Andrea Marchi stato del live, il teatro di strada e i Clerici Vagantes

5 Feb
I Clerici Vagantes: Andrea Marchi e Stefano Pelliconi

I Clerici Vagantes: Andrea Marchi e Stefano Pelliconi

Data per certa la crisi profonda del cabaret, che nessuno fa più finta di ignorare, proviamo a vedere qual è la situazione in contesti simili e paralleli, come quello per esempio del teatro di strada, cene con delitto, teatro per ragazzi, eccetera. Quale migliore occasione se non intervistare qualcuno che vive a tempo pieno di queste cose: Andrea Marchi dei Clerici Vagantes.

Andrea ciao, chi sono i Clerici Vagantes?

Clerici Vagantes, musici giocolieri e giullari, è un progetto di teatro di strada e cabaret, che debutta nel 2002. La formazione attuale vede vagare in coppia il Paggio (il fondatore) ed il Pello, con sporadiche apparizioni del Saggio (l’altro fondatore, ritiratosi per lo più in eremitaggio). Ad oggi hanno fatto oltre 800 repliche del loro spettacolo, che vive fondamentalmente di testi cabarettistici, ma arricchito da musica, giocolerie,  sketch con pupazzi o trampoli, piccole magie, ecc.

Un’idea di spettacolo “a tutto tondo” è infatti la cifra stilistica della compagnia Atuttotondo di cui Clerici Vagantes è lo spettacolo di punta; compagnia che dal 2001 porta in giro anche cene con delitto, spettacoli di teatro ragazzi, camerieri pazzi, per circa 1.800 repliche totali in questi 15 anni di attività. Compagnia che non disdegna incursioni nell’editoria, avendo pubblicato (tratti dai suoi spettacoli) 4 fumetti e 2 giochi di società, oltre ad una piccola webserie e vari altri esperimenti più o meno digitali (a breve: un videogioco!).

Il cabaret in Italia è in grave crisi, qualcuno dice che sia addirittura morto, tu cosa ne pensi?

Se stiamo a quello che si vede in tv, sì, è abbastanza morto, con alcune eccezioni. Se stiamo a quello che si sente dire in giro, per la mancanza di serate nei locali, anche. Quindi sì, si può dire che è morto. Però nell’immaginario della gente il cabaret è la forma di comicità per eccellenza, quindi si può anche dire che è ancora vivo, e si può ben sperare: non morirà mai. Sono nati e nasceranno ancora modi e contesti diversi per farlo, per via dei media, dei social e chissà cosa; credo che la sfida sarà quella di tenere alto il livello della qualità, farlo apparire come un’arte a cui dedicare tempo e passione, e non un “dopolavoro” che ti porta alla tv.

Com’è invece, la situazione nei settori in cui operi tu (teatro di strada, cene con delitto, eccetera)

La crisi è dappertutto: il mercato, cioè i cachet, si sono ridefiniti al ribasso. Ho colleghi che hanno dovuto cambiare mestiere o implementare le rendite con un secondo mestiere, non artistico. Contemporaneamente (è il libero mercato, baby…) ci sono nuove leve che si gettano in questo mondo senza vere prospettive di farne un lavoro “per tutta la vita”, quindi lavorano in nero, tirano giù i cachet, e spesso anche la qualità media. Nel teatro di strada, il “cappello” (Raccolta offerte a fine spettacolo NDR) diventa troppo spesso una scusa per non pagare gli artisti; se penso invece alle cene con delitto, negli ultimi anni più o meno ogni gruppo di amici si è fatta la propria, mentre nel 2001 eravamo 4 gatti a farle: questo ha abbassato la qualità e il senso di “novità” che una volta riempiva il ristorante senza fare fatica. Adesso, si riempie solo il ristorante che ha una clientela fidata o è bravo a pubblicizzare l’evento.

Un aneddoto recentissimo: poche sere fa una compagnia (a noi sconosciuta) ci chiede di sostituirli in una serata perché hanno un problema, e veniamo a sapere che loro in 7 amatori si vendevano alla metà di noi in 3 professionisti, fatti i conti precisi, il costo ad attore era di circa 1/5.

Però… è altrettanto vero che le compagnie più strutturate, che portano qualità, continuano a lavorare, perché professionalità e qualità alla fine pagano sempre. Mi piace pensare che sia in atto un principio di un’inversione di tendenza: sempre più spesso la frase “abbiamo scelto gli altri che costano di meno” si sta sostituendo con “vorremmo cambiare compagnia che quella prima non ci è piaciuta”  🙂

Come si affronta la crisi?

Col sorriso.

Voglio dire, la crisi vera è quando non hai da mangiare, nel nostro caso dobbiamo solo prendere atto di un mercato più difficile da conquistare, se non hai agenti e tv alle spalle. Cosa che non abbiamo, ma che non ci ha mai impedito di vivere di questo mestiere (io, personalmente, faccio spettacoli come unica professione dal 1997, avevo 22 anni, e sono ancora qua). Oddio… chiedo io a te, ma davvero avere agenti e tv alle spalle ti permette oggi di vivere con facilità di questo mestiere? Se non sei un top player, intendo.

Nel nostro caso, per nostra sensibilità artistica, da sempre abbiamo differenziato il genere degli spettacoli che portiamo in scena, quindi proponiamo cose per tutti i palati e per tutte le stagioni: tante piazze d’estate, ma anche tante cene aziendali, tanti ristoranti o teatro ragazzi d’inverno… se un anno facciamo meno medioevo, magari ci capitano 2 campeggi in più, per un matrimonio in meno facciamo una serata in più in un locale… marginalmente, poi, ci capita di organizzare piccole rassegne. In un momento di crisi, è una strategia vincente.

L’altra faccia della medaglia è che sto troppo davanti al pc col telefono uin mano, cercasi manager!! Forniamo ricco portafoglio clienti, vitto e alloggio a casa mia nella camera dei bimbi.

Il teatro di strada è finito anche in tv (esempio Eddy Mirabella a Colorado) ma poi?

A parte Mirabella a Colorado, sono diversi gli artisti “di strada” che finisco ad X factor, Tu si Que Vales, ecc. Chi c’è stato e conosco, mi racconta che hai una visibilità momentanea e temporanea, chi è bravo a sfruttarla si fa qualche data in più nei mesi successivi, trova un contatto nuovo o riallaccia i rapporti con uno vecchio. Ma non ti cambia la vita.

Il problema è di definizione: cosa significa “di strada”? Il fatto che noi replichiamo i Clerici Vagantes nelle piazze, non vuol dire che non possa farsi a teatro, anzi, ne abbiamo una versione con proiezioni video che dura quasi 2 ore, per contesti teatrali. Però se dici ad un organizzatore teatrale che ti metti in trampolo in maniera acrobatica, non finisci pù nel cartellone dei comici… , ma se fai troppe battute in strada, ti danno del cabarettista… 

Rispetto ai comici, ti ritieni un collega? Se sì perché?

Beh, sì, certo, se facciamo la stessa professione, preso per vero che questa professione si declina in modi tanto diversi, allora certamente siamo colleghi.

Però la domanda rivela appunto un vizio di fondo: si tende molto a separare gli ambiti e poi a chiuderli in sé stessi. Quello che noto nel mondo del cabaret, nella nostra breve frequentazione, è che soffre di una certa autorefenzialità: si frequenta tutti gli stessi concorsi, gli stessi laboratori, si parla delle stesse 4 trasmissioni televisive e degli stessi 4 artisti famosi. Ben venga lo standup (anzi, finalmente!), ma se deve diventare solo un sistema di regole, troverà in questo il suo limite, perché lo spirito artistico soffre nell’avere catene.

Aneddoto: abbiamo chiesto di partecipare ad una serata di standup (aggratis, cosa che per noi tirchi professionisti è quasi una blasfemia), ci è stato detto di no perché siamo un duo. E usiamo dei personaggi. Ecco, non vorrei che la forma offuscasse il contenuto. Noi battute cattive e satiriche le facciamo da sempre alle feste medievali (quindi in contesti assolutamente “non protetti” da un pubblico compiacente), siamo famosi per avere perso date per avere preso per il culo il sindaco del paese! Anzi, pure troppe… 

Quindi si, certo che siamo colleghi, lo siamo nella teoria, mi piacerebbe lo fossimo anche nella pratica: la comicità può essere leggera, satirica, fatta col corpo o con la musica, fatta da un acrobata o con una battuta, a nostro avviso. Mi piacerebbe vedere nei cartelloni dei teatri non i soliti monologhisti televisivi, ma anche le compagnie di teatro circo, mimi, ecc. Ci piacerebbe vedere nelle rassegne di cabaret i Clerici Vagantes!

Un messaggio al popolo comico sofferente…

klaatu barada niktu

Ananas Blog (Throw down like a barricade)

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6 Risposte to “Andrea Marchi stato del live, il teatro di strada e i Clerici Vagantes”

  1. Anonimo febbraio 8, 2016 a 10:08 pm #

    Nei Teatri il primo anno ci vanno quelli famosi e’ vero! Ma dal secondo ci tornano solo quelli bravi!

    • Andrea febbraio 9, 2016 a 9:00 am #

      Ahimé, vero solo in parte. Non nel senso che nel teatro ci vadano a tutti i costi gli scarsi, è ovvio che un brutto spettacolo non regge più di qualche anno anche con una buona promozione alle spalle… è che c’è tanta gente (a volte più) brava che non ci passa.

  2. Andrea febbraio 8, 2016 a 11:57 am #

    Considerato il numero di commenti pari a zero, aggiungerei che si, il cabaret (almeno per quel che riguarda la nostra carriera) è finito 😀

    • Sincero febbraio 8, 2016 a 2:47 pm #

      Per quanto mi riguarda commento solo in qualità di telespettatore che paga il canone RAI ed esprimo il mio parere su ciò che ci propinano sulle TV generaliste. Certamente, sarebbe cosa gradita vedere in TV anche questi artisti e dare loro la stessa notorietà che hanno quelli che, solo perché legati a certi laboratori…, vanno in tv anche se non fanno più ridere perché arrivati alla frutta.
      Come disse il grande Nanni Loy al Maurizio Costanzo Show (replica vista di recente sulle reti Mediaset, dov’era presente anche Diego Abatantuono che aveva dovuto smettere di fare sempre lo stesso personaggio, che aveva stancato, per fare altro) anche lo stesso Alberto Sordi, dopo il boom iniziale, dovette reinventarsi, lasciando quello che già si era visto per fare altre cose, come l’attore drammatico ed impegnato.
      Tutto ha un inizio ed una fine per cui, specie in tv, quindi, NON si possono vedere sempre le stesse persone che fanno e dicono le stesse cose per anni ed anni!

      • Andrea febbraio 8, 2016 a 4:32 pm #

        Ti ringrazio Sincero per il tuo commento.
        In realtà, esiste un fittissimo sottobosco di artisti di qualità (ed in questo caso mi riferisco ai comici, ma il discorso si potrebbe copiaincollare per tante altre categorie) che riempiono le piazze, i locali, magari i campeggi ed i piccoli teatri… che in tv non vedrai mai.
        Ma proprio mai.
        Ecco, un mio consiglio, se posso scrivere ora quello che in intervista non mi era venuto in mente, è quello di SPEGNERE LA TV E USCIRE DI CASA e andarsi a vedere spettacoli in giro, che tante volte un cabarettista alla sagra della salsiccia o un artista di strada vale molto più di tante ore di Made in Colorado.
        Secondo me proprio Ananas Blog potrebbe andare in questa direzione, cominciando a segnalare eventi e serate, magari smettendo di parlare di tv e laboratori, quella è roba vecchia, via, andiamo oltre.

        • ananasblog febbraio 9, 2016 a 1:40 pm #

          Ciao, uscire e recensire lo fai se hai una rete di gente che sta sul territorio. Poi se lo scrivi qua 10, 100 lo notano e cercano di sfruttarlo, si segnano la cosa. Positivo? Non sempre, poi dopo ti ritrovi nel mirino di quello che ti invita al laboratorio x, che firma la trasmissione y, che gestisce il locale xy e ti ritrovi in un giro farlocco. Lo scouting non è facile quando sopra, a destra, a sinistra hai delle sovrastrutture tarocche ed affamate di forza lavoro gratuita. L’A

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