Archivio | gennaio, 2017

il Roast in Italia: perché no?

27 Gen
Il Comedy Central Roast su Justin Bieber (da heavyeditorial)

Il Comedy Central Roast su Justin Bieber (da heavyeditorial)

Che cos’è il roast (letteralmente “arrosto”)? Secondo Wikipedia (vedi qui) è “…un rito amichevole e goliardico del costume statunitense, nel corso del quale una persona è messa pubblicamente alla berlina, in un contesto conviviale, facendone il bersaglio di lazzi e insulti comici, di elogi dai contenuti spesso imbarazzanti…”
Il roast è talvolta associato a party di beneficienza oppure a format televisivi come Comedy Central Roast (che non si è limitato agli USA ma è andato in onda anche in Africa, America Latina, Nuova Zelanda ed Europa). C’è un presentatore detto “roastmaster” mentre l’ospite è il “roastee”.
Potrebbe essere un’idea anche qui in Italia. In epoca di insulti e di violenza verbale becera, aggressiva e ignorante verso chiunque abbia un minimo di esposizione, sarebbe interessante vedere un “vip” messo sulla graticola da chi lo conosce bene, da chi ha il talento per insultare in modo chirurgico e pertinente, tanto che: “È considerato un grande onore essere sottoposti al roast, poiché la persona si ritrova circondata da amici, fan, e persone bene auguranti, le quali possono a loro volta ricevere trattamenti simili, anche durante lo stesso evento.”
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un ricordo di Simone Tuttobene

23 Gen
Simone Tuttobene con gli Stonfiss

Simone Tuttobene con gli Stonfiss (da Youtube)

Capita che ci lasci un comico che gode della stima dell’ambiente per le sue doti artistiche e umane. Questo è successo recentemente con Niki Giustini. E’ capitato poi a inizio 2017 con Simone Tuttobene, la cui scomparsa è stata accompagnata da tantissime manifestazioni sincere di affetto che si sono moltiplicate sui social network. Più difficile è inquadrare chi sia stato Simone, data la mole notevole di cose fatte anche teatrali, radiofoniche e televisive (da Tele Roma 56, a Rai 3 a Comedy Central).
Simone Tuttobene era un creativo, di quelli che ricaricano sempre il colpo, con la necessità di fare lavori di qualità, quasi sempre con l’onere e il peso del costo zero o del low budget. Tecnicamente era un cantante e compositore, quindi uno show man, però con un “corpo comico” ben definito e grande attenzione ai movimenti e ai tempi del palco. Chi l’ha conosciuto concorda che andasse visto dal vivo. Ciò che si trova per esempio su Youtube non rende bene l’idea, anche perché, per gli irregolari, l’immagine video non è poi così importante, poiché sono animali da palco, non da show-reel.
Simone ha avuto un ruolo importante nella scena della canzone comica demenziale romana di seconda generazione come leader degli Stonfiss, in un periodo che possiamo definire d’oro. C’erano per esempio i Latte & i Suoi Derivati (di Lillo & Greg e lo scrittore horror e batterista Paolo D’Orazio), la Gnometto Band di Paolo Arcuri, Lallo e i Fusi Orari di Lallo Circosta. Band situazioniste e surreali nate con l’obiettivo soprattutto di fare ridere.
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Alessio Tagliento: l’utilità dei laboratori

20 Gen
Alessio Tagliento with guitar

Alessio Tagliento with guitar

Alessio Tagliento, autore delle ultime edizioni tv di Zelig (e primo nel sondaggio sul capoprogetto ideale per Colorado), in passato ha difeso le prerogative dei laboratori Zelig anche in polemica con questo blog. Per anni ha gestito lo Zelig lab di Rozzano (Vincenzo Albano, Pippo Sollecito, Corinna Grandi, Alberto Vitale, Kalabrugovic, Pio e Amedeo e altri); quello pugliese (Tony Bonji, Marco e Chicco, Tommy Terrafino e Nicola Calia, vincitore del premio di Martinafranca 2016) quello di Salerno (Chicco Paglionico, Francesco D’Antonio, Vincenzo Comunale, etc.), ha seguito un anno il Lab Artistico in viale Monza e altri indipendenti. Quindi è adatto a dare un punto  di vista alternativo rispetto a quello critico di Ananas esposto già fin troppe volte. Il laboratorio è stato fono a ieri la forma di spettacolo portante del sistema comico, ma adesso cosa succede?

ALESSIO, QUAL E’ L’UTILITA’ O MENO DI UN LABORATORIO?
È una domanda molto limitante, posta in questo modo. L’utilità è molteplice, a patto che il laboratorio abbia le necessarie caratteristiche per poter essere chiamato così. Inizio a fissare il punto più importante: il concetto di Laboratorio, pescato dal significato originale della parola stessa. è un posto dove si lavora. Il lavoro va retribuito. Sempre e comunque. Lo chiede la Costituzione.

NON E’ UN CONTROSENSO METTERE INSIEME “LABORATORI” E “RETRIBUZIONE” VISTO CHE CI SI VA GRATIS?
I laboratori nei quali ritroviamo questa caratteristica, retribuiscono. In forma di “baratto”, di “scambio in natura”. Questo è un concetto sfuggente, ma lo si spiega: se pensiamo che l’artista si esibisce per affinare le idee e i pezzi stessi, allora la sua performance non è al pieno della qualità, anzi, spesso il pezzo comico è in forma embrionale e incompleta. Quindi non ancora retribuibile in denaro, ma sempre di esibizione si parla.

QUAL È QUINDI, SECONDO TE, LA FORMA DI PAGAMENTO CHE AVVIENE?
Semplice quanto prezioso: il lavoro di altri a favore dell’artista stesso. E qui arriva l’utilità dell’autore. Se un artista si esibisce gratuitamente in un laboratorio, in cambio deve ottenere la supervisione, il consiglio e la professionalità di un autore. Il pezzo cresce in concertazione e l’artista non ha perso soldi ed energie inutilmente.

Senza la presenza di un autore, come invece possiamo trovare in tutti i laboratori Zelig o al Circolone di Legnano grazie alla presenza del maestro Piferi, per esempio, il laboratorio tende ad essere fine a se stesso e serve a far guadagnare l’organizzatore.
Purtroppo, in vista di alcune trasmissioni che non hanno luoghi preposti per le prove live, certi laboratori si rendono indispensabili… Trovo onesto il modo in cui persone come Alessio Parenti abbiano tolto il sostantivo Laboratorio al suo Cabarettificio, ripagando gli artisti con un rimborso spese che include anche la cena.
Le critiche portate in tutti questi anni ai laboratori di Zelig si sono poi lentamente spente nel nulla quando i comici, che si consideravano sfruttati, si sono ritrovati in mano un repertorio provato su palchi di eccellenza coadiuvati da consigli di professionisti. Questa è utilità, credo.

CERTO, MA ADESSO, NEL 2017, COL SISTEMA IN CRASH, HANNO ANCORA SENSO? NON SAREBBE MEGLIO ABBANDONARLI DEL TUTTO?
Se fossimo in un ambito sportivo, le palestre hanno ancora senso, nel 2017? Non potremmo invece usare la cyclette a casa? La comicità è empirica, va provata e testata con il pubblico e il pezzo comico deve avere riscontro, confronto, crescita. Chi affronta il pubblico fuori da un laboratorio non può sparare a salve. Deve andare a colpo sicuro. Il colpo sicuro lo si sferra solo dopo aver fatto tanto “sacco” (sono un ex pugile…).
L’abbandono dei laboratori avrebbe due risultanti interessanti… la drastica diminuzione dei comici (e forse così tanto male non farebbe) e la preparazione più teorica e meno pratica degli spettacoli degli artisti. Credo che piuttosto che auspicarne la scomparsa, io mi augurerei una riduzione del numero (sta già accadendo), più cura verso lo spettacolo e gli artisti nella loro identità.
Rispondendo in maniera sintetica: si, hanno ancora senso, ma solo se fatti bene.
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Francesco De Carlo uno stand up comedian internazionale

16 Gen
Francesco De Carlo

Francesco De Carlo (foto di Stefano Pedretti, link da livesicilia.it)

Francesco De Carlo è un comico cresciuto nel gruppo Satiriasi, il cui tratto distintivo è di essersi esibito, in lingua inglese, in almeno quattro dei cinque continenti di questo pianeta, davanti a pubblici davvero diversi. In questo periodo è alle ultime date di una tournee in giro per l’Italia (il 17 gennaio sarà al Teatro Avogaria di Venezia vedi qui e il 19 all’Auditorium CAAF di Treviso). Il 17 e 18 febbraio esordirà col nuovo spettacolo allo Spazio Diamante di Roma. Ha fatto parte anche dello staff autorale e comico di Nemico Pubblico su Rai 3. Lo abbiamo intervistato soprattutto sulle motivazioni e le finalità della sua “vocazione internazionale”.

Francesco, puoi fare un elenco dei paesi in cui ti sei esibito? Canada, Sudafrica, Corea Del Sud, Russia, Svizzera, Finlandia, Lettonia. Poi Olanda, Inghilterra, Francia più altri paesi europei.

Come ci sei arrivato? Ho iniziato la carriera di comico nel 2009. Ho capito quasi subito che c’erano delle caratteristiche della stand up comedy che andavano “viste da vicino”. (In generale non si può giudicare la stand up dai video su youtube, però senza quei video sottotitolati in italiano dai ragazzi di Comedy Subs e Comedy Bay non sarebbe partito niente), così sono andato a Londra e ho fatto i primi open mic. Nel 2013 sono riuscito a entrare in contatto con un manager internazionale, Mick Perrin che, in collaborazione con Eddie Izzard, nel 2014 ha prodotto “Italian’s do it later” lo spettacolo che ho presentato al Fringe Festival di Edimburgo. Questo spettacolo era molto semplice, dato il mio inglese ancora limitato, ed era basato sulle caratteristiche degli italiani e sulla traduzione dei miei primi monologhi. Adesso la conoscenza della lingua è migliorata, mi posso permettere di scrivere di temi più interessanti.

Quanto repertorio in lingua inglese hai? Due spettacoli pieni. Il secondo lo sto terminando proprio adesso. Parla delle esperienze di un italiano che decide di lasciare casa e lavoro in Italia e andare a fare carriera a Londra proprio quando l’Inghilterra esce dall’Europa… con una puntualità disarmante! Ci sono esperienze personali, ma anche considerazioni politiche, dove per la prima volta vivo sulla mia pelle la condizione dello straniero.

Che tipi di pubblico hai incontrato e quali differenze ci sono? I più freddi sono gli olandesi, non so perché, e i sud coreani (certo è una cultura molto diversa dalla mia, tutta da scoprire). Il pubblico più caldo è sicuramente quello di Johannesburg, dove i comici sono molto attivi (e molto bravi) e la scena è sicuramente più giovane, dal momento che parliamo di una società alle prese con l’Apartheid fino a 20 anni fa. Per questo è una delle scene comiche più interessanti che abbia mai visto.
La comicità è un linguaggio universale, tutto si basa sulla sorpresa, lo spiazzamento, tuttavia ci sono delle differenze culturali che rendono unici alcuni contesti. Per esempio, il concetto di “politicamente corretto” in Inghilterra è molto diverso. Alcune cose che qui sono considerate mainstream, là sarebbero considerate scorrette. Le battute contro le donne per esempio (le donne quando sono mestruate rompono i coglioni) o le offese a categorie di persone (arbitro cornuto) oppure tutte le battute e le barzellette che noi abbiamo sui disabili, ciechi, sordi, muti, balbuzienti, eccetera,
In Inghilterra solo comici sul genere di Jimmy Carr o Ricky Gervais possono fare cose simili, e ciò che fanno è classificato come “politicamente scorretto”. Continua a leggere

il grande periodo di transizione

9 Gen
un fiume

il fiume scorre lento, trascina cose (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

Comincia un nuovo anno e la sensazione è che le cose non siano più uguali a loro stesse. E’ capitato per lungo tempo che ogni volta il ciclo rimanesse del tutto simile al precedente. Il 2010 uguale al 2011 uguale al 2012, uguale al 2013, eccetera. Poi le cose sono cambiate in modo più evidente, ma dove vadano non è ancora proprio chiaro.

Sedendosi sulla riva del fiume si vede passare di tutto. Quasi mai cadaveri. La corrente trascina ogni cosa con una certa lentezza. Vedi corpi agitarsi, provare a nuotare, aggrapparsi ai rami sporgenti. Alcuni portano enormi cartelli con slogan pubblicitari oppure con offerte speciali (“Vieni qua” “Fai questo”, eccetera) 

Il fatto che sia la corrente a fare il lavoro sporco rende tutto più tranquillo. Intanto il tempo scorre (tic, toc, tic, toc) inesorabile. Chi volesse curiosare su quali siano i numeri del web può andare su Internet Live Stats e guardarsi quanti utenti ci sono su Internet, quanti blog post, quali cifre sui vari social network, quante ricerche su Google, quanti nuovi siti. I numeri frullano aumentando a ogni frazione di secondo.

Direzioni da prendere, binari, cose da fare (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

Direzioni da prendere, binari, cose da fare (dal sito di immagini gratuite https://pixabay.com/)

E’ un periodo di transizione. Urlare non serve, inutile anche scandalizzarsi o indicare degli obiettivi o delle nuove tendenze. Serve solo una cosa: osservare cosa succede, capire e poi, solo dopo, tornare sul pezzo o addirittura in trincea. Così  verrà di nuovo il tempo di urlare, scandalizzarsi, indicare obiettivi e tendenze.

Interrogarsi sul futuro però è una cosa che si può fare fin da subito. Mentre si guarda lo spettacolo della corrente che sta facendo tutto il lavoro…

Ananas Blog

Ci ha lasciati Niki Giustini

5 Gen

Niki Giustini (da gazzettanet)

Niki Giustini (da gazzettanet)

Il 2017 è iniziato con una nota di estrema tristezza, con la notizia della scomparsa di Niki Giustini, comico toscano noto anche per il lavoro in coppia con l’amico fraterno Graziano Salvadori. Niki è stato un artista di quelli con una solida carriera sul live, per i quali vale il detto “Un comico è un comico se fa ridere”, ma anche con una non disprezzabile carriera televisiva. Lo avevamo visto poco più di 2 anni fa in prima serata su Canale 5, a Giass, trasmissione ideata da Antonio Ricci, dove si poteva ammirare lo sketch surreale di Pino e Pinolo (uno dei preferiti del blog, leggi qui) in coppia con Salvadori. L’apprezzamento di Ananas era noto, c’era rispetto reciproco.

La carriera televisiva non era stata appunto disprezzabile (vedi Wikipedia), anzi, ricca di partecipazioni a trasmissioni di culto come Stasera mi Butto e, soprattutto Aria Fresca che tanta fortuna ha portato alla comicità toscana e che ha avuto una ripresa nel 2010 su Rai 1 su iniziativa di Carlo Conti (Voglia di Aria Fresca).

Niki Giustini mi ha sempre fatto  ridere, a partire da quando lo vidi nella folgorante esibizione al Festivalbar, con Gerry Scotti come spalla, in cui imitava Vasca, la sorella di Vasco Rossi che completava le parole di Alba Chiara con quelle di Romagna Mia. Mi rotolai per terra dal ridere e fu un buon inizio. Però nel caso di Niki Giustini  è preferibile che parli chi l’ha conosciuto meglio, cosa che sta avvenendo sui social network, sui quali si sono moltiplicati i saluti, i ricordi e le manifestazioni d’affetto. In cui ne vengono sottolineate le doti umane. Facebook è spesso accusato di propagare solo fake e bufale, ma in questo caso è un mezzo utile a rivelare la verità sul carattere di Niki Giustini.

Speriamo che a breve e in futuro ci siano iniziative, non solo per ricordare, ma anche per portare avanti l’eredità di un comico che sapeva far ridere.

Ananas Blog

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