Archivio | settembre, 2018

“Spassolini” la trasmissione “on radio” sulla comicità

24 Set

Chiara Galeazzi on air con Spassolini

Segnaliamo la nascita di un format radiofonico unico nel suo genere: Spassolini, condotto da Chiara Galeazzi (già autrice di CCN su Comedy Central con Saverio Raimondo), in onda su Radio Raheem (vedi qui) radio che trasmette online dai navigli milanesi in audio e video.

Spassolini ha la pretesa, la voglia, la passione di analizzare la comicità, cosa potenzialmente noiosa e che potrebbe ammazzare la comicità stessa. Così come viene spiegato nella “metafora della rana” raccontata nella puntata d’esordio (Qui il podcast della prima puntata) andata in onda mercoledì 19 settembre 2018 dalle 17 alle 18. “Però chi se ne frega”, sembra dire Chiara, “analizzo lo stesso”.

Nella prima puntata si è parlato principalmente di quegli spettacoli che trattano temi non proprio comici (vedi per esempio la malattia e la morte) e di come uno spettacolo possa in certi momenti diventare addirittura “serio” rinunciando alla battuta fine a se stessa. Come “Nanette” della comedian Hannah Gadsby, o “Annihilation” di Patton Oswalt.

Poi c’è stato spazio per il ritorno sulle scene di Louis C.K., dopo lo scandalo delle molestie sessuali masturbatorie che l’aveva travolto. Solo qualche accenno all’Italia (che ci sia poco da dire?).

Chiara Galeazzi conduce con uno stile sarcastico, colto, ironico ed estemporaneo.

Si può dire che Spassolini sia un format unico nel panorama italiano e, comunque… Lunga vita alla rana!

Ananas Blog 

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Siamo fregati oppure siamo Fo**uti?

17 Set

Link sull’immagine

Alessio Tagliento, autore comico anche di Zelig ha postato su Facebook (vedi qui) una interessante valutazione sull’uso del turpiloquio nella comicità italiana, nei casi in cui è tradotto pari-pari dall’inglese, nello specifico… 

SULL’AGGETTIVO “FOTTUTO”, UN PARTICIPIO PASSATO SOPRAVVALUTATO.

Premetto che sono un vero ignorante. Lungi da me ogni qualsivoglia velleità etimologica. Lo dico a chi non mi conosce, campo di comicità e mai mi fermo di apprendere.
Giro, ascolto, prendo nota, paragono e imparo.
Al terzo stendapcomidian che parla con la stessa matrice di quello precedente e che sembra una copia assonnata di un dialogo in una scena secondaria di un film di Tarantino, ho voluto sgravarmi di un peso amniotico-linguistico.

il “termine” Fottuto.
La ricca bellezza della nostra lingua si porta con sé come trucco e belletto una trousse piena zeppa di parolacce, regalo del volgo triviale ed eredità di vernacolo.
Il verbo fottere, nella nostra mascolina maniera di offendere è sempre stato declinato e coniugato in maniera “attiva”, quasi ad emulare arieti che sfondano i portoni delle fortificazioni anali del diretto interlocutore.
Vai a farti fottere sopra tutti.
Le altre offese, sempre riguardanti la penetrazione coatta, sono più marcatamente unilaterali.
Vaffanculo, vai a dare via il culo, ‘ngul a sort, vattelo a pija ‘nder culo e così via.
Nessuno mai, se non con timidi tentativi che cambiavano il significato all’offesa, ha provato a rendere un’azione, di per sé così attiva e contemporanea, passata e spenta.

Fottuto. Che povertà.
I nostri contrappunti, a parte le bestemmie di proprietà territoriale, sono sempre stati di forma fallica.
Cazzo, cazzata, del cazzo… anche nei vari dialetti; belino, belinata, bigùl, fava, favata, ciola (barese) o ciolla (piemontese… strano, eh?), la mai fuori moda minchia e la sua derivata, minchiata e via così.
A suffragio di questo, il participio passato di inculare è, come La Crusca insegna, inculato.
Fregato, gabbato, colto sul fatto ma anche sperduto, rubato, rovinato e perso.
Quindi il termine c’è già. E chiarisce anche molto bene da che parte “entra” il disagio. Continua a leggere

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