre di più.

In quale “livello” vogliamo stare? Aridità, asfissia o tanta acqua in cui poter nuotare?…

Ananas Blog

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14 Risposte to “il futuro della stand up comedy italiana”

  1. Kubrik ottobre 15, 2015 a 11:29 am #

    Auspicare una “filiera” italiana per la stand up è tempo perso. Inglesi e americani esportano i loro prodotti sulle tv di mezzo mondo e i guadagni sono enormi. Possiamo forse esportare la stand up italiana sulle tv in lingua inglese e attivare la “filiera”? Ma nun me fate ride…

  2. Andrea M. agosto 31, 2015 a 2:06 pm #

    Roberto,
    se vuoi passare ad un “secondo livello”, secondo me la cosa migliore è smettere di parlare di stand up. Anche perché, da occasione di rinnovamento, sta diventando un nuovo ghetto in cui autorecludersi.

    Bravi quelli di Satiriasi a ricavarsi il loro spazio, ma non è che ora bisogna andarci tutti dietro come le pecore…
    Ci sono mille modi di fare comicità, se fai satira ma sei un duo, o invece del microfono a filo usi una chitarra, cos’è, non hai il bollino di qualità “stand”? Quindi non esisti? Al di fuori della Stand esiste solo Made In Sud? Il bene contro il male?

    Ci sono molti linguaggi teatrali per comunicare contenuti attraverso una risata, anche senza il muro di mattoni alle spalle, ed un blog che si propone di parlare di COMICITA’ mi piacerebbe che andasse OLTRE l’infinita reiterazione di articoli su Made in Sud e la Stand Up Comedy.
    E magari smettere di parametrare tutto alla TV, che se no davvero sembra che si punti solo a quello. Perché non si parla mai di stagioni nei teatri, giusto per fare un esempio?

    • Anonimo agosto 31, 2015 a 2:24 pm #

      Bravissimo….

    • ananasblog agosto 31, 2015 a 3:28 pm #

      Bisognerebbe comunicare tra linguaggi differenti, non creare dei ghetti e delle aree di egoismo. La stand up va incentivata, per il resto occorre un salto di qualità spettacolare in ogni settore. L’A
      PS post sul teatro sono benvenuti 😉

      • Anonimo agosto 31, 2015 a 8:18 pm #

        Beh sono proprio i comedians della sacra arte dello stand up, che sottolineano regole e ghettizzazioni!!!

    • Diego Carli agosto 31, 2015 a 4:43 pm #

      Riflessione interessante. Condivido.

  3. Diego Carli agosto 31, 2015 a 9:22 am #

    Credo che al di là delle polemiche sul web “stand up si, stand up no” etc. Sia ancora un modo di esprimersi non per esigenze di business ma per necessità. Normale che se c’è un margine di guadagno da una cosiddetta novità (termine orrendo me ne rendo conto) molti cercheranno di sfruttare il genere e quindi soggettivamente ognuno farà le sue scelte. Ma se si rimanesse mentalmente la voglia di raccontare semplicemente storie in modo ironico trasgressivo o altro, senza ricercare altre finalità di successo o soldi, sarebbe difficile imbrigliare il tutto in una trasmissione composta da autori preposti alla revisione dei testi e costretti al limitare il minutaggio per esigenze di spot commerciali. Noi di Comicus Siamo partiti con questi presupposti senza arrogarci diritti ma semplicemente convinti che si possa e si debba avere la possibilità di scrivere per raccontare. Dalla esperienza del primo anno abbiamo capito che il nostro pubblico non cercava in noi la risata cadenzata ad ogni minuto ma aveva il piacere di ascoltare, a volte incazzarsi (con me è pure successo) pensare e ridere perché no? In fondo lo scopo era quello ma non farlo in modo meccanico. Quest’anno ripartiamo con questi presupposti e c’è molta aspettativa sia da parte del pubblico che nostra. Quello che voglio dire è che questa della stand up non è una moda perché se così fosse, ci sarebbero secondi fini, invece la libera espressione non ha bisogno di questo. Almeno questo è il nostro modo di pensare come gruppo e su queste basi proseguiamo. Pace e bene a tutti.

    • ananasblog agosto 31, 2015 a 9:46 am #

      >Ma se si rimanesse mentalmente la voglia di raccontare semplicemente storie in modo ironico trasgressivo o altro, senza ricercare altre finalità di successo o soldi, sarebbe difficile imbrigliare il tutto in una trasmissione composta da autori preposti alla revisione dei testi e costretti al limitare il minutaggio per esigenze di spot commerciali.

      Ecco questo è uno dei luoghi da rimuovere, il problema c’è, magari domani si lavorerà sul prodotto in modo più professionale. Nella tua osservazione c’è il ricordo di esperienze pregresse, non molto felici, che sono capitate a tutti noi.
      Comunque in bocca al lupo per Comicus!!! L’A

      • Marco agosto 31, 2015 a 1:46 pm #

        Grazie!

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    […] meno, su questi siamo ai limiti dell’impossibile. Il tema è stato trattato anche nel post Il futuro della stand up comedy italiana. C’è indubbiamente una fioritura relativa alla stand up comedy, come evidenziato […]

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