BOAF, Bianchi e Vicidomini il 15 aprile al Douze di Roma

11 Apr
La locandina di BOAF

La locandina di BOAF

Alcuni giorni fa, incuriositi dalla locandina, ci siamo chiesti cosa fosse BOAF (leggi qui) cabaret estremo con Alessandro Bianchi e Nicola Vicidomini. Adesso ne sappiamo un po’ di più, visto che c’è una data: venerdì 15 aprile ore 20.30 e c’è un luogo: La Tognazza al Douze, via del Cipresso 12, Roma. 

Grazie ai potenti mezzi di Ananas Blob, siamo riusciti a contattarli e a porre loro delle domande che chiariranno la natura stessa dello show e invoglieranno la gente ad andarlo a vedere. Intervista doppia:

BOAF Cosa non è? Vicidomini: Un battipanni. Bianchi: Non è per tutti.

BOAF dove andrà a parare? Vicidomini: Da nessuna parte. Bianchi: Su se stesso per poi iniziare a scavare un tunnel nell’inconscio per svegliarlo e ucciderlo.

BOAF se fosse un colore che colore sarebbe?  Vicidomini: Marrone. Ma anche nero vedova. Ma anche giallo rassegnazione.  Bianchi: Verde fluorescenza, rosa collutorio, bianco slip, arcobaleno psicofarmaco.

E… se fosse un animale? Vicidomini: E’ un animale… Bianchi: Mitologico, un minotauro ciclopico.

BOAF semplificato in una riga?  Vicidomini: Hai presente quelle riviste di merda (nell’accezione positiva del termine) degli anni ’70, di intonazione spiccatamente scandalistica, di cui sono usciti massimo due numeri, poi sono state chiuse o perchè nessuno le calcolava o perchè il direttore veniva carcerato all’improvviso? Tutto questo ma agito… E anche di più! Tutto quanto rimanga in potenza, un sogno, e non sia sputtanato dalla storia. Inesistenze. E’ il proprio fallimento che bisogna corteggiare. Questo è esattamente un rigo. Bianchi: Saggio, unico, vertiginoso, contromano, vertiginoso, unico, saggio.

Biglietto  intero 500 Euro, ridotto  15 Euro.
Per richiedere i ridotti scrivere a scapezzo@hotmail.com
Per prenotazioni e informazioni: 3476753522 Botteghino La Tognazza al Douze

In coda Nicola Vicidomini ci regala un estratto dal suo manifesto poetico e politico:

Per me, la prima cosa che dovrebbe fare un comico è assumersi quel fondamentale senso tragico quasi completamente sparito dalle scene non solo nazionali. Poi andare contro sé stesso: sabotarsi sul palco, darsi a calci nel culo da solo, scongiurare il pericolo della vittoria e del compiacimento legato a chissà quale ragion propria o comunitaria, scansare ogni certezza scaturita dal consenso. Il consenso è merda. Il pubblico è meraviglioso attore. Soprattutto quando ti lancia un gatto morto sul palco con il quale giocare. Ce ne fossero di pubblici veramente ignoranti come quelli dell’avanspettacolo! Viva gli insulti all’intelligenza!
Oggi è consentito dire tutto, ma solo all’interno di un linguaggio totalitariamente condiviso, insipido, omologato, privo di qualsiasi particolare, necessario chiaroscuro e senso religioso. A tal proposito, puntualizzo che se quarant’anni fa la censura poteva essere contenutistica, consentendo un  margine più o meno ampio di sperimentazioni linguistiche, oggi la censura è decisamente linguistica. La vera emarginazione mediatica è diretta verso chi parla un linguaggio altro, manifestazione di altri pianeti, non verso chi dice cosa. L’equivoco è tutto qui (…).
(…) L’arte dovrebbe imitare la natura. E la natura è appunto un caos privo di quel senso che l’uomo gli ha impresso. La cosa che non è più chiara da 80 anni circa a questa parte agli addetti ai lavori è che un comico è un artista. E non è più così scontato.  La mia innata e indicibile tensione verso le cose rende il manifestarsi del lavoro più prossimo all’anatomia di Werner Herzog o alla pittura di Bacon, che non a qualsivoglia intrattenitore comico.  Mi basterebbe anche un solo versaccio o silenzio per manifestare un mondo. Quel mondo personalissimo che dovrebbe essere in partenza la culla di un umorista. Fuor dal quale è inutile salire su un palco. Non può esservi umorismo senza una ricerca poetica e una volontà lirica. La percezione dell’assenza è tutto nel corteggiare la risata. La propria (…).

(…) Uno che vuole fare il comico non deve guardare alla tv come una meta, ma come una zona di passaggio, se capita. Altrimenti è già bello e sterminato poeticamente prima ancora di partire.

E, per chiudere, una nota di Alessandro Bianchi

In un’epoca in cui anche la comicità subisce gli effetti della globalizzazione trasformandosi in un prodotto di massa da discount, il nostro obbligo è quello di difenderne la genuinità unicità, innalzandola a prodotto di lusso, con l’unico mezzo che ancora fa la differenza: il prezzo. Per questo motivo il biglietto intero costerà come un oggetto di lusso: 500 euro.

Ananas Blog (Throw down like a barricade)

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2 Risposte to “BOAF, Bianchi e Vicidomini il 15 aprile al Douze di Roma”

  1. Luther Caligine aprile 11, 2016 a 7:29 pm #

    La scena del pescivendolo e sciura dei Fichi d India rifatto pari pari.
    Come citazione del Chisciotte del Menard borgesiano.
    Sarebbe fantastico.

  2. Federico Concas aprile 11, 2016 a 7:21 pm #

    Due numeri uno in un solo colpo!

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