Alessio Tagliento: l’utilità dei laboratori

20 Gen
Alessio Tagliento with guitar

Alessio Tagliento with guitar

Alessio Tagliento, autore delle ultime edizioni tv di Zelig (e primo nel sondaggio sul capoprogetto ideale per Colorado), in passato ha difeso le prerogative dei laboratori Zelig anche in polemica con questo blog. Per anni ha gestito lo Zelig lab di Rozzano (Vincenzo Albano, Pippo Sollecito, Corinna Grandi, Alberto Vitale, Kalabrugovic, Pio e Amedeo e altri); quello pugliese (Tony Bonji, Marco e Chicco, Tommy Terrafino e Nicola Calia, vincitore del premio di Martinafranca 2016) quello di Salerno (Chicco Paglionico, Francesco D’Antonio, Vincenzo Comunale, etc.), ha seguito un anno il Lab Artistico in viale Monza e altri indipendenti. Quindi è adatto a dare un punto  di vista alternativo rispetto a quello critico di Ananas esposto già fin troppe volte. Il laboratorio è stato fono a ieri la forma di spettacolo portante del sistema comico, ma adesso cosa succede?

ALESSIO, QUAL E’ L’UTILITA’ O MENO DI UN LABORATORIO?
È una domanda molto limitante, posta in questo modo. L’utilità è molteplice, a patto che il laboratorio abbia le necessarie caratteristiche per poter essere chiamato così. Inizio a fissare il punto più importante: il concetto di Laboratorio, pescato dal significato originale della parola stessa. è un posto dove si lavora. Il lavoro va retribuito. Sempre e comunque. Lo chiede la Costituzione.

NON E’ UN CONTROSENSO METTERE INSIEME “LABORATORI” E “RETRIBUZIONE” VISTO CHE CI SI VA GRATIS?
I laboratori nei quali ritroviamo questa caratteristica, retribuiscono. In forma di “baratto”, di “scambio in natura”. Questo è un concetto sfuggente, ma lo si spiega: se pensiamo che l’artista si esibisce per affinare le idee e i pezzi stessi, allora la sua performance non è al pieno della qualità, anzi, spesso il pezzo comico è in forma embrionale e incompleta. Quindi non ancora retribuibile in denaro, ma sempre di esibizione si parla.

QUAL È QUINDI, SECONDO TE, LA FORMA DI PAGAMENTO CHE AVVIENE?
Semplice quanto prezioso: il lavoro di altri a favore dell’artista stesso. E qui arriva l’utilità dell’autore. Se un artista si esibisce gratuitamente in un laboratorio, in cambio deve ottenere la supervisione, il consiglio e la professionalità di un autore. Il pezzo cresce in concertazione e l’artista non ha perso soldi ed energie inutilmente.

Senza la presenza di un autore, come invece possiamo trovare in tutti i laboratori Zelig o al Circolone di Legnano grazie alla presenza del maestro Piferi, per esempio, il laboratorio tende ad essere fine a se stesso e serve a far guadagnare l’organizzatore.
Purtroppo, in vista di alcune trasmissioni che non hanno luoghi preposti per le prove live, certi laboratori si rendono indispensabili… Trovo onesto il modo in cui persone come Alessio Parenti abbiano tolto il sostantivo Laboratorio al suo Cabarettificio, ripagando gli artisti con un rimborso spese che include anche la cena.
Le critiche portate in tutti questi anni ai laboratori di Zelig si sono poi lentamente spente nel nulla quando i comici, che si consideravano sfruttati, si sono ritrovati in mano un repertorio provato su palchi di eccellenza coadiuvati da consigli di professionisti. Questa è utilità, credo.

CERTO, MA ADESSO, NEL 2017, COL SISTEMA IN CRASH, HANNO ANCORA SENSO? NON SAREBBE MEGLIO ABBANDONARLI DEL TUTTO?
Se fossimo in un ambito sportivo, le palestre hanno ancora senso, nel 2017? Non potremmo invece usare la cyclette a casa? La comicità è empirica, va provata e testata con il pubblico e il pezzo comico deve avere riscontro, confronto, crescita. Chi affronta il pubblico fuori da un laboratorio non può sparare a salve. Deve andare a colpo sicuro. Il colpo sicuro lo si sferra solo dopo aver fatto tanto “sacco” (sono un ex pugile…).
L’abbandono dei laboratori avrebbe due risultanti interessanti… la drastica diminuzione dei comici (e forse così tanto male non farebbe) e la preparazione più teorica e meno pratica degli spettacoli degli artisti. Credo che piuttosto che auspicarne la scomparsa, io mi augurerei una riduzione del numero (sta già accadendo), più cura verso lo spettacolo e gli artisti nella loro identità.
Rispondendo in maniera sintetica: si, hanno ancora senso, ma solo se fatti bene.

CI SONO MODELLI POSITIVI E NEGATIVI DI LABORATORIO?
Posso dirti che detesto i laboratori di settore, tipo quelli delle donne, degli stranieri, dei diversamente abili, dei gay e chi più ha categorie più ne metta (ne parlo con cognizione di causa, li ho fatti tutti).
La separazione e le appartenenze creano poco scambio e sono un freno a mano per le contaminazioni. Molti dei laboratori che vedo o di cui sento parlare, anche senza essere settoriali, non arricchiscono il comico ma ne causano l’impoverimento artistico.

Il mio laboratorio ideale si rifà al triumvirato delle compagnie di avanspettacolo degli antichi fasti: il capocomico, l’autore/regista e il produttore. Tre figure indipendenti ma di egual valore. Il potere legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il capocomico, che nella maggior parte dei laboratori corrisponde al presentatore, saggia le capacità dei comici, agevolandone il lavoro sul palco.
L’autore e regista lavora a stretto contatto con il comico e il capocomico per ottenere il meglio dallo spettacolo messo in scena la sera stessa e per la costruzione del repertorio del comico. Infine, il produttore incentiva, consiglia, struttura il cammino di crescita per fare in modo che la proposta comica sia più affine possibile alle richieste di mercato.
In realtà questo succede già. Ma senza preparazione e lungimiranza. I comici che escono dai laboratori e si ritrovano a fare delle trasmissioni TV, spesso hanno più serate che repertorio. Un processo come quello che idealizzavo poco fa, preparerebbe il comico in maniera preventiva e affine a quanto il mercato si aspetta da lui: si lavora per lavorare.

IL CONCETTO DI “IMPOVERIMENTO DEL COMICO” COSA SIFGNIFICA?

Più che un concetto, è un dato di fatto… premetto che chi si ostina a fare il comico di mestiere, affronta tutti giorni il proprio impoverimento, specie quello economico…  I laboratori che si ostinano a ripetere lo stesso modello settimana dopo settimana costringono gli artisti che si esibiscono a ripetere febbrilmente lo stesso schema. Ciò mette il comico a non uscire dalla traccia preimpostata. Se non dai modo di sgranchirsi il repertorio con un po’ di fantasia e sperimentazione, avremo tanti cani vecchi (anche se ancora giovani) che sanno fare un solo gioco.

È raro che nei miei laboratori io faccia dei drammi sulla lunghezza dei pezzi comici, anche perché io misuro più la durata percepita che quella effettiva. Un pezzo noioso di due minuti risulta sicuramente meno sopportabile di un intervento frizzante di otto minuti.

Alla durata a cronometro penso in vista di una preparazione televisiva. Zelig ha sempre dimostrato una discreta tolleranza nello sforo dei tempi previsti in scaletta. Ora ci sono trasmissioni che mettono come primo requisito la durata dell’intervento comico. Credo che la TV stia andando verso la necessità di avere dei comici impoveriti, premiando, alla lunga, i meno peggio.

E’ ANCORA UTILE UNA SERATA DI LABORATORIO CON SCALETTA TIPO TELEVISIVA (CONDUTTORI, IL MONOLOGO, IL PERSONAGGIO, LA BATTUTA A SCHIAFFO)?
Più che utile, è quanto il pubblico si aspetta per un’abitudine televisiva consolidata. Ci sono alcuni laboratori che ne hanno fatto a meno e i risultati ci son stati comunque, a volte anche meglio di quanto ci si possa immaginare. Cito Favelas (il live e non la trasmissione), per esempio, di Angelo Pisani. Un hellzapoppin continuo, dove Angelo faceva da veicolo e non da conduttore. Accadeva di tutto.
Lo schema che citi è tipicamente Zelighiano ultima maniera, da quello spartiacque che è stato Paolo Labati con i suoi schiaffi chirurgici. Prima l’elenco nello schema era più breve: conduzione e pezzo comico.
Certo, Zelig in TV è stato anche ballo e canto, reading e coralità. Ma devo dire che lo sdoganamento dello schiaffo con questa efficacia è figlio di due menti ben specifiche: Cesare Vodani a Colorado e Carlo Turati al Laboratorio Artistico. Il modo efficace ed ormai quasi standard nelle scalette dei laboratori (e nelle trasmissioni) è frutto della loro sperimentazione e della testardaggine quasi controcorrente con cui ci si erano dedicati.
Comunque, tutto è ciclico. La serata deve andare al meglio. È nella sensibilità di chi fa la scaletta ottenere il meglio per il pubblico.
NON SAREBBE MEGLIO TARARE I LABORATORI SU PROGETTI DI ALTRI FORMAT TV?
Tutti i progetti TV che ho visto mettere in cantiere per farne poi scaturire una puntata zero (sulle scrivanie dei produttori ci sono più puntate zero che cancelleria) provengono da laboratori di preparazione.
Il cabaret è cabaret. Fare dei laboratori credendo che possano rispecchiare un’ipotetica trasmissione è utopistico. Però Zelig rappresenta in TV lo stesso live che si vede nel locale. Questo non vuol dire che le serate di preparazione delle trasmissioni siano superflue. Il successo di Belli Dentro e di Buona la Prima di Giancarlo Bozzo ne sono la dimostrazione. Poi ci sono trasmissioni contest che, senza un po’ di palco da laboratorio alle spalle, loro malgrado, non potrebbero nemmeno esistere.
CONCLUDENDO…
Concludendo, amo il mio lavoro. Non lo cambierei con nessun altro, a parte il tiratore scelto, un medico di medici senza frontiere, un attivista di Greenpeace, il reporter e il campione di parkour.
Continuerò a scrivere per i comici, a preparare comici e a scrivere per le trasmissioni TV fin che morte non mi separi. O fin che mi convinceranno che non so farlo.

Ananas Blog

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37 Risposte to “Alessio Tagliento: l’utilità dei laboratori”

  1. Stympfl gennaio 27, 2017 a 11:47 am #

    Secondo me il problema di fondo dei laboratori di Zelig è stato che l’autore non era lì per migliorarti in assoluto, ma per indirizzare la tua proposta nella direzione che serviva al business di Zelig, cioè essere “piersilviescamente” televisivo. Se qualche autore ha dato più di questo, tanto di cappello. L’immenso Autore A, il talentuoso Autore B, il geniale Autore X: qualcuno dei grandi comici italiani non zelighiani ha mai preso in mano il telefono per chiamare viale Monza e dire: “Vorrei il numero di uno dei vostri fenomenali autori”. Intendo Montesano, Teocoli, Guzzanti, Benigni, Villaggio, Verdone ecc. Eppure il giro Zelig è in televisione da quasi trent’anni considerando Zanzibar, Su La Testa, Cielito Lindo e Facciamo Cabaret.

    • ananasblog gennaio 27, 2017 a 11:58 am #

      Beh adesso piersilviamente non c’è più richiesta, vediamo cosa viene fuori. Una volta Crozza chiamò un fenomeno Zelig che fu cacciato per aver dato le stesse battute anche a un altro comico. L’A

  2. rael gennaio 26, 2017 a 8:28 pm #

    Spesso gli autori sono comici che non sanno far ridere, che vorrebbero insegnare o consigliare altri a come riuscire a farlo.

    • Anche gennaio 28, 2017 a 1:05 am #

      Spesso i comici sono autori non riusciti, che vorrebbero imparare ma non ce la fanno

  3. rael gennaio 26, 2017 a 8:23 pm #

    Se un autore organizza un laboratorio in un locale e chiede una piccola cresta sulle consumazioni. Oppure gestisce il laboratorio in un teatro con ingresso a pagamento. Questi maschera mellifluamente il proprio intento imprenditoriale al comico in erba.
    Finto scambio alla pari, comico in erba porta seguito in sala, consumazioni/ingresso, autore vivacchia e il pseudo comico si illude.

    • ananasblog gennaio 27, 2017 a 8:48 am #

      non mi sembra un giro di denaro rilevante. L’A

  4. Uno che vive di live nonostante gennaio 24, 2017 a 7:17 pm #

    La piega sta prendendo una deriva insolita per questo blog che vive tempi da restaurazione, forse prevedibili per ricerca di freschezza, ma il fiato deve rimanere sul lato corto della briglia: gli autori che ho conosciuto io non mi sembravano preparati (Tagliento non l’ho conosciuto, ma molti suoi colleghi sì) vogliamo parlarne? Per fare l’autore serviva un titolo di studio? Su quale base si diventava autore? Storia della tv? Numero di film visionati? Conoscenza di una lingua straniera? Possesso di un lettore VHS? Amicizia? Così, per dire…

    • Mi gennaio 25, 2017 a 10:54 am #

      mi pareva di aver letto, ma potrei sbagliarmi:
      “Leggendo Tsgliento pare che l’autore paghi in natura pure lui, che presti il suo sevizio gratuitamente al comico. Scusa ma non ci credo. Se crescono assieme che si spariscano pure il maloppo. Quindi per cui, autori organizza laboratorio, e gestisce insieme ai suoi cooperatori le entrate e guadagna. Il comico sale sul palco e paga in natura. Facendosi il culo.”

      Ora, a meno che ci sia un errore, il concetto sembrerebbe: il comico lo fa gratis e non riceve niente in cambio, mentre l’autore si arricchisce con i suoi cooperatori. Quindi, certo che gli autori sono pagati per fare il loro lavoro, ma non sono pagati dai comici, a meno che si dimostri il contrario. Quindi, lo scambio diretto tra comico e autore è un baratto in senso stretto. Se la cosa disturba, si trovi un accordo con la treccani per ridefinire il concetto di baratto

    • Mi gennaio 25, 2017 a 10:59 am #

      Li facciamo dei nomi ogni tanto…molti suoi colleghi? Vogliamo parlarne? E, per rispondere alla domanda successiva, per fare l’autore comico servono gli stessi titoli di studio che servono per dichiararsi un comico…

  5. rael gennaio 22, 2017 a 5:34 pm #

    Mi si rivoltano gli occhi nel leggere. Esempi privi di ogni logicità. Si parla di baratto in modo astuto e mefistofelico.

    • cioè gennaio 23, 2017 a 10:14 am #

      cioè? quali esempi sono privi di logicità? in che senso si parla di baratto in modo astuto e mefistofelico?

      • Novella 2000 gennaio 23, 2017 a 8:43 pm #

        Togliersi il paraocchi e rileggere.

        • Anonimo gennaio 24, 2017 a 9:57 am #

          tolto i paraocchi, riletto, rimangono invariate le domande: quali sono gli esempi privi di logicità? In che senso si parla di baratto in modo astuto e mefistotfelico?

          • rael gennaio 24, 2017 a 11:41 am #

            Leggendo Tsgliento pare che l’autore paghi in natura pure lui, che presti il suo sevizio gratuitamente al comico. Scusa ma non ci credo. Se crescono assieme che si spariscano pure il maloppo. Quindi per cui, autori organizza laboratorio, e gestisce insieme ai suoi cooperatori le entrate e guadagna. Il comico sale sul palco e paga in natura. Facendosi il culo.

            • unochesediciilsuonomesigira gennaio 24, 2017 a 12:38 pm #

              Anche se non leggo cenni ad ‘esempi privi di logicità’, mi pare di capire che tu accusi l’intervistato di mentire. Ma, basterebbe fare un giro per i laboratori per scoprire che, all’interno di quel contesto, nessuno chiede soldi ai comici. Mentre, almeno a sentire l’intervistato, è piuttosto frequente che i comici usino con una certa libertà il materiale messo a posto insieme all’autore durante un laboratorio.
              Se mai tu dovessi scoprire che i comici pagano per avere un consiglio o un feed-back in un laboratorio Zelig, fai un fischio. Idem se vieni a scoprire che un autore gestisce insieme ai suoi collaboratori le entrate e guadagna.
              O forse non hai ben chiaro come funziona.
              Il comico sale sul palco e paga in natura, facendosi il culo.
              L’autore, se fa il suo lavoro onestamente, in un laboratorio vede i pezzi durante le prove e cerca di migliorarli, o almeno non peggiorarli, discute le variazioni con i comici, fa la scaletta, gestisce la serata, ragiona con i comici dei pezzi e della serata, suggerisce eventuali correzioni e con questo paga in natura, facendosi il culo.
              Mi dirai, sì ma non tutti gli autori sono davvero bravi, quindi lo scambio in natura non funziona. Ti risponderò, già ma nemmeno tutti i comici fanno davvero ridere.
              Quindi natura contro natura e culo contro culo, è davvero un baratto.
              E adesso sotto con gli esempi privi di logicità 🙂

              • ananasblog gennaio 24, 2017 a 5:07 pm #

                Le domande all’intervistato sono un esempio di dubbi sulla logicità del tutto. Poi si è lasciata ampia libertà di esprimere un punto di vista diverso da quello del blog. L’A

                • Anonimo gennaio 24, 2017 a 6:04 pm #

                  amministratore, che fai, giochi con le parole? rispondi per altri? fai il finto tonto? sono curioso di conoscere ‘esempi privi di logicità’ da parte dell’intervistato non se ‘le domande sono un esempio di dubbi sulla logicità del tutto’.
                  uno è libero di essere cretino, ma non può pretendere che siano cretini anche tutti gli altri,

              • Uno che vive di live nonostante gennaio 24, 2017 a 6:57 pm #

                “L’autore (…) vede i pezzi durante le prove e cerca di migliorarli, o almeno non peggiorarli, discute le variazioni con i comici (?), fa la scaletta, gestisce la serata (?), ragiona con i comici dei pezzi della serata (?), suggerisce eventuali correzioni e con questo paga in natura, facendosi il culo.” Caro Unocheetc. menti sapendo di mentire. Gli autori sono pagati dal sistema laboratori, in euro. I comici lo prendono in natura.

                • rael gennaio 24, 2017 a 7:24 pm #

                  Paragonare un comico ad un pilota é illogico.
                  Semmai un “Comico” é un purosangue.

  6. Sincero gennaio 20, 2017 a 12:03 pm #

    Almeno ha ammesso lo schema usato in TV, facendo una comicità scadente e ripetitiva fino alla nausea e questo per anni ed anni, infatti dice: “…Il capocomico, che nella maggior parte dei laboratori corrisponde al PRESENTATORE, saggia le capacità dei comici (?!??!), AGEVOLANDONE IL LAVORO SUL PALCO. L’autore e regista lavora a stretto contatto con il comico e il capocomico per ottenere il meglio dallo spettacolo messo in scena la sera stessa e per la costruzione del repertorio del comico. Infine, il produttore incentiva, consiglia, struttura il cammino di crescita per fare in modo che la proposta comica sia più affine possibile alle richieste di mercato. In realtà questo succede già. Ma SENZA PREPARAZIONE e LUNGIMIRANZA. I comici che escono dai laboratori e si ritrovano a fare delle trasmissioni TV, spesso hanno PIU’ SERATE che REPERTORIO….”.
    Allora se fanno tutto loro (il presentatore, l’autore ed il produttore) quello che ripete le stesse cose può essere chiunque basta una parrucca, delle battute banali ed un tormentone.
    Io non li chiamerei “comici” ma “bambolotti che all’interno hanno un disco rotto che siamo costretti a sentire fino all’infinito”. E soprattutto nelle serate (su youtube alcuni hanno messo i loro “spettacoli” in sagre, manifestazioni e centri commerciali e dicono le stesse cose già sentite in TV) vengono pagati fin “troppo” perché “direttamente da….”. Qualcuno li avvisi che esiste youtube! Veramente senza vergogna per i soldi facili facili, soprattutto per chi ha già 40 anni!
    Un Vero Comico Professionista, dopo aver frequentato questi “laboratori”, per tastare il pubblico ed essere “veicolato” in un percorso, deve dimostrare al pubblico di saper proporre sempre nuovi monologhi, facendo anche la SATIRA, con personaggi inediti ed una comicità tutta sua, ect , ed invece NON STUDIANO, e vorrebbero continuare in eterno a fare e dire sempre le stesse cose scritte dall’autore del programma grazie alla messa in onda in 3 minuti.
    Non ci sono parole….
    Per esempio Ficarra e Picone nel loro percorso sono notevolmente migliorati ed hanno trovato la loro strada, ed hanno una comicità originale, infatti lo dimostra anche l’ultimo Film “L’ora legale”, uscito nelle sale il 19 gennaio 2017.
    Finalmente anche loro hanno avuto, come Zalone, il “CORAGGIO” di parlare senza remore della nostra società, di tutte le bruttezze e le illegalità che esistono nel nostro Paese (Politica, Religione, Sesso ect ect), a differenza di altri che fanno sempre Film di “fantasia” per non dare fastidio, e non fanno nemmeno più ridere.
    Speriamo solo che Ficarra e Picone non decideranno per Soldi di essere gli eterni ospiti famosissimi di questo Format (Colorado e Made in Sud) ormai giunto alla conclusione, come già è accaduto con ZELIG (fuori uno!).

    • Alessio Tagliento gennaio 21, 2017 a 2:03 pm #

      Caro Sincero
      Hai le idee piuttosto confuse.
      Spero di non avertele confuse di più io, ammetto i miei limiti nell’esprimermi nella nostra splendida lingua.
      Il successo è un lavoro di squadra.
      La domanda mi è stata posta sui laboratori, non sull’apporto dei comici. Per me i comici sono la dimostrato e che Dio esiste e si diverte un casino.
      Non credo tu mi conosca di persona, se no non useresti delle spiacevolezze come “bambolotti”. Io lavoro coi comici in un rapporto di assoluto parità.
      Il comico è il pilota, l’autore è il meccanico, il capocomico è la scuderia e il produttore è la pista migliore.
      Se non riesco ancora ad essere chiaro, cercami che te lo spiego con un disegno.
      Parlando di chiarezza, la tua dissetazione sul cabaret nei centri commerciali, SUL direttamente da e su youtube è incomprensibile, ti pregherei di riformularla, mi piacerebbe capire di più (limite mio).
      Comunque penso che il cabaret su youtube è come vedere un concerto sul display del telefono. Magia assente.
      Veniamo alle tue conclusioni…
      “Fuori uno”mi ha fatto veramente schifo. Tanto.
      Hai sputato sul lavoro di centinaia di persone, sull’affezione di milioni di persone e su un fulgido esempio di successo totalmente italiano, senza acquisto di format dall’estero.
      Immagino che tu non sia stato vaccinato contro l’invidia da piccolo.
      Non so chi tu sia ma scrivi in maniera piuttosto fresca. Quindi mi sento di sospettare che tu ti sia formato con Zelig e che ne abbia visto molte puntate.
      Sono quasi certo che ti sia anche venuta voglia di comicità con Zelig stesso e con i suoi derivati, anche se ora ti bei con degli inglesismi ingannevoli.
      Coerenza.
      La magia di Ficarra e Picone è legata anche as un felice connubio con il loro autore, l’immenso Fabrizio Testini, al quale, se provi a dire che I comici con cui collabora sono dei bambolotti, capace che te mena pure.

      E firmatevi, in ‘sti post… Così vi telefono e vi spiego il mio punto di vista a voce.

      PS questo è un lavoro che dona agli altri allegria. Se lo si fa con tutto questo risentimento, il risultato non sarà mai dei migliori.

      • Sincero gennaio 21, 2017 a 4:47 pm #

        La informo di essere un TELESPETTATORE che paga il Canone RAI, per cui non vedo perché dovrei dirle il mio nome e cognome.
        E’ da premettere con non ce l’ho con lei, non la conosco, ma con la TV Generalista che ha mandato per troppi anni un FORMAT che poi è stato copiato malissimo, e che dopo 20 anni è diventato obsoleto.
        Meno uno è relativo al fatto che ZELIG, come programma televisivo, non andrà più in onda dopo 20 anni, e che, nonostante presentatori famosissimi ed i comici che nel frattempo sono diventati altrettanto famosissimi, gli ascolti all’ultima puntata sono stati davvero deludenti (intorno al 12%).
        In principio ZELIG, programma televisivo su CANALE 5 con il suo FORMAT che 20 anni fa era originale, è stato seguito da tantissimi Italiani ed anche dal sottoscritto e gli ascolti erano altissimi, e devo dire che anche i comici erano più preparati e gli davano più spazio, ma con il passare degli anni vi sono stati altri programmi che hanno riproposto lo stesso identico FORMAT (COLORADO e MADE IN SUD) che all’inizio sono stati seguiti anche dal sottoscritto, ma con l’andare delle edizioni e di tanti e tanti anni hanno veramente stancato riproponendo sempre le stesse cose, 40/50 comici con l’aggiunta di ospiti famosissimi, di Calciatori ect per poter fare più ascolti.
        La TV Generalista, specie pagata da tutti gli Italiani, dovrebbe proporre sempre programmi inediti e dovrebbe ridare la giusta collocazione ed IMPORTANZA al CABARET, visto che negli ultimi anni si è vista solo una comicità “lampo” banale e ripetitiva che può piacere ai bambini piccoli.
        Basta vedere 40/50 uno dopo l’altro sul palco alla velocità della luce per dare maggior spazio agli ospiti famosissimi come attori e cantanti che cercano anche loro di dire delle battute banali, non facendo ridere affatto.
        I bambolotti sono quei “comici”, soprattutto a Made in Sud e Colorado, che con un parruccone ed un tormentone ripetono sempre le stesse cose per anni ed anni come un disco rotto senza migliorare.
        Ficarra e Picone sono dei PROFESSIONISTI e non sono bambolotti come Lei erroneamente ha capito!
        Per youtube mi riferisco alle registrazioni che fanno i clienti di un centro Commerciale, oppure gli ospiti di un matrimonio, oppure la gente che si ferma nella piazza di un Paese, mentre riprendono alcuni di questi “comici” che ripetono a memoria le stesse cose già dette in TV, senza STUDIARE e migliorare il proprio repertorio, e sono anche pagati tantissimo.
        La saluto.

    • A parte gennaio 22, 2017 a 8:27 am #

      A parte un italiano incerto dai toni imbarazzanti, leggere questo delirio fa giungere alla conclusione che:

      (a) se uno pensa di essere cretino, ci sarà sempre un cretino più cretino di lui, ma oltre a SINCERO Dio non si è potuto spingere;
      (b) se uno pensa di essere ignorante, ci sarà sempre un ignorante più ignorante di lui, ma SINCERO rimane un asintoto irraggiungilbile dai più;
      (c) se uno pensa di non conoscere l’italiano, ci sarà sempre chi lo conosce meno di lui, a parte il caso di SINCERO oltre il quale ci si spinge nel territorio delle parole sparate a caso.

      Tagliento ti ha già detto quanto sei fastidioso, io ci aggiungerei che bisogna compatire te, il tuo italiano e il tuo modo morboso di ragionare. Te lo dico di cuore: sei un fallito.

      • ananasblog gennaio 22, 2017 a 9:35 am #

        Poi parliamo anche del futuro o ci limitiamo agli insulti? L’A

        • da quando gennaio 22, 2017 a 10:48 am #

          da quando dare del fallito a SINCERO è un insulto?

          • Sincero gennaio 22, 2017 a 11:02 am #

            AHAHAHAHA
            La verità fa tanto male ma la dirò sempre, a differenza di voi che volete nasconderla. POVERACCI.

          • ananasblog gennaio 22, 2017 a 12:10 pm #

            Eleviamo il dibattito, ripeto: eleviamo il dibattito. L’A

            • da quando gennaio 22, 2017 a 4:52 pm #

              temo che sia complicato visto che d’abitudine ospiti gente il cui hobby è insultare il prossimo e che quando qualcuno dice qualcosa di sensato, informato e strutturato, tocca poi di leggere il primo che passa e che sa tutto lui…(sia esso uno sincero o uno che vive di vivo nonostante tiri sassi e nasconda la mano).

              • ananasblog gennaio 22, 2017 a 5:02 pm #

                sei arrivato corto: il web è così, qui un po’ di meno, anzi molto. L’A

  7. Uno che vive di live nonostante gennaio 20, 2017 a 10:32 am #

    Sarà che io ci sono cascato male ma nei miei anni scorsi di laboratorio ci ho visto: 1) Superficialità nel trattare le Persone 2) Poca o nulla preparazione culturale artistica degli autori (quelli con cui ho avuto a che fare, almeno quattro) 3) Dispregio del lavoro altrui 4) Mancanza di un progetto, ritardi, fuffa. 5) Opportunismo sfacciato, Ingiustizia e nonnismo 5) Falsità e bugie 6) Falsità e offese 7) Falsità e promesse 8) Falsità e ____________ (riempi a piacere). Sono contento per Tagliento, e i tanti suoi laboratorini felici, evidentemente c’erano laboratori di serie “A”, “B” e “Z” sotto un unico marchio.

    • ananasblog gennaio 20, 2017 a 10:43 am #

      Ciao, mi sembra un attacco un po’ troppo sconsiderato e/o troppo generalizzato. In primo luogo il 2016 è stato un anno di transizione quindi si dovrebbe fare uno sforzo per azzerare tutto e per interrogarci su cosa stia succedendo. Alessio Tagliento ha detto la sua opinione rispondendo a molte domande dubitative (sui laboratori e sulla loro utilità). Il punto di vista del blog è noto ed è stato esposto in tutti i modi possibili. Nella stessa intervista si prevede una riduzione del numero dei laboratori. Poi che ci sia gente non soddisfatta credo sia insisto nel sistema e nel come sia stato costruito. Io stesso, quando ne facevo parte, trattai così male Filippo Giardina da spingerlo verso la stand up. La storia poi dirà se sia stato un merito o meno. L’A

      • Uno che vive di live nonostante gennaio 20, 2017 a 12:26 pm #

        ?

    • Alessio Tagliento gennaio 20, 2017 a 10:48 am #

      Ovviamente parlo per me e per il lavoro che faccio io, nel pieno rispetto di ciò che mi hanno insegnato. Sono certo tu possa recuperare il mio numero di telefono. Chiamami e parliamone.
      Possiamo anche parlare di truffe. Io ne ho subite tante, specie dai comici per cui ho scritto e non mi hanno pagato.
      La vita è così splendidamente sfaccettata…
      Ti saluto.
      Oh, chiama, eh!

      • Uno che vive di live nonostante gennaio 20, 2017 a 12:15 pm #

        Anch’io parlo per me e non mi riferivo a te, ma al sistema. Non vedo perchè dovrei chiamarti…. Ripeto: mi dispiace non essere capitato nei tuoi lab. ma qualcuno dei tuoi colleghi, a bocce ferme, dovrebbe mettersi una mano sul petto e ripensare un momento ai gloriosi anni dei “Laboratori Artistici Zelig E Adesso Dopo Sta Cagata Fammi Ridere”. Ti saluto io, eh!

        • Alessio Tagliento gennaio 21, 2017 a 3:18 pm #

          Non devi chiamarmi, ma puoi farlo in ogni momento.
          Magari possiamo esserci utili a vicenda, che ne sai?
          Io non smetto mai di imparare, fin che mi regge la memoria.

          • Uno che vive di live nonostante gennaio 23, 2017 a 7:17 am #

            Ripeto: non entro nel merito del tuo lavoro, ma la tesi revisionistica dell’utilità dei laboratori la trovo imbarazzante.

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