Uno dei segnali che la stand up comedy si sta banalizzando

20 Apr

La stand up comedy, sbarcata in Italia tra choc e polemiche spesso sterili e di parte, è stata sotenuta da questo blog fin dall’inizio. Ananas Blog è l’unica realtà in grado di anticipare gli eventi e i cambiamenti in corso nel mondo della comicità italiana. Così, qua e là, si captano segnali di una banalizzazione del fenomeno.

Per esempio?

Ottima domanda… Il marchio di fabbrica di base non è mio e contiene termini osceni. Quindi chi volesse proseguire lo fa esponendosi a un linguaggio scurrile (dopo la foto). Chi non volesse si ferma qui.

Immagine messa per creare uno stacco

Uno dei segnali per cui la stand comedy si sta banalizzando è:

Stanno rifacendo Zelig, con la sborra, ma senza soldi.

Ananas Blog

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23 Risposte to “Uno dei segnali che la stand up comedy si sta banalizzando”

  1. Io aprile 20, 2017 a 8:12 pm #

    “Stanno rifacendo Zelig, con la sborra, ma senza soldi”

    Ma chi, dove?
    Domanda seria eh 🙂

  2. Un aprile 20, 2017 a 11:33 am #

    Un tentativo sterile di polemica, per ravvivare questo blog, ormai morente, come del resto L antagonista storico, zelig.

    • ananasblog aprile 20, 2017 a 2:11 pm #

      Vediamo come butta, magari ci si rinnova e si campa 😉

  3. Marco aprile 20, 2017 a 11:19 am #

    mi dispiace dirlo ma se trattiamo la stand up allo stesso modo in cui trattiamo gli altri fenomeni esteri la stand up farà la fine del rap italiano. Tanto figo all’inizio per poi banalizzarsi e diventare una caricatura vuota tappa buchi alla fine. Mi dispiace perchè sono fan sia della stand up che del rap, ma è inevitabile che il sistema italiano di fronte a fenomeni esteri è sempre molto impreparato.

  4. Andrea aprile 20, 2017 a 10:06 am #

    Personalmente, non me ne frega gran che.
    Io di mestiere (da 21 anni, en passant), faccio ridere. A volte con satira, a volte per solo intrattenimento. A volte sono volgare per trentenni ubriachi, a volte ho un pubblico di bambini. Snobbo la tv, ma non mi dispiacerebbe passarci (il più possibile alle mie condizioni) un giorno.
    Il cabarettista mi considera un artista di strada, l’artista di strada un cabarettista. L’attore mi dà dell’animatore, gli animatori mi chiamano attore.
    Ma questi sono i limiti della percezione che lascio a chi ha bisogno di definirsi.
    Io di mestiere faccio ridere (talvolta riflettere) la gente, e questo è tutto.

    • Anonimo aprile 20, 2017 a 11:33 am #

      Ciao Andrea, continua così !😜

      • ananasblog aprile 20, 2017 a 2:16 pm #

        Gara non competitiva il primo che azzecca il senso del post arriva primo ed è acuto. L’A

  5. alessandro semens aprile 20, 2017 a 9:15 am #

    Vi chiedo, possiamo racchiudere la standUp in “un comico che porta sul palco un proprio punto di vista “originale” senza maschere”. Molti però confondono la Stand up con la satira, caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento (wikipedia docet). La standup è un genere, la satira una categoria. In America ci sono Standup comedian surreali, cazzoni, ma anche critici, negri ecc. In Italia si fa confusione e si pensa alla StandUp come sborra, volgarità, comici che non fanno ridere ecc.

    Ma cosa vuoi aspettarti da un popolo che chiama la comicità ancora “cabaret”.
    Il cabaret è storicamente una forma di spettacolo che combina teatro, canzone, commedia e danza….è il varietà….caproni!

    Zelig è finito. Una volta c’era una bella torta, adesso è rimasta la Crostatina StandUp

    • Nicola Selenu aprile 20, 2017 a 10:27 am #

      Sottoscrivo tutto 🙂

    • Stympfl aprile 20, 2017 a 11:04 am #

      Senza mancare di rispetto al comico in questione, a me Crostatina Stand Up è una combinazione di parole che fa quasi antipatia, ma evidentemente non è così. Come avevo già scritto, fa sorridere che dalle parti di Zelig usino il termine stand up solo adesso, quando di bravi artisti del genere ne hanno sempre avuti anche nella trasmissione. Ma lì venivano presentati con gli stucchevoli giri di parole affidati a Bisio, per dipingerli anche loro come dei personaggi. Qualcuno, spinto o no, è andato anche in scena con caratterizzazioni estetiche superflue e patetiche. Per i miei gusti, il più bravo che c’è in Italia è Patrucco.

    • ananasblog aprile 20, 2017 a 2:06 pm #

      Esame anche corretto, però il post spostava l’attenzione altrove. L’A

      • Stympfl aprile 20, 2017 a 4:40 pm #

        Ok. A me personalmente questa generazione di stand up comedians non piace. Magari è Zelig con la sborra anche perché c’è chi non ha fatto in tempo a entrare in tv a fare il pupazzone e si ricicla nella stand up. Oppure anche perché c’è più provocazione che talento. Però penso che pur con tutta la boria di alcuni di loro, stanno rompendo meno i coglioni di certi comici della lunga stagione televisiva che si sentivano i nuovi Jimi Hendrix o i nuovi Maradona o i nuovi Picasso, per non parlare di certi autori che non ti salutavano più perché erano lì a prendere lo 0,0000000001% di Siae.

        • ananasblog aprile 20, 2017 a 4:44 pm #

          Soprattutto il punto di Siae, tuonando contro la Siae… Però appunto, il problema è l’opportunismo, il salire sul carretto quando fino a ieri…

    • k-lore maggio 5, 2017 a 10:44 pm #

      No, scusa. Il cabaret non è il varietà. E quando un artista di cabaret faceva monologhi, stava facendo stand up. Qui ha ragione Oreglio. In Italia, lo “stand up comedian” era il monologhista di cabaret. Quando leggi quelli di satiriasi che s’arrampicano sugli specchi per descrivere le caratteristiche della stand up comedy, vedi subito che le loro definizioni descrivono perfettamente quello che facevano i monologhisti di cabaret. Solo che quelli di satiriasi sono troppo giovani e non hanno mai visto i cabarettisti degli anni 60, 70, 80 e 90, che quanto a bravura se li mangiavano a colazione, quelli di satiriasi…

      • Marco maggio 21, 2017 a 11:10 am #

        K-lore se devi sostenere una tesi o fai dei nomi o puoi fare a meno. Chi sarebbero sti fantomatici stand up comedian italiani?? Se escludiamo Luttazzi che comunque a parte qualche comparsata qua e la è stato un fenomeno principalmente negli anni 2000, l’unico che secondo me era stand up come cristo comanda era Maurizio Milani. Gli altri erano monologhisti politicamente corretti innocui e che parlavano di suocere stronze e di luoghi comuni. Se dobbiamo chiamare stand up qualunque stronzo faccia battute in piedi allora anche Fiorello lo era, come anche Dario Cassini, come anche Crozza, come anche Cacioppo o Natalino Balasso o Grillo. Tutti quelli che ho nominato sono molto bravi a fare ciò che fanno, ma non si può buttare tutto nello stesso calderone. La stand up non è quella roba lì e non lo dicono solo i Satiriasi. Lo stile di comicità è proprio diverso dalla stand up.

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  1. Giorgio Montanini dice balle e cazzate (e copia) | pryorkaufman - maggio 6, 2017

    […] di Giardina, Montanini e soci. (Ma adesso ne denuncia la trasformazione in…Zelig! Qui: “Stanno rifacendo Zelig, con la sborra, ma senza soldi”. Ovvero la banalizzazione […]

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