Francesco De Carlo uno stand up comedian internazionale

16 Gen
Francesco De Carlo

Francesco De Carlo (foto di Stefano Pedretti, link da livesicilia.it)

Francesco De Carlo è un comico cresciuto nel gruppo Satiriasi, il cui tratto distintivo è di essersi esibito, in lingua inglese, in almeno quattro dei cinque continenti di questo pianeta, davanti a pubblici davvero diversi. In questo periodo è alle ultime date di una tournee in giro per l’Italia (il 17 gennaio sarà al Teatro Avogaria di Venezia vedi qui e il 19 all’Auditorium CAAF di Treviso). Il 17 e 18 febbraio esordirà col nuovo spettacolo allo Spazio Diamante di Roma. Ha fatto parte anche dello staff autorale e comico di Nemico Pubblico su Rai 3. Lo abbiamo intervistato soprattutto sulle motivazioni e le finalità della sua “vocazione internazionale”.

Francesco, puoi fare un elenco dei paesi in cui ti sei esibito? Canada, Sudafrica, Corea Del Sud, Russia, Svizzera, Finlandia, Lettonia. Poi Olanda, Inghilterra, Francia più altri paesi europei.

Come ci sei arrivato? Ho iniziato la carriera di comico nel 2009. Ho capito quasi subito che c’erano delle caratteristiche della stand up comedy che andavano “viste da vicino”. (In generale non si può giudicare la stand up dai video su youtube, però senza quei video sottotitolati in italiano dai ragazzi di Comedy Subs e Comedy Bay non sarebbe partito niente), così sono andato a Londra e ho fatto i primi open mic. Nel 2013 sono riuscito a entrare in contatto con un manager internazionale, Mick Perrin che, in collaborazione con Eddie Izzard, nel 2014 ha prodotto “Italian’s do it later” lo spettacolo che ho presentato al Fringe Festival di Edimburgo. Questo spettacolo era molto semplice, dato il mio inglese ancora limitato, ed era basato sulle caratteristiche degli italiani e sulla traduzione dei miei primi monologhi. Adesso la conoscenza della lingua è migliorata, mi posso permettere di scrivere di temi più interessanti.

Quanto repertorio in lingua inglese hai? Due spettacoli pieni. Il secondo lo sto terminando proprio adesso. Parla delle esperienze di un italiano che decide di lasciare casa e lavoro in Italia e andare a fare carriera a Londra proprio quando l’Inghilterra esce dall’Europa… con una puntualità disarmante! Ci sono esperienze personali, ma anche considerazioni politiche, dove per la prima volta vivo sulla mia pelle la condizione dello straniero.

Che tipi di pubblico hai incontrato e quali differenze ci sono? I più freddi sono gli olandesi, non so perché, e i sud coreani (certo è una cultura molto diversa dalla mia, tutta da scoprire). Il pubblico più caldo è sicuramente quello di Johannesburg, dove i comici sono molto attivi (e molto bravi) e la scena è sicuramente più giovane, dal momento che parliamo di una società alle prese con l’Apartheid fino a 20 anni fa. Per questo è una delle scene comiche più interessanti che abbia mai visto.
La comicità è un linguaggio universale, tutto si basa sulla sorpresa, lo spiazzamento, tuttavia ci sono delle differenze culturali che rendono unici alcuni contesti. Per esempio, il concetto di “politicamente corretto” in Inghilterra è molto diverso. Alcune cose che qui sono considerate mainstream, là sarebbero considerate scorrette. Le battute contro le donne per esempio (le donne quando sono mestruate rompono i coglioni) o le offese a categorie di persone (arbitro cornuto) oppure tutte le battute e le barzellette che noi abbiamo sui disabili, ciechi, sordi, muti, balbuzienti, eccetera,
In Inghilterra solo comici sul genere di Jimmy Carr o Ricky Gervais possono fare cose simili, e ciò che fanno è classificato come “politicamente scorretto”.

Quali “comedian di culto” hai conosciuto? Per esempio il già citato Eddie Izzard, Dylan Moran e Tommy Tiernan, che sono sempre stati molto, molto prodighi di consigli e di ispirazione. Quando vedi i tuoi miti che vengono a vedere il tuo spettacolo e stanno col telefonino in mano, tu pensi che si stiano annoiando, invece scopri che prendono appunti puntualissimi sui consigli che poi ti daranno a fine serata sulle singole battute. Quanti ne conoscete in Italia che farebbero la stessa cosa? In generale in Inghilterra i comici affermati sono sempre di ispirazione per i giovani.


Quali obiettivi hai? In quale paese ritieni di poterli raggiungere? Voglio migliorare come comico. Ho iniziato abbastanza tardi e ho scoperto che si può crescere solo macinando chilometri di palco. Sono sicuro che quando sarò contento del mio livello qualitativo e professionale, allora arriverà il successo. Lo dico perché sono stufo di lamentarmi del pubblico, del mercato, della televisione, della comicità italiana. All’estero non ci sono scuse: è evidente che la qualità crea mercato, poiché la competizione è altissima e quasi solo i migliori comici escono fuori. In quei paesi il mercato è più ricco e affianco a comici più mainstream trovano spazio quelli più elaborati (e che diventano poi i più rispettati). Se e quando la mia proposta sarà di qualità, avrò anch’io un mercato.

Qual è il tuo punto di vista sull’Italia? Non voglio che si pensi che sono il classico Italiano esterofilo che parla male del suo paese. Ci sono grandi criticità anche fuori, che non sfuggono a uno sguardo disincantato. In Italia viviamo in una situazione di passaggio, in cui sono venute a mancare quelle certezze che hanno confortato per decenni autori e produttori di comicità. E non è necessariamente un male: la differenza principale con il mondo anglosassone è che un’idea che non ha mai fatto nessuno è vista come un valore, c’è la gara a fare cose nuove e originali; in Italia se non l’ha mai fatta nessuno… non la farà nessuno. Questo condiziona tutti e se non si trova il coraggio di cambiare quella che a me sembra un grande spazio di opportunità rimarrà un terreno arido, senza più programmi di culto e senza più comici di nuova generazione.

Però il problema più grosso rimane l’assenza di comedy club, di locali dove i comici possano sviluppare una loro voce. Non abbiamo (o forse non abbiamo più) l’abitudine come pubblico di andare a sentire la comicità in piccoli posti, è una forma di intrattenimento live che è alla base della stand up in tutto il mondo. Per questo ringrazio tutti i locali che ospitano gli spettacoli miei e dei miei colleghi e dei tanti open mic che stanno nascendo in tutta Italia.

Cosa dici di Nemico Pubblico? Abbiamo fatto tre stagioni di un programma politicamente scorretto su una rete Rai di cui la media anagrafica dei telespettatori si aggira (se non ricordo male) intorno ai 60 anni. Basterebbe questo per essere soddisfatti. In più abbiamo intercettato un pubblico che da tempo cercava questo tipo di comicità e se l’è venuta a cercare in terza serata. Questo per ribadire che a fronte di un’evoluzione e a una diversificazione degli ascolti, proporre un’offerta preconfezionata e standardizzata è un atteggiamento suicida e poco stimolante. Io mi sono molto divertito sia nella fase di scrittura, che in quella di realizzazione. Mi piace sperimentare e sono contento che – riunione dopo riunione – ci siamo conquistati la possibilità di farlo.

Messaggio all’umanità comica italiana? SMETTETE DI LITIGARE!

Ananas Blog

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20 Risposte to “Francesco De Carlo uno stand up comedian internazionale”

  1. Perché gennaio 22, 2017 a 9:30 am #

    Perche’ Giorgio Montanini , cosi’ bravo, fa solo 3/4 spettacoli all’anno a Teatro?
    Quelli bravi ne fanno qualcuno in piu’ non credete?
    Filippo Giardina e la sua “satira” dove sono finiti invece?
    La realta’ e’ questa! Poi potete scrivere quello che vi pare , ma la realta’ e’ che Giardina non fa ridere e Montanini non e’ poi sto fenomeno!
    Fare a Milano una serata al Nuovo non vuol dire niente, la fa chiunque! Quelli bravi ne fanno 15 di fila! Nello stesso Teatro!
    Buona giornata

  2. Sincero gennaio 18, 2017 a 12:56 pm #

    Cari rael, Anche, Anonimo si vede che non avete imparato a conoscermi.
    Sono un semplice TELESPETTATORE che paga il Canora RAI ed ho scelto il nickname Sincero perché dico la verità, e non avrei avuto nessuno problema se avessi fatto un errore di grammatica così “ignobile” ed “imperdonabile” avendo scritto “…parla anche di Satira…” invece di scrivere “FARE LA SATIRA”, ma devo ammettere di averlo fatto apposta…. Poi, dopo l’ennesima vostra polemica inutile, visto i vostri continui errori di grammatica, ho dovuto dire la VERITA’ di averlo fatto apposta.HAHAHAHAHAH
    Finalmente mi avete fatto ridere! AHAHAHAHAHAHA
    Già quello che avevo scritto su altri post nel 2016 si sta avverando.
    Per disperazione, visto che gli ascolti si stanno abbassando inesorabilmente, Made in Sud e Colorado collaborano tanto che pare chiameranno in soccorso PINTUS e tanti altri Ospiti Famosissimi di Zelig ect, ma è il FORMAT ad essere obsoleto, per cui non c’è niente da fare!
    Presto sulle TV Generaliste si dovrà tornare alla vera PROFESSIONALITA’ e lo dimostra lo spettacolo di GIGI PROIETTI su RAI1 Grandissimo, Immenso “mostro” di Bravura (vi avviso che non è morto) che ha fatto ascolti altissimi!

    • rael gennaio 18, 2017 a 5:25 pm #

      Anche ha me fai ridere.
      ( errore voluto e lo dichiar o subito )

  3. rael gennaio 17, 2017 a 8:39 pm #

    Amme non fa ridere!
    Aborto anche coloro che che riparare ad un loro errore, fingono di aver fatto apposta.
    Mi scoccia quando qualcuno/a per raggiungere la visibilità, spara iperbole e fa cazzate ad attirare, ma appena vanno in TV …La mia immagine.
    Non cambierete mai il sistema se non cambiate voi in primis.

  4. Sincero gennaio 16, 2017 a 6:31 pm #

    Finalmente un comico che STUDIA e soprattutto ha voglia di sperimentare, cosa che si dovrebbe sempre proporre in TV, ed invece fanno finta di niente e ripropongono (speriamo per pochissimo) sempre le stesse cose.
    Infatti, sono d’accordo con Francesco De Carlo quando dice che “…a fronte di un’evoluzione ed a una diversificazione degli ascolti, proporre un’offerta preconfezionata e standardizzata è un atteggiamento suicida e poco stimolante…”.
    In Italia è vero che i locali di cabaret veramente piccoli dove si esibivano uno o due comici a serata non esistono quasi più, perché si mira al grande guadagno ed ai grandi locali con tanti comici anche se non fanno ridere e non dicono niente di nuovo.
    Viva la professionalità di pochissimi comici, l’originalità e l’intelligenza di studiare sempre cose nuove da proporre al pubblico Italiano, ed al pubblico Estero per quelli particolarmente bravi come De Carlo. BRAVO!

    • Anonimo gennaio 17, 2017 a 1:28 pm #

      Poi lascia stare se fa locali con 30persone!

      • Sincero gennaio 17, 2017 a 3:18 pm #

        Meglio 30 persone che ascoltano l’esibizione di un solo comico che ha da proporre argomenti sempre nuovi e parla anche di Satira, che 300 persone che vanno nel grande locale “direttamente da …..” soprattutto per mangiare, ma questo solo finchè la TV generalista, ancora per poco, li manderà ancora in onda, dopo anni ed anni ed anni ed anni ed anni…

        • Anche gennaio 17, 2017 a 4:47 pm #

          “che ha da proporre argomenti sempre nuovi e parla anche di Satira”
          la satira un comico la fa, non ne parla. la stessa differenza tra fare sesso o parlarne. Sincero ma impreciso

          • Sincero gennaio 17, 2017 a 6:02 pm #

            AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAAHHA
            Mi fa piacere! Quindi, siete attenti a quello che scrive un Telespettatore ed ho voluto fare apposta questo errore imperdonabile per mettervi alla prova, visto che siete una massa di IGNORANTI (come si è potuto leggere dai vostri commenti al sottoscritto nei precedenti post). AHAHAHAAHAHAHAHA
            Nelle TV Generaliste pochissimi FANNO la SATIRA!!!!
            Leggete con attenzione tutto quello che scriverò nei vari post di questo blog in quanto dirò solo la verità. Per chi merita e dimostrerà di essere un vero Professionista con il suo LAVORO, e farà anche la SATIRA, sarà solo elogiato dal sottoscritto, ma per chi farà solo una comicità terra terra, ripetitiva e volgare potrò solo parlarne male. Naturalmente è soprattutto colpa di chi decide di mandare ancora questi programmi sulle TV Generaliste (Colorado e Made in Sud), ma le cose stanno cambiando.
            Vedremo…..

            • Anonimo gennaio 17, 2017 a 7:27 pm #

              Ma che sfigato sei

              • Anche gennaio 18, 2017 a 8:47 am #

                Sincero sarto subito!

      • ananasblog gennaio 17, 2017 a 5:36 pm #

        Avercene di locali da 30 persone: gli anglosassoni ce li hanno e dominano il mondo dal punto di vista dello show business 😉 L’A

        • Ah ecco gennaio 20, 2017 a 9:33 am #

          Ah ecco…mi domandavo perchè gli anglosassoni dominassero il mondo dello show business: perchè hanno i locali da 30 persone.
          E io scemo che pensavo che dipendesse dal commonwealth…

          • ananasblog gennaio 20, 2017 a 9:38 am #

            Simpaticone… senza i campetti da calcio di periferia non ci sarebbe la nazionale che ogni tanto vince pure un mondiale. L’A

  5. Daniele Fabbri gennaio 16, 2017 a 9:10 am #

    Proprio ieri sera ho fatto il mio ultimo open mic in inglese a Liverpool,dopo aver girato l’inghilterra e fatto serate in inglese per una settimana. Il coraggio e l’ispirazione li devo tutti a Francesco.
    Chiaramente punto a fregargli il mercato.

    • ananasblog gennaio 16, 2017 a 9:13 am #

      Mettetevi d’accordo! Scherzi a parte: molto bene, dai che si inizia a esportare! L’A

      • Edoardo Confuorto gennaio 16, 2017 a 11:18 am #

        Bravo Francesco e bravo Daniele, continuate così, almeno in italia resta un pò più di posto anche per noi scarsoni, che puntiamo a fregarvi il mercato qui 🙂

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  1. Francesco De Carlo, un comedian su Rai 3 (Brexit) | - giugno 30, 2017

    […] occasione di un’intervista strappata durante la tournee italiana dello scorso inverno (titolo Francesco De Carlo uno stand up comedian internazionale). In essa raccontava anche la propria filosofia di approccio alla […]

  2. il Roast in Italia: perché no? | - gennaio 27, 2017

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