L’acquario affollato rende i pesci più nervosi?

29 Ott
un pesce

In fuga dall’acquario? (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

“E’ da un po’ che non andavo a leggermi Ananas Blog, madonna che cattiveria!” Mi scrive uno che, appunto, non leggeva il blog da un po’. “Tutta colpa del fatto che ci sono un sacco di comici e c’è poco lavoro” conclude. In effetti, chi segue i commenti del blog, avrà notato nel giro di poche settimane un aumento dell’aggressività, delle polemiche pretestuose e degli attacchi personali e anonimi a colleghi che, in questo caso, rivestono il ruolo di capro espiatorio (si immagina) mentre le cause del disagio andrebbero cercate altrove.

“No, non ha un secondo lavoro” mi aveva detto un altro. “L’aveva ma non ce l’ha più. Adesso fa questo a tempo pieno ed ricaduto nell’acquario”. L’acquario come metafora della situazione comica colpisce: tanti pesci, troppi, in uno spazio ristretto. Logico che si agitino, logico che vadano a sbattere tra  loro. L’idea che ci sia solo l’acquario fa un po’ paura, l’ideale sarebbe starne un po’ fuori, così che quando ci nuoti non diventa un dramma. Allora vogliamo parlare di quei “pesci” che hanno avvertito il pericolo e che hanno scelto di andarsene a nuotare in acque più libere? Non sono pochi quelli che hanno trovato un percorso alternativo a volte difficile, sofferto, in alcuni casi coronato da successo. Sarebbe interessante raccontare quei percorsi alternativi (io per esempio sto scrivendo per una nota azienda… eccetera, eccetera).

Poi affiorano quelli che sono i veri e propri tabù. Uno per tutti la depressione. Ogni tanto vengono fuori  racconti della devastazione psicologica, artistica e identitaria di chi è stato a lungo nell’acquario. Ci siamo dentro da più di 10 anni e ancora non se ne vede la fine, anche se l’intero sistema sembra essere arrivato non dico al capolinea, ma quasi. Una volta il sogno c’era, era gestito da gente senza scrupoli morali che però garantiva il grande successo a qualcuno. Adesso il successo non c’è più, ma gli scrupoli non sono tornati. Eppure, il gioco delle tre carte (quest’anno è il tuo anno, prepara 12 puntate!) viene fatto come se fosse l’unico modo di portare avanti l’itera baracca (pardon, acquario)

Segnali desolanti arrivano dall’ultima edizione di Colorado. Quanti sono in attesa di fare qualche puntata? A quanti è stato detto: “Ci sei piaciuto, punteremo su di te!” per poi realizzare che non era vero. E’ il trucco per tenere i pesci nell’acquario in modo che non tentino la fuga, basta dirgli: “Oh, dai, nuoti bene, ho sempre ammirato il tuo stile, l’anno prossimo sei pronto per l’oceano!”.

Il fatto che il trucchetto venga ripetuto pari, pari, così come succedeva ai vecchi tempi, non deve stupire. Chiunque entri a far parte del sistema, non appena ci è dentro, inizia a comportarsi così,  comprese le ex star della canzone demenziale. Diventano tutti guardiani dell’acquario, almeno finché non si romperà il vetro.

Roberto Gavelli Amministratore di Ananas Blog

30 Risposte to “L’acquario affollato rende i pesci più nervosi?”

  1. pannofino ottobre 29, 2016 a 7:08 pm #

    o forse qui scrivono solo i pesci affamati, perchè gli altri stanno lavorando. e un po’ una costante di questo posto. beati i tedeschi che sono bravi, lavorano tanto e non perdono occasione per dirtelo.

    • ananasblog ottobre 29, 2016 a 7:23 pm #

      Beh senza ombra di ironia, non credo che il luogo comune regga, con le moderne tecnologie… Io scrivo qui, ascolto la radiocronaca di Juve Napoli, chatto con tre persone, leggo un paio di file e qualche post… Oggi ho lavorato tutto il giorno.😉

    • In ottobre 30, 2016 a 8:08 am #

      In Italia non esiste il merito, non faccio nomi, a volte emergono di più gli ammanigliati.

      • In ottobre 30, 2016 a 8:29 am #

        Vi racconto un aneddoto. Ero a Napoli l anno scorso. Fanno le cene per sistemare i figli nei carabinieri e in polizia. C è merito in Italia?

        • ananasblog ottobre 30, 2016 a 9:09 am #

          qui però trattiamo di comicità, che ha i suoi guai specifici e, a volte, così bizzarri che nessuno al di fuori li conosce. L’A

          • Anonimo ottobre 30, 2016 a 10:57 am #

            Appunto però dire che ci sia giustizia non è vero

  2. Lorenzo ottobre 29, 2016 a 3:57 pm #

    E’ abbastanza oggettivo che non c’è lavoro con una concorrenza maggiore di quello artistico… quindi ci sta che la gente è nervosa, pero la competizione come nello sport serve a far emergere i migliori…… se uno non la regge forse è meglio che si cerchi un lavoro piu tranquillo, più normale e con meno competizione.

    io ho fatto il brera conosco bene le dinamiche dell’arte, non c’è spazio per tutti, e non ce cosa piu competitiva. Forse questa crisi farà emergere quelli bravi e gli altri cambieranno lavoro, purtroppo non si può costringere la gente ad andar a veder gli spettacoli no?

    • ananasblog ottobre 29, 2016 a 4:56 pm #

      Può essere che sia così, anche se il concetto di meritocrazia è talmente labile che a volte nella competizione possono emergere i più astuti. Poi speriamo che aumenti il fatturato degli spettacoli live, questo sì. L’A

      • Hmr ottobre 29, 2016 a 6:31 pm #

        Nella crisi bisogna mangiare, mio caro Lorenzo. Se alcuni hanno la possibilità di stare in stazione ad aspettare il treno, vuol dire che hanno il culo parato. Se hai moglie e figli, delle responsabilità, sei costretto a scegliere. Ego e competizione o passione e famiglia?

        • ananasblog ottobre 29, 2016 a 7:04 pm #

          Non c’è solo la costrizione a scegliere, nel mezzo ci sono tante trappole psicologiche. Ne approfitto per ricordare che il blog esordì gloriosamente il 19 maggio 2010 con un post leggendario, dal titolo “Zelig la creazione artificiale dell’ansia 1 (2004/2005 una stagione terribile)”
          https://ananasblog.wordpress.com/2010/05/19/zelig-la-creazione-artificiale-dell%e2%80%99ansia-1-20042005/
          Cito un passaggio:
          “Questo modo di giocare con le speranze altrui, di alimentarle al massimo e poi spegnerle di colpo è assurdo e crudele ma rappresenta un esempio, tra i peggiori, di come la direzione di Zelig faccia crescere in modo artificiale e consapevolmente l’ansia allo scopo di debilitare psicologicamente i comici, per creare una corte di centinaia di persone che impegnano tutte le loro energie sperando di fare un giorno il boom, di arrivare al grande successo.”
          Era già tutto chiaro fin da allora, il male che ci sta divorando era già attivo e maligno. Ciò che si fa adesso è una pallida imitazione di quelle stagioni terribili.
          Sparammo a sorpresa nelle palle del sistema dominante. Il colpo fu doloroso soprattutto perché non aspettato. Nel frattempo quei maroni (ammesso siano mai esistiti) si sono evaporati. Eppure c’è ancora qualche zelighiano che continua a tampinare i comici dicendo loro: “Dai fatti vivo, fatti vedere, che faremo grandi cose in futuro”. Verrebbe da dire: “Oh, when will they ever learn? Oh, when will they ever learn?”
          Comunque la mano è stata ferma quando si sparò nei maroni a Zelig anche se tanti dicevano “No, no, è pericoloso!”😉
          L’A

          • Hmr ottobre 29, 2016 a 7:23 pm #

            Concordo, anche se penso che la maggior parte della colpa sia nell’ avidità dei comici . Zelig si é trovato la fila fuori dal cancello. Come un rockstar , con la fila di ragazze fuori dal camerino pronte a succhiarglielo. Che ci abbiano marciato? Potrebbe essere. Aggiungici gli inventori dei laboratori ( che a parer mio andrebbero radiati dall’ albo degli artisti. Ah! Non esiste..vero. ) e la fine del mondo del cabaret e tratta.

            • pannofino ottobre 29, 2016 a 8:01 pm #

              Per mettere fine ad alcune leggende i primi laboratori se li inventò Maurizio Castiglioni del Caffè Teatro nel 1990 per riempire le serate meno affollate. La maggior parte dei protagonisti la potete vedere al cinema, in prima serata e in convention ben pagate.
              Dimenticavo, non c’erano soldi, nè rimborsi spesa ma solo la cena. Per far contento Hmr, è proprio una serata di laboratorio quella che ha decretato la fine del Caffè Teatro nella primavera del 2016. Peccato, un pezzo di storia se ne è andato.

              • ananasblog ottobre 29, 2016 a 8:21 pm #

                Lo diamo per finito? Si può fare qualcosa?😦 L’A

                • pannofino ottobre 29, 2016 a 8:24 pm #

                  Non lo so, è amicone tuo.
                  Però se hai voglia di parlare tu con la guardia di finanza, magari qualcosa si riesce a fare

                  • ananasblog ottobre 29, 2016 a 8:40 pm #

                    e che vuoi dire? che la multa era spropositata? L’A

                  • Hmr ottobre 29, 2016 a 8:46 pm #

                    Che Dio esista?

                    • ananasblog ottobre 29, 2016 a 9:40 pm #

                      Sembra che la cosa ti renda contento. L’A

                    • Hmr ottobre 29, 2016 a 10:05 pm #

                      No. Non sono contento, affatto!
                      Ma questo va a dimostrare che quando si sfalsano gli equilibti naturali, a lungo termine si pagano conseguenze disastrose.

        • Lorenzo ottobre 30, 2016 a 1:16 am #

          Certo occorre mangiare, ora Van Gogh aveva un fratello che lo manteneva dandogli dei soldi…… einstein lavorava all’ufficio brevetti durante la stesura della teoria della relatività…….

          MA non ti comprendo le tue cose che dici

          Cioe a me piace il cabaret, pero devo anche ad esser disposto di pagare soldi per vedere i comici, e a me un comico piace quando è bravo….

          Nel mio campo, io devo avere qualcuno che si compra i miei quadri, e se non li vendo non mangio……. ma non mi posso aspettare che siano gli altri pittori ad aiutarmi a venderli perché non funziona così non so se capite quello che dico

          • B ottobre 30, 2016 a 5:41 am #

            Mi

            • Hmr ottobre 30, 2016 a 7:16 am #

              Lo spirito imprenditoriale porta le persone ad investire sul proprio prodotto, e ci sta é fisiologico. Ma se altri si approfittano di questo qualcosa non funziona e a lungo andare stravolge le dinamiche del mercato.
              Se devi vendere un articolo, investi del tempo per cercare un cliente ( tempo, benzina, vitto, alloggio, trucco e parrucco ) puoi vendere o no. Ma se trovi un cliente che ti dice: ” Non ho capito bene se può essermi utile come articolo” e ti fa ritornare due o tre o quattro volte, e non lo vedi o non riesci a convincerlo? ( Es. autore il pezzo si fa riderino, ma puoi migliorarlo, puoi far ridere di più )
              Non ti viene da mandarlo affanculo!
              Non lo manderesti se partecipasse alle spese.

              Provocavo dando la colpa a chi ha inventato i laboratori, Castiglioni aveva tutti i diritti di farlo. Locale storico, con i comici del Cafe teatro. Trasmissione televisiva, serate pagate, un contesto di tutto rispetto. Una vera e propria officina, fucina, laboratorio personale della propria impresa. Dovrebbe essere così.

              Quelli che gestiscono a ruota laboratori in ogni dove, dovrebbero essere fermati.
              Credo li spinga la loro insicurezza artistica ed ego da palco, o la possibilità di una conquista femminile in più.

              • dubbioso ottobre 30, 2016 a 9:38 am #

                scusa, lorenzo, ma solo per capire: quindi Castiglioni sì e tutti gli altri che fanno la stessa cosa no? sempre per capirci, dove si colloca Zelig in tutto questo? E’ locale storico? Sì. Ha comici ‘Zelig’? Sì. Trasmissione televisive, serate pagate, contesto di tutto rispetto? Direi di sì. Possiamo considerarla una vera e propria officina, fucina, laboratorio personale della propria impresa? Vedi un po’ tu.
                Quindi, decidiamo: o è una cosa meritevole ovunque o è una porcata ovunque. E non si rompano i coglioni con l’ansia dei comici, perchè di serate provino e non pagate con sedicenti autori e sedicenti agenti e persino sedicenti produttori, la storia del caffè teatro è piena.
                Se vuoi poi parliamo di a cosa serve un laboratorio per un comico, perchè è un po’ noioso sentir ripetere che ci va perchè è un cretino illuso, pronto ad essere sfruttato da persone senza scrupoli.

                • Hmr ottobre 30, 2016 a 1:28 pm #

                  Non darmi del Lorenzo, ma molto probabilmente sei uno dei tanti Di Maio che legge male o interpreta a suo modo, ma capita anche a me. Con il precedente che mi scambi per Lorenzo, non mi stupisce che ti sia sfuggito che accostavo al diritto di fare laboratorio ad un nome che ha fatto storia e guadagno per molti. Cambia quel nome con Colorado , Zelig, o qualsiasi altra società legittima con un progetto consolidato e che porta avanti una sua idea e che si avvalga e paghi i propri collaboratori, e dico laboratorio si. Cosa serve ai comici, Salire sul palco per provare i pezzi nuovi, per essere efficaci nelle serate o in tv? Serate pochissime, le trasmissioni fanno cacare = i laboratori non servono ad un cazzo.
                  Magari sono proprio quelli che li organizzano che non sono all’altezza.

                  • milen ottobre 30, 2016 a 3:21 pm #

                    bravo, Hmr, diciamolo ad alta voce e una volta per tutte che Castiglioni non era all’altezza! :d

                    • Hmr ottobre 30, 2016 a 3:33 pm #

                      Questo io non l’ ho detto. Mi fido di voi.

                • ananasblog ottobre 30, 2016 a 4:09 pm #

                  non è stato proprio tutto uguale, eh. L’A

                  • milen ottobre 30, 2016 a 4:24 pm #

                    tipo? castiglioni sì e gli altri no?

                    • ananasblog ottobre 30, 2016 a 5:59 pm #

                      La mia esperienza autorale è stata che quando si è fatto un laboratorio finalizzato alla tv Caffe Teatro ha coinvolto quasi solo quelli che interessavano al progetto. Con Music Shock (c’è un post sul blog a riguardo) è andata così e il laboratorio contava quasi solo sul cast della trasmissione. Con Tribbù (Rai 2, che poi generò Made in Sud) forse è stata coinvolta più gente, ma mai le tonnare zelighiane. Questa è la mia esperienza, per quel che vale. L’A

                    • milen ottobre 30, 2016 a 6:42 pm #

                      già, e per dirla tutta, la tua esperienza non vale un cazzo: se sei tanto bravo, quanto sei poco obiettivo, sei veramente tanto bravo

        • IN ottobre 30, 2016 a 8:30 am #

          Giusto

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