l’Oro Rosa, una materia prima sempre più deprezzata

11 Gen
Persone a getto continuo dalla galleria della miniera d'oro umana (dal sito di immagini gratuite Piaxabay.com

Persone a getto continuo dalla galleria della miniera d’oro umana (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

C’è stato un tempo in cui l’Oro Rosa era abbondante e, come materia prima, rendeva tantissimo.  La vena aurifera produceva tante pagliuzze che, singolarmente, non valevano granché, ma messe una con l’altra formavano dei lingotti. E, ogni tanto, veniva fuori una pepita di quelle grandi. l’Oro era costituito da persone, categoria comici o aspiranti tali. Rosa dal colore prevalente della pelle, visto che le miniere a cielo aperto  venivano avviate qui in Italia. La ricchezza era data dal numero di pagliuzze e dalle richieste di mercato. La domanda di comico sembrava inesauribile.  Avrebbe potuto, si pensava, colonizzare tutto, anche le previsioni del tempo e i talk show.

Curiosamente, non tutti finivano in un lingotto che poi venisse smerciato. La maggioranza delle pagliuzze rimaneva lì, da qualche parte. A volte passavano anni prima che diventasse lingotto. A volte neanche quello. A mano a mano che passavano gli anni, uscivano sempre meno lingotti. Era un’economia strana. “Che sia una bolla?” diceva qualcuno alzando le spalle, bofonchiando. Non c’era da farsi tante domande. Far parte di una corsa all’oro, non nella California del 1848, ma nell’Italia del secondo millennio, non aveva senso, si faceva e basta. Se ci pensavi troppo ti fermavi e gli altri avevano già dragato il terreno attorno a te. Poi tutto, gradualmente, diventò come quelle città fantasma che si formano quando la “febbre dell’oro” inizia a scemare.

vagoni arrugginiti di una miniera abbandonata (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

vagoni arrugginiti di una miniera abbandonata (dal sito di immagini gratuite Pixabay.com)

Eppure l’Oro Rosa ha continuato a essere la materia prima più preziosa. Anzi, l’unica praticabile, l’unica che rendesse bene. Soprattutto l’unica che, accumulandosi, potesse ancora produrre dei lingotti massicci e  lucenti. Solo per qualcuno, ovviamente. Per questo quelle che dovrebbero essere città fantasma continuano a essere abitate. Anzi vivono di un’attività febbrile. Una volta c’era lavoro per tutti, dal pianista, all’oste, dal gestore del drugstore, alla prostituta da saloon. Giravano soldi. Tanti. Adesso a causa del deprezzamento dell’Oro Rosa, il pianista, l’oste, il gestore del drugstore, finanche la prostituta da saloon sono costretti a tenere in piedi la città fantasma. Nella speranza di essere tra i pochi che ricevono uno stipendio. E le città fantasma vivono anche se sono un po’ fatiscenti, anche se sembrerebbe anti produttivo farle funzionare ancora.

Ed è proprio per la mancanza di alternative, che si continuano a filtrare tonnellate e tonnellate di “roccia” per trovare più Oro Rosa possibile. Non ci sono altre spiegazioni. La materia prima vale sempre di meno, rende sempre meno, sia a se stessa che a chi la lavora. Bisogna dragare sempre di più persone. Abbandonare la miniera metterebbe troppa tristezza e darebbe l’idea di abbandono e di desolazione.

Per questo esistono le corse all’oro.

Per questo a volte le città fantasma continuano a vivere. 

In chiusura: gli strani e suggestivi scenari di After the Gold Rush (Dopo la corsa all’oro) di Neil Young: 

Ananas Blog (Throw down like a barricade)

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2 Risposte to “l’Oro Rosa, una materia prima sempre più deprezzata”

  1. quale gennaio 12, 2016 a 11:38 pm #

    quale triste similitudine,questa della corsa all oro….

Trackbacks/Pingbacks

  1. la rivelazione di Paolo | - gennaio 14, 2016

    […] Intanto la stessa Colorado e lo stesso Ruffini sembra si stiano buttando su un altro talent (o forse che serva da serbatoio a cose già esistenti), ne dà notizia Facebook annunciando la Colorado Experience preso il nuovo ristorante di lusso milanese Richmond Cafè. “Factory di varietà e talenti… Qualsiasi cosa tu sappia fare a noi interessa” A partire da lunedì 18 gennaio 2016. La ricerca di talenti continua, post corsa all’oro (leggi qui). […]

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