un ricordo di Boris Makaresko

19 Mar
un'immagine di Boris Makaresko, che "indica la via" (da storiaradiotv.it)

un’immagine di Boris Makaresko, che “indica la via” (da storiaradiotv.it)

Pochi giorni fa ci ha lasciato Boris Makaresko, comico, autore, battutista, umorista della vecchia scuola. Chiunque scriva battute oggi gli deve molto (a volte senza neanche saperlo). Sui social network si sono letti molti “ricordi”, tutti sentiti e commossi. Questo a dimostrare l’importanza del personaggio. Dado Tedeschi, che in qualche modo sta portando avanti alcune battaglie di Makaresko (come per esempio l’autoproduzione dei libri) ne ha scritto uno per Ananas Blog:

Ricordare Boris Makaresko senza scoppiare a piangere sarà la vera impresa. Perché non se n’è andato soltanto un maestro, ma un maestro “vero”, toccato con mano in una “non amicizia” (ma proprio per questo un rapporto ancor più sincero di stima reciproca) ventennale. E allora, per ricacciare le lacrime, mi limiterò a ricordarne l’aspetto artistico. Chi fosse umanamente (per me persona ottima) è comunque compito che spetta ad altri più vicini a lui. Ho cominciato a conoscere e amare Boris, senza saperlo. Da bambino, guardavo “Non stop” e tra i tanti personaggi c’era lui, con una storia della pittura alternativa. Era il Boris migliore, quello in grado di “sparire” dietro alla sua creatività, perché se lo scrittore era immenso, il personaggio era timido e per nulla aggressivo, poco funzionale e poco “italiano” nella comicità verbal gestuale del periodo, urlata e caratterizzata.

Poi Boris mi comparve con le battute che pubblicava sulla rivista Eureka. E lì davvero imparai ad amarne il nonsense. Quando iniziai (nel 1990) a fare cabaret, in mezzo al materiale che già scrivevo in proprio, misi alcune sue battute (ricordo un “era così magra che si pesava sulla bilancia delle raccomandate”) e solo dopo scoprii che metà del mondo del cabaret aveva saccheggiato questo portento creativo di battute a getto continuo. Nel cabaret Boris era questo. Una sorta di oggetto misterioso, sempre elegante e distinto che sciorinava i suoi motti a raffica, a volte legandoli tra loro, a volte anche senza preoccuparsene troppo. Nel cabaret milanese degli anni 90, gli altri si preoccupavano di giocare col pubblico, di usare linguaggio sconveniente e indulgere spesso alle parolacce e ai milanesismi (tipo il “vadaviailcù”), Boris no. Saliva, faceva il suo e scendeva. Il pubblico l’aveva seguito? Bene. Non l’aveva seguito? Si era perso qualcosa.

Boris raccontava poco i fatti propri. Era sempre “concentrato” come un alieno che vivesse in un mondo di battute. Come se la sua vita fosse semplicemente la “chiamata” dell’artista verso l’arte e l’uomo si desse poco spazio per vivere. Boris non rifuggiva la vita, ma forse preferiva viverla attraverso le sue battute, come un filosofo che anziché scegliere la montagna, avesse scelto il palco (alcune delle sue massime si sarebbero mimetizzate alla perfezione nei libri di Oscar Wilde).

Nell’ultimo periodo era tornato al teatro, comico e drammatico, quasi per restituire faccia ed emozione ad una vita spesa a “togliere” in scena affidandosi alla limpidezza del testo. E chi ha avuto la fortuna di vederlo a teatro ha scoperto un Makaresko fantastico interprete, dai tempi teatrali perfetti, sia nel comico come nel drammatico e con la vitalità di un ragazzino.

Boris ha avuto quanto meritava? Sicuramente no, perchè era molto avanti sui tempi. Oggi che si fa un gran parlare di “stand up” (grazie a Dio, poiché è la “ripulitura del comico” dal mondo Colorado/Made in sud che ha portato il cabaret in una direzione di pura maschera e non sempre di qualità) e che si scopre la comicità one liner, se Makaresko avesse avuto vent’anni di meno sarebbe stato considerato il miglior one liner italiano: aveva lo stesso aplomb surreal-keatoniano di Steven Wright, ma vent’anni prima di Wright.

Cosa ci resta di Boris Makaresko oggi? Mille battute mandate a memoria (spesso riciclate su facebook, senza citare la fonte, come purtroppo succede ai social che triturano togliendo identità) e una serie di libri che aveva autoprodotto o fatto con piccole case editrici (è stato uno degli antesignani della vendita dei propri prodotti in serata). E se si riuscirà a recuperare qualche copia di qualche libro e a produrlo in ristampa, chissà come e chissà quando, con un po’ di fortuna, Boris continueremo a leggerlo. E credo che il buon Makaresko ne sarà soddisfatto pur con un’ombra in viso per la perdita dei diritti d’autore. Ora che sono riuscito ad essere quasi algido nel mio ricordo, posso abbandonarmi ai miei occhi lucidi: addio Boris, e, come ho scritto sul mio profilo, se mi comparirai in sogno passandomi qualche battuta giuro che la userò.

Dado Tedeschi

Ananas Blog

 

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